venerdì 29 ottobre 2010
Borgo Castrum-parte 6-
Salutammo la nonna e le altre persone che si addentravano nel deserto, in direzione di Chulak e tornammo alla nostra jeep. Anche noi dovevamo ripartire in fretta.
- Leara-
Smisi di sistemare il mio zaino sul sedile posteriore della jeep e mi voltai verso Ki.
- Cosa c'è?- gli domandai
- Sei rimasta per me... ti ringrazio molto-
- Ma è questo che fanno gli amici, no? Si aiutano! Ho detto che saremmo arrivati in fondo insieme e così sarà! Voglio davvero aiutarti a riavere i tuoi ricordi... un uomo senza passato è un uomo senza futuro, no? Sei stato tu a dirmelo-
Sorridendo, Ki mi abbracciò per la prima volta.
- Grazie a te ho un nome- disse- e anche degli amici... se resterai con me, sono certo che troverò la mia memoria perduta-
- Allora porto fortuna, eh?- scherzai- Resterò con te fino alla fine! Raggiungeremo Gandara e troveremo i frammenti del tuo passato, ne sono certa-
C'era qualcosa d'incredibilmente dolce e malinconico nel suo abbraccio, una sensazione nella quale mi lasciai cullare, non capendo bene se sentirmi felice o triste... per la prima volta da quando avevamo intrapreso quel viaggio avventuroso assieme, sentivo di essere legata a lui in un modo davvero speciale; tuttavia, ebbi anche la sgradita sensazione che a Nuova Babilonia avremmo fatto incontri piuttosto spiacevoli.
Borgo Castrum-parte 5-
Nonostante la preoccupazione, ero riuscita a prendere sonno, anche se con fatica. Il letto preparato dalla moglie del fattore era molto comodo e le coperte erano soffici come ovatta.
Mi ero da poco assopita, quando qualcuno mi sfiorò delicatamente la fronte, accarezzandomi i capelli e mi chiamò per nome sottovoce.
- Leara...-
Aprii lentamente gli occhi e vidi Ki, inginocchiato davanti al mio letto.
- ...Ki!- esclamai, balzando a sedere- State bene? Dov'è Vee?-
- Shht... non preoccuparti, è tutto a posto- mi disse- abbiamo liberato i prigionieri e tra loro c'era anche tua nonna... desidera vederti-
Annuii energicamente e scesi dal letto, infilandomi rapidamente gli stivali. Uscimmo dalla mia stanza e trovammo ad aspettarci Ran, il quale aveva udito i nostri mormorii e si era svegliato. Uscimmo tutti e tre di soppiatto dal ranch e raggiungemmo Vee e gli altri fuggiaschi alle porte della città.
Vedere la nonna fu una gioia, anche se il pensiero di cosa aveva passato mi stringeva il cuore.
- Nonna! Stai bene, vero?-
- Leara... sono così felice di rivederti! Non preoccuparti per me, sto bene-
- Ti chiedo perdono per essere andata via senza dirti nulla...-
- Ora siamo di nuovo insieme, il resto non conta. Vieni, torniamo a casa-
Mi scostai dall'abbraccio e feci qualche passo indietro: non potevo andare con lei, il mio viaggio non era ancora finito. Sapevo che proseguire sarebbe stato pericoloso, ma volevo comunque andare avanti, assieme ai miei amici. Trovare Gandara era il mio sogno, tuttavia desideravo anche scoprire la vera identità di Ki e aiutarlo... forse lo desideravo più di Gandara stessa.
Non era solo la curiosità a guidarmi, ma soprattutto l'affetto che provavo per lui, mi era diventato caro quanto Vee e non volevo che ci separassimo; avevo promesso che avremmo raggiunto la meta assieme e così sarebbe stato.
- Non posso- dissi, trovando il coraggio per dire nuovamente addio alla nonna- devo andare fino in fondo e restare con i miei amici!-
- Leara...-
- Nonna, cerca di capire- insistetti- sono partita anche se sapevo bene il pericolo che correvo, anche se sapevo che ti avrei rattristata... se rinuncio ora, ciò che ho fatto sarà sembrato solo un capriccio adolescenziale e non è così! Inoltre, non posso abbandonare Ki, gli ho promesso che avremmo raggiunto Gandara insieme-
La nonna scosse il capo, ma sul suo viso si era già dipinto un amorevole sorriso, un dolce segno di accondiscendenza.
- Va bene, ho capito- si arrese- segui la tua strada, ormai sei grande... inoltre, hai i compagni di viaggio giusti! Sono molto fiera di te, adesso so che la bambina ha lasciato il posto ad una ragazza in gamba-
- Grazie... ci rivedremo al villaggio, è una promessa-
giovedì 28 ottobre 2010
Borgo Castrum-parte 4-
Senza perdere altro tempo, Vee corse a liberare anche gli altri deportati, facendo appiattire tutti contro il perimetro di pietra del campo di sterminio, in modo che le luci delle torri non potessero illuminarli.
