sabato 24 dicembre 2011

Covasna-parte 29-


- Ahi, che male… cos’è successo?-
Quando riaprì gli occhi, Ren si ritrovò bocconi sull’erba; era stato sbalzato fuori dal treno. Aveva dolori dappertutto e gli sembrava di non sentire più il suo corpo. Di colpo, il suo pensiero andò a Yelina, En e tutti gli altri compagni.
- Devono essere vivi anche loro!- esclamò, alzandosi in piedi
Si guardò attorno ed individuò Yelina, a pochi passi da lui. Era sdraiata a terra, un po’ scomposta, ma pareva illesa.
- Yelina, mi senti?-
- …Ren?-
- Meno male, stai bene! Riesci ad alzarti?-
- Credo di sì. Gli altri?-
La giovane si alzò con l’aiuto di Ren, ma subito faticò a restare in piedi.
- Io non li vedo, Yelina…-
- Neppure io. Dove saranno? Che siano rimasti sul treno?-
- …fratellino, siamo qui!!-
Udendo la voce argentina della sorella, Ren si sentì sollevato… ma da dove proveniva? Vide En, Mik e gli altri uscire dal vagone ribaltato: erano un po’ emaciati, ma vivi. Corse ad abbracciare la gemella, sollevato.
- Per fortuna state tutti bene!- disse
- Più o meno- rettificò Ivan, sorridendo- i militari non si vedono… spero siano tutti morti-
Olga trafficò in tasca e prese tra le mani tremanti e sporche di terra il cellulare.
- Non c’è campo- annunciò- e ho anche una strana sensazione…-
Yelina tornò a guardare il treno e fece il giro del vagone; quando arrivò dall’altra parte, trasalì.
- Ren…-
I compagni la raggiunsero e videro anche loro ciò che aveva shockato la ragazza: distesi a terra, privi di vita, vi erano i loro corpi.
- Siamo… morti?!- si stupì Olga
- Questa dev’essere quella che si definisce “esperienza extracorporea”- commentò Ivan, fissando i cadaveri
- Allora, non siamo sopravvissuti al deragliamento?- domandò En, sapendo già la risposta
- Esatto- confermò mestamente Mik- siamo morti tutti…-
- Ma…- intervenne Irina- adesso? Scusatemi, i morti non vanno nell’aldilà? Perché siamo ancora qui? Cosa siamo?-
- Già, cosa siamo?- le fece eco En, sconvolta
- Spiriti legati alla terra, come quelli delle nostre leggende popolari- spiegò Ivan- siamo diventati come le creature…-
Yelina distolse lo sguardo.
- Forse, abbiamo qualcosa da fare, qui- azzardò Ren
- Tipo?- chiese Mik
Ren lo guardò e sorrise.
- Non possiamo più morire, giusto? In questo caso, le creature non devono più farci paura! Torniamo a Covasna ad aiutare le nostre famiglie-
- Speriamo di fare in tempo- sospirò Olga- anche se la cosa mi suona ancora strana… è tutto così assurdo e raccapricciante!!-
- Ren ha ragione- disse Ivan- non abbiamo nulla da perdere, ora-
Irina si asciugò le lacrime e annuì; En guardò il gemello e riprese un po’ della sua vitalità.
- Andiamo, allora!- esclamò, alzando un braccio in alto- saremo degli spiriti, ma siamo pur sempre noi, giusto?-
Yelina strinse la mano di Ren nella sua e sorrise.
