lunedì 20 dicembre 2010
Il metodo scientifico di James Ford
- Perchè mi hai fatto tutte quelle domande strane, 'sta mattina?-
Seduti nel modesto caffè dall'altro lato della strada, James e Steave chiacchieravano e si conoscevano meglio.
- Vedi, quello è il "metodo scientifico secondo James"- rispose il giovane- ma sarebbe meglio dire il "metodo intuitivo"-
- Cioè?-
- Da ciò che ti ho chiesto, io ho capito che persona sei e che mi saresti andato a genio. Mi spiego meglio: più domande mirate fai e più osservi, meglio comprenderai-
- E cos'hai capito di me?-
James bevve un sorso di caffè e posò con delicatezza la tazzina sul piattino.
- Ho capito che vieni da una famiglia tradizionalista, non ricca ma benestante, molto rispettata e per bene. Sei cattolico praticante, ma non del tutto credente... non sei figlio unico, sei miope con una lieve forma di astigmatismo e hai evitato la armi grazie al tuo ginocchio. Il menisco sinistro, vero?-
Steave lo fissò a bocca spalancata.
- Come... come ci sei riuscito?- domandò, esterrefatto
- Guardandoti-
- Sì, ma il ginocchio...-
- Quando cammini, a volte muovi la gamba sinistra in modo innaturale-
- Continua!-
- Parlandoti, invece, ho capito che sei paziente, riservato, facile all'imbarazzo, versatile e accomodante! Ami la musica classica, suoni uno strumento tipo il violino o il violoncello e... ti entusiasmi per tutto-
- Suonavo il violoncello, in effetti. Incredibile, mi hai descritto alla perfezione!-
- Detto questo, credo che tu abbia le caratteristiche che cerco io. Sai, ammetto di non avere un carattere facile... e sono tutt'altro che accomodante. Quindi cercavo un collega di lavoro che fosse l'opposto di me-
- Quindi, sei impaziente, espansivo e sfacciato?-
- Bravo, hai già imparato-
Sorridendo, Steave si sistemò gli occhiali da vista.
- Sai, sei una persona molto interessante- disse- credo che andremo d'accordo!-
- Lo spero! Ma non so se penserai ancora che sono interessante, tra qualche tempo... come ti ho detto, io sono fatto a modo mio. Spesso soffro di un eccesso di personalità, una fuga incontrollata di ego-
Steave rise di gusto.
- Io, invece, ho zero autostima!-
- Un altro punto a favore della mia teoria, no? Sei l'opposto di me!-
Dopo aver finito i loro caffè, i ragazzi pagarono e uscirono.
- Domani fatti trovare in ufficio per le nove- disse James- ti spiegherò come funziona il lavoro-
- Va bene-
- Ah, ancora una cosa... scommetto che ami i dolci-
- Li adoro! E tu?-
- No, preferisco i sapori salati e decisi-
- Dovevo immaginarlo-
James lo guardò e sorrise, alzando il bavero del cappotto.
- Andiamo molto d'accordo- commentò- bene! Visto, che ti dicevo? Siamo proprio opposti... e, come sai, gli opposti si attraggono. Avevo ragione, sei la persona che cercavo! A domani-
Mentre l'osservava allontanarsi, Steave ebbe l'impressione che una folata di vento caldo lo investisse, provocandogli una strana reazione al cuore e allo stomaco.
- Farfalle e batticuore- pensò- è vero... gli opposti di attraggono-
martedì 14 dicembre 2010
James Ford conosce Steave Butler
- Ford... non so ancora per quanto mi tratterrò dallo strangolarti!-
- Vediamo, vediamo... almeno finchè non l'avrò aiutata a pagare tutti i suoi debiti, dico bene? Ah, ho degli arretrati che vorrei vedere nella mia prossima busta paga, grazie-
Calistus Gordon sospirò, massaggiandosi le tempie.
- A proposito- riprese James- non ho mai capito perchè nel mio ufficio ci sono due scrivanie, se il suo è nell'altra stanza-
- Prima che tu arrivassi qui, otto mesi fa, pensavo di assumere almeno due dipendenti- spiegò Gordon
- Ha una valenza simbolica il due? Oppure è il massimo di persone che può permettersi di pagare?-
- La seconda...-
- Be', allora meglio uno solo! Lavoro quasi non ce n'è, al momento non potrebbe permettersi un altro stipendio, no?-
- Hai ragione, in effetti, ma continuo comunque a sperare nella ripresa e nell'arrivo di un altro membro della squadra-
- In ogni caso è solo una speranza. E poi, chi è il pazzo, o il disperato, che verrebbe a lavorare qui?-
Si udirono dei passi sulle scale scricchiolanti e poi un bussare alla porta: ecco la risposta alla domanda di James, forse. Gordon andò ad aprire e gli comparve davanti un giovanotto dai capelli rossicci, occhi verdi incredibilmente tranquilli e un paio di occhiali da vista. Indossava abiti modesti ma di buona fattura, un po' eleganti.
- Buongiorno- lo salutò cortesemente, con un vago accento irlandese- è lei Calistus Gordon?-
- In persona- rispose l'uomo- prego, accomodati, ragazzo!-
Fece entrare il suo giovane ospite, la cui attenzione venne immediatamente catturata dall'altra persona presente nella stanza.
- Lui è il mio collega, James Ford-
James si alzò dalla scrivania e andò a stringere la mano al ragazzo.
- Piacere, sono Steave Butler- si presentò, sorridendo timidamente
- Cosa possiamo fare per te?- intervenne Gordon
- Ho letto sul quotidiano che cercate dipendenti per un lavoro e così...-
- Scusami- gli si rivolse James- sei pazzo o disperato?-
Gordon avvertì un istinto omicida pervadere il suo corpo, ma Steave non parve offendersi per la domanda, al contrario, si mise a ridere.
- Direi disperato- ammise- ho assolutamente bisogno di un lavoro!-
- Allora, direi che sei la persona giusta, al posto giusto e nel momento giusto- dichiarò James- che altri lavori hai fatto, prima?-
- Ero una specie di factotum... ho fatto il cameriere, ho lavorato all'ufficio del catasto di Plymouth, il supplente di matematica in una scuola media e così via. Il mio ultimo lavoro è stato come fattorino per una ditta locale-
- E cosa saresti tu, invece?-
- Sono diplomato... geometra-
- Un geometra che ne può sapere di paranormale?- si chiese Gordon
- Hai fatto anche il laapiatti?- incalzò James
- Sì, anche quello-
- Ma che diavolo centra?- pensò Gordon, sconvolto dall'apparente insensatezza delle domande di James
- Anch'io!- esclamò James- Alle superiori ho lavorato un annetto da Reynold's, vicino a Trafalgar Square-
- Ma è dove ho lavorato io fino a sei mesi fa!-
- Strana coincidenza, eh?-
- Ah-ahm-
Calistus Gordon si schiarì la voce, attirando l'attenzione dei due giovani.
- Dolente d'interrompervi- disse- ma penso sia il caso di parlare di lavoro!-
- Sì- assentì Steave
- Signor Butler, con tutta sincerità non penso che questo sia il lavoro per un giovane come te- proseguì Gordon- qui abbiamo a che fare con il paranormale... questioni occulte, esoteriche e forse favolistiche! E c'è da rischiare la pelle, a volte-
Steave deglutì rumorosamente.
- Non sono d'accordo- sbottò James- deve decidere lui!-
- Come vuoi- sospirò Gordon
- Ancora una domanda, Steave. Come te la cavi col quadrato magico?-
- Oh, bene, soprattutto quello con i numeri! Ho molta pazienza per i rompicapi e la logica-
Sorridendo, James Ford schioccò le dita, compiaciuto.
- Assunto- decise
- Come?- esclamò Gordon- Non puoi decidere tu!-
- Ma io voglio che sia lui il mio collega- insistette James- è perfetto, direi complementare! Il compagno di lavoro ideale-
Steave, lusingato da quei complimenti, arrossì.
- Si fidi di me, Gordon... è quello giusto-
- In fondo ci dovrai lavorare tu, Ford, quindi... andata. Allora, Steave Butler, accetti il lavoro?-
Steave Butler, irlandese naturalizzato inglese, mai avrebbe pensato che un giorno la sua vita monotona sarebbe cambiata in quel modo... certo, il lavoro lo intrigava, ma era più il suo bisogno di novità, di uscire dalla routine a guidarlo, oltre che la sua curiosità verso James Ford. Voleva conoscere quella persona fuori dal comune, pensava gli avrebbe portato qualcosa di buono; aveva sentito un'affinità fin da subito: forse era lui la persona di cui aveva bisogno, ciò che cercava da tempo.
- Accetto- rispose
James Ford ritorna a Londra-parte 2-
Scosse il capo e decise di tornare indietro, non era il posto che faceva per lui, ma un rumore bizzarro dall'altra parte della porta lo fece restare lì.
- C'è qualcuno?- domandò, bussando
Nessuna risposta, solo una specie di gemito soffocato, una richiesta d'aiuto sussurrata. Senza attendere oltre, James spalancò la porta ed entrò: la stanza era enorme, completamente vuota, ma sulla destra vi era una porta che conduceva ad un'altra stanza. Il giovane aprì anche quella e ciò che vide lo stupì... una catasta di libri sul pavimento e, sotto quei pesanti volumi, un arto umano che spuntava fuori per metà.
- Cristo!- imprecò, iniziando a togliere libri- Ma come si fa ad essere così idioti da rimanere sepolti vivi?-
Quando ebbe tolta una buona metà di quel mucchio di cultura, tra un'opera di Shakespire e uno studio di Freud emerse un uomo di mezza età, con i capelli argentati che iniziavano ad incanutirsi.
- Oh, credevo di morire!- sospirò, paonazzo
- Sta bene?- gli chiese James
- Sì, grazie- rispose l'uomo, spostando altri libri
- Ne è sicuro?- incalzò James- Niente di rotto? Ferite?-
- Sono intero-
- Bene... lo sa che lei è un idiota?-
L'uomo lo guardò di traverso.
- Non ti hanno insegnato le buone maniere, ragazzo?- brontolò
- Sì, ma so anche che solo gli idioti possono rimanere sepolti vivi dai libri- ribattè James- poteva soffocare, era solo!-
- Ma sei passato tu, no? Piuttosto, cosa fa qui uno come te?-
James raccolse dal pavimento un'antologia letteraria.
- Passavo per caso- disse- sono in cerca di casa e lavoro-
- Sei nel posto giusto, allora, io ho appena messo in piedi quest'agenzia e sto cercando dei collaboratori!-
- Agenzia?-
- Esatto, un'agenzia sul paranormale! Mi presento, il mio nome è Calistus Gordon e sono un paleografo in pensione-
Dicendo così, tese una mano robusta verso James.
- James Ford, appena uscito da Harvard-
- In cosa sei laureato?-
- Storia antica-
- Interessante! Sarai esperto di manoscritti, simboli, civiltà perdute...-
- Diciamo di sì... lei è un cacciatore di tesori?-
- No, ma mi piacerebbe-
- In cosa consisterebbe questo lavoro?-
Gordon sorrise.
- Misteri e affini- disse- andremo a caccia di mostri, tesori perduti e tutto ciò che ha a che fare con l'occulto! Ti interesa?-
Una frase ronzava nella testa di James Ford, una promessa fatta ad un caro amico e mentore: non mettersi nei guai. Facile a dirsi, praticamente impossibile a farsi, almeno per lui.
- Occulto?- ripetè, sorridendo con una luce negli occhi- M'intressa eccome...-
Le avventure del giovane Ford-l'inizio-: James Ford ritorna a Londra
La sterminata, moderna e prodigiosa America pareva a James Ford solo un'illusione, nonostante l'avesse lasciata da pochi giorni. Lo "zio Sam" gli strizzava l'occhio da oltre mare, come un sogno lontano... e invece, ora aveva davanti ai vispi occhi blu la solita grigia, piovosa, umida e verdeggiante Londra. Eppure era estremamente piacevole quella sensazione familiare e tiepida che lo avvolgeva: essere a casa.
La sua assenza era durata ben cinque anni e molto della capitale inglese gli era nuovo e sconosciuto, tuttavia le affollate strade del centro, Piccadilly Circus, Soho e tutti gli altri quartieri parevano volergli dare il loro personale bentornato, mostrandogli l'aspetto che da molti era amato e da altri detestato; quello della città più multietnica e sudicia del vecchio continente. I residui di fine secolo non erano ancora scomparsi del tutto.
Londra sembrava incredibilmente piccola, se paragonata alle gigantopoli americane! Tutta quella umanità in fermento, però, era la stessa e aveva il medesimo effetto positivo e rigenerante, lo metteva di ottimo umore.
Tutti conversavano vivacemente, nelle strade, fuori dai negozi, negli eleganti caffé e nelle sale da tè, davanti ai taxi in attesa e sui balconi delle abitazioni. Ma con quell'accento caro a chi, come James, rimetteva piede sul suolo patrio dopo una lunga assenza.
- Non è cambiato quasi niente- si disse, guardandosi attorno
Avrebbe desiderato restare a fissare la vita londinese, catturarla in un'istantanea, ma aveva cose più urgenti: trovare casa e trovare lavoro.
La sua decisione di ritornare in Inghilterra aveva sconcertato tutti, ad Harvard, poichè i suoi docenti avevano sperato che il giovane rimanesse nella terra delle opportunità, così piena di risorse. Invece no, James aveva deciso di far ritorno a casa e iniziare tutto da lì, così com'era finito anni prima.
- Gli affitti sono carissimi- pensò, imboccando Baker Street- se non trovo un impiego, dormirò sotto un ponte!-
Che lavoro avrebbe potuto trovare un quasi ventitreenne neolaureato ad Harvard?
Si fermò un istante per allacciarsi una scarpa e, quando rialzò gli occhi, alla sua destra notò un edificio vestusto, col portone spalancato; non resistette alla tentazione di entrare, con la speranza di trovare qualche appartamento economico. Salì una lunga scalinata di legno consumato e marcescente e si ritrovò davanti un corrdoio, alla fine del quale stava una porta.
- Questo edificio andrebbe ristrutturato- pensò- cade a pezzi! E lo stile vittoriano non è più di moda, ormai...-
lunedì 13 dicembre 2010
Arrivederci, Gandara...bentornato James!
Konnichiwa!
