giovedì 30 settembre 2010
Curtain Fall-parte 10-
Dal momento che possedeva l'officina fuori città, Vee aveva creato la sua abitazione proprio sopra di essa, ritagliandosi un piccolo monolocale in cui dormire e mangiare, composto da un'unica stanza e un angolo cottura. Vee non era mai stato uno dalle grandi pretese, si accontentava di poco e gli bastava lo stretto indispensabile.
Giunto davanti all'officina, Ran bussò ripetutamente, senza ottenere risposta.
- Ma dov'è?- pensò, piuttosto in ansia- E se lo avessero già preso?-
Un'ombra scivolò alle sue spalle senza far rumore e una mano gli tappò la bocca... venne trascinato dietro l'edificio e poi lasciato andare.
- ...mi farai diventare matto, tu!- disse Vee, sospirando
- Vee, allora stai bene!- esclamò Ran, con una nota di sollievo nelle voce- Ero così preoccupato che sono venuto a cercarti...-
- D'accordo, ma adesso calmati e abbassa la voce... ti ha seguito qualcuno?-
- No, sono stato attentissimo. Piuttosto, perchè sei ancora qui? Mi sembrava di aver capito che volevi filartela prima di 'sta notte!-
- Impossibile, ogni accesso alla città è sorvegliato a vista-
Ran sospirò. La situazione era delicata.
- Senti, Ran, non è che tu conosci un altro modo per uscire?- gli chiese Vee
- Vediamo... forse, anzi, di sicuro puoi passare per la vecchia fabbrica!-
- Quale fabbrica, scusa?-
- Sei qui solo da un mese, per questo non la conosci. Hai presente la via che passa dietro casa mia? Girando a sinistra al primo bivio, tagliando per la campagna, si arriva alla vecchia fabbrica di cereali-
- Ah, il mulino abbandonato... e poi?-
- Be', puoi uscire! Finito l'edificio c'è una strada ghiaiata che conduce alla Porta Sud. Quasi nessuno sa che viene ancora usata come ingresso! Se proseguirai sempre dritto, arriverai fino al lago Kujira-
Sorridendo, Vee abbracciò Ran.
- Mi sei stato di grandissimo aiuto!- gli disse- Spero solo di ricordarmi la strada-
- Se vuoi ti accompagno io- propose Ran- conosco bene la strada, da bambino andavo sempre a giocare con gli amici alla fabbrica! Possiamo anche arrivarci con la tua jeep-
- Non credo sia una buona idea- obiettò Vee- ti ficcherai nei guai!-
- Ma potresti aver bisogno di me come guida e come diversivo- gli fece notare il ragazzo- ti prego, solo fino alla fabbrica! Poi, prometto che tornerò a casa senza mettermi nei guai-
- Santo cielo...- sospirò Vee, grattandosi la testa- e va bene, allora! Ma diamoci una mossa-
Curtain Fall-parte 9-
Quella stessa notte, la periferia di Curtain Fall venne letteralmente rastrellata. Le case vennero controllate da cima a fondo, le strade setacciate palmo a palmo: stavano tutti cercando l'unico uomo dagli occhi rossi registrato in città.
- Dovete trovarlo a tutti i costi, capito?- tuonò un caposquadra- Sappiamo che fa il meccanico, ha circa 25 anni, sul metro e ottanta, capelli a spazzola e veste con abiti in pelle! Fate attenzione, potrebbe essere pericoloso...-
Dalla finestra della sua camera, che dava sulla strada, Ran poteva vedere il brulicare di soldati.
- Chissà se Vee se n'è già andato- pensò, affacciato al davanzale- e se non avesse fatto in tempo? Devo assolutamente controllare! Anche se vedessero in giro me, la cosa non dovrebbe insospettirli troppo, credo-
Chiuse a chiave la porta della sua stanza e aprì la zanzariera della finestra, cercando di non fare rumore. Sotto di lui, a circa tre o quattro metri, stava il cespuglio preferito della madre.
- P-però, è alto- disse, deglutendo- spero di non ammazzarmi!-
Prendendo un respiro profondo, scavalcò il davanzale e tentò di scendere, ma mise un piede in fallo e scivolò, cadendo pesantemente sui cespugli.
- Ti pareva...- borbottò, alzandosi- che volo, mi sono proprio spiaccicato! Fortuna che non mi ha visto nessuno-
Uscì dal cespuglio, si spazzò i vestiti e corse a rotta di collo verso l'estrema periferia della città, sperando di raggiungere l'officina di Vee prima dei soldati.
Attraversò tutte le viuzze più anguste e buie, cercando di farsi notare il meno possibile. A volte fu costretto a tornare indietro e cambiare strada, oppure a passare in un vicolo ostruito dalle pattumiere pubbliche, ma proseguì ugualmente e, incespicando, riuscì ad arrivare alla sua meta.
Curtain Fall-parte 8-
- Ma, papà, io...- tentò di protestare il ragazzo
- Niente discussioni- tuonò il padre- finchè resti sotto il mio tetto, fai quello che dico io, chiaro? Ora basta, mangiamo-
La moglie si sedette silenziosamente a tavola, ma Ran rimase in piedi, i pugni serrati per la gran rabbia che lo invadeva. Andava sempre a finire così: ogni volta che discuteva con suo padre, alla fine non aveva mai ragione e doveva restare zitto e subire.
Ran non era mai andato particolarmente d'accordo con il padre, perchè era un uomo austero e poco affettuoso e, soprattutto, molto autoritario. Nei suoi confronti era piuttosto duro e pretendeva sempre troppo. Di solito, però, il giovane lasciava perdere o si arrabbiava solo sul momento, mandando giù il boccone amaro... non questa volta, però. Se c'era una cosa che assolutamente non poteva tollerare era che si parlasse male di Vee.
- Dai, Ran, siedi a tavola- lo invitò gentilmente la madre- ho fatto il pollo che ti piace tanto e...-
- Non ho più fame- la interruppe lui, in tono freddo- vado in camera mia! O mi è proibito fare anche questo?-
Cercando di trattenere l'ira, Ran imboccò le scale e si chiuse nella sua stanza, sbattendo la porta.