- Sì, torniamo a Covasna…-


EPILOGO

- Non ci posso credere! È veramente uno schifo!!-
- Oh, scusa… è che i muffin sbriciolano moltissimo!-
- Ma no, non dicevo a te! Leggevo questo misero articolo di giornale… parla dell’incendio che ha letteralmente distrutto la città di Covasna e del deragliamento del treno su cui viaggiavano i ragazzi del posto, che sono morti tutti-
- Sì, lo ricordo. Cos’ha che non va?-
- Possibile che non esista una vera spiegazione? Insomma, un incendio sospetto, direi! E la storia del treno? Perché quei ragazzi erano tutti a bordo, da cosa scappavano? Temo che il governo rumeno abbia insabbiato tutto per qualche ragione politica…-
- Ti stupisce? Lo sai che il governo fa i suoi sporchi interessi-
- Un’intera città completamente cancellata dalle fiamme e i suoi abitanti deceduti… nessuno si domanda come mai?-
- Forse, la gente, vuole evitare di porre domande scomode…-
- Già… oh, ferma l’auto, ci siamo!-
La vecchia Mercedes nera frenò vicino ai resti carbonizzati di quelle che, fino a pochi mesi prima, erano state le abitazioni di Covasna. Una donna dai capelli biondi scese dall’auto, seguita da un uomo con un lungo impermeabile beige.
- Che diavolo sarà successo?- borbottò
- Guarda, Ingrid!- esclamò il compagno- Hai letto questo cartello? Hanno intenzione di radere al suolo tutto e costruire nuove case e un centro commerciale!-
La donna corrugò la fronte e osservò il desolato panorama.
- Ironico- commentò- un villaggio residenziale sorgerà sulle rovine di una città bruciata misteriosamente… è come voler mettere a tacere anche i morti-
- Sono in parte d’accordo, sai? Questo posto è tetro…-
- Saranno gli spiriti degli abitanti- scherzò Ingrid- la sai una cosa, Costantinov? Ho preso una decisione!-
- Cosa?-
- Da brava giornalista quale sono, svelerò a tutti ciò che è successo qui! Dovessi metterci tutta la vita, lo farò-
- Me lo aspettavo. Naturalmente, io sono con te!-
- Lo so, sei un ottimo assistente-
Costantinov sorrise e diede un calcio ad una pietra fuligginosa.
- Io ti seguo sempre, ma ora possiamo andare? Mi sento a disagio-
- Va bene-
I due giornalisti risalirono in macchina e Costantinov mise in moto.
- Torniamo a Bucarest?- domandò alla collega
- No, andiamo a Costanza- rispose Ingrid- voglio interrogare le autorità! Loro hanno scoperto tutto e loro mi diranno ciò che sanno, dato che gli abitanti non possono più parlare-
- Ricevuto. Hai già pensato al tipo di articolo?-
- Più o meno… intanto è meglio raccogliere prove! Ma ho già delle idee interessanti… dai, accelera, voglio arrivare prima di domani-
Ingrid accartocciò il foglio di giornale con l’articolo sull’incendio e lo gettò fuori dal finestrino, osservandolo volare via, mentre l’auto schizzava veloce sulla strada, allontanandosi da Covasna.



=Fine=

Covasna-parte 28-


- Come va la faccia?-
- Ahi! Mi stai facendo male…-
- Così impari a farti pestare dai militari come fossi un sacco per la boxe!-
Dovendo distrarre i militari per non far notare l’assenza di Ren, Ivan e Mik avevano fatto un po’ di scompiglio, ma erano stati ben presto messi a tacere dai soldati, che gliele avevano suonate di santa ragione.
- Resta fermo- disse Olga, avvicinando un fazzoletto bagnato al viso di Ivan
Il giovane mandò indietro la testa e spostò la mano di Olga con la sua.
- Così non riesco a fermare il sangue sulla tempia!- protestò Olga
- Non ho bisogno di aiuto, sto benissimo- ribatté lui
- Ma se la tua faccia sembra quella di un pugile dopo un K.O.!!-
- Non solo la sua- intervenne En, indicando Mik
Irina fece una risatina e portò all’amica un fazzoletto pulito.
- Ti lasci almeno pulire la faccia?- chiese En a Mik
Mik sospirò e la lasciò procedere, facendo udire qualche grugnito di disappunto quando la ragazza strofinava un punto dolorante.
- Ecco, fai come Mik- suggerì Olga a Ivan
Il giovane le bloccò ancora la mano, impedendole di medicarlo.
- Non posso averti fatto male, non ti ho neppure toccato…-
- Di male me ne hai fatto, ma non mi riferisco ad adesso, Olga-
Olga ritrasse la mano e abbassò la testa, i lunghi capelli rossi davanti al viso.