Concluse le avventure di Leara e compagni, direi che sarebbe il caso di qualcosa di più "leggero", da mettere in mezzo per dare una pausa alle storie lunghe... a questo proposito, ecco giusto qualche episodio delle avventure di James Ford! Un prequiel, direi, dove veniamo a scoprire come i personaggi si sono incontrati e com'è nata l'agenzia sul paranormale di Gordon... insomma, James e Steave agli esordi! Niente misteri e ritrovamenti storici, 'sta volta...
Hisana-chan
p.s. è gradito un commentino su Gandara... :)
sabato 11 dicembre 2010
Verso casa-parte 3-
Incredulo, Ki rimase a guardarla.
- So che non ti ricordi di me- continuò la nonna- ma io ti ho visto crescere, mi sono presa cura di te per quindici anni! Lavoravo per il grande Primo Imperatore, tuo padre, l'uomo più in gamba che abbia mai conosciuto... quando Kairone fece incendiare il palazzo, tua madre mi chiese di portarti in salvo. Ti presi con me, ma venimmo fermati dallo stesso Kairone... sapevo che, se ti avesse trovato, ti avrebbe ucciso, così decisi di cambiare i miei programmi-
- Cosa vuoi dire?- la incalzò Ki
- La regina mi chiese di tenerti con me, con la mia famiglia, ma Kairone sapeva chi ero e poteva trovarti... tutti saremmo stati in pericolo, così ti cancellai i ricordi e non ti portai con me: speravo tu vivessi come una persona qualsiasi-
- Quindi... mi hai cancellato tu i ricordi?-
- Sì. Non devi preoccuparti, piano piano torneranno da soli... avrei tanto voluto tenerti con me, ma era troppo pericoloso! Perdonami, se puoi-
Non avevo idea che la nonna avesse lavorato come balia al palazzo reale... la storia era nuova per me quanto per Vee e gli altri.
- ...non devi chiedere scusa- disse Ki- anzi, io ti ringrazio, tu mi hai salvato e hai rischiato molto, per me! Se non fosse stato per te, forse non sare qui... grazie-
Sorridendo, la nonna lo abbracciò forte.
- Sei diventato un grande uomo, come tuo padre- gli sussurrò- sono fiera di te, tesoro!-
Un soldato comparve improvvisamente sul terrazzo, con una radio in mano.
- Che c'è?- gli si rivolse Zes
- Capo... ho appena sentito una notizia incredibile! Abbiamo trasmesso la notizia della caduta del governo e gli altri ministri hanno accettato di riunirsi con l'assemblea popolare! Vogliono fare un summit per organizzare un referendum-
- Zes, allora...- iniziò Agharta, eccitata
- Sì- confermò lui- si andrà a votare per instaurare la repubblica! Potremo riscrivere la storia della Terra Principale!-
- Oh, che bello!- esclamò la nonna, abbracciandomi
Sorrisi, ma poi mi accorsi della scomparsa di Ki. Mi guardai attorno e lo vidi poco distante, intento ad osservare il panorama.
- A che pensi?- gli chiesi, avvicinandomi
- A molte cose- rispose- ho ancora tanta confusione, in testa-
- Sì, immagino... adesso che farai?-
Lui si voltò verso di me.
- Leara, io devo andare-
- Andare? Perchè? Dove?-
- La mia battaglia è finita, ma non il mio viaggio... ci sono ancora molte cose che voglio sapere! Inoltre, mi sono reso conto di una cosa: Kairone era un folle, ma non abbastanza intelligente da organizzare un colpo di stato da solo: qualcuno lo ha aiutato-
- Penso tu abbia ragione, sai? Pensi di cercare indizi su chi sia il vero artefice?-
- Esatto. Kairone era solo un burattino...voglio viaggiare per cercare le risposte alle mie domande! Ma devo farlo da solo, 'sta volta-
- Presumo sia come per le battaglie...-
- Leara, il mio non è un addio, ma solo un arrivederci. Tornerò, promesso-
Sorrisi.
- Lo so- dichiarai- io, anzi, noi ti aspetteremo!-
- Tornerò sempre da te, da tutti voi... è una promessa solenne-
Si tolse la catenina e me la mise al collo.
- Questo sarà il pegno della mia promessa- disse- tienila per me, tornerò a prenderla-
- Va bene- accettai- la custodirò per te! Ricordati che qui ci sarà sempre un posto per te, un posto che potrai chiamare "casa"... perchè il villaggio Aka sarà il luogo in cui potrai tornare-
- Un luogo in cui tornare?-
- Dove c'è qualcuno che pensa a te, quello è il luogo in cui tornare... buona fortuna, Ki, o qualunque sia il tuo nome! Per noi sarai sempre Ki-
Mi abbracciò e mi diede un bacio sulla fronte, poi passò a salutare anche gli altri.
- Arrivederci- pensai, sentendo un groppo alla gola- no, aspetta, non è questo che volevo dire!-
Lo guardai scendere la scala di pietra esterna che conduceva fuori dal palazzo, sconsolata... scattai in avanti, ma mi fermai in cima. Scomparve oltre quei gradini, senza che potessi dire veramente ciò che volevo.
- Vedrai che tornerà presto- mi rassicurò Vee, affiancandosi a me- perchè qui ci sei tu, no? E allora potrai dirgli ciò che non hai avuto il coraggio di dire ora! Avrai tempo per crescere... la prossima volta sarai un po' più matura e ce la farai-
Ran mi guardò e mi disse, all'orecchio:
- Vale per tutti e due-
Mi voltai verso di loro e feci uno dei mie soliti, luminosi sorrisi.
- Allora, torniamo a casa?-
=FINE=
Verso casa-parte 2-
Kairone lasciò cadere la sua katana, barcollò all'indietro e cadde a terra pesantemente. Sotto di lui iniziò ad allargarsi una pozza scura, che ricoprì il terreno.
Alla vista del loro leader morto, i soldati si fecero prendere dal panico e fuggirono fuori dal palazzo: non erano a conoscenza del fatto che l'edificio fosse stato circondato dai ribelli.
- ...Vee!- esclamai improvvisamente
Mi voltai e vidi il corpo di Naru a terra, crivellato di colpi, ma Vee stava bene e mi stava raggingendo assieme a Ran.
- Meno male!- sospirai, abbracciandolo
- Tranquilla, lo sai che ne so sempre una più del diavolo!- replicò lui, sorridendo- Mi è bastato usare quel vecchio come scudo... comunque mi è andata bene, lo ammetto-
- Altro che bravura, solo fortuna- sospirò Ran
Vee gli scompigliò i capelli, poi osservò Ki.
- Leara...-
Mi voltai e lo vidi: era ancora immobile, in piedi davanti al cadavere di Kairone, la spada insanguinata in mano. Mi avvicinai a lui in silenzio.
- Ki... stai bene?- gli domandai
Nessuna risposta, pareva in trance. Vee gli tolse delicatamente dalla mano l'arma.
- E' finita- gli disse- ora non hai più motivo di combattere... il tiranno è morto e il merito è tuo-
- Sì- mormorò- e dovrei sentirmi meglio? Ho ucciso una persona...-
- Forse anche Bruto avrà pensato così, dopo aver assassinato Cesare- ribattè Vee
Ki si lasciò cadere in ginocchio; fissò il sangue a terra, poi alzò gli occhi su di me, in piedi di fronte a lui... improvvisamente mi trasse a sè, nascondendo il volto nella mia maglia.
- Mi dispiace- gli dissi- davvero...-
Vidi Ran strifinarsi il naso con la manica della felpa e sorrisi.
- Non piangere- gli dissi- o piangerò anch'io!-
All'esterno riecheggiarono delle voci, poi un rumore di stivali per le scale e il terrazzo venne riempito dai soldati rivoluzionari; tra l'oro riconobbi Zes e la nonna.
- Ehi!- esclamò Vee- Ma che ci fate qui?-
Zes si avvicinò a noi, aveva il fiato corto.
- E' finita- disse- il governo è caduto, si sono arresi... tra non molto lo sapranno tutti!-
Ki alzò finalmente il capo, come se si fosse appena risvegliato.
- Ki?-
- Tranquilla, sto bene...-
Si rimise in piedi e Vee gli appoggiò una mano sulla spalla.
- Andiamo a farti medicare quella ferita- gli disse, sorridendo
Mentre alcuni medici e assistenti di sanità dell'esercito dei ribelli medicavano pazientemente Ki e Ran, io ne approfittai per salutare Zes e scambiare due parole con lui.
- Nonna, ma che fai qui?-
La nonna Myto sorrise, poi guardò Zes.
- Leara, c'è una cosa che devi sapere- rispose, seria- vieni con me...-
Ci avvicinammo a Ki, intento a rimettersi la maglia.
- Che succede?- chiese, osservandoci
La nonna lo fissò qualche istante, poi scoppiò in lacrime e gli prese le mani.
- Perdonami... perdonami, tesoro! Non avevo altra scelta... perdonami...-
Verso casa-parte 1-
- Questo lo vedremo- lo rimbeccò Vee- Ran, porta la spada a Leara!-
Mentre Ran mi raggiungeva, diedi un'occhiata a Ki: era ancora a terra e cercava disperatamente di evitare che la katana di Kairone lo infilzasse come uno spiedino.
- Forza, Leara, portala a Ki- mi disse Ran, consegnandomi l'arma
Annuii con decisione e iniziai a correre verso i due contendenti. Nel frattempo, persa ogni altra possibilità, Naru diede l'ordine di sparare su Vee, senza badare a lui... una raffica di proiettili venne scaricata dai fucili dei soldati imperialia.
-... corri, Leara, non voltarti e non fermarti!- mi urlò Ran
Chiusi gli occhi e continuai a correre; sapevo che Vee stava bene, ne ero certissima, doveva essere così.
Quando mi vide arrivare, Kairone smise di fendere e alzò gli occhi su di me. Sorridendo, mi si fece incontro.
- No, lei no!- esclamò Ki, alzandosi subito nonostante il dolore al petto
Kairone continuò ad avanzare con passo sicuro, ma non mi lasciai intimorire e proseguii anch'io, fronteggiandolo. Quando fummo vicini, l'uomo tentò di colpirmi.
- Non sono così idiota come credi!- gli gridai
Mi arrestai bruscamente, lasciandolo un attimo di stucco, poi lo aggirai sulla sinistra; ormai lanciato con il braccio destro in avanti, Kairone mancò il bersaglio e barcollò. Io terminai la mia corsa andando praticamente a sbattere contro Ki.
- Tieni- ansimai, dandogli l'arma
- Grazie... ora allontanati, per favore-
Mi spostai di lato e Ki andò incontro a Kairone... le loro lame cozzarono, più e più volte, mandando in aria scintille.
- Te la cavi- fu costretto ad ammettere Kairone- ma ti manca l'esperienza!-
Con incredibile maestria, l'uomo lo disarmò e lo colpì allo stomaco con un calcio, mandandolo nuovamente a terra. Ki scrollò il capo, cercando di mettersi a sedere: la situazione era disperata, lo sapeva, ma fu in quel momento che ebbe l'idea giusta.
- Fine dei giochi- sibilò Kairone, lo sguardo luccicante
- ... sì, hai ragione!-
Ki prese un po' di sabbia e detriti di cui era ricoperto il terreno e li gettò in faccia all'imperatore, che indietreggiò, ululando di dolore e rabbia. Afferrò repentinamente la katana accanto a lui e lo trapassò da parte a parte, all'altezza del cuore.
- Sì, adesso sono davvero finiti...- mormorò
Cap. XV: Verso casa
Il drappello di soldati imperiali alle nostre costole ci raggiunse molto prima del previsto e con loro c'era anche Naru, ripresosi dal colpo che gli aveva fatto perdere i sensi. Erano almeno una trentina e tutti armati di fucile, ci circondarono e rimanemmo bloccati.
- Vi prego di non tentare nuovamente la fuga- ci pregò Naru- vorrei non dovervi uccidere, davvero... restate dove siete-
- Tzè, come no!- esclamò Vee- Se non vuoi ucciderci, perchè ci minacci con un fucile?-
Alcuni soldati si avvicinarono a Ki e Kairone e fermarono il loro scontro: un sorriso di vittoria si dipinse sul volto dell'imperatore.
- Sei solo un vigliacco!- gli disse Ki, con sdegno nella voce, mentre due militari lo tenevano fermo- Ti fai salvare dai tuoi uomini... e tu saresti un re? Battiti lealmente, non nasconderti dietro di loro!-
- Quando hai ragione, hai ragione- ammise Kairone, facendo segno ai soldati di allontanarsi- restate indietro, tutti quanti! Se interverrete vi punirò, è un ordine-
Gli uomoni indietreggiarono, abbassando le armi.
- Naru- chiamò l'imperatore
Il servitore si mosse verso di lui, ma prima di raggiungerlo si fermò davanti a me e mi strappò di dosso la borsa, rovesciandone il contenuto. Prese la pistola e svuotò il caricatore, poi andò dal suo re e gli porse una splendida katana dalla lama lucente, sottile ed elegante, che Kairone rimirò con soddisfazione.
- Lo sai cos'è questa?- parlò Kairone, rivolto a Ki- Non è una spada qualsiasi, ma una katana... nella tradizione giapponese erano i samurai a portarla. Guerrieri con un forte senso dell'onore, vero? Curioso come un simile oggetto, usato per uccidere, fosse considerato sacro, direi puro! In certi racconti, solo i crimimali vengono puniti con la katana, che diventa così il simbolo della giustizia-
- Dove vuoi arrivare?- lo incalzò Ki, spazientito dal suo continuo parlare
- Giustiziare i criminali...- ripetè Kairone, come se non lo avesse udito- non capisci? Questa spada è perfetta per ucciderti!-
La brandì con fare sicuro e lanciò un fendente verso Ki, il quale riuscì ad indietreggiare e a impedire di venir tagliato a metà, ma non riuscì ad evitare che la lama lo colpisse, provocandogli una ferita che dal fianco sinistro saliva fin quasi alla spalla destra.
Quando vidi la lama colpire, mi venne l'istinto di gridare, ma non lo feci.
- No, non devo- pensai, tappandomi la bocca con le mani- Altrimenti lo distraggo!-
- Bravo, bella schivata!- si complimentò Kairone- Ma vediamo se sai fare di meglio...-
Con furia, l'uomo si scagliò su di lui, dando ripetuti colpi di spada come fosse impazzito.