- ...perchè deve sempre finire così, me lo dici?- chiese la moglie al marito- Tutte le volte litigate e tutte le volte assisto a questa scena!-
- Non ho intenzione di discuterne- tagliò corto l'uomo- passami il pollo-
La donna lo fissò, senza obbedire alla richiesta.
- Stai dando un ordine anche a me, per caso?- s'informò- Guarda che io non sono uno dei tuoi dipendenti e neppure Ran... è tuo figlio, non il tuo sottoposto! Non trattarlo come se fosse un bambino o uno stupido, è grande, ormai. Inoltre, visto che sai che è un bravo ragazzo, perchè non provi a fidarti di lui? Sei troppo duro! Finirai per farti odiare, se già non è così-
Il signor Okami ignorò le parole delle moglie e si servì da solo, impugnando il trinciapollo; non avrebbe mai ammesso di aver sbagliato il modo di educare suo figlio, perchè il suo orgoglio e la sua testardaggine gl'impedivano di vedere.
- Hige, per favore...-
- Basta, Marin, lasciami mangiare in pace! Sei tu che lo coccoli troppo, quel ragazzo, per questo è così viziato-
- (...)-
mercoledì 29 settembre 2010
Curtain Fall-parte 7-
Salutata la compagna di scuola, il ragazzo sentì l'orologio del campanile battere i sette rintocchi e affrettò il passo. Dalla piazza principale a casa sua, a piedi, ci volevano quasi venti minuti e sarebbe arrivato in ritardo... già predisposto alla ramanzina, prese una scorciatoia, strisciando tra il dedalo di stradine secondarie e arrivò davanti al portone di casa piuttosto accaldato.
- Sono a casa!- annunciò, entrando
- Sei in ritardo per la cena- gli fece subito notare il padre, non appena lo vide comparire in soggiorno- eppure sai bene che si cena alle sette in punto!-
- Lo so, scusami- sbuffò il figlio- lo dici tutte le volte! Non l'ho fatto apposta-
- Dove sei stato?- continuò l'uomo, l'aria severa
- In giro...- rispose Ran, vago- ma sono stato trattenuto da Luchia, per questo ho fatto tardi-
- Hai fame, tesoro?- gli chiese dolcemente la madre, facendo capolino dalla cucina- Tra poco è pronto in tavola!-
- Sì, ho una gran fame! Ah, mamma... uno di questi giorni posso invitare a pranzo Vee?-
- Sicuro, è un'ottima idea! Stavo per proportelo io, sai? E' un ragazzo così gentile... mi farebbe davvero piacere-
Il signor Okami lanciò un'occhiataccia sia alla moglie che al figlio, ma non replicò, limitandosi a sfogliare il suo quotidiano con fare ostentato.
- Oh, non darci contro come al solito, Hige (=barba, baffi o pelo animale)!- bontolò al moglie- Possibile che tu debba sempre essere così ostinato? E poi, cosa ti ha fatto di male, quel ragazzo? Lavora sodo, è una brava persona, sempre educato e spiritoso e, soprattutto, non infastidisce nessuno... con il nostro Ran, poi, è sempre molto gentile. In ogni caso, tu non ci sei mai a pranzo, quindi non dovresti neppure aver voce in capitolo-
- E allora?- replicò bruscamente l'uomo- Non mi piace che Ran lo frequenti, tutto qui. Sono d'accordo con te, Marin, non infastidisce nessuno, ma non lo voglio in casa mia! Spero sia chiaro anche a te, Ran-
martedì 28 settembre 2010
Curtain Fall-parte 6-
Annuendo, Ran schizzò via, dirigendosi in città. Mentre camminava per le strade, continuava a ripensare a Vee. Se suo padre avesse saputo che era andato da lui un'altra volta, lo avrebbe ucciso!
Nonostante Curtain Fall accettasse ogni tipo di persona, c'erano delle eccezioni, rappresentate da uomini come il padre di Ran, il quale non vedeva di buon occhio che il figlio frequentasse un tipo "strano" come il nuovo arrivato; non che il signor Okami (=lupo) odiasse Vee lo considerasse una cattiva persona, semplicemente non amava il suo carattere ribelle e indipendente e pensava che, avere in città uno dagli occhi rossi, alla lunga avrebbe portato guai con l'imperatore. Purtroppo, Ran dovette ammettere che il padre non aveva poi fatto un ragionamento così sbagliato.
- Ehi, Okami...-
Ran si sentì chiamare da una voce familiare e si voltò.
- Ciao, Luchia- disse ad una ragazza della sua età, con i capelli biondi e un cagnolino in braccio
- Ancora in giro a quest'ora? Sono quasi le sette di sera. Tuo padre non ti sgriderà, se tardi per la cena?-
- E' molto probabile. Tu che fai qui?-
La giovane mostrò all'amico il suo cagnolino nero, indicando il collare.
- Buio aveva bisogno di un collare nuovo- spiegò- così, la mamma mi ha mandato a comprarlo!-
- Ho capito. Glielo hai preso rosso? Quello di prima era più carino, secondo me-
- Lo so, ma il blu non mi piace e a Buio non sta bene-
Sospirando, Ran accarezzò Buio. Luchia era sempre stata una ragazza particolare... erano in classe assieme dalle elementari e, da che si ricordava lui, era sempre stata molto originale.
- Bene, adesso vado. Buona serata, Okami-
- Anche a te, ciao!-
Curtain Fall-parte 5-
- Vee! Ehi, Vee!-
Un ragazzo sui diciassette anni, dall'aria vispa e i capelli biondi e arruffati, corse all'officina di Vee, puntando dritto verso un'auto in riparazione, sotto la quale trafficava lo stesso Vee, chiave inglese alla mano.
- Cos'è successo 'sta volta, Ran (=orchidea. Ha altre accezioni)?- chiese Vee, uscendo da sotto l'auto- Quando corri qui gridando a quel modo, di solito hai combinato qualcosa!-
- Non ho combinato nulla- protestò il ragazzo, facendo una linguaccia- ma non hai idea di cos'ho sentito in città poco fa!-
- Dimmelo, allora-
Ran si sedette accanto a Vee, spazzando via la sabbia dalle scarpe.