- Ti chiedo scusa- disse, mogia- io non…-
Ivan non la lasciò finire e la baciò.
- Potremmo anche morire- le disse- non voglio lasciare nulla in sospeso e al diavolo tutto! La verità è che, anche se ci siamo lasciati, io continuo ad amarti-
La ragazza alzò lo sguardo su Ivan, gli occhi leggermente velati e arrossati di chi sta per piangere; gli prese la mano e la strinse nella sua.
- Ho paura- confessò- ma sono più tranquilla, se ci sei tu con me… perdonami se ti ho fatto del male! Sono stata io a lasciarti, però… anch’io ti amo!! E non voglio morire, questo è certo-
Ivan l’abbracciò.
- Nessuno morirà- la rassicurò- vedrai che ce la faremo-
Olga non era l’unica ad essere spaventata… al vedere l’amica piangere, Irina ed En si scambiarono un’occhiata angosciata; anche loro temevano il peggio e capivano bene lo stato d’animo di Olga. Inoltre, En era in ansia per il fratello.
Yelina passò accanto ad En e le appoggiò una mano sulla spalla, come per rassicurarla e ottenne in cambio un sorriso. Oltrepassò l’amica e andò al finestrino aperto.
- Spero che Ren stia bene- mormorò
Notò alcuni militari che scendevano dal treno e si domandò cosa stessero facendo.
- Sembrano in attesa di qualcosa- pensò
Proprio in quel momento, le parve di sentire qualcuno che la chiamava; alzò lo sguardo e vide Ren, affacciato al tetto.
- …Ren!- esclamò
Si mise subito una mano sulla bocca: non doveva alzare la voce o sarebbero stati guai seri. Si allontanò dal finestrino e Ren si calò dentro il vagone, venendo accolto con calore da tutti i compagni.
- Allora?- gli chiese Mik, impaziente
- Ci sono riuscito- rispose- e vedo che voi siete ridotti male… mi dispiace-
- Lascia stare- tagliò corto Ivan- piuttosto, adesso che si fa?-
- Pensavo di scendere e correre a nasconderci, sperando in un miracolo! Scherzi a parte, non lo so…-
- Io dico che è meglio proseguire- disse Olga- tornare indietro non ha senso, è ciò che vogliono!-
- Olga ha ragione- parlò Ivan- dobbiamo arrivare a Costanza-
- Però…- obiettò En- ci prenderanno! Possiamo correre veloci quanto vogliamo, ma siamo pur sempre a piedi, no?-
- Sarebbe meglio aspettare che faccia buio, infatti- disse Yelina- magari, con il favore delle tenebre…-
La giovane s’interruppe; cos’erano i rumori che provenivano dall’esterno? Si affacciarono tutti dai finestrini per guardare: i soldati stavano scendendo dal treno e avviandosi ad un binario poco più avanti.
- Che succede?- bisbigliò Irina
- Temo si siano accorti del guasto- rispose Ren- adesso capisco cosa stanno aspettando!! Dev’essere in arrivo un altro treno-
La notizia fece dilagare il panico tra i ragazzi, che iniziarono a credere che non ci fossero più speranze. Sarebbero ritornati a Covasna e avrebbero condiviso il destino di morte dei loro genitori.
- Calmatevi!- urlò Ren- Ragazzi, dobbiamo restare uniti e calmi, per quanto possibile… non torneremo indietro, chiaro? Faremo come ho detto prima, scendiamo e andiamo a nasconderci. Questa stazione abbandonata è piena di posti dove restare nascosti… aspettiamo il momento buono e fuggiamo verso Costanza-
Il brusio iniziò a scemare e la calma tornò sovrana, almeno in parte.
- Da che parte scendiamo?- chiese Ivan- Passiamo da sopra?-
- Mi pare una buona idea- assentì Ren
Uno alla volta, tutti i giovani si arrampicarono furtivamente sul tetto, scendendo dalla parte opposta a quella in cui erano i militari; scivolarono rasenti il treno, con Ren che guidava il gruppo.