- Muori! Muori! Muori come tuo padre... finirò il lavoro iniziato otto anni fa!-
Mentre indietreggiava, Ki scivolò su un sasso piatto, finendo a terra; la lama gli sfiorò il viso, fendendo l'aria con forza.
- E adesso?- mi domandai, angosciata
Ero talmente concentrata sulla battaglia da non accorgermi di quello che stava accadendo alle mie spalle... dopo aver assalito Naru, Vee lo aveva disarmato e lo teneva sotto tiro, in modo da avere in scacco anche i soldati. Ran, invece, si era fatto dire dove trovare l'armeria ed era corso a prendere un'arma per Ki, possibilmente una spada o una lancia.
- Leara, abbiamo bisogno di te!- mi gridò Vee
Lentamente ritornai alla realtà e mi voltai verso di lui.
- Ehi, l'ho trovata!-
Udimmo la voce squillante di Ran e poi lo vedemmo correre verso di noi con una spada dall'elsa dorata in mano.
- No, non ve lo lascerò fare!- dichiarò Naru
venerdì 10 dicembre 2010
Il destino di un re-parte 3-
Si tolse velocemente la maschera e poi si gettò su Ki, atterrandolo; osservai la scena senza poter far nulla. Li vidi cadere al suolo, rotolare uno avvinghiato all'altro e finire giù per una specie di discesa.
Corsi subito in quella direzione: il giardino occuppava in realtà un terrazzo, collegato al piano inferiore da una specie di rampa discendente. Mi avvicinai l bordo per guardare, ma sotto di me stavano solo macerie, perchè quell'ala del palazzo non era ancora stata terminata.
- Dove sono finiti?- mi domandai, ansiosa
Tutto ciò che avevo davanti agli occhi era una nube polverosa e spessa come gelatina... ad un tratto, qualcosa mi sfiorò la spalla.
- Ragazzi!- esclamai
- Cosa succede lì sotto?- mi chiese Vee
- Non ne ho idea, non si vede niente!- risposi
- Forse si può scendere- intervenne Ran- la rampa sarà fatta apposta, no?-
Decidemmo tutti e tre di scendere, incalzati anche dalle voci dei soldati che si facevano sempre più vicini.
- Le guardie sono già qui- osservò Ran, voltandosi indietro
- Al momento sono ancora lontani- disse Vee- non preoccuparti!-
La rampa era costruita in un calcare talmente bianco che il sole, picchiando su di essa, mi abbacinò e dovetti schermarmi gli occhi con le mani.
- Eccoli!- gridò Ran- Davanti a noi!-
Sbattei le palpebre e li vidi anch'io: stavano ancora lottando, restando in equilibrio precario su alcune grosse pietre grige. Nessuno dei due aveva più l'arma e si scabiavano colpi violenti a mani nude.
Mi voltai verso Vee, ma lo vidi immobile.
- Perchè ti sei fermato?- gli chiesi, agitata- Non andiamo ad aiutarlo?-
- No- rispose- non possiamo-
- P-perchè?-
- Perchè, come ci aveva detto, questa è la sua battaglia, non la nostra... non possiamo intrometterci-
Spostai lo sguardo su Ran, che annuì alle parole pronunciate da Vee.
- Non capisco- ammisi, scuotendo il capo
- Leara, ascoltami- mi parlò con calma Vee- esistono due tipi di battaglie: quelle in cui si combatte tutti assieme, quelle in comune, e quelle per l'onore... sono le battaglie personali per difendere il proprio onore, quello del proprio clan o della persona amata. In questo tipo di battaglie non bisogna interferire, un uomo deve combatterle da solo! In questo momento, Ki sta lottando per queste ragioni-
- E' una cosa che deve fare da solo- aggiunse Ran- lo so che è faticoso da capire...-
In verità, avevo compreso bene le parole di Vee, semplicemente non riuscivo ad accettare la cosa, forse perchè io ero una ragazza e per me erano cose estranee, lontane.
- Ho capito, ma allora che facciamo?- chiesi
- Ki non perderà- mi assicurò Ran, facendo un sorriso- un uomo non può mica perdere il suo onore!-
Sorrisi a mia volta, ricacciando indietro le lacrime.
- Gli uomini sono veramente stupidi...-
Il destino di un re-parte 2-
- Ho sentito degli spari- disse, dopo un po' di silenzio
Sospirai.
- Sì, Ran è stato colpito di striscio a una spalla- rivelai- quella pallottola era per me, in realtà... è stato molto coraggioso!-
Ki annuì gravemente e si frugò nelle tasche interne della giacca, estraendo una pistola da borsetta.
- Attenta, è carica- mi disse, porgendomela- voglio che rimani qui e che la usi in caso di necessità, capito? Spara a tutto ciò che si muove, soprattutto se ti sembrano soldati-
- E tu? Dove vai?-
- Attirerò Kairone allo scoperto... non possiamo giocare a rimpiattino ancora per molto-
- Aspe...-
Non feci in tempo a finire la frase e dovetti restare semplicemente a guardarlo saettare tra gli alberi. Spostai lo sguardo sull'arma argentata che avevo in grembo: non avevo mai usato una pistola, prima... mi venne in mente, però, che non ero mai fuggita dai soldati con i proiettili che mi piovevano addosso, non avevo mai attraversato il deserto, rubato, scalato una parete, ecc; sì, erano cambiate molte cose da quando ero partita.
Tornai a sbirciare Ki, ma non riuscii più a vederlo.
- Non devo preoccuparmi- mi dissi, schiaffeggiandomi energicamente il viso e alzandomi in piedi- stare in pena non serve a niente!-
Sapevo di dover restare dove mi trovavo, ma la tentazione di seguire Kairone e Ki era forte.
- Ho solo sei proiettili- pensai, controllando il tamburo dell'arma- spero tanto di non doverli usare!-
Provai a dare un'occhiata dall'altro lato della sequoia e vidi balenare il lembo nero di un mantello qualche quercia più avanti.
- Smettila di giocare a nascondino e vieni fuori!- udii tuonare Kairone, adirato
Ki doveva essere nascosto lì da qualche parte, in attesa dell'occasione buona per avvicinarsi a Kairone e lottare corpo a corpo. Con un coltello non aveva altre possibilità, ma Kairone teneva prudentemente le distanze.
- Dimmi, lo sai qual'è il destino di un re?- domandò Kairone, mutando il tono di voce da adirato a calmo, aggirandosi tra la vegetazione
- No, dimmelo tu- rispose Ki
- Sì, comprendo che tu non possa saperlo- fece Kairone, tendendo l'orecchio per capire da dove provenisse la voce- allora te lo dirò io, caro il mio principe! Il destino di ogni re... è quello di morire in una congiura di palazzo, per mano di qualcuno che verrà definito "usurpatore", ma che in realtà è solo la persona più adatta al comando-
- Vorresti dire che ti ritieni un buon sovrano?-
- Naturalmente! Io ho fatto tutto in nome del progresso... e il progresso è tutto, è il motore della nostra società! Io guiderò il popolo verso il futuro-
- Vorrà dire che dovranno riscrivre i dizionari- lo schernì Ki- non conoscevo questo sinonimo di "tiranno"...-
- Ti credi furbo, migliore di me, non è così?-
- Penso che chiunque possa essere migliore di te. Non sei un dittatore, sei solo patetico-
Improvvisamente, Kairone si zittì e scattò in avanti, puntando un albero dal tronco simile ad una colonna greca, liscio e perfetto... Ki non aspettò di venire attaccato e balzò fuori dal suo nascondiglio, prendendo alla sprovvista l'uomo. Approfittando dell'attimo di esitazione nel premere il grilletto, Ki lo disarmò con un calcio e lo minacciò col suo coltello.
- Ti dico io qual'è il destino di un re- gli disse- è quello di guidare il suo popolo, certo, ma verso la pace e la stabilità! Non importa che si guardi al futuro o al passato, il dovere di ogni sovrano è quello di mettere la propria vita al servizio della comunità, non dei propri desideri di grandezza!-
- Parli esattamente come tuo padre- ribattè Kairone- per questo ti detesto...-
giovedì 9 dicembre 2010
il destino di un re-parte 1-
- Sicuro che sia una buona idea?- domandò Ran a Vee
- Inutile contraddirla- rispose lui- è testarda, quando ci si mette...-
- Se lo dici tu, mi fiderò. Allora, tentiamo di capire come raggiungere il giardino?-
Annuendo, Vee diede l'ennesima occhiata alla planimetria e decise di tentare in una direzione; stranamente, il giardino pensile non era segnalato.
Nel frattempo, io continuavo la mia discesa, cercando di rimanere attaccata alla pianta.
- Mancano pochi metri- pensai, volgendo lo sguardo al di sotto dei miei piedi- se riesco a non mollare la presa, è fatta!-
Tornai a guardare in alto e vidi che, pochi centrimetri sopra le mie mani, la liana si stava assottigliando: avrebbe ceduto di certo. Cercai di affrettare il passo, preoccupata... un potente strattone precedette la mia caduta e il mio conseguente grido, anche se contenuto. Stramazzai a terra con un tonfo e la liana spezzata si adagiò su di me come un grosso serpente morto.
Mi alzai a sedere con fatica, massaggiandomi il fondoschiena che avevo battuto abbastanza violentemente a terra: constatai con sollievo di avere ancora tutte le ossa intere.
Mi tolsi velocemente di dosso la liana, gettandola lontano con un gesto di stizza e mi rimisi in piedi di scatto; traballai qualche istante come un ubriaco, appoggiandomi a tutti i tronchi d'albero che incontravo, poi mi ripresi e, nonostante l'osso sacro dolorante, iniziai a correre nella direzione in cui avevo visto scappare Ki. Il mio slalom tra gli alberi si concluse quando lo individuai, nascosto dietro una massiccia sequoia; Kairone non doveva essere molto distante.
Lo osservai sbirciare cautamente oltre il possente fusto e notai che teneva qualcosa in mano: un grosso coltello da caccia.
- Dove lo avrà trovato?- mi chiesi
Mi misi a quattro zampe e gattonai fino a lui.
- Ki- sussurrai
Lui si voltò di scatto, l'aria sorpresa.
- Leara! Che ci fai qui? Come ci sei arrivata?-
- Da una delle finestre in alto. Da qui non la puoi vedere! Dov'è Kairone?-
- Qui da qualche parte...-
Mi sedetti accanto a lui, appoggiando la schiena al tronco e non riuscii a trattenere una smorfia di dolore.
- Ti sei fatta male?-
- Solo un po'... quella maledetta liana ha ceduto! Ma tu stai bene?-
- Sì, tranquilla. Ran e Vee?-
- Ci stanno raggiungendo-
Cap. XIV: Il destino di un re
Gli stretti e lunghissimi corridoi del palazzo formavano un dedalo intricatissimo che pareva un labirinto. A volte dovevamo cambiare bruscamente percorso o nasconderci, il che ci rallentava e rendeva la nostra fuga alquanto difficoltosa.
Come se non fossimo già nei guai, non riuscivamo bene ad orientarci e Ran faticava a starci dietro a causa del dolore alla ferita.
- Vee, fermiamoci un attimo, Ran non ce la fa!-
Vee si assicurò che non ci fossero soldati nei paraggi e annuì.
- Mi dispiace, vi rallento- ansimò Ran, appoggiato al muro- ma ho la testa che gira e mi sembra di essere pesantissimo!-
- Non preoccuparti, non è per colpa tua se ci siamo persi- lo rassicurò Vee- accidenti a Ki! Lo avevo lasciato all'entrata, dove può essere finito?-
Mi sporsi con cautela dalla finestra accanto a Ran e guardai di sotto: il corridoio dava su un magnifico giardino pensile che mi fece pensare alla descrizione dei leggendari giardini pensili di Babilonia. Gli alberi e le piante erano rigogliosi, i fiori lussureggianti e policromatici scintillavano come gemme preziose su un tappeto verde brillante e vitale. Vi erano rampicanti di forme e colori stranissimi! Tutta quell'abbondanza di cromatismo e natura era dolcemente accarezzata dalla rugiada, che riluceva qua e là sulle foglie vigorose o sui delicati petali dei fiori.
Ciò che attirò maggiormente la mia attenzione, però, fu un movimento tra quel fogliame; qualcuno correva tra gli alberi e i cespugli.
Mi sporsi ulteriormente, per cercare di mettere a fuoco, ma l'altezza a cui mi trovavo m'impediva di distinguere chiaramente le forme... aguzzai la vista, strizzando gli occhi modo innaturale e doloroso, fino a capire di che si trattava: era Ki. Dietro di lui, pistola alla mano, correva Kairone.
- Sono nel giardino!- esclamai, voltandomi verso Vee
Vee si affiancò subito a me.
- E come ci sono arrivati?- brontolò- Maledizione, dobbiamo trovare il modo di scendere...-
Mi accorsi che una robusta e nodosa liana s'inerpicava lungo la parete accanto alla finestra, proprio a pochi centimetri dal davanzale. Pareva piuttosto resistente.
- Io scendo da qui- dichiarai, salendo in piedi sul davanzale- la liana qui accanto è bella grossa e dovrebbe reggere il mio peso!-
- Aspetta, sei matta?- protestò Ran- E se invece non tiene e cadi di sotto? Rischi di romperti l'osso del collo...-
Guardai in basso e provai una leggera vertigine.
- Potrebbe anche essere- ammisi- ma se non ci provo, non lo saprò mai!-
- Leara, aspetta un attimo- intervenne Vee- troviamo il modo d'incontrarci nel cortile! Noi torneremo a guardare la planimetria e cercheremo il modo di scendere, ma tu fai attenzione, capito? Niente gesti avventati e reggiti bene-
Annuii e mi voltai, dando le spalle al vuoto, allungai la mano destra per afferrare la liana, che sentivo bagnata sotto le palme delle mani, mi aggrappai e mi preparai scendere. Puntellai i piedi contro il muro per aiutarmi e iniziai la mia impervia discesa.
mercoledì 8 dicembre 2010
Coraggio-parte 4-
- Ki!- pensai, sollevata
Kairone fisso Naru, poi fece un passo indietro.
