domenica 25 luglio 2010
Il tesoro dei Rosa+Croce-parte 3-
- Non mi dirai che ancora rimugini sul tesoro!-
Seduto alla sua scrivania, James aveva davanti a sè il foglio sul quale aveva preso appunti quella mattina.
- "Nature is the true image of God", la natura è la vera immagine di Dio- disse
- Come?!-
- "Nature is the will of God and the first being created", la natura è la volontà di Dio e la prima cosa da lui creata...-
- Tu non mi ascolti! Stai dando i numero, per caso?-
- Cosa? Ah, no... in effetti non ti stavo ascoltando-
- Ma dai?- sospirò Steave- Piuttosto, cos'è qualla roba che hai disegnato?-
- Il rapporto tra Dio e la natura secondo i Rosacroce... una è la teoria, l'altra la pratica. Nella teoria, Dio sta al centro di tutto, circondato dallo spirito del Padre, del Figlio e dallo Spirito Santo, mentre sotto sta il "verbum in nature"; nella pratica, la natura è al centro e attorno ha solo spirito-
- Certo, Dio è la natura stessa- disse Steave
- Appunto. Capito questo, il tesoro dei Rosacroce non è al Louvre, o meglio, quello non è il vero tesoro...-
- Quello vero dove sarebbe?-
James accartocciò il foglio, lo cestinò e andò alla finestra.
- Tutto ciò che ci circonda- rispose- tutto quello che è natura è anche spirito e se Dio è natura, allora...-
- Sì, ma la storia del metallo di Paracelso?-
- Forse è solo uno specchietto per le allodole! Ad ogni modo, può esserci un'altra spiegazione: nello schema pratico, i Rosacroce assegnano un simbolo ad ogni spirito e ogni simbolo corrisponde ad un pianeta del Sistema Solare, ma anche ad un metallo-
- Ora ci sono! Ecco perchè il frammento del metallo... è solo una metafora. Una piccola parte per indicare il tutto-
- Ottima deduzione, Watson! E' un classico dell'alchimia-
Steave sorrise, soddisfatto.
- Come al solito, era molto semplice-
- Be', l'importante è che Monicelli abbia vinto la scommessa, no?-
Gordon entrò nell'ufficio in quel momento e si fermò sulla porta.
- Cosa fate alla finestra con quell'aria così filosofica?- chiese- Avete la faccia di chi ha appena districato i misteri dell'universo! Comunque, ho un lavoro piuttosto remunerativo per voi-
- Davvero?-
- Meno male, era ora...-
Il tesoro dei Rosa+Croce-parte 2-
- Cosa ci facciamo in un caffè?- domandò Monicelli
- Colazione- rispose James, candido- non abbiamo più bisogno di andare all'ARMOC-
- E perchè?- incalzò
- Ho telefonato ben tre volte- spiegò- e, ovviamente, due volte su tre mi hanno sbattuto il telefono in faccia... ma la terza volta sono riuscito a parlare con una adepta, una certa Mathilde, che mi ha rivelato che il tesoro non si trova più in mano ai rosicruciani-
Monicelli fece una smorfia di disappunto.
- Immagino tu abbia dovuto corromperla- disse poi, pensieroso
- No, gli è bastato fare la voce suadente al telefono- rettificò Steave, più infastidito che divertito, nonostante il tono ironico
Annuendo, Monicelli guardò James.
- E' al Louvre- gli rivelò il giovane
- Dici sul serio?-
- Così mi ha detto. Secondo il loro Gran Maestro, il tesoro era custodito in Pennsylvania, negli Stati Uniti, ma venne spostato per motivi ignoti in Italia, a Firenze; qui venne trafugato dalle truoppe napoleoniche nell'Ottocento, durante le campagne di requisizione delle opere d'arte volute da Napoleone-
- Incredibile!- esclamò l'anziano professore- Ed è davvero un metallo?-
James si strinse nelle spalle.
- Non importa cos'è- intervenne Steave- l'importante è che esista, no?-
- Hai ragione. E io ho vinto la scommessa! Sapevo di aver puntato sul cavallo giusto...-
Guardò James e gli strizzò l'occhio.
- Dopo colazione partirò alla volta di Parigi- decise- dopodichè tornerò a Venezia con le prove! Ragazzo mio, prima o poi verrai a trovarmi, vero? L'invito riguarda anche Steave, ovvio-
- Verremo, anche se non so dirle quando... è una promessa-
Cap. 4: Il tesoro dei Rosa+Croce
- ...che stai facendo?-
- Cerco di risolvere il mistero del tesoro-
Ancora avvolto dal torpore del sonno, Steave si voltò alla sua destra, verso il comodino.
- Alle quattro del mattino?- domandò, guardando la sveglia
- Non riuscivo più a dormire- rispose James, foglio e matita in mano
Steave si passò una mano sul volto.
- Va bene- sospirò- come posso aiutarti?-
- Ma se fino a cinque minuti fa dormivi!-
- Adesso sono sveglio... all'incirca-
- Non importa, dormi ancora qualche ora-
Il giovane lo fissò con aria un po' delusa.
- Speravo di poterti essere utile almeno ora- confessò
- Tu mi sei sempre utile- ribattè James
- Bugiardo! Si contano sulle dita di una mano le volte che veramente ti ho aiutato... ma, forse, sono solo io che vedo le cose così-
James si voltò verso di lui.
- Insomma, Jimmy... è che, quando si tratta di cose che io non so, improvvisamente vengo preso dalla paura di rimanere tagliato fuori!- spiegò il ragazzo- Tu hai fatto tante cose, prima di conoscere me e Gordon...-
- Sì, ma non ho bei ricordi di tutto- precisò James- l'infanzia, poi... per questo sono scappato in America! Ammetto però che, il periodo ad Harvard, è stato uno dei migliori. Spesso mi sono detto che avrei voluto conoscerti già allora, ma poi so che è stato meglio così-
- Io, invece, avrei voluto esserci- replicò Steave
- Però ci sei adesso- gli disse James, chinandosi su di lui- non ti basta?-
- No, non mi basta...-
James rimase qualche istante in silenzio, poi disse:
- Dammi un bacio-
- Eh?-
- Forza, ti ho detto di darmi un bacio!-
Un po' perplesso, Steave fece come gli era stato chiesto. Ebbe l'impressione di sentirsi decisamente meglio.
- Adesso ti senti meglio?-
- Abbastanza...-
Sorridendo, James posò a terra il foglio e la matita, tornò sotto le coperte e si fece più vicino a Steave, traendolo a sè.