- In questo punto siamo troppo scoperti- bisbigliò Ivan a Ren- che si fa?-
- Dobbiamo essere molto rapidi, ecco tutto- sibilò Ren
Senza aspettare i compagni, il ragazzo corse dall’ultimo vagone alla vecchia stazione in disuso, passando alle spalle dei soldati rumeni. Il tratto da percorrere senza coperture non era lungo, ma si rischiava molto comunque.
- … io vado- disse Yelina, mettendosi a correre
Passò come un fulmine anche lei, raggiungendo Ren; si voltò verso gli amici e fece loro segno di andare.
- Vado io- decise Mik, partendo a razzo dopo essersi assicurato di non essere visto
Dopo di lui, anche Olga, Ivan, Irina ed En raggiunsero la stazione, ma il resto dei compagni non se la sentì. Ren pensò di tornare indietro a prenderli, ma i militari si accorsero di qualcosa e bloccarono il resto del gruppo… un compagno, senza essere visto, fece cenno a Ren di proseguire senza di loro. A malincuore, Ren rimase nascosto, in assoluto silenzio.
- Ora inizieranno a cercarci- sussurrò- dobbiamo spostarci!-
Prendendo un bel respiro, i sette ragazzi strisciarono fuori dall’edificio, ritrovandosi nell’erba; mentre tentavano di raggiungere un vagone dimenticato, udirono il fischio di un treno.
- Ecco l’altro treno!- disse Olga- Dobbiamo sbrigarci, o ci troveranno!!-
Il rumore di un fucile che veniva caricato fece sobbalzare i ragazzi e li fece voltare.
- Non muovetevi- intimò un militare, puntando loro l’arma contro- se non volete morire, vi consiglio di non scappare! Ho abbastanza proiettili per tutti… avanti, camminate-
- Adesso è davvero finita- gemette Irina, sentendo le lacrime rigarle il volto arrossato dal freddo
Il soldato spinse i ragazzi verso il nuovo treno e li obbligò a salire, continuando a minacciarli con il suo fucile; ben intenzionato a non arrendersi, Ren colpì il soldato e tentò la fuga.
- Puoi scordarti che io mi arrenda!- esclamò
Altri soldati, però, gli furono addosso in pochi secondi… con coraggio, il giovane tentò di sfuggire anche a loro, ma uno lo colpì con il calcio del fucile in pieno stomaco.
- Ren!- gridò Yelina, correndo da lui, seguita a ruota da En
- Accetta il mio consiglio- sibilò il militare che lo aveva colpito- non tentare altri colpi di testa! O pagherete tutti-
- Stiamo calmi- intervenne Ivan, tentando di mediare- nessuno ci proverà più, questo è certo-
- Lo spero-
Con vari spintoni, i soldati costrinsero i ragazzi ad entrare in un vagone, che venne poi sorvegliato da ben quattro militari e chiuso a chiave; i finestrini erano stati sbarrati con assi di legno, dall’esterno e il portello sul tetto bloccato da una catena.
- …non è giusto, dopo tutta la fatica che abbiamo fatto!!- singhiozzò Irina
Olga tentò di calmarla, abbracciandola.
- Tesoro, calmati- le disse dolcemente- purtroppo non possiamo farci più niente…-
Yelina e compagni iniziavano ormai a rassegnarsi, dato che il treno era partito, ma ancora non sapevano che, il destino, si era ritagliato un ruolo nella storia.
- Che succede?- domandò improvvisamente Ren- Sentite anche voi questo rumore?-
- Sì, è molto strano- confermò Mik- che accidenti è?!-
- E questo odore di bruciato?- incalzò En, annusando l’aria
- Zitti- sbottò Ivan, tendendo le orecchie- sono le rotaie… deve anche aver iniziato a piovere. Sono sicuro, però, che il rumore sia il cigolio delle rotaie! Tuttavia, non è il solito cigolio… e l’odore sembra quello di ferrò surriscaldato e poi bagnato-
- Quindi?- domandò un compagno
- Vuoi stare zitto?!- ringhiò Ivan, avvicinandosi ad un finestrino- Il treno oscilla troppo, non è normale… non mi piace per niente-
D’improvviso, il treno fece udire uno stridio fastidiosissimo e dalle fessure dei finestrini si videro delle grosse scintille; dopo qualche istante, il vagone iniziò ad inclinarsi su un lato.