- L'imperatore ha emanato un decreto che riguarda la tua gente- spiegò- tutti i maschi e le femmine tra i 12 e i 60 anni, in buona salute, verranno prelevati da un convoglio militare per essere mandati ai lavori forzati nella città di Borgo Castrum, a sud della Capitale-
- Ma tu guarda!- esclamò Vee- Ha creato un campo di sterminio, eh?-
- Non credo ci sia da scherzare- lo rimbrottò Ran- guarda che è una notizia certa, hanno anche distribuito volantini e attaccato manifesti!-
- Sì, sì... lo so e ti ringrazio per avermi avvertito- disse il giovane- ma non ho alcuna intenzione di farmi prendere-
- E come farai scusa? Nascondersi è inutile, perchè guarderanno in ogni angolo-
- Non preoccuparti, sono abituato a sfuggire ai soldati! Ci metteranno un po' ad arrivare qui, quindi ho tutto il tempo per organizzarmi... entro questa notte avrò levato le tende-
Ran non voleva che Vee andasse via, ma sapeva bene che, farlo restare, significava condannarlo ai lavori forzati di Kairone.
- ...allora, questo è un addio?-chiese
Vee appoggiò una mano sulla testa del ragazzo, scompigliandogli i capelli.
- Questo non è detto- rispose, sorridendo- può darsi che io riesca a tornare... tutto è possibile, Ran. Ora vai a casa, o farai preoccupare i tuoi genitori! Non metterti nei pasticci, intesi?-
giovedì 23 settembre 2010
Curtain Fall-parte 4-
Curtain Fall, duecento miglia a sud del villaggio Aka (=Rosso. E' il villaggio di Leara)
Si dice che le città del sud abbiano un'atmosfera e uno stile di vita completamente diversi da quelle del nord: al sud, la gente è più calda, ospitale, familiare e ben disposta verso il prossimo, mentre al nord c'è più diffidenza, più freddezza e indifferenza, una sorta di rigidità mentale. Curtain Fall, tra le città del sud, è sempre stata l'esempio per eccellenza, con la sua aria cosmopolita e la sua omogeneità; non esistono persone molto ricche o persone molto povere, lì hanno più o meno tutti lo stesso tenore di vita e lo slum non è certo sudicio come quello di Aquariol. Non un vagabondo si aggira per i vicoli più bui e stretti, nessuno fa l'elemosina ai margini della strada, i cani non rivistano dell'immondizia e le strade sono pulite. Il regime militare sembra aver perso parte del suo controllo di ferro, poichè non si vedono quasi mai soldati in giro e l'autonomia della città è riconosciuta persino dalla Capitale... quando si passa per le vie del centro, le persone si salutano con calore, le donne al mercato chiacchierano vivacemente e i bambini vanno a scuola con tranquillità. Davvero una città vivibile! D'altra parte, però, non è tutto oro quello che luccica e anche Curtain Fall non è la città perfetta: il cancro che la divora dall'interno è il peggiore, la mafia.
La periferia della città è una specie di borgo degli artigiani: meccanici, carpentieri, liutai e molti altri affollano il deserto con le loro officine. Lavorano sodo ogni giorno, per poi recarsi in città a vendere la propria merce al mercato o nelle botteghe. Proprio qui, un po' fuori dalla città, Vee aveva aperto la sua officina meccanica... il suo sogno era sempre stato quello di diventare meccanico e sperava anche di riuscire a guadagnare abbastanza per poi tornare a prendere tutti noi.
mercoledì 22 settembre 2010
Curtain Fall-parte 3-
- ...ehi, aspettami!-
Scavalcai faticosamente una grossa duna di sabbia e raggiunsi Ki, fermo immobile, lo sguardo rivolto al cielo terso di quella calda mattina.
- Cosa ti succede?- gli chiesi, affiancandomi a lui- Saranno dieci minuti che ti chiedo di aspettarmi, ma tu non mi hai risposto neppure una volta!-
- Scusami, credo proprio di non averti sentita- rispose lui, osservando le nuvole
- Sicuro che vada tutto bene? Sei un po' più strano del solito, oggi-
- Vedi, è solo che... ho come la sensazione che, da qualche parte, si sia consumata una tragedia di sangue... qualcuno è stato tradito-
- Tradito?- ripetei- Lo sai, certe volte proprio non ti capisco!-
- Lascia stare, non importa. Vieni, proseguiamo, la strada è ancora lunga-
Ormai erano settimane che viaggiavamo assieme, ma ancora non ero riuscita a capire bene Ki. A volte era davvero misterioso! Il fatto che non ricordasse nulla del suo passato, poi, rendeva il mistero ancora più fitto. Certo, stare con lui mi piaceva, ma non era la persona pù facile con cui entrare in sintonia; alcune volte era socievole e gentile, altre volte diventava improvvisamente cupo e silenzioso. Ero certa che la chiave dell'enigma fosse sepolta nei suoi ricordi, ma ancora non avevamo trovato nessun modo per farglieli tornare.
- Leara, non restare indietro! Guarda che ti lascio qui, sai?-
- Ehhh? Non provarci nemmeno, capito?!-
Curtain Fall-parte 2-
- Non puoi abbandonarmi, Kei, sei sempre stata con me!-
- Io non sono un'assassina, Kairone, e una volta non lo eri nemmeno tu... che ti è successo? Cosa ti ha cambiato?-
- Tu non capisci, Kei, io devo lavare via tutto questo sporco!-
Da tempo, Kei si era resa conto della pazzia che aveva colpito il fratello, della malattia mentale che lo tormentava, rosicchiandogli il cervello, ma aveva sperato in una ripresa che non era mai avvenuta. Con una certa tristezza ricordò i momenti felici della loro infanzia e li contrappose agli ultimi dieci anni... da quando era scoppiata la guerra, le cose erano andate di male in peggio. Kairone era ossessionato dal desiderio di cancellare la sua razza, di annientare se stesso, o meglio, la parte di lui che lo rendeva diverso, ben sapendo che questo non era possibile, poichè, anche cancellando dalla faccia del pianeta tutti gli abitanti dagli occhi rossi, non avrebbe mai cancellato la sua appartenenza a quella stirpe: i suoi occhi sarebbero rimasti rossi fino alla morte.
- La tua follia ti divora, fratello mio. Mi dispiace, ma non posso più stare al tuo fianco-
- Kei...-
La giovane donna si avviò alla porta, ma quando mise mano alla maniglia, sentì qualcosa di freddo e liscio affondarle nel fianco sinistro.