- Non hai più ispirazioni?- s'informò Steave, che già si sentiva come un gatto avido di carezze finalmente tra le braccia del padrone prediletto
- So già cosa fare- fece James, risoluto- sapevi che la loggia ha un numero telefonico? E che quel numero è sull'elenco?-
- Era così semplice?-
- Già... a volte ragioniamo tutti in modo troppo complesso!-
- ...sono contendo di avere questo segreto da condividere con te-
James chiuse gli occhi.
- Pensavo ti scocciasse il fatto che fosse un segreto- disse
- Non più di tanto... è una cosa solo mia e tua, no? In fondo, mi piace-
- Meglio così, allora-
Anche Steave chiuse gli occhi e strinse saldamente la sua mano in quella di James.
- Visto che mi sono perso i primi 23 anni della tua vita, posso restare con te per i prossimi?- domandò
- Solo per altri 23?- lo stuzzicò James
- Allora... facciamo per sempre?-
James sorrise.
- E per sempre sia, allora-
sabato 24 luglio 2010
La setta dei Rosa+Croce-parte 5-
- In realtà, Rosa+Croce è molto generico- spiegò James- racchiude diverse dottrine e filosofie: ermetismo egiziano, gnosi, cabala ebraica, alchimia, esoterismo cristiano... e l'obiettivo degli insegnamenti impartiti all'interno della setta, espressi mediante una misteriosa simbologia e una complessa iconografia, era di stabilire una nuova fratellanza cristiana in opposizione al Papato e ai Gesuiti-
- Criptici- osservò Steave- e il tesoro?-
James sospirò.
- Nessuno sa se esiste- disse- ma qualcuno ha paventato l'ipotesi che questo fantomatico tesoro sia in realtà il frammento di un metallo di Paracelso con le proprietà dell'oro e del radio-
- Una sorta di pietra filosofale?- incalzò Steave
- Diciamo di sì-
Monicelli sorrise e guardò il suo ex allievo.
- Tu sai dov'è il tesoro?-
James ci riflettè qualche istante, ma non ne aveva la minima idea.
- Potrebbe anche non esistere, secondo me- rispose- ma immagino che lei abbia scommesso sulla sua esistenza, dico bene?-
- Proprio così!-
- L'unica soluzione che mi viene in mente, è quella di recarci alla sede londinese dell'ARMOC e sperare che qualcuno ci risponda... ma non oggi, è già tardi. Meglio fare un salto domani in mattinata-
- Buona idea- assentì il professore
- L'ARMOC sarebbe...?- chiese Steave, perplesso
- "The Ancient Mystical Order Rosae Crucis"- rispose James- il gruppo rosicruciano più diffuso al mondo! Ha una loggia qui, ma non mi ricordo di preciso dove. Domani ci metteremo a cercarla, per 'sta sera è meglio fermarci qui-
Annuendo, Monicelli si alzò dal divano.
- Signori, io scenderei per un taxi- annunciò- è stato un piacere! Sarò qui domani alle nove, va bene?-
- Sì, a domani-
- Buona notte, professore-
L'uomo venne accompagnato da James alla porta e uscì; Steave fece un lungo sospiro, sdraiandosi sul divano.
- Ho mal di testa- protestò, togliendosi gli occhiali- voi due mi fate paura!-
James gli passò accanto.
- Davvero?- si stupì
- Sapete sempre tutto! Mi sento ignorante, stando vicino a due menti come le vostre...-
Scuotendo il capo, James gli salì a cavalcioni, con una luce maliziosa negli occhi e gli bloccò le mani.
- Vuoi che t'insegni qualcosa io?- propose, sorridendo- Sono un bravo maestro...-
Steave si limitò a ridere: anche se avesse voluto, non sarebbe stato in grado di dirgli di no o di resistergli.
- Insegnami tutto quello che sai, allora...-
La setta dei Rosa+Croce-parte 4-
Proprio in quel momento, James ritornò nel salottino vittoriano con il vassoio del tè e si sedette sul divano con gli amici.
- Ora che sei qui, possiamo iniziare- disse Monicelli- a te la parola, James!-
- Bene. Steave, volevi sapere di Rosenkreutz?-
- Esatto-
- Se diamo retta al libello, questo tizio sarebbe nato in Germania nel 1378. Dopo essere stato educato in convento nel mito della Terra Santa, all'età di 16 anni avrebbe raggiunto l'attuale Yemen, dove lo attendeva un gruppo di saggi: gli ultimi iniziati della cosiddetta setta degli Assassini di Al Hasan Ibu As-Sabbah. Qui, Rosenkreutz avrebbe imparato l'arabo, la matematica e la fisica, ma, soprattutto, avrebbe avuto modo di leggere il mitico "Liber M", un volume che sarebbe stato redatto nella notte dei tempi da una società iniziatica... in esso erano contenute conoscenze segrete in grado di dissipare le tenebre della conoscenza-
Steave bevve un sorso di tè, continuando a fissare James.
- Illuminato da questa lettura- proseguì il ragazzo- Rosenkreutz avrebbe poi fatto ritorno in Germania. Dopo aver radunato alcuni uomini fidati, diede vita alla "confraternita della Rosa+Croce", promettendo e facendo promettere di tenerne celata l'esistenza per almeno 100 anni! Christian sarebbe poi morto nel 1484 ultracentenario, forse a Fez, in Marocco. Il luogo della sepoltura avrebbe dovuto restare segreto, in quanto egli aveva predetto che, 120 anni dopo la propria morte, sarebbe stato scoperto e lui sarebbe risorto-
- Novello Cristo- sospirò Monicelli, scuotendo il capo
- Già, ma stando alla leggenda, così sarebbe accaduto! Nel 1604 il suo sepolcro sarebbe stato ritrovato: sulla porta murata ci sarebbe stata una piastra con l'iscrizione "tra 120 anni mi aprirò". Come aveva promesso, aveva ripreso vita e aveva poi dettato ai propri discepoli i libri segreti dell'Ordine, per poi ritirarsi in un luogo segreto e lontano-
- Affascinante- commentò Steave- ma perchè quasi nessuno hai mai sentito parlare di lui?-
- Perchè non è mai esistito- rispose Monicelli- il suo stesso nome non è altro che la combinazione dei termini "cristiano", "rosa" e "croce"... un nome veramente azzeccato per il fondatore di un ordine esoterico, eh?-
- Ma, il manoscritto, allora?- obiettò Steave
- Canard- disse James- quel particolare genere letterario costituito da beffe e raggiri motivati da ragioni politiche o altro-
- L'antenato della satira moderna, insomma- semplificò Monicelli, mangiando un biscotto
- Quindi, la lezione di oggi è che i Rosacroce non sono mai esistiti- concluse Steave, sistemandosi gli occhiali da vista
- Molti storici la pensano così- confermò James- tuttavia, oggi esistono molte scuole che derivano da quella confraternita! Inoltre, c'è chi afferma che sono esistiti, ma erano una setta molto più recente... sembra che i Rosacroce avessero il vizio di retrodatare la propria fondazione. Alcuni la facevano risalire addirittura al faraone eretico Akhenaton, altri lo collocavano in età carolingia, nell'898, anno della prima "loggia rosacruciana". C'è poi chi ha detto che l'origine debba essere attribuita al capo dei "Devoti Assassini" o anche ad alcuni monaci cattolici nell'anno Mille-
- Canard o meno- aggiunse Monicelli- dopo la pubblicazione del libello, vennero fondate molte confraternite delle della Rosa+Croce: in Germania, Russia, Polonia e persino negli Stati Uniti!-
La setta dei Rosa+Croce-parte 3-
- Una scommessa?-
- Esatto, una scommessa con i miei ex colleghi di lavoro! Ho bisogno del tuo aiuto per vincerla, James-
- Va bene. Riguarda i Rosacroce?-
- Il tesoro dei Rosacroce, per essere esatti-
- Avevano un tesoro come i Templari?- intervenne Steave
- Certo- confermò Monicelli- o almeno così si dice... io ne so poco, ma se non sbaglio, James è più informato, dico bene?-
Il giovane si strinse nelle spalle.