- Che succede?!- strillò Irina, tenendosi ad Olga
- Stiamo deragliando!- urlò Ivan- Tenetevi a qualcosa!!-
En perse l’equilibrio e rischiò di cadere, ma Mik l’afferrò per un polso, tenendosi stretto ad uno dei sedili… Ivan corse da Olga e Irina, mentre Ren tenne ben stretta tra le braccia Yelina. Come previsto da Ivan, il treno uscì dalle rotaie e si rovesciò su un fianco; mentre tutto succedeva, Ren fu l’unico a tenere gli occhi aperti. L’ultima cosa che vide fu la mano della sorella, tesa verso di lui.

Covasna-parte 27-


- Accidenti a questo vecchio treno!- brontolò Ren, cercando di entrare nella locomotiva- Il portello del tetto è arrugginito!!-
Cercò di girare il pesante maniglione di ferro con tutte le sue forze, invano.
- Perché tocca sempre a me?!-
Si tolse guanti, giaccone e sciarpa e si arrotolò le maniche della felpa.
- A noi due- mormorò
Tentò nuovamente di far girare il maniglione circolare per aprire il portello, questa volta mettendoci ancora più forza di prima, tanto che ebbe la sensazione che le vene potessero esplodergli da un momento all’altro… udì un fastidioso cigolio e, di colpo, la maniglia girò con un potente scatto.
- Yatta[1]!- pensò, sorridendo
Si rivestì e scese nella locomotiva, tenendosi una mano sulla bocca per non respirare quei fumi densi e malsani.
- Motoventilatori- riflettè- dove aveva detto Ivan che si trovavano?-
Alzò lo sguardo e li vide, esattamente sopra la sua testa: grosse eliche, impossibili da confondere. Pensando, allora, che il serbatoio fosse sotto di lui, s’inginocchiò e cercò una botola o un’apertura. Dopo alcuni minuti di ricerca, trasalì.
- Non c’è, maledizione…- mormorò- non c’è un bel niente che assomigli ad un portello! Il metallo è troppo spesso, come bucherò il serbatoio?-
Non sapendo come gestire simili situazioni, si lasciò sopraffare dal panico; solo quando alla mente gli riaffiorò la promessa fatta a suo zio, riprese il controllo.
- Devo calmarmi- pensò- se mi metto a pensare, anche il mio cervello impolverato funzionerà e qualcosa mi verrà in mente! Sono su un treno… un treno…-
Mentre rifletteva, gli venne in mente che battuta avrebbe sicuramente fatto la sorella nel vederlo compiere quelle azioni, sicuramente avrebbe riso del suo ruolo di agente segreto un po’ sgangherato. Si mise a fissare il serbatoio, come incantato, ma in realtà stava macchinando qualcosa.
- …a proposito di film!- esclamò, dandosi una pacca leggera sulla fronte- Di solito, nelle pellicole di spionaggio dove ci sono dei treni, per fermarli o deviarne il corso si opta sempre per la rottura della leva del cambio binari… potrei mettere fuori uso la sala comandi e vedere se trovo un attrezzo per rompere il metallo! Ci sarà di certo una cassetta per gli attrezzi, lì-
Attraversò senza indugio i complicati meccanismi del treno e giunse alla cabina di pilotaggio; trovò la porta aperta e, quando fu dentro, non poté non notare il sangue schizzato sul vetro di fronte a lui e anche sui comandi. Deglutì e fece per avanzare, ma trovò un ostacolo che lo fece inciampare: il cadavere del macchinista. Notando il foro di proiettile sulla fronte, gli occhi sbarrati e una pozza di sangue sotto il corpo, Ren indietreggiò.