- Non può essere... non può essere ancora vivo!- gridò, fuori di sé- Lui è morto otto anni fa... lui deve essere morto!-
- Maestà, eppure lui somiglia molto a...-
- Taci! Se fosse davvero lui, significherebbe che quella dannata levatrice lo ha messo in salvo... devo occuparmi della faccenda di persona. Naru, occupati dei due ragazzini-
- Come desiderate, mio imperatore-
Non morivo dalla voglia di scoprire come si sarebbe occupato di noi e mi augurai che Ran avesse un piano per fuggire. Con aria grave, Naru prese dalla tasca dei pantaloni qualcosa similie ad una boccetta colma di liquido rossastro.
- Perdonatemi- ci disse- sarà doloroso... ma morirete in fretta-
Prese una siringa e aspirò un po' del liquido.
- Merda!- imprecò Ran tra i denti
Quando vide Naru avvicinarsi, scattò in piedi: dopo aver pazientemente lavorato sui nodi, li aveva allentati ed era libero. Prese un bel respiro e caricò l'anziano ministro, buttandolo a terra; la boccetta e la siringa si ruppero, riversando il loro contenuto sul pavimento. Mentre Naru era a terra stordito, Ran corse a slegarmi.
- Bravissimo!- mi complimentai
- Sì, ma dobbiamo essere svelti...-
Ran mi sciolse i nodi e mi prese per mano, puntando l'uscita.
- Non andrete da nessuna parte!- gridò Naru, puntandoci una Beretta dall'impugnatura d'ebano
- Perchè lo fa?- gli chiesi- Lei non mi sembra una persona cattiva!-
- Non ha importanza... io devo solo obbedire. Addio-
La pistola esplose un proiettile, che si diresse ad altissima velocità verso di me. Con un colpo di reni incredibile, Ran mi buttò a terra, evitando che venissi colpita.
- Ran! Ran, mi hai salvata!- esclamai- R-Ran...?-
Mi avvicinai a lui e vidi che il colpo lo aveva raggiunto alla spalla sinistra, provocandogli una ferita non grave, ma che sanguinava copiosamente.
- Oh, no!- gemetti- E' tutta colpa mia, scusami...-
- Mi ha solo preso di striscio- ribattè lui, stringendo i denti- e poi, non volevo che ti colpisse! Sono stato coraggioso, no? Fa un male atroce, ma non penso che morirò...-
Naru ricaricò l'arma e si preparò a sparare ancora. Istintivamente cercai di proteggere Ran e chiusi gli occhi... il colpo partì, ma non colpì nessuno dei due. Quando riaprii gli occhi, mi accorsi di quanto era accaduto: Naru era stato fermato da Vee, che ora lo teneva bloccato a terra.
- Vee, tempismo perfetto!- sospirai- Ma da dove sei...-
- Dalla terrazza- rispose- ehi, vecchio, non muoverti! Se ti agiti così, dovrò spezzarti le braccia!-
Naru non se ne diede per inteso e tentò di divincolarsi; esasperato, Vee gli assestò un potente colpo alla base del collo che lo fece svenire.
- State bene?- ci chiese
- Io sì, ma Ran...-
Vee si chinò su Ran e sorrise.
- La tua prima ferita di guerra- scherzò- in futuro avrai di che vantarti! Ma sei stato bravo a difendere Leara...-
- Eh eh... dovevi vedermi- rispose Ran, trattenendo una smorfia di dolore
- Ok, ora però resta fermo, ve bene? Ti fascio la ferita per evitare che s'infetti-
Passai a Vee il mio fazzoletto e lui lo divise a metà aiutandosi con i denti, poi fasciò alla bene e meglio la spalla di Ran e lo aiutò a rimettersi in piedi.
- Dov'è Ki?- gli chiesi
- Non lo so... ci siamo divisi, io da voi e lui a tenere occupato Kairone!-
- Allora, raggiungiamolo, no? Sono preoccupata... Kairone è fuori di testa, inoltre vuole ucciderlo!-
- Sì, andiamo, anche perchè tra poco le guardie saranno qui. Ran, te la senti?-
- Certo! Dobbiamo trovare Ki immediatamente...-
Coraggio-parte 3-
Naru s'inchinò e s'eclissò oltre la porta.
- Leara...- mi sussurrò Ran
- Tranquillo, Vee e Ki sanno cavarsela- bisbigliai- se sono tornati al motel si saranno già accorti della nostra assenza...-
Kairone tornò a noi, interrompendo i nostri bisbigli.
- Dov'eravamo? Ah, già... perchè siate venuti a Nuova Babilonia?-
- E' proibito visitare la Capitale?- domandò Ran
- No, ma è proibito mentire... rispondete ancora con un tono di scherno e vi assicuro che ve ne pentirete! Allora, cosa cercavate all'archivio?-
Oramai era chiaro che mentire non avrebbe fatto altro che peggiorare le cose; non ci rimaneva che temporeggiare e giocare d'astuzia, sperando nell'arrivo dei nostri amici.
- Un libro- risposi, calma
- Che libro?-
- Uno che... che non c'era. Così siamo andati in biblioteca-
- Dimmi quale libro!-
- Gli annali bellici...-
Kairone ci diede le spalle, andando alla terrazza. Pareva pensieroso.
- Annali bellici- ripetè- ah, sì, giusto! Non li avete trovato perchè li stanno aggiornando qui a palazzo... ma a cosa vi servivano?-
Guardai con la coda dell'occhio Ran, intento a trafficare con le mani... stava sciogliendo i nodi. Tornai a guardare Kairone.
- Sappiamo che gli annali tengono conti di tutti i fatti di guerra- spiegai
- Quali fatti?-
- Quelli... quelli riguardanti la Guerra delle Lune-
- Puoi essere più precisa, di grazia?-
- Volevamo informazioni sul Primo Imperatore-
Dopo aver udito quel nome, Kairone s'irrigidì, stringendo forte i pugni.
- Perchè?- domandò semplicemente- Che importa a dei ragazzi?-
- Ecco, noi...- farfugliai
Qualcuno bussò provvidenzialmente alla porta.
- Cosa c'è?- domandò sgarbatamente Kairone
Naru entrò con un'aria sconcertata sul volto pallido.
- Una persona chiede di voi-
- Perchè quell'espressione, Naru?-
- Ecco, maestà... quella persona sostiene di essere il principe Aki!-
Coraggio-parte 2-
Quando ripresi conoscenza e aprii gli occhi, mi ritrovai legata mani e piedi ad una sedia di legno scuro, con lo schienale lavorato. Ran era costretto su una sedia uguale alla mia, accanto a me.
La sala in cui ci trovavamo era enorme e luminosa, con il pavimento lucidissimo; uno splendido lampadario di cristallo dondolava sulle nostre teste, mosso da un leggero vento, e i suoi pendagli prismatici tintinnavano soavemente. Arazzi antichi e preziosi abbellivano le pareti, segno di un certo gusto per la storia e per la raffinatezza e le finestre, tutte aperte, erano incastonate in quelle pareti finemente intonacate. In fondo alla sala, proprio davanti a noi, c'era una portafinestra che dava su una bianca terrazza, davanti alla quale danzavano elegantemente delle tende, simili ad evanescenti danzatrici.
- Stai bene?- mi chiese Ran
- Abbastanza, sono solo intontita. E tu?-
- Idem. Hai visto che lusso?-
- Sì! C'è odore di cera d'api, lo senti? Proviene dal tavolo alle nostre spalle. Devono averlo appena lucidato, ma non riesco a girarmi per vederlo-
- Io detesto la cera- protestò Ran- mia madre ha l'abitudine di stenderla, a casa, e io puntualmente scivolo...-
Soffocai una risatina, poi dei passi ci zittirono: qualcuno si stava avvicinando alla stanza in cui eravamo prigionieri. Il pesante portone venne spalancato e davanti a noi comparve un uomo alto, ben vestito, con una maschera sul volto. Dietro di lui stava un uomo di mezza età dall'aria distinta, che lo seguva con fare ossequioso.
- Solo due?- domandò l'uomo, con voce fredda- Avevi detto che erano quattro...-
- Al motel sono stati trovati solo questi due, maestà- si giustificò il servitore, inchinandosi
All'udire la parola "maestà" capimmo di trovarci davanti Kairone in persona.
- Pazienza, tanto è solo questione di tempo- concluse Kairone- dunque... cos'abbiamo qui? Una mocciosa dagli occhi rossi e un abitante! Strano duo, non trovi, Naru?-
- E' come dite, mio signore-
Karone si avvicinò a me e Ran, le mani congiunte dietro la schiena.
- Dove sono i vostri due compagni?-
- E speri anche che te lo diciamo?!- ribatté Ran
L'uomo ebbe uno scatto rabbioso e lo colpì al volto con il dorso della mano.
- Ran!- pensai, sentendo il cuore saltare un battito
-Non mi piacciono gli insolenti- sibilò l'imperatore, pulendosi la mano su un candido fazzoletto
Per tutta risposta, Ran alzò su di lui uno sguardo di sfida.
- Tu, piccolo...- mormorò Kairone, con stizza
- ...lo so io dove sono- sbottai, cercando di evitare il peggio- sono in città-
- Dove, esattamente?- m'incalzò Kairone- Non farmi perdere la pazienza, ragazzina...-
- A-all'ambasciata-
- Quale?- tuonò Kairone, strattonandomi per la maglia- Ci sono almeno tre sedi!-
- Non lo so! La più vicina al motel, penso-
Con un gesto disgustato, l'uomo mi lasciò andare e chiamò il suo servitore.
- Trovali- ordinò, secco
venerdì 3 dicembre 2010
Coraggio-parte 1-
- Credo di avere un'idea- sbottò Vee, alzando gli occhi dalla planimetria
- Cioè?- gli si rivolse Ki
- Gli unici che hanno accesso al palazzo senza particolari problemi sono gli ambasciatori delle altre terre... dobbiamo fingerci dei diplomatici stranieri-
- Giusto- convenne Ki- per i documenti basterà fare un salto all'ambasciata più vicina! Col solito sistema, possiamo farcela-
- Intendi con uno che ruba e l'altro che fa il palo?- domandai- Lo immaginavo!-
- Sì, ma questa volta non verrai con me, Leara... resterai qui con Ran. Andremo solo io e Vee-
- Va bene-
Vee piegò la piantina, se la mise in tasca e uscì dal motel assieme a Ki.
- Speriamo che funzioni- si augurò Ran
- Abbi fiducia, dobbiamo essere positivi- dissi, sorridendo
- Ok... piuttosto, per ingannare il tempo posso chiederti una cosa?-
- Sicuro-
- Tu conosci molto bene Vee... mi racconteresti qualcosa su di lui?-
- Vediamo... come ti ho detto, suo padre era un ex militare e tutti lo chiamavano "il colonnello"! Era un uomo molto spiritoso e forte, proprio come Vee sapeva arrangiarsi in tutto e ha sempre difeso il villaggio con grande coraggio. Ci ha insegnato molte cose, sai? Morì quando Vee aveva circa 15 anni-
- Come? In guerra?-
- No. Fu molto peggio... i soldati imperiali lo giustiziarono per crimini contro l'impero... fu un'esecuzione esemplare, nella piazza del villaggio, davanti a tutti! Era un monito per evitare ribellioni... Vee assistette alla sua esecuzione-
Ran deglutì.
- Sì, dev'essere stato orribile- commentò
- Puoi dirlo! Da allora, Vee decise di difenderci lui al posto suo... ehm, possiamo cambiare argomento?-
- Scusami, certo! Allora, secondo te cosa pensa di me?-
Lo osservai con aria sorpresa.
- Non glielo hai detto?- mi stupii- Ran, ma quanto pensi di aspettare!-
- Che mi cresca il coraggio, penso...-
La conversazione venne interrotta da un brusco rumore all'esterno. Sbirciammo dalla finestra e notammo dei soldati entrare nel motel.
- ... Leara, scappiamo!-
- Sì-
Ran e io ci lanciammo nel parcheggio, scavalcando velocemente la finestra, ma a metà strada venimmo bloccati dai militari imperiali.
- Fermi- intimarono, le armi puntate
Sia io che Ran alzammo le braccia in segno di resa e due uomini ci piombarono alle spalle, ammanettandoci e calandoci due cappucci neri sulla testa. Venimmo spinti a forza dentro un'auto di grossa cilindrata, gettati con malagrazia sui sedili posteriori e portati via, diretti al palazzo di Kairone.
Cap. XIII: Coraggio
- Ok, breafing prima di agire- dichiarò Vee, una volta rientrati al motel- facciamo i bravi soldati e non gettiamoci nella mischia senza un piano, oppure temo sarà molto dura!-
- Come sei pratico- commentò Ran, ammirato
- Mi sembra logico, no? La nostra è una specie di azione militare, meglio pianificarla bene-
Ran annuì.
- Il padre di Vee era un militare- bisbigliai all'orecchio del mio amico- ora capisci molte cose, no?-
- Sì, grazie-
Mentre Ki e Vee riflettevano, Ran si ricordò di aver scordato qualcosa d'importante nella sua borsa da college.
- Ah-ahm- fece
Ci voltammo tutti verso di lui.
- Io avrei una planimetria del palazzo di Kairone- annunciò, con uno scintillio soddisfatto nei vispi occhi nocciola- ho fatto una fotocopia prima di uscire dalla biblioteca! Se volete intrufolarvi, vi sarà utile-
- Potevi dirlo subito!- esclamai
- Mi era passato di mente- ammise, passando la carta a Ki
- Bravissimo, ottimo lavoro!- si complimentò Ki
- Infatti, bel lavoro- gli fece eco Ki- ci è indispensabile, se vogliamo muoverci all'interno...-
Palazzo di Kairone.
- Mio signore, ho delle informazioni interessanti riguardo gli eventi accaduti di recente- parlò Naru, inchinandosi al suo signore
- Avete trovato i colpevoli dell'intrusione all'archivio?- domandò l'imperatore, seduto lascivamente su uno scranno di broccato
- No, ma sappiamo chi sono e questo è davvero curioso- rispose Naru
Kairone, intento a fissare distrattamente il pavimento, alzò lo sguardo sul suo fedele primo ministro.
- Cosa intendi?- lo incalzò
- Siamo quasi sicuri che siano gli stessi che hanno liberato i prigionieri di Borgo Castrum e, molto probabilmente, che hanno rapinato la banca- continuò l'uomo- sono in quattro-
- Mi aspettavo un esercito! Ma Borgo Castrum... non si tratta dei ribelli?-
- No, maestà. Ad ogni modo, tre dei presunti ricercati hanno gli occhi rossi, il quarto è un Abitante-
L'uomo rise sinistramente.