- Ho solo avuto la fortuna di studiare il "fama fraternitatis", il libello tedesco in cui si parla dei Rosacroce e di Christian Rosenkreutz. Il libello è del 1614, ma la storia di Christian risale a quasi tre secoli prima-
S'interruppe e guardò i due amici.
- Andiamo nel mio appartamento- propose- devo avere ancora una copia del manoscritto e davanti alla stufa, con una tazza di tè, si parla meglio!-
Appartamento di James in Baker Street.
- Mi raccontereste di questo Christian Rosenkreutz?- domandò Steave- Io ne so poco, anzi, direi niente-
- Lo farà James, ne sa molto più di me- rispose Monicelli- appena ha finito di preparare il tè, lo faremo parlare! Nel frattempo, figliolo, raccontami di te. Che studi hai fatto? Come sei finito a lavorare con James?-
- Io ho fatto una semplice scuola per geometri- raccontò Steave- e questo lavoro è stato un vero colpo di fortuna, diciamo un caso del destino!-
- Oh, sei un geometra, allora!- esclamò Monicelli, ammirato- Io non ho mai capito nulla di geometria, ma ammiro chi ne sa più di me-
- A me non piaceva tanto- proseguì Steave- cioè, amo la matematica e i numeri, ma la geometria un po' meno! Avrei voluto fare matematica all'università, ma la mia famiglia non se lo poteva permettere e io neppure... io ho anche una sorella più grande e mantenerci entrambi agli studi sarebbe stato troppo-
- Capisco... tua sorella cos'ha studiato?-
- Lei è una giornalista-
- Uhm... ma, dimmi, esattamente cosa ti piace?-
- Vediamo... i libri, direi! Leggo molto-
- Le persone che leggono molto sono estremamente intelligenti- sentenziò l'uomo- la lettura tiene allenato il cervello-
- Già, ma Jimmy legge ancora più di me!-
- Allora non è cambiato per niente... un vero divoratore di libri! Quante ragazze avrebbero desiderato trovarsi al posto di quei libri...-
- So che parlate di me- intervenne James, dalla cucina
Monicelli sorrise.
- Ti svelerò un segreto- disse, abbassando la voce- quando avevo la tua età, ero un vero terremoto! Non ne facevo una giusta... poi conobbi il mio insegnante di storia e tutto cambiò. Grazie a lui divenni un brillante docente-
- Ama molto ciò che studia e insegna, vero?-
- Oh, sì! Ma c'è una cosa che amo di più: mia moglie Clara. Credimi, prima o poi sulla nostra strada incontriamo una persona molto speciale che lascerà un segno indelebile... la cicatrice più bella e profonda che si possa avere è sul cuore-
- Se è per questo, anch'io ho qualcosa che amo più di ogni altra cosa- pensò Steave, volgendo lo sguardo in direzione della cucina
- ...immagino sia così per tutti- incalzò Monicelli, sorridendogli- ed è in questi casi che, anche i più miscredenti, ringraziano Dio per aver messo quella persona sul proprio cammino!-
- Sì, credo proprio che lei abbia ragione- convenne Steave, ricambiando il sorriso
La setta dei Rosa+Croce-parte 2-
- ...noto con piacere che sei sveglio come un tempo!-
Il professor Monicelli, un uomo sulla sessantina, con capelli bianchi e lucidi e occhi grigi, alto e longilineo, andò verso James e lo abbracciò con calore.
- Non ho dimenticato i suoi insegnamenti- ribattè James- ma come mai è qui? Credevo che fosse tornato a Venezia!-
- Infatti, ma la pensione mi annoia! Mi mancavano le lezioni che tenevo ad Harvard e mi mancavi tu... però, è vero che la pensione mi lascia molto più tempo libero-
Sorrise e posò gli occhi vivaci e giovanili su Steave.
- Ah, giusto, lui è il mio collega, Steave Butler- disse James
I due si strinsero la mano.
- Che stretta- pensò Steave
Monicelli si lisciò i baffi argentati con un gesto solenne.
- A proposito di lavoro, James... non ti ho ancora detto perchè sono qui-
Il giovane sorrise. Non aveva la minima idea del motivo per cui si trovava a Londra, ma conoscendolo, le ragioni potevano essere tante! Monicelli era un uomo eclettico ed estremamente curioso, amante dei misteri e della storia più segreta, una di quelle persone interessate praticamente a tutto e con la quale potevi discorrere di tutto: lui era informato su ogni cosa che potesse solleticare il suo interesse.
- Sono sulle tracce di una persona- incalzò- Christian Rosenkreutz-
- Tipico suo, correre dietro ai morti!- scherzò James- Ma non le sarebbe convenuto recarsi in Germania?-
L'uomo gli appoggiò le mani ossute sulle spalle.
- Ma è qui che sei tu, ragazzo mio- rispose- sono venuto a trovarti per chiedere il tuo aiuto, ti andrebbe?-
Voltò lo sguardo in direzione di Steave e gli strizzò l'occhio.
- L'offerta è valida anche per lei, signor Butler- aggiunse, sorridendo
- Accetto- disse immediatamente Steave, con entusiasmo
- Perchè no- accettò James- ci sarà da divertirsi! Inoltre, non è che siamo pieni di lavoro, al momento...-
Mentre James e Monicelli discorrevano dei tempi passati in America, Steave pensò che quella fosse un'occasione irripetibile per lui, per vedere nuovamente in azione la mente brillante del suo compagno di lavoro: ogni volta che se ne presentava la possibilità, cercava sempre di affiancare James in questioni che riguardavano i suoi studi, per conoscerelo sempre di più e per imparare qualcosa.