- K-Kairone...- sussurrò, spalancando gli occhi- perchè?-
Il fratello affondò ulteriormente la lama del suo pugnale nelle carni della sorella, mentre il sangue gli scorreva sulla mano e cadea sulla moquette a larghe macchie. L'abbracciò forte, chiudendo gli occhi.
- Ho dovuto farlo, sorella mia- le disse- così ti ho liberata dalla tua ottusità! Ora mi comprenderai, non è così? Io non sono pazzo, Kei...-
- ...mi dispiace, fratello- mormorò Kei, piangendo- mi dispiace d-di... di non averti...-
La frase le morì in gola, mentre braccia e testa caddero in avanti, pezolando.
- Dei, salvate la sua anima e permettetele di riposare in pace- pregò Kairone, ritirando la lama
Lasciò cadere a terra il corpo senza vita della sorella e pulì il pugnale lordo di sangue con un candido fazzoletto di seta bianco, che gettò vicino al cadavere dopo l'uso.
- Sta per cominciare una nuova era- disse, dando un rapido sguardo al corpo della ragazza- e sono certo che sarai orgogliosa di me, sorella!-
Cap.III: Curtain Fall
Nuova Babilonia, palazzo di Kairone.
- Chiedo perdono, mio signore...potreste ripetermi ancora una volta l'ordine?- domandò il fedele braccio destro di Kairone, il primo ministro Naru (= rotellina di pasta di pesce cotto che si aggiunge al ramen), confuso
- Ho detto che voglio che tu faccia emanare il mio decreto- rispose l'imperatore Kairone, imperturbabile- a partire da domani, manderai un drappello di soldati in ogni città per prelevare ogni uomo o donna dagli occhi rossi che sia in grado di lavorare... verranno mandati a Borgo Castrum, dove ho fatto preparare un vero e proprio campo di concentramento solo per loro! Li sterminerò tutti, dal primo all'ultimo-
- E gli anziani e i bambini?-
- Senza gli uomini non saranno un problema. Chi si opporrà al decreto o tenterà di darsi alla macchia verrà ucciso! Sono stato chiaro?-
- Sì, mio signore-
Facendo un umile inchino, il primo ministro uscì dagli appartamenti privati dell'imperatore per eseguire immediatamente gl ordini che gli erano stati impartiti. Kairone bevve un sorso di vino dal calice che aveva in mano e andò sulla terrazza, per gordersi la vista della città.
- Credi di cancellare ogni cosa, sterminandoli tutti?-
- Penso che mi sentirò meglio! Tu sai quanto io li odi, Kei...-
Kairone si voltò verso una bella e giovane donna dai capelli rossi, seduta su uno dei due divani ottocenteschi della stanza.
- Questo tuo odio non ha alcun senso, fratello mio...-
La donna si alzò in piedi e andò verso di lui; quando il suo sguardo si posò sul fratello, i suoi occhi si riempirono di amarezza.
- Kairone- mormorò- vuoi sterminare la tua stessa razza?-
- Sì, sorella- confermò lui- sono tutti dei vigliacchi! Non sono stati in grado di fare nulla per la loro condizione... mi fanno schifo! Solo tu ed io sappiamo quanto questa debolezza sia inaccettabile... quando il loro sangue sarà versato, con esso laverò via tutto lo sporco dentro di me e questa grave onta-
Kei accarezzò il viso del fratello e il suo sguardo s'intristì ancora di più.
- La nostra razza ha tradito se stessa- continuò Kairone- nascondendosi e umiliandosi, vivendo come vermi e accettando di essere trattata come un branco di empie creature... noi siamo i veri abitanti della Terra!-
- Tutti gli esseri umani meritano di vivere e di morire allo stesso modo- ribattè la sorella- ma se tu credi di aver subito un torto, punisci i colpevoli, non le vittime!-
- No, la nostra razza merita la morte e degli altri abitanti non m'importa, sono tutti deboli... e i deboli li comando senza difficoltà-
Lentamente, Kairone si tolse la maschera che indossava quotidianamente, mostrando il suo viso e i suoi occhi, di un rosso rubino, come quelli della sorella.
- Non tornerò indietro- dichiarò, in tono deciso
- Allora... mi dispiace, fratello, ma io non ti aiuterò- disse Kei, allontanandosi da lui- non posso aiutarti ad eliminare la nostra gente. Dovrai andare avanti da solo-
Fuga nella notte-parte 4-
Un lieve odore di resina mi solleticò le narici, unito a quello di legna bruciata. Dove mi trovavo?
Aprii lentamente gli occhi e vidi un soffitto alto, dalle travi di legno marcescenti, forse un vecchio fienile; alla mia sinistra scoppiettava un piccolo fuoco e mi accorsi di essere sdraiata su un giaciglio di fortuna... mi misi a sedere e notai, dall'altra parte del falò, un ragazzo dai capelli scuri che lo attizzava, aggiungendo legna. Il giovane alzò lo sguardo su di me, così che notai nuovamente il colore dei suoi occhi: rosso.
- Come ti senti?- mi domandò, con voce bassa e suadente
- Meglio- risposi- grazie per avermi aiutata!-
- Nessun problema-
Posai lo sguardo sul mio ginocchio ferito e vidi che era stato medicato e fasciato con cura.
- Mi hai anche medicato? Oh, grazie! Ma come sei sfuggito ai soldati?-
- Riesco a muovermi piuttosto bene, nei bassifondi. Tranquilla, qui non ci cercheranno, per il momento-
Lo osservai meglio, cercando di capire quanti anni potesse avere: dalla mia analisi, poteva averne circa una ventina. Aveva lineamenti molto belli e trasmetteva una certa nobiltà, nonostante l'abbigliamentio semplice.
- ...da dove vieni?- gli chiesi, avvicinandomi al fuoco
- Da tanti posti e da nessuno- rispose enigmaticamente- e tu?-
- Dal deserto fuori città!-
- E dove sei diretta, se posso chiedertelo?-
Esitai un momento, temendo che potesse pensarmi pazza.
- Be'... a Gandara-
Lui mi fissò intensamente, lasciando perdere il fuoco.