- Liberano dei prigionieri, rapinano una banca, fanno irruzione nell'archivio... che gruppo vivace! Dove sono, ora?-
- Attualmente alloggiano in un motel fuori città-
- Bene, Naru, ottimo lavoro. Valli a prendere, subito-
- Agli ordini, maestà-
giovedì 2 dicembre 2010
Legami-parte 3-
- Uhm... prendo questa! Ah, ho vinto di nuovo-
Vee scosse la testa e gettò le carte sul sedile, mentre Ki si appoggiò allo schienale.
- Ha una fortuna sfacciata- osservò, rivolto a Vee
- Scordati di vincere con lei a questo gioco- gli disse Vee- all'uomo nero non la batte nessuno!-
- La mia è strategia, non fortuna- rettificai, raccogliendo le carte e mescolandole
- Lo sai come si dice, no?- mi si rivolse Vee, facendo un sorriso felino- fortunata al gioco, sfortunata in amore...-
- Al momento non m'interessa- ribattei, in tono superiore- inoltre, chi dice che sia vero?-
Vee rise e mi tirò una ciocca di capelli. Osservandoci, Ki non potè fare a meno di sorridere e d'invidiarci un po'.
- Voi due sembrate proprio fratello e sorella- commentò
Prima che potessi rispondere, l'arrivo improvviso di Ran ci spaventò; si lanciò verso la jeep, appoggiandosi allo sportello e ansimando per la corsa.
- Ma sei matto?- brontolò Vee- Ci hai fatto prendere un colpo...-
- Scusatemi- ansimò Ran- ma sono arrivato qui correndo come un pazzo e non ho frenato in tempo! Devo dirvi subito quello che ho scoperto-
Scendemmo dalla jeep e facemmo due passi in centro, mescolandoci alla folla.
- Non sono riuscito a portarvi dei libri- esordì, le mani in tasca e lo sguardo fisso sui passanti- ma ho comunque le risposte che volevate!-
- Non tenerci sulle spine- lo esortò Vee
Ran smise di camminare e si girò, in modo da essere perfettamente di fronte a Ki.
- So cosa sono l'aquila e il drago... Leara aveva ragione a pensare che fossero collegati! Lo stemma con l'aquila è l'araldo della dinastia dei Darcya e il drago rappresenta il "delfino", cioè l'erede maschio primogenito... in poche parole, Ki è il figlio del defunto Primo Imperatore e l'ultimo erede della dinastia reale dei Darcya-
Un silenzio pesantissimo calò su di noi, tanto da riuscire a isolare i rumori esterni. A ognuno di noi balenarono nella mente pensieri contrastanti.
- Lo sapevo- dissi semplicemente- non so come spiegarlo, ma lo sapevo! Allora, Ki sarebbe...-
- Il principe Aki (=autunno)- intervenne Ran- così, almeno, mi è stato detto-
Ki fece un passo indietro, portandosi una mano alla testa. Aveva un'espressione confusa.
- Io... non ricordo niente- mormorò- ma se ciò che dici è vero, perchè sono ancora vivo?-
- Il tuo tatuaggio prova che tu sei Aki- dissi- ma è vero, dovresti essere morto nell'incendio del palazzo...-
- L'incendio non è stato un tragico incidente- intervenne Ran- è stato Kairone, com'era prevedibile... la bibliotecaria mi ha detto che all'epoca lui era il primo ministro!-
- Ragazzi, andate piano- ci disse Vee- lasciatelo respirare, ok?-
- ...sto bene- lo rassicurò Ki, riprendendo colore- i miei ricordi sono ancora confusi, ma ho spesso dei flash che riguardano un incendio e qualcuno che mi porta via... se Kairone voleva uccidere anche me, non c'è riuscito ma credo non ne sia a conoscenza-
- Non voleva che ci fossero eredi al trono!- esclamai- E' logico... ma chi ti avrà salvato? Un servitore?-
- Magari era un ordine dei sovrani- azzardò Vee
- Ascoltatemi- parlò Ki, catturando la nostra attenzione- ho preso una decisione: voglio fermare Kairone. Non ho alcun interesse verso il trono, non m'interessa essere re, tuttavia... come erede dei darcya, sento il dovere morale di vendicare la mia famiglia e mettere fine alla follia di Kairone. Forse non ha senso quel che dico, ma è ciò che sento! Questo, però, sarà molto pericoloso... non posso chiederevi di arrivare a tanto per me. Vi ringrazia per tutto, ma questa è la mia battaglia, la mia crociata personale e non ho il diritto di coinvolgervi... sarei un ipocrita a dire che avervi con me non mi farebbe felice, ma lascio a voi la scelta-
Vee e Ran si scambiarono una lunga occhiata.
- Io vengo con te- decisi- voglio poterti aiutare! Inoltre, devo sdebitarmi per il tuo aiuto fino a qui... ma la ragione più importante è che noi siamo amici, e gli amici si aiutano sempre-
- Grazie... anche io sarei felice di arrivare in fondo assieme a te, Leara-
- Sarebbe un peccato tornare indietro dopo tutta la strada fatta, no?- disse Vee- E poi, i guai mi piacciono, non posso resistere! Scherzi a parte, Leara ha ragione: noi siamo una squadra-
- Resto con voi- disse Ran- siete tutti miei amici, quindi vi aiuterò!-
Ki sorrise.
- Non avrei mai creduto di poter incontrare degli amici come voi- ci disse- non so cosa succederà, ma che ne dite di mettere la parole fine a questa storia?-
Legami-parte 2-
- Davvero strano- convenne Ran- quale sarebbe, questo volume?-
- E' una raccolta intitolata "Araldica: dalle origini alla Guerra delle Lune". L'autore è ignoto-
- Capisco... e non hai niente che riguarda il periodo precedente la Guerra delle Lune?-
Renon controllò ancora sul computer.
- Ho dei volumi sugli eventi che precedono il Grande Terremoto- disse, assorta nella lettura dei titoli- sono nella sezione di storia contemporanea, quindi puoi prenderli! Oppure ho volumi ancora più vecchi-
Ran scosse la testa.
- No, troppo indietro-
- Sono spiacente, questo è tutto quello che posso dirti-
- Allora... qualcosa sul Primo Imperatore?-
La donna alzò gli occhi dallo schermo, l'aria sorpresa.
- Quei libri non si possono consultare- disse- anzi, nessuna biblioteca li possiede, a parte la nostra! E ne sono rimasti pochissimi, sono stati quasi tutti considerati eretici dall'Indice dei Libri Proibiti e quindi bruciati...-
- ...ti prego, aiutami!- la supplicò, sfoderando l'espressione più disperata che potè- ne ho davvero bisogno... devo sapere cosa sono questi simboli, è importante!-
- N-non posso, io...- protestò lei- non mi sarebbe permesso aiutarti!-
- Rimarrà tra te e me... è veramente importante, non sai quanto-
Renon sospirò e si guardò attorno.
- Aspettami un momento-
Si alzò dalla sua postazione e andò ad aprire una porticina alle sua spalle, entrò e scomparve per un pò. Tornò dopo una decina di minuti con delle fotocopie.
- Come ti ho detto, certi libro non si posso prendere- ribadì- ma posso fotocopiarteli! Erano questi i simboli, no?-
- Esatto- confermò Ran- dove li hai trovati?-
- E' questa la cosa strana, quel libro di araldica di cui ti parlavo c'era eccome! Il computer deve avere qualche problema... ricordavo di averlo visto la settimana scorsa, mentre catalogavo. Era nella sezione sbagliata e non so perchè! Ad ogni modo, l'aquila e il drago sono stemmi nobiliari-
La ragazza si avvicinò a Ran e abbassò la voce.
- Vieni con me, andiamo dove non c'è nessuno-
Spinse un bottone e scivolò di lato uno degli scaffali vicino al muro. Seguita da Ran scese le scale, accedendo ad una sala di lettura deserta.
- Lo stemma con l'aquila rappresenta il casato dei Darcya-
- I... Darcya?- ripetè Ran
- Sì, il casato a cui apparteneva il Primo Imperatore! L'aquila simboleggia la giustizia e le due sfere sono il bene e il male... i rovi dietro l'immagine sono quattro, che s'intersecano, simbolo dell'unione delle Quattro Terre-
- Vai avanti- la incalzò Ran, sentendo il cuore battere forte per l'emozione- cos'è il drago?-
- Esprime più o meno lo stesso concetto. Voglio dire, sfere e rovi sono la stessa cosa, ma il drago è... hai mai sentito parlare del "delfino"?-
- Non stavamo parlando di draghi?-
- Ma no, io intevo il delfino di Francia, ad esempio! Il figlio primogenito del re de della regina!-
- Ah, l'erede maschio...-
- Aha. Nessuno ne è certo, ma pare che il Primo Imperatore avesse un figlio, morto anche lui in quel tragico incendio che distrusse il suo palazzo... il drago è il simbolo del delfino della dinastia Darcya-
Ran rimase qualche secondo a fissare Renon.
- Grazie- le disse poi- e scusa se ti ho fatto rischiare il posto!-
- Lascia stare, ok? A nessuno piace l'attuale imperatore... comunque, non parlarne mai con nessuno, va bene? Secondo certe voci, è stato Kairone a bruciare il palazzo e a uccidere il re e la sua famiglia-
- Lui...? E come avrebbe potuto essere tanto vicino al re?-
Renon scosse il capo, ridendo.
- Ma dove vivi, sulla luna? Kairone era il primo ministro... mi raccomando, muto come una tomba!-
- Promesso-
Legami-parte 1-
Benchè la biblioteca di Curtain Fall fosse una delle più grandi e fornite della Terra Principale, Ran rimase a bocca aperta, quando vide quella della Capitale: milioni di scaffali riempivano l'enorme spazio interno dell'edificio, disposti ordinatamente in file perfette. Al centro stava un bancone di legno in ciliegio scuro, rotondo, all'interno del quale lavoravano zelantemente delle eleganti signorine, ognuna davanti ad un computer di ultima generazione e con tanto di bluetooth.
Sopra le loro teste spuntavano bianchi altoparlanti, che ogni tanto vibravano, riproducendo la voce di una di loro. Telecamere di sorveglianza sofisticatissime erano piazzate in ogni angolo, non un centimetro della biblioteca restava sguarnito.
Quasi tutti erano a conoscenza del fatto che la biblioteca, recentemente restaurata, doveva il suo aspetto al ritrovamento del progetto di un'antichissima struttura: la Biblioteca del Congresso di Washington D.C., collocata nel cuore di uno dei Paesi un tempo più potenti, gli Stati Uniti d'America.
Ben presto, Ran si rese conto che quella non era che la prima sala; osservò curiosamente una delle bibliotecarie schiacciare un pulsante sotto il bancone e poi uno degli scaffali in fondo alla sala spostarsi di lato, mostrando una scala che scendeva... alcuni ragazzi la ringraziarono e si diressero tranquillamente e chiacchierando in quella direzione.
- Non ci posso credere- mormorò
Dal momento che non conosceva la collocazione dei volumi (nonostante ogni scaffale avesse ben in evidenza la sezione che ospitava, in ordine alfabetico e tematico), si avvicinò ad una delle ragazze per domandare informazioni.
- Buongiorno- lo salutò una giovane dai capelli biondi, sorridendo- come posso aiutarti?-
- Ah, be'....- esitò Ran, osservando il suo cartellino con il nome- Renon, posso chiederti una cosa? Vedi, io sto cercando dei libri particolari, ma non conosco la biblioteca e quindi non so come cercarli! Puoi aiutarmi?-
- Sarò lieta di aiutarti. Conosci i titoli? Oppure mi sai dire cosa riguardano? Letteratura, geografia...-
- Storia- la interruppe Ran- storia della Terra Principale, direi-
Renon controllò sul suo computer, facendo passare agilmente le dita sulla tastiera.
- Abbiamo un'intera sezione dedicata a questo argomento- lo informò- però, quella è un'area ad accesso limitato ed è solo parzialmente consultabile. Devi avere un permesso speciale rilasciato dalla sede governativa più vicina-
- Ah, capisco... non puoi proprio consultarli?- insistette
- Posso cercare di dirti qualcosa io, sì- rispose lei- quei libri sono solo per consultazione interna! Però posso cercare di vedere il contenuto e suggerirti delle alternative-
Ran riflettè velocemente; doveva trovare il modo di consultare quei libri.
- Ok, tentiamo diversamente- disse, prendendo dalla tasca dei jeans i miei disegni- mi sai dire qualcosa su questi?-
Mostrò alla ragazza il foglio e attese.
- Credo di averli già visti- borbottò lei, cercando di ricordare- aspetta solo un attimo, controllo nella sezione di araldica!-
Il giovane osservò Renon scrivere velocemente qualcosa sulla tastiera e muovere il mouse ottico. Attese pazientemente per alcuni minuti, poi studiò l'espressione che si era dipinta sul volto della bibliotecaria.
- Qualcosa c'è- rivelò- però... è davvero strano! Non mi è mai capitata una cosa simile da che lavoro qui... ci dev'essere un bug nel sistema! Il volume esiste, ma nella collocazione segnata non risulta-
mercoledì 24 novembre 2010
Cap.XII: Legami
Per due giorni consecutivi, la pioggia continuò a scrosciare incessantemente sulla Capitale, piccoli dardi d'acqua che piombavano al suolo e si trasformavano in cerchi concentrici. Il cielo era talmente uggioso e cupo da far sembrare le gonfie e livide nuvole temporalesche creature immaginarie pronte ad inghiottire il cielo in un sol boccone.
Non ci eravamo mossi dal motel per tutto quel tempo, anche per far calmare le acque: dopo la faccenda dell'archivio e della banca non era il caso di destare altri sospetti. La noia e l'impazienza iniziavano a divorarci, volevamo mettere il naso fuori dall'edificio e poterci recare in biblioteca per le nostre ricerche. Il terzo giorno, finalmente, il cielo smise di lacrimare e un timido sole malaticcio spuntò dietro le nubi grigiastre.
Scendemmo in città con la jeep e parcheggiammo al limite della zona pedonale.