- Da Jimmy c'è sempre da imparare- pensò, facendo un sorriso
venerdì 23 luglio 2010
Cap.3: La setta dei Rosa+Croce
L'appartamento in Bond Street era deserto, ma sul letto era adagiata una lettera, ben sigillata; era indirizzata "al mio insigne amico, dottor James Ford".
- Il signor Monicelli mi ha pregato di farvi avere la lettera in questo modo- spiegò il portiere
Quando James lesse il contenuto, sorrise.
- Cosa dice?- domandò Steave, curioso
- E' un simpatico enigma- rispose James- "Dante dà i numeri"!-
- Come, scusami?!-
Ridendo, il giovane si sedette sul letto della stanza.
- Ogni tanto me li sottoponeva, quando era il mio professore- raccontò- io gli facevo da assistente e ogni tanto non si faceva trovare nello studio, ma in cambio mi lasciava uno di questi! Erano tutti indovinelli o cacce al tesoro a sfondo storico. Questo era il suo modo per tenermi allenato il cervello e farmi studiare sempre... significa che se non risolviamo l'enigma non si farà trovare-
- Che tipo bizzarro- commentò Steave- ma tu hai già capito?-
- Penso di sì-
- Illuminami! Sai che adoro starti a sentire...-
- Prova a seguirmi, ok? Dante, nella "Divina Commedia", ha usato molto il simbolismo numerico, quello che nel Medioevo veniva chiamato principia individuationis. Se esaminiamo con attenzione la struttura del poema, possiamo facilmente notare come Dante non usi mai meno di 115 versi e mai più di 160 in ogni canto. Di solito oscilla tra 139 e 142... inoltre, non conclude mai un canto a 118, 121 o 127 versi; e la cosa più strana è che, pur essendo l'opera in terzine, non viene mai usato un numero divisibile per 3, anzi, il numero di versi finali di ogni canto è sempre pari a un multiplo di 3+1. Mi segui?-
- All'incirca...-
- Dai, pensaci! 118 è uguale a 39 terzine più 1, 121 a 40+1... è molto chiaro-
- Se lo dici tu! Ma per quale ragione?-
- Sembra quasi che Dante voglia evitare i numeri 39, 40 e 42, la cui somma dà 121, vale a dire il quadrato di 11. Nella simbologia cristiana, l'11 rappresenta il peccato: 11, ad esempio, sono le spire del labirinto nella cattedrale di Chartres che il penitente doveva percorrere a scopo purificatorio-
Steave annuì, piuttosto interessato.
- Esaminando il canto I de "l'Inferno", si può notare che si compone di 136 versi, vale a dire 1+3+6=10 e 1+0=1- continuò- operando in tal modo per tutti i canti dell'Inferno, si ottengono tre numeri: 1, 4 e 7-
Prese la busta e si fece dare dal portiere una matita, poi scrisse i numeri.
- Il numero 1 sta alla base della numerazione: indica il monoteismo, l'espressione del Dio creatore; il 4 è il simbolo della completezza, cioè l'uomo. Presso i Babilonesi, il 4 indicava le quattro regioni del mondo, per gli Ebrei ricordava il Paradiso terrestre con i suoi 4 fiumi e anche per Sant'Agostino il 4 gode di grande importanza, perchè "in quaternario numero est insigne temporalium"! Il 7 indica invece la perfezione, in quanto è la somma di 3+4, cioè Dio (Trinità) unito alla materia, ovvero i 4 elementi (terra, aria, acqua e fuoco)-
- Jimmy, mi sto perdendo- confessò Steave
- Va bene- fece lui- se 1 è Dio, 4 è l'uomo e 7 la perfezione del congiungimento uomo-dio dopo l'espiazione del peccato (11), tutta la simbololgia numerica impiegata da Dante sembra rispecchiare il tema di fondo della Commedia: l'uomo che raggiunge Dio dopo l'espiazione del peccato-
- Quindi, Monicelli è... in chiesa?-
- Esatto. Ce ne deve essere una qui vicino! Andiamo?-
- Sì. Tra tutti e due, non saprei dire chi è più geniale...-
mercoledì 21 luglio 2010
L'enigma di Stonehenge-parte 2-
Stonehenge, pochi chilometri da Salisbury.
- Non ho mai capito esattamente cosa sia questo posto- confessò Steave, osservando le pietre davanti a sè
- Un complesso megalitico costruito in un'area rituale circolare- spiegò James- è formato da un cerchio esterno, detto "sarsen circle" del diametro di circa 30 metri, da un cerchio più interno detto "bluestone circle" di circa 23 metri di diametro e da altri due ordini di pietre collocate a ferro di cavallo, in direzione nord-est. Al centro vi è una pietra piatta, chiamata impropriamente "pietra dell'altare"-
- E le buche all'esterno?-
- Al momento hanno funzioni sconosciute-
Edrington si affiancò a loro e fissò il complesso megalitico.
- Come si chiamano questi monoliti?- chiese
- Quelli verticali si chiamano piedritti, quello orizzontale posato sopra, architrave-
- E... quanto sono antichi?-
- Considerando che le fasi di costruzione sono state tre, svoltesi nel corso di più di dieci secoli, direi antidiluviani! I lavori dovrebbero essere iniziati attorno al 2700 a.C.-
Annuendo gravemente, l'ispettore condusse i due giovani all'interno del cerchio e mostrò loro alcune istantanee.
- Interessante- fece James
- Cosa?- domandò Steave
- I simboli- rispose il giovane- questo posto viene considerato come un primitivo osservatorio astronimico. Per farla breve, questi monoliti furono collocati e ordinati secondo precisi calcoli astronomici-
- Non la seguo- ammise Edrington
James si posizionò perfettamente al centro di Stonehenge.
- Voltatevi a nord-est- ordinò- e guardate in direzione di quel fossato... vedete quella pietra? E' la "heel stone"-
Entrambi annuirono.
