domenica 6 febbraio 2011
Covasna- parte 9-
- Ah, così è questa la scuola!-
En fissava un edificio del XIX secolo, ristrutturato e dalle finestre enormi e luminose, forse esageratamente grandi rispetto le dimensioni dello stabilimento. Essendo praticamente dietro la stazione ferroviaria, risentiva del passaggio dei treni, tanto che i muri erano leggermente crepati.
- Ti aspettavi qualcosa di diverso?- le chiese Yelina
- Be', pensavo peggio!- confessò En
- La scuola sembra piccola- osservò Ren- avete le sezioni?-
- No, c'è una sola classe per ogni anno- gli comunicò Yelina- non siamo così tanti...-
La giovane rumena li condusse all'interno della scuola, oltrepassando un alto portone di legno che conduceva in un lungo corridoio; sui lati erano disposte le aule. Yelina salì una rampa alla sua destra e condusse i ragazzi al secondo piano, dove stavano altre aule, facendoli entrare in una dalle pareti imbiancate e dai banchi di legno, nella quale stavano una decina di ragazzi. Nessuno si rivolse ai nuovi arrivati, ma li osservarono a lungo, parlottando tra loro.
- Non aspettatevi che qualcuno parli giapponese- li avvertì Yelina- e l'inglese non è molto parlato, qui a scuola...-
- Ma noi non sappiamo il rumeno!- protestò En
- Tentate comunque con l'inglese- suggerì freddamente Yelina, sedendosi al suo banco in seconda fila- se volete, ci sono due posti vuoti dietro di me-
Osservando la disposizione dei banchi, i due giapponesi si resero conto che non erano posizionati singolarmente, con piccoli corridoi tra le file ordinate come in Giappone, bensì erano accoppiati e disposti un po' a casaccio.
- Voglio tornare a casa!- piagnucolò En- Non mi piace...-
- Piantala, En- tagliò corto il fratello- è inutile che ti lamenti, ormai siamo qui! E' meglio cercare d'abituarsi...-
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