- Ci sono molti più soldati in giro- osservò Ran- sapete che vi dico? Che l'incursione nell'archivio deve averli messi in allarme! I controlli sono aumentati paurosamente-
- E' proprio questo il problema, non possiamo muoverci liberamente- disse Vee- sappiamo già che noi saremo i primi ad essere sospettati! E solo perchè abbiamo gli occhi rossi...-
- Questo ci rallenta, è vero- ammise Ki- ma non deve fermarci-
- Io credo di avere avuto un'idea- sbottai- dal momento che tre di noi non possono muoversi senza destare sospetti, mandiamo avanti Ran! Lui è un Abitante, non avrà problemi-
- Giusto!- esclamò Ran- Ragazzi, fidatevi di me, ok? Andrò io! Inoltre, mi so muovere bene nelle biblioteche, anche se dovessi cercare da solo, come ogni studente che si rispetti-
- Mi sembra una buona idea- sentenziò Vee
- Tentiamo- assentì Ki
Passai al mio amico il foglio con i disegni e lo seguii con lo sguardo mentre scendeva dalla jeep e s'incamminava tranquillamente all'entrata della biblioteca. I soldati di guardia non lo degnarono di uno sguardo.
- Maledetti bastardi- imprecò Vee tra i denti, scuotendo il capo- mi fanno venire il voltastomaco, sono solo degli stronzi!-
Ki annuì gravemente e io sospirai: se fosse entrato uno di noi tre, sarebbe stato perquisito e interrogato, forse addirittura con medoti pari a quelli dell'Inquisizione spagnola.
- Non cambierà mai nulla- pensai
martedì 23 novembre 2010
La città sepolta-parte 4-
- Che stai facendo?-
Ki si avvicinò a me, intenta a scribacchiare qualcosa su un blocco da disegno, seduta alla finestra della stanza di motel.
- Faccio uno schizzò dei due stemmi- spiegai, senza togliere gli occhi dal foglio- voglio metterli a confronto e provare a ragionarci sopra!-
- La trovo un'ottima idea- commentò, sbirciando il mio lavoro- accidenti, sei davvero brava!-
- Oh, grazie... ma è solo uno schizzo!-
- Hai un'ottima memoria visiva. Dimmi, hai già qualche teoria in proposito?-
- Be', diciamo che sono quasi sicura che il drago e l'aquila siano entrambi simboli di potere... ma fino a qui ci potrebbe arrivare anche uno stupido! Voglio dire, l'aquila d'oro di Giulio Cesare, il dragone simbolo dell'impero cinese... sono tutti emblemi importanti di personaggi o nazioni potenti e rispettate. Mi segui? Detto questo, mi viene da pensare che il tuo tatuaggio sia un segno di riconoscimento-
- Un marchio, vuoi dire?-
- Sì, ma non di fabbrica! Scherzi a parte, io la penso così. L'altro stemma, invece, d'evessere l'araldo di un casato-
- Sì, fino a qui fila... ma come sarebbero collegati, secondo te?-
Prima di rispondere posai blocco e matita a terra. Ki aspettò pazientemente che proseguissi, senza fiatare.
- E' interessante?- gli chiesi, sorridendo- Mi fai un sacco di domande!-
- Certo- rispose- mi piace ascoltare quello che dici, quindi vorrei arrivare in fondo al tuo ragionamento-
- Ok! Ecco, io penso che i due animali siano un po' la stessa cosa... mi spiego: credo che siano due modi differenti di rappresentare lo stesso concetto-
- Quale concetto?-
- Nobiltà-
Ki osservò la pioggia scrosciare fuori dalla finestra e gli edifici annegare in essa, come scogli lambiti dalle onde del mare.
- Pensi che io appartenga ad un casato nobiliare?- mi chiese
- Sì. Perchè non potresti, scusa? Meglio non escludere nulla, dato che non sappiamo nulla-
- Nobile, eh? Al momento sono un vagabondo!-
- Nessuna delle due cose esclude per forza l'altra-
All'improvviso si voltò verso di me.
- Lo sai, la tua semplicità è illuminante- osservò, sorridendo
- Be', pensare semplice è meglio- dissi- la gente ragiona sempre im modo troppo contorto!-
- Se anche tu avessi ragione, che fine ha fatto il mio casato? E' decaduto?-
Staccai il foglio con i disegni dal blocco e lo piegai in quattro.
- Per questo andremo in biblioteca col disegno- dichiarai- consulteremo tutti i libri possibili! Se troviamo l'origine di questi simboli, ritroveremo anche le tue radici...-
venerdì 19 novembre 2010
La città sepolta-parte 3-
- Bleah, mi sento un topo di fogna!- borbottai, entrando in camera
- Siamo in due, allora- mi disse Ki, sedendosi sul bordo del letto
Mi sedetti vicino a lui e mi tolsi gli stivali, appoggiandoli in un angolo, poi mi levai maglia e giacca, gettandole a terra: era tutto da buttare.
- E' tutto da gettare via- sbuffai
- Sì, anche la mia roba- assentì Ki, gettando via la sua t-shirt- domani compreremo altri abiti! Adesso siamo ricchi, no?-
- Ricchi? Magari! Siamo dei ladri e dei truffatori...-
- Di questi tempi è la stessa cosa-
Mi voltai verso di lui e notai qualcosa... gattonai sul letto, avvicinandomi per vedere meglio.
- Cosa c'è?- mi chiese
- Hai un tatuaggio- risposi, indicando il tuo torace con una mano- ma cos'è?-
Scesi dal letto e andai di fronte a lui, seduto con gli avambracci appoggiati sulle cosce.
- Non ne ho idea- ammise
- Come al solito!- esclamai, ridendo- Tu non sai mai niente... ehi, fammi vedere bene, dai, mettiti dritto con la schiena!-
Ki obbedì e io mi misi in ginocchio, osservando con attenzione il tatuaggio che aveva vicino all'ombelico, sul lato destro. Piegai la testa di lato, cercando di focalizzarlo: era piccolo, ma non sbagliavo pensando che fosse lo stesso disegno dello stemma; l'unica differenza riguardava l'aquila, sostituita da un drago con scaglie similia a foglie.
- Uhm...- feci, pensierosa- assomiglia allo stemma!-
- Già. Allora, secondo te cos'è?-
- E' ovvio il collegamento, ma...-
- Ehi, ragazzi!-
Ran entrò nella stanza spalancando la porta, fecendomi sussultare. Mi alzai in piedi e lo guardai.
- Sì, cosa c'è?- gli chiesi
Lui sbattè le palpebre velocemente.
- Leara, puoi usare il nostro bagno- mi comunicò- ma, per curiosità, che stavate facendo?-
- E' una storia lunga- semplificò Ki, mentre io raccoglievo le mie cose- ve la spiegheremo dopo-
Uscii dalla stanza con Ran ed entrai nella sua, salutando Vee, che se ne stava sdraiato sul letto a zappingare annoiatamente.
- Grazie del bagno!- conguettai
- Figurati- ribattè Vee
- ...dai, mi dici di che parlavate prima?- sbottò Ran- Cosa facevi? Lo sai che sono curioso come una scimmia!-
- Eh? Ma niente, stavo solo cercando di capire se il suo tatuaggio e lo stemma erano identici!- spiegai
- Cosa? Cosa?- intervenne Vee, l'aria divertita- Di che parlate?-
- Quale tatuaggio?- chiese Ran
- Oh, insomma, mi lasciate lavare? Ve lo dirò dopo!-
Mi chiusi in bagno e lasciai i miei due amici con quel piccolo mistero insoluto.
- Deve stare attenta a quello che fa- borbottò Ran- può dare strane impressioni, alla gente...-
Vee scoppiò a ridere, mettendosi a sedere.
- Che c'è da ridere?-
- Scusa, scusa... ma lo sai che sei uno spasso? Ad ogni modo, di quale tatuaggio parlavate?-
- Non lo so, io non l'ho visto- rispose Ran, sedendosi sul letto a gambe incrociate
- Mah... sarà l'ennesimo indizio-
Ran annuì.
- Ho una domanda- confessò- vorrei la tua opinione riguardo Ki e la sua vera identità!-
Vee assunse un'espressione decisamente pensierosa e si sdraiò, osservando distrattamente il soffitto intonacato della stanza, nei cui angoli spuntava un'ombra di muffa.
- Leara potrebbe aver ragione- rispose- se fosse un nobile, si spiegherebbero molte cose! Tuttavia, non mi è chiaro il suo vuoto di memoria... come fa a non ricordare nulla dei primi quindici anni della sua vita? Non è una semplice amnesia da trauma-
- Spiegati- lo incalzò Ran
- Sai, nei casi di shock con amnesia, di solito si perde la memoria a breve termine... cioè, si dimentica il fatto che ha provocato il trauma. Sicuramente è accaduto qualcosa, ma non è stato quello a fargli dimenticare tutto! La sua è un'amnesia insolita, non naturale, direi indotta da qualcuno-
Ran non parlò, aspettando che Vee terminasse il suo ragionamento.
- In poche parole, gli è stata volutamente cancellata la memoria- concluse
- Ma da chi? E perchè?-
- Questo è quello che stiamo cercando di scoprire, no? Ad ogni modo, se sapessimo chi è sarebbe tutto più semplice! Per il movente, intendo-
- Fosse semplice- pensò Ran
giovedì 18 novembre 2010
La città sepolta-parte 2-
- Come hai fatto a notarla?-
- Quando siamo caduti qui sotto, la torcia mi è uscita dalla tasca e si è accidentalmente accesa, puntando in questa direzione... quando l'ho raccolta ho visto la scala appesa al muro-
Prima di farmi salire, Ki si assicurò che i pioli reggessero, poi mi lasciò passare e si arrampicò dopo di me. In cima alla scala stava un'apertura circolare, dalla quale sbucai... un tanfo tremendo mi punse le narici, costringedomi a mettermi una mano sul naso per non inalare quell'odore nauseabondo.
- Che schifo!- esclamai
- Cosa c'è adesso?- mi domandò Ki, che pazientemente attendeva che mi decidessi a salire
- Credo che sia una fogna!-
- Lo immaginavo, sai? La rete fognaria è sopra le rovine, svolge il ruolo d'intercapedine tra questo posto e la città... forse è un modo per tenere tutto nascosto. Ora, però, ti dispiacerebbe salire? Dobbiamo muoverci-
Obbedii con riluttanza e anche Ki respirò quell'odore tremendo.
- Dannazione, è insopportabile- protestò, facendo una smorfia
- Già. Capisco che le fogne non profumino, però...-
- Mi domando che diavolo scarichino quaggiù per provocare questa puzza!-
Trattenendo il respiro per via di quegli effluvi tremendi, avanzammo rasenti i muro marcescenti, attraversando parecchie gallerie, mentre le putride acque che scorrevano vicino ai nostri piedi gorgogliavano vivacemente. Se Ki aveva ragione, prima o poi avremmo raggiunto in punto per salire in superficie e così fu: questa volta salì prima lui sulla scala, per spostare il tombino... con cautela, Kilo scostò appena, sbirciando fuori, poi lo spostò di lato e uscì con un balzo, aiutando anche me; intravidi il cielo ancora arrossato dall'aurora. Non appena fummo fuori (e la fogna richiusa), respirai a pieni polmoni l'aria pulita.
- Ci è andata bene- osservò Ki, spazzandosi i jeans- questo vicolo è deserto...-
- Puoi dirlo- confermai- A proposito, Vee e Ran ci staranno aspettando!-
- Sbagliato, eravamo qui a goderci lo spettacolo di voi due che uscite da una fogna puzzolente!-
Udendo l'inconfondibile tono canzonatorio di Vee ci voltammo e individuammo lui e Ran alle nostre spalle.
- Abbiamo visto il tombino sollevarsi- spiegò Ran- non pensavamo foste voi! State bene?-
- Abbastanza- risposi, togliendomi il basco e e scuotendolo energicamente, spargendo un po' di polvere sul lastrico
- Accidenti, puzzate da far schifo!- esclamò Vee, avvicinandosi a Ki
- Be', eravamo in una fogna... non al centro benessere- ribattè Ki, togliendosi il giubbotto umido e sporco
- Ah, di sicuro è un odore persistente! Piuttosto, che avete scoperto? Perchè dovete aver fatto qualcosa di utile, altrimenti vi ammazzo tutti e due...-
- Abbiamo trovato le fondamenta di una città misteriosa- dissi- inoltre, abbiamo visto lo stesso stemma della collana di Ki su una colonna! Ah, niente annali, però-
- In biblioteca dobbiamo sempre andarci?- intervenne Ran- Perchè sarebbe meglio domani! Oggi avete creato troppo trambusto... sono tutti in allerta-
- Sì, hai ragione tu- sospirò Ki- inoltre... devo levarmi di dosso questa puzza ad ogni costo!-
La città sepolta-parte 1-
Ki si fermò e, anche se non vedevo chiaramente il suo volto, sapevo che stava pensando.
- Ci stavo pensando anch'io- ammise- potrebbe essere!-
- Sarebbe fantastico, ma ammetto che la cosa mi deluderebbe anche- continuai- inosomma, tutto ciò che resta è questo? Pensi sia stato Kairone a nascondere le rovine?-
- Non mi stupirebbe. C'è chi dice che Gandara fosse la capitale del Primo Imperatore, anche se non possiamo essere sicu...-
Si bloccò di colpo, come se avesse dimenticato le parole, ma ben presto m'accorsi che stava fissando qualcosa: una snella colonna scanalata in stile ionico, con una delle eleganti volute ancora intatta, l'ovulo perfetto e armonioso. Lo zoccolo su cui poggiava era sgretolato quasi interamente e il raffinato capitello indistinguibile, benchè i triglifi e le metope dell'architrave fossero ancora in parte visibili. Al centro del fusto, in rilievo, vi era scolpito qualcosa che rassomigliava ad uno stemma.
- E' uno stemma nobiliare?- domandai- Di che casato?-
- Non vedo bene da qui. Avviciniamoci di più-
Avanzammo in direzione della colonna e Ki puntò la luce della pila elettrica sullo stemma: un'aquila reale ad ali spiegate che reggeva negli artigli due sfere, mentre rovi intricati s'inerpicavano alle sue spalle. Era familiare, dove lo avevo già visto? Mentre mi sforzavo di ricordare, Ki prese tra le mani la sua croce.
- Lo stesso stemma della croce...- mormorai
- Sì, infatti- confermò lui- cosa significherà?-
- Non lo so, nemmeno sappiamo cosa sia realmente questo posto! Forse è davvero il caso di cercare in biblioteca, no? Mi stai ascoltando?-
Quando lo vidi ancora immobile a fissare la colonna, capii che non aveva sentito una sola parola di ciò che avevo appena detto. Riuscivo a capire come doveva sentirsi, un altro indizio che lo portava un passo più vicino alla verità; tutto ciò, però, non faceva che rafforzare in me la convinzione che Ki fosse di origni nobili e che quello fosse lo stemma del suo casato.