- La sua sommità coincide perfettamente con l'orizzonte e, se noi fossimo nel giorno del solstizio d'estate, il 21 giugno, potremmo vedere che il sole appare sulla cima della pietra. Ovviamente, alla levata del sole corrisponde un tramonto il 21 dicembre, giorno del solstizio d'inverno! Pensateci: il tramonto avveniva a sinistra della pietra più alta di tutte, giusto? Quando il complesso era intatto, il sole doveva apparire inquadrato in quella che doveva essere una vera e propria porta-
- Stupefacente- commentò l'ispettore
- Allora, l'oggetto di culto era il solstizio?- incalzò Steave, affascinato
- Esatto, più precisamente quello invernale- confermò James
- Tutto ciò cos'ha a che vedere con l'omocidio?- intervenne Edrington
- I simboli e i numeri sul cadvere non sono stati disegnati a caso- rivelò James- prendiamo ora in considerazione solo i numeri: 93, 6, 8, 91, 5, 8... a voi non diranno niente, ma io credo di aver capito-
- Spiegalo anche a noi, Jimmy, non ci sto capendo niente!-
- Se restiamo qui al centro, possiamo vedere il levarsi del sole, sulla cima della pietra 93, il 6 maggio e l'8 agosto e, sulla sommità della pietra 91, il 5 febbraio e l'8 novembre. Riuscite a capire? L'inizio della quattro stagioni, se teniamo conto della precessione degli equinozi!-
- Mi creda, è tutto molto interessante, ma i simboli a cosa alludono?-
James Ford fece una smorfia.
- Capisco che lei sia un poliziotto e non un cacciatore di demoni come me- parlò- ma non ha il minimo spirito d'osservazione! Venga come me a vedere la pietra 53... riesce a vedere che i simboli incisi sono gli stessi del cadavere?-
Michael Edrington pareva ancora più confuso.
- Sì, lo vedo- disse- ma non riesco a comprendere il nesso!-
- Conosce la setta druidica chiamata "il tramonto di Ariman"?- gli chiese James
- L'ho sentita, sì-
- I suoi adepti si reputano i discendenti degli antichi costruttori di Stonehenge e spesso si riuniscono qui per officiare gli ancestrali rituali druidici... quando uno degli adepti tradisce la setta o ne compromette la segretezza, i confratelli lo puniscono con la vita! E sul corpo vengono disegnati col sangue i simboli e i numeri che parlano del complesso, una sorta di codice che solo chi conosce la storia della fondazione può capire-
Sul viso impassibile dell'uomo si dipinse un sorriso.
- Dicevano il vero, sulla sua incredibile intelligenza- disse
- Dicevano, chi?- s'informò James
- Signor Ford, io credevo che lei fosse solo uno strampalato cacciatore di chimere... ma devo ricredermi, lei è una persona di grande cultura e intuito! A suggerirmi il suo aiuto è stato un dotto luminare accademico-
- Scusi?!-
- Conosce il professor Artemisio Monicelli?-
Quel nome riportò alla memoria del giovane una moltitudine di ricordi.
- ...ovvio che lo conosco!- esclamò- Si trova in Inghilterra? A Londra?-
- E' arrivato qualche sera fa, proprio in occasione del ritrovamento del corpo-
Steave osservò il collega con aria interrogativa.
- Jimmy, chi è Monicelli?-
- L'uomo dall'ingegno più grande che io conosca! E' stato il mio mentore ad Harvard, è da lui che ho imparato tutto quello che so-
Cap. 2: L'enigma di Stonehenge
Il cliente che quella mattina si era presentato all'agenzia di Calistus Gordon era sicuramente l'ultima persona che James Ford si sarebbe atteso. L'uomo alto, vestito di tweed color pulce, dagli occhi neri e sottili come spilli e duri come la roccia era nientemeno che l'ispettore Michael Edrington, di Scotland Yard.
- Cosa ci fa qui un "bobby"?- chiese James Ford, in tono aspro
- So bene che, in passato, io e lei abbiamo avuto degli scontri, signor Ford- parlò l'uomo, pacato- ma avrei bisogno della sua collaborazione-
- Per cosa?-
- Una misteriosa simbologia a Stonehenge-
- Non sono un esperto di simboli, tantomeno pagani...-
Edrington rimase immobile e impassibile come una statua di marmo.
- Sarò sincero, signor Ford- proseguì il poliziotto- non sono certo di credere alle creature a cui lei e i suoi colleghi date la caccia, tuttavia... credo a ciò che vedo. Mi dia retta, questo è un lavoro più adatto a lei che a me. La sua consulenza mi sarebbe preziosa-
- Cosa centra Scotland Yard, allora? Non ha parlato di un "caso"?-
- Un omicidio, per essere esatti-
Steave e Gordon si scambiarono una lunga occhiata.
- Lei è il solo che può svelarci cos'è accaduto- insistette l'ispettore- abbiamo trovato il cadavere di un uomo sulla quarantina, con il cranio fracassato, proprio al centro del complesso megalitico. Il suo sangue è stato usato per disegnare dei simboli sul suo torace-
James riflettè qualche secondo.
- Un rituale- disse- ma non saprei dire quale, devo prima vedere il posto e le foto del cadavere!-
- Quindi mi accompagnerà sul posto?- domandò Edrington, speranzoso
Sospirando, James Ford si alzò dalla sua scrivania.
- Andiamo, Steave- disse semplicemente
Il mastino di Londra-parte 4-
Entrambi si lasciarono cadere sul divano, sospirando. Si fissarono per qualche secondo, poi James disse:
- Anche tua sorella è una creatura infernale?-
- Mia... sorella?-
- Ancora mi sta alle costole!-
- Quando l'hai vista, scusa?-
- Poco fa, mentre uscivo dall'ufficio. Pensavo ti avesse detto che era a Londra per lavoro...-
Steave sbuffò, irritato.
- No- rispose- che razza di sorella! E poi sarei io quello sempre impegnato e che non si fai mai sentire? Accidenti a lei... inoltre, quando la pianterà di darti fastidio?-
Brontolando come una pentola di fagioli, Steave si diresse nuovamente in cucina.
- Rifaccio il tè- annunciò- ti va ancora?-
- Certo. Oh, potresti farlo in quella bellissima teiera ottocentesca che era della tua bisnonna? La "Chauffe-Thé", quella dell'edizione limitata dal 1803 al 1835!-
- Va bene. Ti piace così tanto?-
- Lì dentro, il tè ha tutto un altro gusto-
- Trovi?-
- Puoi giurarci! Le teiere ottocentesche sono le migliori. Anche quelle del 1725, ma non i bollitori moderni e le teiere di metallo del XIX secolo... quando si bevono tisane, invece, il "Boite à Thé" viennese del 1725-30 è il migliore-
- Sei un vero esperto! Per me, uno vale l'altro-
- Si capisce che non sei inglese, Steave-
Quando ritornò in salotto, Steave Butler reggeva un vassoio in metallo con la teiera ottocentesca bollente, una zuccheriera verde smaltata del 1770 e due "Tasses et Soucoupes", due eleganti tazzine francesi in ceramica bianca con decori floreali trasversali, munite di piattino.