- Lo so, penserai che sono matta...-
- Al contrario- rettificò- non lo credo affatto... vedi, anch'io cerco Gandara-
- I-incredibile!- esclamai, sorpresa- Anche tu sei diretto lì? Allora, la città deve esistere per forza!-
- E' quello che spero- disse lui
Dopo qualche istante di silenzio, il ragazzo misterioso afferrò due bastoncini che stavano vicino al fuoco e me ne porse uno. Erano spiedini di carne.
- Tieni, mangia-
- Grazie. In effetti, sto morendo di fame...-
Presi lo spiedino dalle sue mani e lo addentai con avidità. Avevo lo stomaco sotto i piedi e vedere del cibo mi aveva ricordato che era da parecchie ore che mangiavo.
- Ehi, senti... come ti chiami?- domandai al mio nuovo amico
- Non saprei cosa risponderti...-
- Vuoi dire che non hai un nome?!-
- Non lo so. Non che io ricordi, almeno-
- Ma tutti hanno un nome!- protestai, incredula- Sei davvero un tipo strano, sai? Ad ogni modo, io mi chiamo Leara e ho quindici anni. Sai almeno quanti hanni hai?-
- Sì, circa ventitrè-
Finii il mio spiedino e iniziai a riflettere sul da farsi.
- Se non hai un nome- continuai- allora non hai nemmeno dei familiari?-
- Infatti è così- confermò lui- e, se li avevo, non ricordo... purtroppo, è da molto tempo che non riesco a ricordare nulla del mio passato-
- Uhm... facciamo così: te lo trovo io un nome, va bene? Almeno fino a quando non ricorderai il tuo!-
- Lo faresti davvero?- si stupì- Perchè?-
- Non lo so... forse perchè tutti hanno un nome! E poi, scusa, come ti dovrei chiamare?-
- Forse hai ragione-
- Allora... devo trovare qualcosa di carino ma anche di semplice! Cosa ne diresti di Ki (=anima, spirito o cuore)?-
- Ki, hai detto? Perchè no! E poi, visto che sei stata tu a darmelo, deve piacere prima di tutto a te-
- Oh, a me piace! Ha un bel significato e, non so perchè, sento che è adatto a te... a proposito, domani dove ti dirigerai?-
- Cercherò di uscire dalla città e mi dirigerò a sud-ovest, per tornare nel deserto- rispose- è più difficile essere intercettati, rispetto che in città. In ogni caso, proseguirò verso sud-
- A sud?-
- Esatto. Proseguendo verso sud, si arriva alle Propaggini del Grande Deserto e, proprio lì, c'è l'Oasi Perduta... non so se ne hai mai sentito parlare. Riprendendo nuovamente la strada verso ovest, voglio arrivare al fiume Izul, attraversarlo e arrivare nella Capitale-
- Vuoi... andare a Nuova Babilonia? Posso chiederti perchè?-
- In verità non lo so... sento che devo andarci. E poi, lì si trova la più grande biblioteca di tutta la Terra Principale. Magari trovo degli indizi su come raggiungere Gandara-
Mi resi immediatamente conto di essere totalmente disorganizzata... ascoltando Ki capii che, senza un piano o almeno una vaga idea di dove cercare, sarei arrivata poco lontano. A me non era neppure passato per la mente di fare delle ricerche! In realtà, neppure sapevo dell'esistenza di questa biblioteca così fornita.
- Senti...- iniziai, titubante- so che, probabilmente, non avevi calcolato la mia presenza, però... non è che potremmo viaggiare assieme? In fondo, cerchiamo la stessa cosa! La verità è che mi sono accorta di essere partita senza prima aver pensato a cosa fare, quindi da sola finirei solo per mettermi nei guai. Potremmo essere compagni di viaggio, se ti va-
Ki mi osservò e sorrise.
- Compagni, dici? Perchè no... in fondo, avere qualcuno con cui parlare è sempre meglio che stare da soli, credo, e io sono rimasto solo per troppo tempo! Inoltre, non potrei mai lasciarti qui, Leara. D'accordo, andremo insieme alla ricerca di Gandara-
Fuga nella notte-parte 3-
Giunsi nella zona degradata dei quartieri popolari, ai margini della città, che ancora la luna non risplendeva nel cielo. Una desolazione inquietante avvolgeva le case addormentate, tanto che pareva di trovarsi in una città fantasma. Nonostante il luogo fosse praticamente deserto, qualche animale selvatico rovistava nella spazzatura alla ricerca di cibo e fu proprio un cane radagio che, rovesciando un bidone, mi fece spaventare a morte.
- Accidenti... che spavento!- gemetti- Devo cerare di restare calma-
Feci un respiro profondo e ripresi a camminare tra le pozzanghere e i rifiuti, cercando di non fare rumore: sapevo bene che, una volta superato lo slum, sarei entrata nella zona sorvegliata a vista dai soldati, ovvero il centro cittadino, con i negozi, i locali di lusso e le sfarzose ville dei ricchi possidenti e degli imprenditori, quasi tutti nobili decaduti che avevano fatto fortuna con il commercio o facendo affari col governo.
- Come farò a passare?- borbottai, sbirciando alcuni militari da dietro l'angolo di una casa- forse bisognerebbe conoscere dei passaggi segreti... chissà se Vee ha avuto le mie stesse difficoltà! No, impossibile, scommetto che studiava il modo migliore per svignarsela ogn volta che veniva qui! E poi, lui è andato a sud, mentre io sto andando a nord-
Per un istante pensai di tornare indietro, forse ero ancora in tempo per fare in modo che nessuno si accorgesse della mia fuga, ma scacciai velocemente quell'idea; dovevo proseguire senza indugio. Decisi di tentare in un altro punto, magari cercando quello meno sorvegliato, csì indietreggiai e, senza avere il tempo di accorgermene, colpii una lattina vuota... nel giro di pochi secondi, le guardie s'accorsero della mia presenza.
- Ferma dove sei!- gridarono, puntandomi contro i loro fucili
In preda al panico, mi voltai bruscamente e iniziai a correre, mentre centinaia di proiettili mi sibilavano vicino alle orecchie. Scivolai su una piccola pozza d'acqua e caddi a terra, sbattendo rovinosamente un ginocchio, che iniziò a sanguinare copiosamente. Mi rialzai velocemente, ma la ferita mi bruciava parecchio e non riuscivo a muovermi bene... mentre tentavo di riprendere la mia fuga disperata, infatti, ricaddi in ginocchio a causa del pantano, ma qualcuno mi aiutò a rimettermi in piedi e poi, vedendomi in difficoltà, mi prese in braccio; mentre perdevo i sensi, intravidi solo un volto sfocato, ma distinsi chiaramente un particolare: occhi di un rosso scintillante.