- L'aquila che regge due sfere- riflettei mentalmente- l'aquila è un simbolo molto comune, ma non capisco cosa rappresentano le sfere... perchè due? E i rovi? Ah, potrei lambiccarmi il cervello per settimane!-
Dal soffitto piovve sulla mia testa una leggerissima sabbiolina e si staccò una falda d'intonaco, che si sbriciolò prima di toccare terra. Alzai lo sguardo e mi parve di sentir vibrare tutto, come se mi trovassi sotto al ponte di una ferrovia. I rumori esterni, anche se attutiti, arrivavano alle mie orecchie: persone che parlavano, mezzi pubblici in movimento.
- Ki, penso sia meglio uscire- suggerii- lo senti? Inizia ad esserci gente per le strade, devono essere come minimo le sei del mattino!-
- Sì, hai ragione- assentì lui- ma dici che abbiamo fatto venire già le sei?-
- Non so da quanto siamo qui...-
Un rumore molto più forte ci fece sussultare: il portone dell'archivio era stato aperto e ben presto si sarebbero accorti dei segni di effrazione che avevamo lasciato. Senza fiatare, Ki mi afferrò per un braccio e mi trascinò con lui.
- Aspetta, come usciamo se non possiamo risalire?- domandai, arrancando per stare al suo passo
- Sono già dentro, tra poco scopriranno la voragine- rispose Ki- sono certo di aver visto una scala di ferro, quando siamo precipitati-
- Ne sei certo? O speri sia così?-
Ki non rispose. Sospirai e lo seguii, fidandomi di lui, dato che io non avevo visto assolutamente nulla... superata nuovamente la voragine, vidi la scala a pochi metri di distanza.
- Eccola- bisbigliò Ki, illuminando i pioli arrugginiti
venerdì 12 novembre 2010
Cap. XI: La città sepolta
Stava ormai albeggiando quando Ran attraversò di corsa il parcheggio dietro il motel per raggiungere Vee, che da poco aveva parcheggiato la jeep dopo quasi due ore di ricerche a vuoto per Nuova Babilonia.
- Finalmente sei tornato!- gli disse
- Già... a mani vuote, però- ribattè lui, massaggiandosi il collo- è stato un giro a vuoto! Dov'è Leara?-
- Veramente ha capito dov'era Ki ed è andata da lui- rispose il ragazzo- mi ha detto di aspettarti e poi di raggiungerli all'archivio-
- Aspetta, quale archivio?-
- L'edifcio adiacente la biblioteca. Lo abbiamo anche visto, ricordi? Leara è sicura che Ki sia andato laggiù per cercare gli annali bellici... ci ha preceduti per aiutarlo-
- ...quando li trovo, giuro che li strozzo tutti e due! Sali, andiamo anche noi-
Ran assentì col capo e salì in auto, ma rimase a fissare Vee con la cintura tra le mani.
- Che c'è?-
- Non sei stanco di guidare? Vuoi che ti dia il cambio?-
- Tu sai guidare?!-
- Ehi, non stupirti a quel modo! Sì che lo so fare, ho imparato a sedici anni come tutti...-
Vee rise e mise in moto la jeep.
- Scordatelo- gli disse- la mia jeep non la guida nessuno!-
- Non la faresti guidare neppure a me?- insistette Ran
- A te potrei lasciar fare qualunque cosa... tranne guidare la jeep- rispose Vee, sorridendo- chiaro il concetto? Lascia stare e partiamo-
- Qualunque altra cosa, eh?- riflettè Ran, fantasticando sul significato della frase- Ci penserò sopra, stanne certo-
- Ah! Che schifo, un topo mi è passato sul piede...-
Mi strinsi di più a Ki, cercando di essergli più vicina della sua stessa ombra, poichè quel posto sotterraneo era buio, polveroso e maleodorante, inoltre ospitava colonie di ratti dal pelo ispido e gli occhi luciferini. Il terreno era cosparso di macerie e sabbia ma vi erano punti in cui l'acqua piovana, filtrando dalle fratture dell'edificio soprastante o approfittando della porosità della roccia, aveva bagnato il suolo, rendendolo umido e ammuffito. Di quell'antico edificio non erano rimasti che pochi frammenti scrostati, erosi dal tempo, intaccati dalla sabbia e imputriditi dall'acqua, e qualche pilastro scheggiato, con i raffinati capitelli e le architravi ormai ridotti ad anonime pietre grezze sbozzate come se appena uscite dalle cave.
Forse nessuno sapeva che era esistita un'altra città, ora sepolta sotto Nuova Babilonia, e mi riusciva difficile immaginare di che città si trattasse... la cosa non mi sorprendeva più di tanto, però: Kairone aveva cercato d'insabbiare ogni questione losca sul suo conto e si era preoccupato soprattutto di cancellare le tracce del passato e dei suoi predecessori, accanendosi sul Primo Imperatore con una vera e propria damnatio memoriae. Questo era uno dei motivi per cui, molti giovani come me, non avevano idea dell'ubicazione della precedente capitale o della dimora della famiglia reale; non un minimo particolare degli eventi posteriori alla salita al trono di Kairone era stato risparmiato. Forse, quei resti addormentati che giacevano sotto la Capitale erano appartenuti alla città del Primo Imperatore! O forse erano solo precedenti edifici, inghiottiti dai terremoti o rasi al suolo dai bombardamenti della recente guerra... d'un tratto, nella mia mente si materializzò un'idea.
- Ki...- sussurrai, afferrandogli un braccio
- Qualcosa non va? Sei stanca di camminare?-
- No, no! Volevo farti una domanda: è possibile che questi siano i resti di Gandara?-
L'arrivo nella Capitale-parte 3-
Con pazienza, Ki mi illustrò dettagliatamente il suo piano (compreso l'abile furto della pianta dell'interno dell'archivio da una vecchia cartoleria) ed evidenziò la strada da percorrere nel condotto, per non che mi smarrissi. Osservando la strada colorata, mi accorsi di quanti cambi di direzione avrei dovuto effettuare.
- Solo una cosa non mi è chiara- dissi- se non posso toccare il pavimento, allora come faccio a scendere? Per arrivare agli allarmi, devo comunque attraversara una sala, da quel che vedo sulla carta-
Ki sorrise ed estrasse un piccolo oggetto quadrato dalla tasca dei pantaloni.
- Questo è un piccolo frammento di C-4 artigianale- spiegò
- Una bomba al plastico?- mi stupii- Vuoi far esplodere tutto?-
- Ma no, sciocca! Questo farà a malapena rumore... come vedi gli ho applicato del velcro, perchè l'interno della sala dove c'è il quadro di controllò ha la tappezzeria. Tu dovrai solo lanciarlo il più vicino possibile al quadro, ci siamo? Ho anche un piccolo detonatore, che tu dovrai premere per attivare la bomba, che è a tempo-
- E se manco il bersaglio?-
- Suonerà l'allarme, ovvio-
- Ottimo...-
- Vuoi rinunciare?-
Presi dalle sue mani la bomba e osservai il timer.
- No. Piuttosto, su quanti secondi è tarato il timer?-
- Esploderà dopo cinque secondi-
- Va bene, allora vado!-
Annuendo, Ki mi raccomandò la massima attenzione e mi aiutò ad entrare nel condotto di aerazione.
Il metallo del rivestimento rendeva le pareti lisce e al tempo stesso provocava attrito con i miei vestiti, rendendomi difficile gattonare. Presi dalla tasca un torcia in minuatura (datami da Ki) e la misi in bocca, illuminando la piantina con il percorso.
- Ok, vediamo come me la cavo- pensai, iniziando a sudare per il gran caldo del tunnel
Dovetti procedere lentamente e cambiare direzione almeno una dozzina di volte, ma finalmente vidi l'altra grata che si affacciava sull'ingresso del palazzo. Dal momento che svitarla era impossibile, Ki mi aveva fornita anche di un paio di tronchesi, con le quali armeggiai per tranciare le sottili sbarre di metallo; la mia fortuna fu che la grata era di una lamina molto sottile, che si piegava anche solo con le mani.
- Ecco, ci sono- sospirai- vedo il quadro!-
Mi feci coraggio e, quasi senza pensarci, lanciai il quadratino di C-4 contro la parete di fronte a me... la bomba s'attaccò alla tappezzeria senza problemi, molto vicino al pannello degli allarmi. Feci qualche passo indietro e premetti il detonatore... il boato fu quasi nullo e il fumo minimo.
- Che puzza di fili bruciati!- protestai
Il pannello si era quasi carbonizzato e i fili ancora lanciavano in aria qualche scintilla; l'allarme non era scattato, quindi era filato tutto liscio. Tolsi del tutto la grata e scesi delicatamente dal condotto, posando a terra con prudenza le punte dei piedi, dopodichè appoggiai l'intera pianta e corsi immediatamente all'entrata, per aprire la porta a Ki.
- Bravissima- si complimentò
- Grazie! Siamo una bella squadra, eh?-
Ci chiudemmo silenziosamente la porta alle spalle e iniziammo la ricerca: l'archivio era a dir poco immenso, tanto che i volumi erano catalogati in scaffali che arrivavano fino al soffitto. Presi una delle scale appoggiate alle scansie e osservai le copertine.
- AL...AM...- lessi, facendo scorrere le mani sui volumi- AN...ah, eccolo!-
Il posto di quel volume era vuoto.
- Ki- lo chiamai- ho trovato la fila giusta! Ma il volume non c'è-
- Ne sei certa?- mi chiese, avvicinandosi
- Purtroppo, sì- confermai- forse è fuori per consultazione o per essere aggiornato. Che facciamo?-
- Per ora ce ne andiamo... scendi, coraggio-
Balzai giù dalla scala di legno in un attimo, delusa per la fatica inutile che avevamo fatto, quando mi parve di udire dei preoccupanti scricchiolii.
- Ehm, Ki... hai sentito?-
- No. Cosa dovevo sentire?-
Anche lui fece un passo e il pavimento sotto di noi scricchiolò di nuovo. Il legno era solo per bellezza, sotto doveva esserci il cemento, perchè mai allora sentivamo quel rumore? Non ci fu il tempo per capirlo, perchè nel pavimento si aprì una voragine e precipitammo entrambi in una sorta di tunnel discendente... quando il tunnel terminò, piombammo malamente su un suolo duro, freddo e ricoperto di polvere e sabbia.
- Leara, stai bene?-
- Penso di sì... ma dove siamo finiti?-
Ci mettemmo a sedere e attendemmo che gli occhi si abituassero a quella fitta oscurità: parevano le fondamenta di un edificio preesistente.
- Non lo so con certezza- disse Ki- ma certamente siamo sotto la Capitale-
L'arrivo nella Capitale-parte 2-
Archivio Nazionale di Nuova Babilonia
Una cupa oscurità ammantava l'alto palazzo che ospitava l'archivio della Capitale come un nero sudario e l'assordante silenzio che proveniva dalle strade faceva da cornice. Non una luce fendeva le tenebre, non un rumore alterava quel silenzio: tutto era immobile e muto. L'edificio grigio si stagliava nella notte come un faro su una scogliera e bucava un cielo senza stelle né luna, mentre una leggera e umida nebbiolina accarezzava i piani inferiori e il terreno.
Qualcosa, però, si muoveva con cautela in quella foschia: era Ki, che prudentemente si avvicinava al palazzo. Quando fu certo di essere solo, uscì dall'ombra di alcuni esercizi e osservò l'edificio, alzando lo sguardo più che potè; era alto ben dodici piani e ognuno conteneva una sezione dell'archivio. Dal momento che ogni piano ospitava documenti catalogati per nome, in ordine alfabetico, era molto probabile che gli annali bellici si trovassero al piano terra, nella scansia dei volumi inizianti con la lettera "A". Non era sicuro di questo, ma era il ragionamento più logico che chiunque avrebbe potuto fare.
Non vi era modo di penetrare nell'archivio, se non disattivando il sistema di sorveglianza computerizzato. Il quadro di controllo si trovava all'interno dell'edificio e per raggiungerlo bisognava prima riuscire ad entrare... farlo senza essere scoperti, tuttavia, era piuttosto semplice: l'archivio era stato ricavato da un antico palazzo, uno dei pochi della Capitale, ed aveva ancora la griglia del condotto di aerazione. Passando per quel condotto si poteva entrare senza far scattare l'allarme, ma, una volta dentro, era necessario disattivare i sistemi di sorveglianza il più in fretta possibile.
- Penso che Leara mi perdonerà, per averle preso questa- mormorò Ki, tirando fuori dalla tasca dei jeans una delle mie mollette per capelli
La utilizzò per svitare le quattro viti che tenevano inchiodata al muro la grata del condotto, la quale venne poi appoggiata con delicatezza a terra. Sbirciò nel buio del tunnel di rame e gli scappò un'imprecazione.
- Maledizione!- ringhiò- E' troppo stretto per passarci...-
- ...forse è la punizione per avermi fatto preoccupare!-
Ki sussultò e si voltò di scatto, trovandosi me alle spalle, le mani sui fianchi e un'espressione imbronciata sul viso.
- Leara...-
- Leara un accidente! Lo sai quanto mi sono spaventata? E non solo io...-
- Scusami, hai ragione ad essere arrabbiata con me. Ma che ci fai qui?-
- Speravo che fossi qui. Ran è rimasto al motel ad aspettare Vee, che era venuto a cercarti! Gli ho detto di raggiungerci. Allora, il passaggio è troppo stretto?-
Sbirciai il condotto e mi accorsi che, in effetti, una persona di altezza e corporatura medie come Ki non ci sarebbe mai passata.
- Dovrò rivedere la mia strategia- disse, pensieroso
- No, perchè?- ribattei- Io dovrei passarci! Entro e poi ti apro-
- Leara, è troppo pericoloso... non sai neppure come disattivare gli allarmi!-
- Ma tu ci avrai pensato, no? Dimmi come fare, seguirò le tue istruzioni-
- E va bene. Tieni, prendi con te la piantina dell'edificio-
L'arrivo nella Capitale-parte 1-
Vee annuì e si voltò indietro, dicendo a Ran di svegliarsi; il giovane, prima di alzarsi dal letto, fece udire una serie di brontolii, ma alla fine si decise a venire con noi.