- Da vera sala da tè- commentò James, sorridendo
- Quasi- convenne Steave- senti, a proposito di Chloe... vuoi che le parli di nuovo io?-
James osservò le tazzine smaltate.
- Non importa- disse distrattamente- tanto, tu e io sappiamo quant'è testarda, no? Inoltre, le vere ragioni le conosciamo solo noi-
- Già, ma non possiamo dirle a nessuno, tantomeno a lei...-
- Appunto. Questo segreto è solo nostro, almeno per il momento... anzi, forse per sempre-
Steave annuì e osservò James, seduto accanto a lui.
- Ci sono molti segreti, nella sua vita- pensò- e io sono l'unico a conoscerli... tuttavia, ce n'è solo uno che posso condividere con lui! Almeno questo...-
Il mastino di Londra-parte 3-
Steave guardò il collega con aria allarmata.
- Cosa facciamo?- domandò
- Lascialo entrare... tenterà di certo di attaccarmi e, quando lo farà, tu gli taglierai la testa! Ce l'hai ancora quell'ascia vichinga che ti hanno regalato in Germania, vero?-
Il giovane irlandese annuì e corse a prenderla; il ringhio si faceva sempre più minaccioso, accompagnato da un fastidioso grattare contro la porta... James si piazzò davanti all'entrata e fece cenno a Steave di aprire la porta, il quale si era posizionato lateralmente, in modo da poter facilmente far scendere l'arma sul collo della creatura. Non appena la maniglia venne abbassata, il cane infernale piombò nella stanza abbaiando come un forsennato, dirigendosi verso James. Lo atterrò con le possenti zampe e parve sul punto di sbranarlo, ma si calmò di colpo prima che Steave intervenisse. Fissò intensamente il giovane, a terra, e parlò in una lingua apparentemente sconosciuta.
Scomparve subito dopo in una nube grigiastra che odorava di zolfo.
- Jimmy, stai bene?- gli chiese l'amico, aiutandolo ad alzarsi
- Sì, credo di sì- rispose, un po' confuso- lo hai sentito?-
- Aha. Non ho capito in che lingua ha parlato, però-
- Era un'antico dialetto mexica... sai che ti dico? Temo di aver smosso degli ingranaggi molto pericolosi! Le creature infernali vogliono la mia anima-
- Ti ha detto questo?-
- Non esattamente, comunque non era una minaccia, bensì un avvertimento-
Si spazzò gli abiti e si ravviò con la mano i capelli castani.
- Mi sono sbagliato- continuò- il cane nero è sì un presagio di sventura, ma non un'entità malevola! Appariva agli stregoni in trance per avvertirli del pericolo, esattamente come quel mastino ha fatto con me: mi ha messo in guardia-
- In guardia da cosa?- domandò Steave
- Dall'inferno- rispose James, serio- ha detto "guardati dall'inferno"...-
martedì 20 luglio 2010
Il mastino di Londra-parte 2-
Invece di proseguire per Baker Street e giungere al suo appartamento, James prese una traversa che tagliava per Regent Street; si fermò davanti ad un edificio moderno, con finestre piccole e claustrofobiche: un condominio. S'infilò all'interno e salì quattro rampe di scale, giungendo al terzo piano. Sostò un istante sul pianerottolo e avanzò, oltrepassando quattro porte, poi si piazzò davanti alla quinta e suonò il campanello.
- ...Si? Ah, Jimmy!- esclamò Steave, trovandosi davanti l'amico
- Ciao. Spero tu non abbia da fare, perchè dobbiamo lavorare!- esordì James
Con un gesto della mano, Steave lo invitò ad entrare e lo fece accomodare in salotto.
- Sei fradicio- gli disse, porgendogli un asciugamano- sei di nuovo rimasto in ufficio e ti sei dimenticato l'ombrello?-
- Non ho nemmeno bisogno di risponderti!-
Sospirando, Steave scomparve in cucina e James si buttò sul divano, asciugandosi i capelli bagnati; il giovane tornò poco dopo con due tazze di tè fumanti.
- Ci ho messo anche il brandy, come piace a te- lo informò
- Ottimo lavoro- si complimentò James
- Prima hai parlato di lavoro...-
- Ah, certo. Poco fa, in centro, ho visto un cane demoniaco-
- Eh?-
- Una creatura in stile "mastino dei Baskerville"... credo mi abbia seguito fin qui-
- Ne sei sicuro?-
- Sì, non mi ha perso di vista un momento! Affacciati alla finestra, secondo me lo vedi-
Steave andò alla finestra, scostando leggermente la tenda.
- Sì, lo vedo- disse- mette i brividi!-
- Dobbiamo liberarcene, ma al momento non ho idea di come fare- confessò James
- Uhm... un osso?-
- Io non gli cedo una tibia!-
- Scherza pure, ma non credo che s'accontenterà della tua tibia... più che altro, cosa fa esattamente un mastino infernale? Azzanna a morte e basta?-
- Non lo so... però, ho un vago ricordo in testa. Devo aver letto da qualche parte che, nell'interpretazione dei sogni mesoamericana, un cane nero dagli occhi di fuoco è presagio di sventura. Per alcuni popoli, un cane demoniaco era la reincarnazione delle divinità infere-
- Quindi, come si combatte?-
- In questo momento non me lo ricordo-
Un ringhio inquietante fece sussultare entrambi. Il mastino era dietro la porta.
- E' qui- mormorò James
domenica 11 luglio 2010
Cap.1: il mastino di Londra
James Ford era sempre il primo ad arrivare in ufficio la mattina e l'ultimo ad andarsene la sera: per un motivo o per un altro, il più delle volte finiva per passare la nottè lì.
Da buon collezionista, Gordon amava i libri e si era creato una modesta quanto rispettabile biblioteca privata nel suo ufficio, attiguo a quello di James e Steave; volumi rilegati di filosofia, matematica, storia, astronomia e grandi classici: da Platone a Newton, fino a Conan Doyle e oltre.
Quel pomeriggio, James si era immerso nella lettura di un trattato di astronomia di Isaac Newton e si era accorto, solo dopo averlo ormai terminato, dell'orario che si era fatto: le otto di sera passate. Dopo aver udito la pendola di quercia rintoccare, ripose il volume e tornò nel suo ufficio, per recuperare la sua giacca. Strano a dirsi, pioveva e il cielo plumbeo oscurava Londra come in piena notte.
- Tempo ideale per una passeggiata- ironizzò
Uscì dall'ufficio al secondo piano del numero civico 2 di Baker Street, un edificio vittoriano dall'aspetto austero, con le finestre sporgenti dai ballatoi in legno, vetuste e antiquate; scese le scale di legno cigolanti e giunse in strada. In portone d'entrata, in legno scrostato e dalle vetrate appannate, ancora era spalancato. Lo accostò e si strinse nella giacca, alzando il bavero: niente ombrello e niente cappello, doveva quindi prepararsi ad una doccia fuori programma.