Fuga nella notte-parte 2-
Aprii lentamente la porta della camera da letto della nonna e la guardai dormire tranquillamente. Chissà se avrebbe mai capito... con una certa nostalgia ricordai i bei momenti trascorsi con lei e con Vee.
- Non devo avere ripensamenti proprio ora!- mi dissi, scuotendo la testa- O lo faccio adesso, o non lo farò più-
Richiusi silenziosamente la porta, scesi le scale e uscii di casa di soppiatto, sgattaiolando fuori dal villaggio per raggiungere Aquariol.
Nonostante la distanza con il vero centro cittadino fosse piuttosto ampia, la periferia di Aquariol si estendeva fin quasi al deserto, tanto che, a piedi, mi ci sarebbero volute due ore al massimo per arrivare almeno lì; una volta giunta in periferia, il più era fatto. Pensai bene di non correre, sia per non svegliare gli scorpioni, sia per non emettere rumori troppo molesti che potssero far accorgere della mia presenza.
- Se Gandara esiste- pensai, camminando- dove potrebbe trovarsi? Spero qui nella Terra Principale! Altrimenti mi ci vorranno anni per esplorare tutti e quattro i continenti...-
Nell'anno 2097, a causa di un violentissimo terremoto che sconvolse il pianeta, la conformazione delle terre emersesubì radicali mutamenti: molti continenti si separarono, altri si unirono, altri ancora s'inabissarono, fino a formare, in una seconda deriva dei continenti, quattro giganteschi blocchi ben distinti chiamati "Le Quattro Terre"; la Terra Principale, quella in cui vivo io, prese questo nome poichè sede principale del governo e del palazzo imperiale, situato nella moderna città di Nuova Babilonia, di recente costruzione, eretta per volontà di Kairone. Questa capitale così all'avanguardia sorse sulle rovine della precedente capitale, all'interno di un'ansa del fiume Izul, protetta da eventuali inondazioni, nonchè vicinissima al lago più grande di tutto il territorio, il lago Neos; a nord-est è protetta dal massiccio montuoso dei Monti Elilu, luogo in cui nasce lo stesso fiume che attraversa tutte le Quattro Terre. L'intero alveo la circonda, come a voler formare una fortificazione naturale.
Le altre terre, la Terra Della Rinascita a sud-ovest, la Terra della Luce a nord-ovest e la Terra Della Notte all'estremo ovest, sono tutti circondati dall'oceano a nord, tranne la Terra Della Rinascita. Vi sono anche poche isole, alcune decisamente piccole, come l'isola di Behelit, prospicente la Terra Principale, altre piuttosto estese, come l'Arcipelago Cesariano, un omaggio alla gloriosa storia di Roma voluto dal precedente imperatore.
Sono passati ormai più di cento anni dal terremoto, da certi chiamato anche Impatto, e da allora i quattro continenti hanno sempre lottato tra loro, almeno fino a quando un uomo non riuscì ad unirli in un'unica confederazione, chiamata appunto Le Quattro Terre: quell'uomo, il Primo Imperatore, fu il precedente sovrano, caduto vittima di una congiura di palazzo assieme alla sua famiglia e ai suoi servitori più fedeli. Se l'imperatore Seyren non fosse morto,le cose sarebbero andate diversamente? La pace avrebbe continuato a regnare?
Domande senza risposta, purtroppo, domande che si perdono nel tempo e il cui eco risuona ancora nelle menti e nei cuori di coloro i quali hanno assistito alla rovina di tutto a causa dell'incapacità di governo di Kairone.
lunedì 20 settembre 2010
Cap.II: Fuga nella notte
E così, una notte, mentre tutti dormivano, presi la decisione che avrebbe cambiato per sempre la mia vita... non sapevo dove cercare, non sapevo da dove cominciare, ma ero ben decisa a non arrendermi prima di averci provato.
Gandara, la città perduta delle leggende, poteva essere ovunque, oppure poteva trattarsi solo di un mucchio di rovine; del resto, dopo la Guerra delle Lune, molte città erano state completamente rase al suolo o sfollate, quindi esistevano parecchie possibilità che Gandara fosse solo un cumulo di pietre vecchie, per non parlare dell'eventualità che potesse essere sprofondata nel terreno o nell'oceano, o che un'altra città fosse stata eretta sopra le sue macerie. Avevo messo in conto tutto questo, ma il mio innato ottimismo m'impediva di vedere le cose con la giusta razionalità, una pecca d'ingenuità nel mio carattere che avrebbe anche potuto portarmi fuoristrada... avere quindici anni e decidere di lasciare il proprio villaggio natio, la propria gente e la sicurezza delle mura domestiche, può rivelarsi un passo falso oltremodo letale. Pur sapendo bene di non conoscere a sufficienza ciò che mi attendeva fuori dal deserto e pur essendo consapevole della pericolosità del mio gesto avventato, io avevo deciso: non sarei tornata indietro nemmeno ammettendo di essermi sbagliata sull'esistenza di Gandara. Avrei cercato la mia strada altrove, perchè, dopo una simile fuga, tornare indietro sarebbe stato un fallimento decisamente maggiore.
Scelsi una notte grigia e oscurata dalle nuvole, più buia del solito, soprattutto perchè non brillava una sola stella nel firmamento e la luna non era ancora sorta; era il momento favorevole per una fuga, poichè avrei potuto approfittare di quella fitta oscurità per eludere la sorveglianza dei militari al soldo del governo che pattugliavano zelantemente il cuore della città. Feci di fretta lo zaino, riempiendolo solo delle cose che ritenni indispensabili, come i vestiti, qualche provvista per il viaggio e i risparmi lasciati dai miei genitori: tutto ciò che mi parve pesante o superfluo lo lasciai a casa, anche se a malincuore.