- Ora come usciamo?- domandò a Ki- Se apriamo il portone, per quanto in fretta corriamo ci prenderanno! E anche se dovessimo farcela, qualcuno morirebbe qui... dobbiamo levarci di torno quelle torrette-
- Lo so, ma ci sono due soldati per ogni torre- replicò Ki, l'aria preoccupata- anche se ne annientassimo una, l'altra ci sparerebbe addosso! I fari ruotano di 360 gradi, facendo il giro di tutta l'area... sono abbastanza lenti, c'impiegano circa un minuto e mezzo per fare il giro completo. Se i miei calcoli sono esatti, abbiamo circa 40 secondi prima che la luce di colpisca, trovandoci davanti all'entrata-
- Fammi capire: non aprirero la porta, bensì la scavalcheremo come prima?-
- Esatto. So che è rischioso e che molti faticheranno a starci dietro, ma non abbiamo altra scelta-
- Ok, concordo con te. Dobbiamo dividerci in gruppi... quante persone riusciamo a portare fuori, in quaranta secondi?-
- Non più di quindici e ci saranno almeno un centinaio di persone... ci vorrà un po' di tempo, ma è sempre meglio che fare un rumore infernale e perdere metà dei prigionieri, non credi?-
- Allora, dovremo fare almeno sette gruppi- disse Vee- e ci vorranno quasi tre minuti in tutto. Pensi sia fattibile?-
- Tentiamo-
I ragazzi suddivisero in gruppi le persone appena liberate, dando la precedenza alle donne e agli anziani, poi attesero il momento propizio e fecero attraversare il portone di ferro a tutti, cercando di tenere d'occhio l'orologio e di fare il più in fretta possibile. I minuti scorrevano e pareva che il momento della salvezza non dovesse mai arrivare... ogni volta mancava ancora qualcuno. Gli ultimi a scavalcare furono Vee e Ki.
- Dove ci nasconderemo, ora?- domandò la nonna, mentre si allontanavano dal campo
- Bella domanda!- esclamò Vee, grattandosi la testa- Non ci avevo pensato...-
- Potete unirvi ad una carovana diretta a Chulak- propose Ki- so che lì è facile incontrare i ribelli. Unitevi a loro, sarete al sicuro-
- Giusto! Inoltre, sarai felice di sapere che tra loro milita Zes-
- Davvero? Che sollievo sapere che sta bene!-
Vee sorrise e abbracciò la nonna: l'incubo era finito. Prima di raggiungere le porte della città, però, la nonna espresse il desiderio di vedermi. Gentilmente, Ki si offrì di venirmi a prendere e di portarmi da loro, mentre Vee conduceva il gruppo furoi da Borgo Castrum.
Borgo Castrum-parte 3-
Per la prima volta, Vee scorse una vena di rabbia nel tono della sua voce, solitamente piatto e misurato, mai alterato dalle emozioni.
- Una perfetta imitazione dell'olocausto- constatò freddamente Vee- disgraziatamente hanno letto i libri di storia...-
- Già... dobbiamo portarli via da qui al più presto o moriranno in questo modo disumano-
Anche Vee diede un'occhiata all'interno della baracca e, tra il carnaio di persone stipate in quell'esiguo spazio, intravide un volto familiare.
- No...- sussurrò, sconvolto
- Che hai visto?- gli chiese Ki, affiancandosi a lui
Prima di rispondere, Vee tornò a osservare l'interno della baracca. No, non si era assolutamente sbagliato.
- Myto- chiamò a bassa voce
I pochi che ne furono in grado si voltarono verso la finestra aperta e tra loro vi era anche mia nonna Myto.
- Vee... oh, Vee, sei davvero tu, tesoro?-
La voce della nonna era rotta dall'emozione e il suo viso, stanco e tirato, rifletteva le fatiche e i maltrattamenti subiti.
- Cosa fai qui?- continuò, riprendendo un po' della sua solita vitalità- Sei in pericolo!-
- Non preoccuparti per me, siamo qui per farvi uscire- la tranquillizzò lui- ma dovete restare tutti in assoluto silenzio!-
Ki si avvicinò silenziosamente alla porta della capanna e la aprì, facendo uscire le persone rinchiuse, raccomandandosi di restare in religioso silenzio e di posizionarsi subito verso il muro, in modo che le sentinelle non notassero movimenti sospetti. Una volta fuori, la nonna corse subito ad abbracciare Vee.
- Grazie mille- disse dolcemente- sapevo che saresti venuto, me lo sentivo!-
- Non è stato tutto merito mio... se sono qui, lo devo a lui-
Vee indicò Ki alla nonna e glielo presentò.