Il marciapiede lucido rifletteva gli edifici e i lampioni gettavano fioche luci sulla strada, in quel momento deserta. Oltretutto, soffiava un fastidioso vento gelido.
Sospirando, il giovane cercò di pensare al calduccio della stufa che lo attendeva nel suo appartamento, unito ad un buon bicchiere di wisky doppio malto: niente di meglio per riscaldarsi dopo una simile giornata.
Un'ombra gli scivolò alle spalle senza troppo rumore.
- James!-
James Ford sussultò e si voltò, trovandosi ad osservare il volto allegro di Chloe Butler, incorniciato dai soliti capelli biondi, mossi, semi coperti da un berretto nero alla moda. Le labbra cremisi erano distese in un sorriso e in mano teneva un grosso ombrello.
- Ah, Chloe... mi hai spaventato-
- Che ci fai ancora in ufficio?-
- Lavoro arretrato. Tu come mai sei a Londra?-
- Per lavoro... ma, scusami, non hai un ombrello?-
Il giovane si strinse nelle spalle.
- Vuoi un passaggio sotto il mio?- propose la ragazza- Ho anche la macchina, se vuoi ti do uno strappo a casa!-
- No, grazie, sono solo due passi- rifiutò James
- Ma ti bagnerai!- protestò lei- Prendi almeno il mio ombrello, no? Me lo riporti la prossima volta che ci vediamo... così sono sicura di rivederti presto-
James la guardò con esasperazione.
- Chloe...- fece, scuotendo il capo
- Lo so- lo interruppe lei, facendo un sorriso colpevole- non c'è niente da fare con te, vero?-
- Mi pareva di essere stato chiaro- ribattè lui- sai che non amo ripetermi! Non lo sono stato, forse?-
Chloe abbassò gli occhi e si spostò una ciocca di capelli dietro l'orecchio.
- Direi trasparente...-
Un'auto passò accanto a loro, sollevando qualche schizzò d'acqua piovana sul marciapiede e James notò, dall'altra parte della strada, qualcosa nascosto in un vicolo; aveva occhi fiammeggianti.
- ... devi scusarmi, ma ora ho proprio fretta! Ci si vede-
Si mise a correre sotto la pioggia, allontanadosi sempre di più dalla ragazza.
- Fantastico- sospirò Chloe
sabato 10 luglio 2010
Prologo 3
Con un gesto teatrale e drammatico, lo spettro abbandonò il corpo della donna, che ricadde nuovamente sul pavimento.
Preoccupato, Gordon fece per avvicinarsi, ma James lo bloccò con un gesto della mano.
- E' viva- lo rassicurò- guardi la fronte!-
L'uomo s'accorse che il proiettile era stato caricato a sale e che sulla fronte della donna non c'era alcun foro.
Pian piano, Angela riprese i sensi.
- Cos'è successo?- domandò, confusa, portandosi una mano alla testa
- Era posseduta- le rivelò James, chinandosi accanto a lei- come si sente?-
- Bene, solo un po' frastornata. Lei sa dirmi cosa mi è successo?-
- Sì. Lo spettro ha iniziato possedendola saltuariamente, poi si è insediato dentro di lei stabilmente... ricorda qualcosa degli ultimi giorni?-
- A dire il vero, no, è tutto molto confuso... signor Ford, lei mi ha salvato la vita!-
- E' per questo che è venuta qui, no?-
- M-ma come... come ha fatto a capire che lo spirito era dentro di me?-
- L'ho intuito appena è entrata. I suoi occhi cercavano sempre la finestra e non ha voluto sedersi perchè lo spettro sospettava del sale nelle scrivanie-
Angela sorrise, radiosa.
- Grazie!- esclamò- Lei è un vero fenomeno, proprio come si dice in giro!-
- E' il mio lavoro- ribattè James, con una inusuale nota di sincera modestia nella voce
Cortesemente, Steave aiutò la donna ad alzarsi, tendendole una mano.
- Allora, quant'è la sua parcella?- chiese Angela, mettendo mano alla borsa
I tre uomini si scambiarono un'occhiata perplessa.
- Oh, non importa se non ha una tariffa fissa!-
Rovistò nella borsa alla ricerca del libretto degli assegni e una penna, si appoggiò alla scrivania di Steave e compilò un assegno; poi lo staccò e lo consegnò nelle mani di Gordon.
- Spero possa bastare- fece, sorridendo- mi raccomando, tratti bene il suo ragazzo! Signori, addio, vi sarò debitrice per sempre-
Angela Blackwood si avviò alla porta e uscì. Mentre ancora si udivano i suoi passi per le scale, Gordon abbassò gli occhi sull'assegno e gli sfuggì un'imprecazione.
- Che succede?- domandò Steave- E' stata tirchia?-
Assieme a James si avvicinò per vedere, sbirciando la cifra da sopra la spalla di Gordon.
- Cristo!- esclamò James- Ma quanti zeri ci sono?-
- Non li ho contati- mormorò Gordon, inebetito
- Fantastico!- esultò Steave- Ci stanno abbondantemente i nostri stipendi arretrati e possiamo ricostituire il fondo per l'agenzia-
- Dio esiste- disse Gordon, sollevato
James Ford lo osservò con un'espressione contrariata e le mani sui fianchi.
- Dio?- ripetè- No, James! Io le ho fatto avere quei soldi... Dio non centra proprio niente-
- Questione di punti di vista- ribattè l'uomo
Steave rise.
- Smettetela- disse loro- dobbiamo festeggiare! E' la rinascita della nostra agenzia-
- Già. Ma, dimmi, Ford, non ti avevo proibito di mettere il mio nome sul giornale? Mia moglie non sa ancora cosa faccio esattamente...-
- Non deve preoccuparsi, non ho messo il suo nome-
Gordon recupeò il giornale dal cestino dell'immondizia e lesse l'inserzione: "Agenzia del paranormale Ford".
- Ma che bella trovata...- commentò, sospirando
- Insomma, andiamo a far festa o no?- intervenne Steave
James annuì e Gordon recuperò il suo soprabito.
- Oggi, giorno speciale- dichiarò- e offro io, ragazzi!-
- Ho già fame... e sete- disse Steave
- Gordon, che ne dice di un piccolo aumento di stipendio?- chiese James, mentre uscivano dall'ufficio
- Ford, ti pago fin troppo- replicò Gordon, alzando gli occhi al cielo
- Potrei sempre tornarmene ad Harvard- lo stuzzicò James
- Potresti, sì...-
- No, tranquillo, non lo farò. A fare questo lavoro mi diverto molto di più!