- Lo hanno freddato- pensò, sentendo il proprio stomaco rivoltarsi
Capì immediatamente che non c’era tempo, doveva fare alla svelta, se non voleva che lui o qualcuno dei suoi amici facesse la fine di quell’uomo… nonostante la nausea e l’orrore per quel corpo insanguinato ai suoi piedi, si mise a frugare convulsamente in ogni angolo, sperando di trovare la sospirata cassetta degli attrezzi; notò un armadietto sigillato con un pesante lucchetto, addossato alla  parete alla sua destra e tentò di aprirlo, senza risultato. Si voltò per cercare un piede di porco o qualcosa per far leva, ma l’unico oggetto utile che vide furono un paio di cesoie, che spuntavano da una tasca della tuta insanguinata del macchinista.
- Ren, sei veramente uno sfigato- si disse, avvicinandosi con riluttanza al cadavere a terra
Sfilò le cesoie quasi ad occhi chiusi, avvicinando le dita lentamente e poi afferrando l’oggetto con una velocità degna di un borseggiatore. Si ritirò con altrettanta velocità, ansimando, e le cesoie gli caddero a terra, facendo un po’ di fracasso.
- Baka[2]!- imprecò, raccogliendole- ho le mani sudate, lo sento persino attraverso i guanti…-
Prese un bel respiro, saltò il corpo imbrattato di sangue e si avvicinò alla leva del cambio.
- E’ fissata a terra con delle viti- osservò- con che cosa diavolo le svito?!-
Dovette accontentarsi di una molletta per capelli della sorella, recuperata in tasca del giaccone; per la prima volta in vita sua, fu felice del fatto che En avesse lasciato in giro le sue cose.
Iniziò con pazienza a svitarle, cercando di fare in fretta, ma anche di non esagerare, per evitare di rompere la molletta; quando ebbe finito, tranciò qualche cavo e spostò la sua attenzione sui comandi. Afferrò le grosse cesoie con entrambe le mani, le sollevò in alto e, con tutta la forza di cui indicatori di pressione e di calore.
- Spero che sia sufficiente- si augurò
Guardò il suo orologio da polso e si accorse che, da quando era entrato nella sala macchine, non erano trascorsi più di dieci minuti, mentre a lui era parsa un’eternità.
- Ottimo, ci ho messo davvero poco! Adesso non mi rimane altro che quel maledetto serbatoio… spero che queste cesoie trancino anche la lamina di metallo-
Tornò sotto i motoventilatori e tentò di bucare con le cesoie il metallo che ricopriva il serbatoio; colpì il punto che gli parve più sottile e insistette senza arrendersi, finché non riuscì a provocare un foro del diametro di qualche centimetro. A quel punto usò le cesoie per tranciare il metallo e sollevarlo. Finalmente intravide il liquido del serbatoio e, a quel punto, immerse una mano, nella quale teneva saldamente le cesoie, tentando di creare un altro foro.
- Ancora uno sforzo e ci siamo- sbuffò, grondando sudore
Capì che aveva bucato il metallo, quando vide il livello del carburante diminuire lentamente, riversandosi sulle rotaie sotto di lui.
Senza perdere tempo, ritrasse la mano e uscì dalla locomotiva, risalendo da dove era arrivato, ma venne costretto a fermarsi a pochi passi dalla carrozza in cui si trovavano Yelina e gli altri; si appiattì sul tetto e sbirciò di sotto: il vagone brulicavano di militari.
- Merda!- imprecò tra i denti- Come faccio a tornare dagli altri? Se mi muovo, mi sentiranno!-
Si spostò leggermente e sentì il peso delle cesoie in tasca del giaccone… certo, le cesoie! Con estrema delicatezza, si alzò in piedi, prese l’oggetto dalla tasca e lo scagliò sul tetto metallico di qualche vagone più indietro; attirati dal rumore, i militari si precipitarono in quella direzione. Soddisfatto del lavoro, Ren si spostò sul vagone successivo e, invece di scendere per il portello, rischiando di fare rumore, osservò con interesse il finestrino.
- Sicuro! M’infilerò dal finestrino, dato che è aperto-


[1] Evviva, ce l’ho fatta (tipica espressione giapponese che corrisponde al nostro “bingo!”)
[2] Idiota, stupido