- Adesso, con calma, dimmi cos'è successo- mi disse Vee, una volta nel parcheggio del motel
- Ecco, mi sono svegliata per uno strano sogno che ho fatto- raccontai- e così mi sono resa conto che Ki era sparito...-
- Fantastico! Chissà da quanto tempo se ne è andato...-
- Cosa facciamo?- domandò Ran- Cercarlo a notte fonda è una pessima idea...-
Vee si passò una mano tra i capelli, rifelttendo su quale potesse essere la mossa migliore. Ran non aveva tutti i torti, il buio era un ostacolo, inoltre non eravamo pratici della zona e c'era quindi il rischio di girare a vuoto per tutta la notte...
- Farò un giro qui attorno con la jeep- decise infine- terrò accesi solo gli antinebbia, vorrei evitare guai! Voi due restate qui, nel caso torni-
- Sì, ma non sparire anche tu- si raccomandò Ran- io non saprei come venire a cercarti!-
Vee annuì e sorrise; prese l'auto e iniziò il suo giro di ricognizione dei dintorni.
- Chissà dove accidenti è finito- si chiese Ran
- Non ne ho idea- sospirai- non so nemmeno perchè abbia voluto andare via da solo!-
- Vallo a capire... la sua testa è una specie di mistero, un archivio segreto-
Le parole di Ran accesero una luce nel mio cervello.
- Idiota!- esclamai, dandomi una pacchettina sulla fronte con la mano
- Chi?-
- Io! Perchè non ci ho pensato subito? Dovevo immaginarlo... Ran, forse so dov'è Ki-
Ran aggrottò le sopracciglia e piegò leggermente la testa, osservandomi.
- Dov'è?- mi chiese
- E' all'Archivio Nazionale- dichiarai
Tornammo in camera mia e presi la mappa di Nuova Babilonia, segnando un punto con il dito.
- Ma perchè dovrebbe essere lì?-
- Ieri sera abbiamo parlato degli annali bellici e del fatto che potrebbero trovarsi lì dentro! Ora che ci penso, è logico supporre che sia proprio così-
- Va bene, ma non dovevamo andare in biblioteca?-
- Certo, ma credo che anche l'archivio posso fornirci delle indicazioni-
- Indicazioni di cosa?-
Ripiegai la mappa e ripensai al discorso di Ki sulla sua catenina e sul simbolo che la ornava, forse l'unico vero indizio che possedeva sul suo passato.
- Indicazioni su cose accadute otto anni fa- risposi- un evento bellico, intendo! Pensaci, non è logico?-
- No, visto che la guerra è finita dieci anni fa! Otto anni fa, cosa sarà mai accaduto?-
- Penso sia quello che vuole scoprire-
Cap. X: L'arrivo nella Capitale (parte seconda)
Quella notte feci un sogno stranissimo: sognai di galleggiare in un luogo senza tempo, uno spazio completamente avvolto dall'oscurità, all'interno del quale fluttuavano miriadi di orologi di ogni foggia e colore. Pendole, quandranti senza alcuna cornice paricolare, orologi da taschino, meridiane... tutti mi circondavano, deformati come se li guardassi attraverso uno specchio d'acqua. Erano differenti, ma le lancette segnavano tutte la stessa ora: le tre e trentatrè del mattino. Mi avvicinai ad uno di quegli orologi per toccarlo e le lancette inziarono a girare vorticosamente, fino a quando non tornarono a segnare quell'ora.
Mi svegliai di soprassalto, sbarrando gli occhi nel buio della stanza; avevo il cuore in subbuglio, la fronte sudata e una sensazione strana addosso, che mi provocava un fastidioso formicolio in tutto il corpo, come quando la pelle pizzica a causa delle febbre. Non appena i miei occhi si furono abituati all'oscurità, riuscii a distinguere la sagoma di un comodino vicino a me e capii di essere voltata verso la porta. Istintivamente cercai la sveglia con una mano e me la portai vicino al viso, per leggere l'ora... le 3:33 del mattino.
- Strano...- pensai
Ancora più strano, però, mi parve il fatto di non udire alcun rumore, tantomeno quello del respiro di Ki accanto a me... immediatamente accesi la luce e mi accorsi di essere sola. Scesi dal letto e mi guardai attorno, presa dal panico; dove poteva essere finito? Quando il mio cervello tornò a funzionare, mi venne l'idea di chiamare Ran e Vee.
Infilatami gli stivali, uscii dalla stanza, venendo inghiottita dalle tenebre del corridoio. C'era qualcosa di angosciante in tutta quella oscurità. Cercai di non farmi assalire dalla paura e bussai alla porta di fronte con una certa veemenza, per essere certa di venire udita. Fortunatamente, Vee aprì la porta in pochi secondi.
- Leara, che succede?- mi chiese
- Ki è scomparso- risposi, agitata- dobbiamo trovarlo!-
martedì 9 novembre 2010
L'arrivo nella Capitale-parte 5-
Mi chiusi in bagno e inziai a svestirmi, mentre la vasca da bagno smaltata si riempiva di acqua bollente.
- Ki... sei ancora lì?-
- Sì, dove vuoi che vada?-
- Non lo so, ma resta qui! Non si sa mai-
Il giovane si sedette dietro la porta, appoggiandosi ad essa con la schiena.
- Secondo te troverò qualcosa nella biblioteca?- mi chiese
- A proposito di Gandara o del tuo passato?-
- Tutte e due le cose-
- Be', su Gandara ho seri dubbi... ma per quel che riguarda te, potresti iniziare le ricerche basandoti sulla tua catenina, no?-
- Ci stavo pensando anch'io. Ma come faccio ad essere sicuro che sia mia?-
- Non puoi! Ma sarebbe comunque un indizio, no? Certo, però se non è tua... come ci è finita al tuo collo? Ah, ma potresti anche dare un'occhiata agli annali bellici di otto anni fa-
- Gli annali?-
- Sì, certo. Io ne ho sentito parlare dalla nonna: mi ha detto che, a partire dal Grande Terremoto, ogni imperatore ha fatto compilare questi diari di guerra, che anno per anno segnano i momenti più importanti dei conflitti! Credo che derivino dai registri che si usavano all'epoca dell'Impero Romano-
- Qualcosa ho sentito, a proposito-
- Comunque è solo un'idea, perchè sinceramente non so se otto anni fa è successo qualcosa di particolare-
- La guerra è terminata da dieci anni, perchè tenere dei diari simili?-
- Be', sai anche tu che la pace è solo di facciata! Forse, gli annali tengono conto delle schermaglie con i ribelli-
- Sì, ma Kairone terrebbe simili registri? Anche se fosse obbligato...-
- Hai ragione, però non so se può distruggerli, sai? O potrebbe scrivere quello che pare e piace a lui...-
- No, entrerebbe in collisione con l'opinione pubblica e non può permetterselo. Rischierebbe una battaglia diplomatica lunga e difficile, forse una guerra fredda... senza l'appoggio dei nobili, poi, finirebbe deposto dai rappresentanti del popolo-
- Lucida riflessione- commentai- degna di te!-
- Ma l'idea è stata tua, no?-
Sorrisi e sollevai un po' di schiuma con le mani, lasciandola ricadere dolcemente nell'acqua calda in cui ero immersa.
- A volte riesco a farmi venire buone idee- dissi
Ki sorrise.
- Lo so...-
L'arrivo nella Capitale-parte 4-
Entrai con tranquillità apparente in banca, ma dentro mi sentivo agitata come le onde del mare durante una burrasca. Ki mi seguì con altrettanta, misurata indifferenza. Un'impiegata alzò lo sguardo su di noi e mi sorrise gentilmente.
- Spero vada tutto bene- mi augurai, ricambiando il sorriso
Ki si avvicinò alla donna e finse di essere interessato ad aprire un conto, iniziando una conversazione molto gradita alla bancaria, che con incredibile zelo spiegò tutte le informazioni a sua disposizione. Io rimasi indietro, aspettando il segnale... mi sistemai su alcune poltrone vicino all'entrata e sfogliai una rivista.
Approfittando di una distrazione momentanea della donna, Ki si voltò verso di me: era il mio momento. Posai la rivista, mi portai una mano alla bocca dello stomaco e iniziai a lamentare dei dolori lancinanti, finendo sdraiata scompostamente sulla poltrona. I pochi impiegati rimasti in banca corsero per vedere cosa stava succedendo, lasciando le loro postazioni.
Con una rapidità degna di un rapinatore, Ki scavalcò il bancone di legno e si piazzò alla postazione computer della bancaria, iniziando a trafficare con il mouse; facendo attenzione alle telecamere, stampò qualcosa e poi infilò il foglio in una strana e rumorosa macchinetta, dalla quale uscirono parecchie banconote di grosso e medio taglio. Terminato il lavoro (che non durò più di due minuti), scavalcò di nuovo il bancone con agilità e venne da me.
- Non preoccupatevi, penso io a lei- disse, prendendomi in braccio- è mia sorella... la porto in ospedale-
La donna con cui Ki aveva parlato prima annuì, l'aria preoccupata e ci osservò uscire dall'edificio e sparire dietro l'angolo.
- Bel lavoro- si complimentò Ki, posandomi a terra
- Grazie... a te com'è andata?-
- Bene. Temo che qualche riccone si troverà decurtato di un paio di milioncini, ma sinceramente la cosa non mi preoccupa!-
Spalancai gli occhi, sorpresa.
- Milioni?- ripetei- Pensavo avresti preso lo stretto idispensabile!-
- Spendere questi soldi nella Capitale è cosa da poco, visto il costo della vita. Meglio avere un bel po' di contante, non si sa mai-
- Sì, forse hai ragioni... ma li hai ficcati tutti in tasca del giubbotto?-
- Già, e iniziano a pesare-
Ci pensai un istante, poi lo afferrai per una maica e lo portai in un vicolo isolato, dove gli proposi di consegnarmene la metà: li avrei messi nel mio zaino e, in caso di rapina, avremmo potuto salvarne almeno la metà. Ci dividemmo furtivamente le banconote e tornammo con passo svelto al punto d'incontro con Vee e Ran; l'ora stabilita era passata da un pezzo.
Come avevamo immaginato, i nostri compagni ci aspettavano da un po' e avevano trovato il posto adatto, un anonimo motel fuori città con un grande parcheggio sul retro e gestori assolutamente insignificanti. Avevamo sperato in una camera quadrupla, per non doverci dividere, ma le stanze erano esclusivamente doppie.
- Visto che non abbiamo scelta, meglio dividerci in modo da bilanciare le forze- disse Vee
- Giuto- assentii- allora, io e Ki alla 102 e tu e Ran alla 104?-
- Perfetto!-
Lanciai un'occhiata a Ran e sorrisi: avevo immaginato che volesse restare in camera con Vee.
Prendemmo le chiavi alla reception e, dopo aver pagato in anticipo, salimmo le scale per accedere alle nostre stanze: non erano molto spaziose, ma decisamente pulite. Avevo sempre sentito dire cose poco piacevoli sui motel, che venivano definiti posti squallidi per camionisti, gente al verde o coppie in cerca d'intimità, ma le stanze erano ordinate e discretamente arredate.
- Ah, certo, avrei dovuto aspettarmelo- borbottai, notando il letto matrimoniale
- Che hai detto?-
- Niente, parlavo tra me e me! Non è male, vero? C'è una finestra minuscola, niente tv e radio, però è tutto pulito...-
- Be', è comunque un motel-
- Già... c'è solo una cosa che mi lascia poco convinta-
Ki seguì il mio sguardo e osservò il letto.
- Ah, no no, non quello- dissi- il bagno! Potresti fare un'ispezione? Non vorrei ritrovarmi addosso scarafaggi o altre bestiacce!-
Ki rise, ma andò ugualmente a guardare in tutti gli angolini della stanza da bagno.
- Niente pericoli- annunciò- penso che tu possa stare tranquilla!-
lunedì 8 novembre 2010
L'arrivo nella Capitale-parte 3-
Mentre io e Ki pianificavamo la rapina alla banca, Ran vagava per la città alla ricerca di un negozio di souvenir o di una bancarella che vendesse cartoline e mappe di Nuova Babilonia. Quando giunse nella piazza principale, da tutti chiamata "Piazza della Libertà", trovò un anziano signore davanti alla sua bottega, intento a spazzare l'entrata e decise di domandare a lui qualche informazione.
- Mi scusi, potrebbe dirmi dove posso comprare una piantina della città?-
- Oh, è facile, la vendono praticamente dappertutto! La vedi quella stradina alla tua destra? In fondo, sempre sulla destra, c'è un negozio di prodotti tipici che le vende. Non puoi sbagliarti-
- Quella sulla destra...-
- Esatto. La riconoscerai, è una strada piena di artisti che mettono in mostra la loro mercanzia-
- La ringrazio molto-
Ran fece un piccolo inchino e s'incamminò verso la strada indicatagli da quell'uomo, scoprendo che era un posto veramente suggestivo: su una via aciottolata, formata da larghi e piatti gradini, decine e decine di dipinti, oggetti d'antiquariato, in ferro battuto fatti a mano e molto altro ne occupavano i lati, a volte rendendo poco agevole il passaggio. Sorridendo, scese la gradinata, raggiungendo il negozietto che cercava. Entrò, facendo tintinnare dolcemente un campanellino sopra la porta e si diresse ad uno scaffale pieno di mappe e carte geografiche; trovò quella che gli serviva, pagò (non senza aver sentito un brivido per il costo di un misero pezzo di carta stampato) e uscì, tornando da Vee.
- Trovata?-
- Aha. Sai che questa roba costa una follia? Neanche fosse d'oro zecchino! Quanto spreco di denaro... ad ogni modo, ho dato un'occhiata e ho visto che la biblioteca si trova nel cuore del centro storico, dove noi non possiamo arrivare con la jeep-
- C'era da immaginarselo! Dai, salta su, dobbiamo cercare un alloggio-
Ran obbedì e salì sulla jeep.
- A proposito- riprese, dopo un attimo di pausa- sai cosa doveva fare Ki?-
- Non ne ho la minima idea- rispose Vee, mettendo in moto- e ti dirò di più: non voglio nemmeno saperlo!-
- Non sarà nulla di pericoloso, immagino, ha coinvolto Leara!-
- Pericoloso, no, ma di sicuro illegale...-
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