=FINE PROLOGO=
lunedì 5 luglio 2010
Prologo 2
- Non fare lo schizzinoso- lo rimbrottò Gordon- sono io il capo, no? Sta a me decidere. Capisco, però, che voi due siete gli unici dipendenti e se perdo voi... possiamo discuterne insieme, ma non accetterò idee strampalate o rifiuti senza valide ragioni-
- "Non sono d'accordo con quello che dici, ma mi farei uccidere pur di farti esprimere quello che pensi"- citò James, filosofico
Steave lo fissò.
- Confucio?- domandò Gordon, incerto
- Voltaire- lo corresse James, sospirando- lei non mi ascolta: non possiamo cambiare quel maledetto cartello sulla porta in un secondo! E poi, mi crede un idiota? Un piano l'ho già elaborato-
Prese il giornale, lo piegò in quattro e lo gettò nel cestino ai suoi piedi. Dopo appena trenta secondi, qualcuno bussò alla porta: entrò una donna sui trentacinque, di bell'aspetto, con lunghi capelli rossi e vivaci occhi verdi.
- Buongiorno. Mi chiamo Angela Blackwood- si presentò- avrei bisogno del vostro aiuto...-
- Scusi, come ha saputo dove trovarci?- le domandò Gordon
La donna assunse un'aria sorpresa.
- Ah, certo, ho letto il vostro indirizzo sul giornale... in ultima pagina c'era un'inserzione a vostro nome-
James lanciò uno sguardo a Gordon e tornò al suo caffè.
- Adesso chi lo sopporta più!- pensò Gordon
- Bravo, Jimmy- pensò Steave, ammirato
Sospirando, Calistus Gordon tornò a rivolgersi alla donna.
- Come possiamo aiutarla?-
- Io e mio marito siamo entrati in possesso di una eredità, di recente... un modesto castello nella brughiera! Purtroppo, però, non possiamo viverci, perchè è infestato-
- Per Dio!- esclamò James Ford, divertito, rischiando di versare il caffè
- Jimmy, non bestemmiare- lo rimproverò Steave
James si appoggiò una mano sul cuore e alzò l'altra, in un gesto di scusa; fissò la donna e socchiuse gli occhi.
- Perchè non si accomoda?- le disse
- Oh, no, sto meglio in piedi, grazie... dicevo, è infestato, ma non so da cosa!-
- Non aggiunga altro, ho capito- fece il giovane- è l'ex proprietà dei Berrymore, vero?-
- Esatto!- rispose Angela, stupita- Come lo sa?-
- Vede, io lì ci sono già stato...- rispose James, aprendo lentamente il primo cassetto della sua scrivania- e la sa una cosa? Non ho visto spettri. L'unico ce l'ho davanti-
Velocemente estrasse una pistola e sparò un colpo dritto in fronte alla donna, che stramazzò a terra; dopo un'iniziale smarrimento, Steave realizzò la situazione: aprì il secondo cassetto della sua scrivania e ne tirò fuori un sacchetto nero, si avvicinò al corpo e iniziò a gettarvi sopra il suo contenuto. La reazione fu sorprendente: la donna iniziò a fumare come un ceppo nel camino.
- Sale?- pensò Gordon, stupefatto
James si alzò allora dalla sua sedia e iniziò a recitare una formula latina; nell'udire quelle parole, la donna si destò di colpo, come posseduta, contorcendosi ed emettendo versi e lamenti acuti.
Steave simise di cospargerla di sale e James tacque. Il fantasma si stava dissolvendo. Prima di abbandonare il corpo di Angela Blackwood, lo spettro afferrò James per la camicia.
- James Ford- disse, con voce non umana- all'inferno sono molto impazienti di avere la tua anima...-
venerdì 2 luglio 2010
Le avventure del giovane Ford -prologo-
Londra, sede dell'agenzia sul paranormale "Gordon", aprile 1920.
Era una tranquilla mattina di aprile, Londra era avvolta dalla solita nebbia e una fastidiosa pioggerellina bagnava le strade.
Come ogni mattina, James Ford leggeva il "Times", seduto alla sua scrivania, i piedi in alto, mentre Steave Butler preparava il caffè, ricordandosi di utilizzare la profumata e intensa miscela turca per il collega di lavoro, al quale piaceva iniziare la giornata con una tazza fumante di caffè forte e amaro, rigorosamente senza zucchero o altri dolcificanti; mentre Steave versava nelle tazze la bevanda bollente, Calistus Gordon entrò, spalancando la porta dell'ufficio.
- Siamo in perdita!- esclamò, mettendosi le mani nei capelli con un gesto teatrale
Steave non lo degnò di uno sguardo, procedendo nel suo lavoro e James voltò annoiatamente la pagina del quotidiano.
- Che novità- borbottò- lo dice praticamente ogni mattina!-
- No, no, Ford, non è la solita cantilena- insistette Gordon- non ho detto che siamo al verde, ho detto "in perdita", capisci?-
- Qual'è la differenza?- chiese Steave, appoggiando la tazza di caffè sulla scrivania del compagno
- Significa che rischiamo di chiudere...-
Steave lo guardò, perplesso: era da tempo che non vedevano uno stipendio decente, ma da lì a dichiarare banca rotta...!
- Niente clienti, niente casi da risolvere e quindi niente soldi- disse amaramente l'uomo
Nonostante l'aria pensante che era calata sui tre, James finì di leggere tranquillamente il suo giornale.
- Le solite notizie- commentò, sorseggiando il caffè- eccellente come al solito, Steave!-
- Ford, ma hai sentito quello che ho detto?- gli si rivolse Gordon- Siamo in guai seri e tu leggi il Times!-
Per tutta risposta, il giovane si limitò a bere rumorosamente la bevanda calda e ad assumere un'espressione annoiata.
- A volte mi domando cosa m'impedisce di ucciderti, moccioso presuntuoso...- sospirò Gordon
- Oh, lo so io!- esclamò James, con un sorriso beffardo sul volto- Sono l'unico che fa soldi, qui dentro...-
- Non più. Forse dovremmo iniziare ad allargare gli orizzonti, come...-
- No-
James Ford posò la tazza e tolse i piedi dalla scrivania, sedendosi composto.
- Non risolverò i casi minori di Scotland Yard- dichiarò- gli scarti della polizia londinese non li voglio... sono un cacciatore dell'occulto, non un detective privato da quattro soldi!-
- Jimmy, ma che alternative abbiamo?- domandò Steave, avvilito- Sono d'accordo con te, ma la situazione non è delle migliori!-
- Mi verrà in mente qualcosa- rispose semplicemente- sono sempre stato fortunato, io!-
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