- Nonna... spero che tu possa perdonarmi, un giorno!-
Sotto il cielo stellato-parte 4-
- Ci rivedremo?- gli chiesi, con un groppo alla gola
- Sì, certo, contaci- mi assicurò- se questa città è veramente il posto che descrivono, tornerò a prendervi tutti quanti! Non ti abbandonerei mai, stai tranquilla-
Mi diede un bacio in fronte, come faceva sempre, e partì sulla sua fedle jeep verso Curtain Fall; sul momento pensai che non lo avrei più rivisto e che mi sarei chiesta per tutta la vita se avesse raggiunto i suoi obiettivi... ma sapevo bene che Vee era una persona di parola, quindi scacciai quel pensiero e gli augurai tutta la fortuna possibile.
- Buona fortuna, Vee-
Vee e io eravamo amici d'infanzia, ci conoscevamo da sempre e per me era come un fratello maggiore. Lui aveva perso la sua famiglia e non aveva nessuno, ma la nonna si era sempre presa cura di lui, almeno fino a quando non era diventato abbastanza grande da arrangiarsi: indipendente e affidabile già da ragazzino... lo avevo sempre ammirato, per me era un orgoglio conoscerlo e un modello da seguire, perchè lo consideravo la persona migliore di questo mondo. Non avrei mai pensato di separarmi da lui, un giorno...
A Vee il coraggio non era mai mancato, non per nulla era uno dei pochi temerari che, certe notti, s'intrufolava nello slum (=bassifondi) della città di Aquariol, la più vicina a noi, a caccia di avventure o, più semplicemente, di guai, per il gusto di rischiare d'essere avvistato dai soldati imperiali che pattugliavano la città e le ville nobiliari. Quante notti ero stata in pensiero per lui! Eppure, tornava sempre indietro e, spesso, con un regalo per me. Era il più grande, tra noi bambini e si occupava di noi in maniera esemplare, tanto che gli adulti ci affidavano a lui con tranquillità.
- Forse...- pensai, stringendo forte i pugni- forse anche per me è arrivato il momento di cercare la mia strada!-
Sotto il cielo stellato-parte 3-
Rivolsi nuovamente lo sguardo al cielo e scorsi una stella cadente; chiusi gli occhi e pregai di riuscire a trovare Gandara e di poterci condurre anche la nonna e il resto della mia gente.
- Una nuova speranza per un futuro sereno- mormorai
Mi scostai dalla finestra e tornai a letto, sperando di fare un bel sogno, magari riguardante Gandara. Molte notti avevo trascorso insonni, sognando a occhi aperti e molte altre, invece, erano state abitate da sogni pieni di fantasticherie su quella mitica città. Mi rigirai un po' sotto le coperte, cercando di riprendere sonno, ma uno strano rumore mi fece tendere le orecchie; da dove proveniva? Balzai in piedi e tornai a sporgermi dalla finestra, spostando lo sguardo di qua e di là, per vedere se stava accadendo qualcosa e così lo vidi: qualcuno stava trafficando avanti e indietro vicino alla polverosa jeep di Vee, parchggiata a pochi metri dalla mia casa. Aguzzai la vista, ma con il buio non riuscii a riconoscere la persona che si muoveva. Scavalcai il basso davanzale della mia finestra, mi arrampicai sulla palma che cresceva proprio di fronte e scesi giù, avvicinandomi all'auto.
- ...Vee!- esclamai- Cosa stai facendo a quest'ora?-
Il ragazzo, intento a sistemare qualcosa sul sedile del passeggero, sussultò.
- Leara! Ma sei matta? Mi hai spaventato...-
Guardai nella jeep e notai la maggior parte delle cose che appartenevano a Vee: i suoi vestiti, il so sacco a pelo, delle provviste e i pochi oggetti a cui era affezionato.
- Dove hai intenzione di andare?- gli chiesi, con una certa ansia- Vuoi scappare?-
- No- rispose lui, caricando l'ultimo pacco- voglio solo andarmene da questo posto! Comincio a sentirmi costretto, qui al villaggio... in città, qualche notte fa, ho sentito dire che esiste un posto cosmopolita in cui possono vivere tutti. Non è poi molto più distante di altri posti-
- Davvero? Ma è... Gandara?-
- Non scherzare! Gandara non esiste, lo sai bene... questa fantomatica città di cui parlo io si chiama "Curtain Fall" ed è a circa duecento miglia a sud di qui, poco prima del lago Kujira (=balena)-
- Ci vai da solo?-
- Qui nessuno ha il coraggio di andare, lo sai! Ma io, sì... voglio avere l'occasione di cambiare questo mio assurdo destino. Dopotutto, sognare è ancora lecito, no? Potranno toglierci la libertà, ma non i nostri sogni, ricordalo sempre, Leara-
mercoledì 15 settembre 2010
Sotto il cielo stellato-parte 2-
La guerra ci ha portato via ogni cosa, così com'è accaduto agli altri esseri umani, tuttavia pare che le persone dimentichino in fretta i dolori passati. Le città brulicano d mercanti, artigiani, imprenditori e operai, intenti a ricostruire le loro vite, ma anche pronti a scordarsi in fretta del dolore che si prova alla fine di un conflitto mondiale, quando si tirano le somme e si arriva al solito, drastico bilancio... circa dieci anni fa, il nostro mondo è stato sconvolto da una feroce guerra tra due fazioni rivali, che è stata chiamata "Guerra delle Lune"; il nome venne dato a posteriori e derivava dai soprannomi delle due fazioni: le Lune Rosse, ovvero coloro che si opponevano al governo (tra cui molti di noi) e le Lune Bianche, le forze di Stato. La conclusione fu un fallimento per i ribelli, che vennero trucidati o esiliati, costretti ad osservare, impotenti, l'ascesa al trono delle Lune Bianche, che da allora comandano dispoticamente con il loro leader, Kairone.
Lo scoppio delle guerra fece seguito all'uccisione del nostro imperatore, che fino a quel momento aveva governato con saggezza e indulgenza, mantenendo l'ordine e la serenità tra il popolo.
Gli esseri umani traggono un certo perverso piacere nel veder scorrere il sangue, un senso di completamento nella guerra... il mondo non va mai come dovrebbe! O, almeno, così sostiene mia nonna, che ha vissuto la guerra e le sue drammatiche conseguenze.
Sì, forse il mondo va davvero a catafascio.
- Leara, cosa fai alzata?- mi chiese la nonna, entrando nella mia stanza
- Nonna, l'ho sognata ancora, sai? Ho sognato Gandara...- risposi, voltandomi verso di lei
- Gandara... sai bene che non esiste, è solo un'utopia!- ribattè lei
- No, ti sbagli- insistetti- Gandara esiste, lo so... esiste nei miei sogni, quindi è reale, almeno per me!-
Gandara, nei nostri racconti popolari, è un regno leggendario, simile alla Terra Promessa... un luogo utopico e pacifico, che nessuno pre aver visto, del quale nessuno è certo dell'esistenza.
- Torna a letto, Leara- mi disse la nonna, uscendo dalla camera
martedì 14 settembre 2010
In viaggio per Gandara
Cap.1: Sotto il cielo stellato
"Per quanto ancora dovremo restare nascosti? Perchè la gente ci vede per ciò che non siamo? Noi non siamo mostri... facciamo così paura? Vorrei sapere perchè siamo così diversi da tutti gli altri che popolano questo pianeta! Però, siamo davvero sicuri che quelli diversi siamo noi? Sono così stanca di fuggire e di nascondermi... se Gandara (=città sacra e leggendaria del buddismo) esistesse, se potessimo andarci, vivremmo tutti felici. Sì, proprio a Gandara..."
- ...ho di nuovo sognato Gandara!-
Mi asciugai la fronte sudata e uscii dalle coperte, mentre la luce della luna filtrava dalla finestra senza vetri della mia stanza, nel rudere di un edificio sopravvissuto ai bombardamenti della rcente guerra; guardai fuori: ogni volta che mi capitava di osservare il deserto di notte, provavo un'emozione indescrivibile, una suggestione immensa. Eppure, il deserto lo conoscevo come i palmi delle mie mani, ma era come se lo riscoprissi ogni notte. Il silenzio segnava sovano, immobile, avvolgendo le dune di sabbia, i relitti dei carri armati e degli altri mezzi cingolati, che il deserto aveva ingoiato e l'azione congiunta di sabbia e vento aveva eroso nel tempo, creando quasi un cimitero. Quanti misteri e avventure immaginavo, sbirciando oltre quella distesa di sabbia! Se volgevo lo sguardo alla mia destra, potevo intravedere le altre sparute case e la stessa cosa se mi voltavo a sinistra; un minuscolo villaggio al limitare del deserto, di non più di cinquanta anime: ecco il posto in cui ero nata e cresciuta.
Nessuno si avventura mai oltre il deserto, nei luoghi come questo. Le persone che vivono in città hanno paura, poichè il deserto, per chi non è avvezzo, significa morte; ma non solo... non si avvicinano, perchè qui viviamo NOI. "Noi" siamo i rinnegati, coloro che portano sciagure e morte, siamo i più antichi abitanti del pianeta Terra, ma sembra che tutti lo abbiano scordato... isolati come lebbrosi, perseguitati come eretici, viviamo in questo piccolo ghetto, cercando di mandare avanti pacificamente la nostra esistenza. Molti nostri compagni sono caduti, la maggior parte sterminati, come un vero olocausto; la giustificazione per questa strage di innocenti è che siamo "la stirpe maledetta". Ci credono malvagi, perchè così dicono le leggende, ma i miti nascono dalla necessità degli esseri umani di spiegare ciò che non comprendono e di cui hanno paura... hanno tutti timore d'incrociare il nostro sguardo, perchè la nostra gente ha gli occhi color del sangue.
sabato 11 settembre 2010
Riflettori puntati su: Covasna
Quando due fratelli sono costretti a cambiare città, Stato, addirittura continente e finiscono in una cittadella del Vecchio Continente che ricorda i passati film in bianco e nero con protagonista Nosferatu o i suoi "parenti", ecco che inizia la storia di "Covasna": i gemelli Ren ed En Kamishiro vivono a Tokyo con i nonni, quando vengono costretti loro malgrado a trasferirsi dagli zii, a causa di un malore degli anziani tutori... finiranno in Europa, più precisamente nella sinistra città rumena chiamata Covasna. Non solo il posto sembra un set da film horror, arretrato e piccolo, ma i mostri esistono davvero! I due fratelli scopriranno presto che le tante "urban legend" di cui si circonda il Vecchio Continente non sono poi così fantasiose e la lotta per la sopravvivenza diventerà una realtà. Con l'aiuto dei nuovi amici, in pariticolare di una misteriosa e bellissima coetanea di nome Yelina, i gemelli Kamishiro dovranno affrontare la paura stessa, che si nasconde oltre l'oscuro bosco che nessuno osa mai attraversare...
Hisana-Chan
giovedì 2 settembre 2010
Riflettori puntati su: in viaggio per Gandara
Ohayou!
Prima di scrivere qualcosa, un'introduzione ad una novità... avevo parlato di "ritorni", ma non avevo accennato alle new entry! Una di queste è "In viaggio per Gandara"; si tratta di un racconto fantasy: in un futuro in cui il mondo è flagellato dalla sabbia e dalla siccità, la quindicenne Leara sogna di raggiungere l'utopia città di Gandara. Intraprenderà un avventuroso viaggio, durante il quale incontrerà un misterioso ragazzo senza passato, il quale è alla ricerca della mitica città proprio come lei... Leara imparerà cosa significa avere coraggio e credere nell'amicizia, ma anche che l'avidità umana non ha limiti e dovrà crescere suo malgrado, scoprendo che esistono legami che non conoscono ostacoli.
Non mi cimento spesso in storie simili, il fantasy non è il mio campo, anche perchè nn lo amo particolarmente nella lettura, figuriamoci nella scrittura!
Altra novità... pensavo poi di scrivere una storia horror, di quelle veramente da brivido!! Non so se riuscirò a far paura, ma lo spero! L'idea c'è: una sorta di racconto a metà tra i vari filoni horror degli ultimi anni, tra cui "The Ring", "The Phone", "The Grudge", ecc... il titolo sarà "The Room": tre amici al college e il loro trasferimento in un palazzo nuovo, un appartamento abitato da un ragazzo misterioso, rumori sinistri, presenze, una stanza maledetta, la rabbia implacabile dei morti... frulliamo il tutto nel mixer, ed ecco la mia horror-story! Vedremo... (^.^)
Hisana-Chan
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