- Lui è Ki- disse- ringrazia lui, non me! Anche perchè si è preso cura di Leara in tutto questo tempo-
Sulle prime, la nonna rimase immobile a fissare il viso di Ki, come incantata... ne studiò con attenzione i lineamenti, scrutò nei suoi occhi fieri e scintillanti e indugiò sulla sua espressione profonda. Era certa di aver già visto, in passato, quel volto che gli ricordava tantissimo qualcuno.
- Sono molto felice di conoscerti- disse, infine- e ti ringrazio per esserti occupato della mia Leara-
- No, sono io che devo ringraziare Leara- ribattè Ki- mi sono successe molte cose positive, da quando l'ho conosciuta...-
Borgo Castrum-parte 2-
Quando giunsero nei pressi del campo di reclusione, i ragazzi furono costretti a nascondersi, poichè la zona era disseminata di camionette militari zeppe di soldati in uniforme imperiale. Scivolarono come ombre, rasenti i muri dei fatiscenti edifici abbandonati, sperando di trovare una posizione ideale per osservare la situazione senza essere scoperti. Si fermarono dietro un rudere, ad un centinaio di metri dall'entrata, ma erano troppo distanti per udire distintamemente i discorsi dei soldati o per capire esattamente cosa stessero trafficando.
- Siamo troppo lontani- bisbigliò Vee
Ki annuì e alzò la testa, osservando nuvole in cielo che iniziavano ad arrossarsi.
- Siamo sottovento- pensò- possiamo avvicinarci ancora un po'-
Fece segno a Vee di seguirlo e avanzò ancora, strisciando a terra, giungendo ad un edificio non molto più avanti; avevano comunque guadagnato una cinquantina di metri o poco più.
- Non è pericoloso?- domandò Vee- Siamo troppo vicini, adesso!-
- Siamo sottovento- spiegò Ki- questo ci avvantaggia, poichè il rumore che provoca il vento copre le nostre voci e la sabbia che solleva cancella le nostre tracce e il nostro odore...-
Vee lo osservò con in'espressione meravigliata e poi assentì col capo.
- Non ci avevo pensato- confessò- meno male che è venuto in mente a te!-
- Sono abituato a scappare- ribettè Ki, tenendo lo sguardo fisso sui militari come un lupo sulla preda- quindi ho dovuto imparare a sfruttare a mio vantaggio ogni minimo dettaglio-
Anche Vee, come me, si faceva delle domande sul conto di Ki e iniziava a credere che fosse perseguitato da qualcuno, anche se quel qualcuno non aveva un volto e un nome.
Rimasero nascosti per parecchio tempo, attendendo pazientemente che calasse la sera. Quando il tramonto iniziò a tingere di rosso il cielo e i tetti degli edifici, sfumando la sabbia dorata di un tenue e caldo arancione, i militari risalirono sui loro mezzi e si allontanarono, lasciando di guardia all'entrata solo qualche sentinella ben armata; due cupe torri di vedetta svettavano oltre il robusto recinto che racchiudeva l'intero campo, troneggiando su tutta la zona, mentre la notte cominciava ad annunciare il suo arrivo, facendo calare il suo sipario stellato che avvolse tutto come un nero sudario. Un silenzio assordante e surreale circondava la zona, come se anche la natura fosse in attesa... i grilli avevano iniziato il loro concerto segreto, uniti all'indistinto rumore che proveniva dall'interno del campo.
Quando tutto fu calmo, Ki e Vee iniziarono a muoversi; c'era poco tempo per agire, poichè le ore di buio non sarebbero durate in eterno. Sorpresero le sentinelle e le tramortirono senza lasciar loro neppure il tempo di realizzare l'accaduto, poi Ki propose di scavalcare il cancello, invece di aprirlo con le chiavi appena sottratte.
- Faremo meno rumore e daremo meno nell'occhio- spiegò- potremmo sempre aprire il portone quando faremo uscire i prigionieri-
Vee non replicò ma si limitò a seguire il compagno, che intanto aveva iniziato ad arrampicarsi agilmente sul portone, come un abile felino. Non appena furono dall'altra parte, si guardarono attorno con circospezione: un lunghissimo vialetto sterrato attraversava la struttura, fiancheggiato su entrambi i lati da bicocche dai legni marci e dalle dimensioni microscopiche... troppo per contenere così tante persone. Sicuramente i prigionieri erano stipati in quelle baracche maleodoranti, costretti a restare pigiati uno contro l'altro, con poco ossigeno, nessuno spazio per muoversi e tantomeno la possibilità di lavarsi e mangiare. Al pensiero della situazione all'interno delle catapecchie, Vee si sentì rivoltare lo stomaco e provò un tale senso di rabbia da riuscire a stento a trattenersi dal distruggere tutto con furia; Ki, dal canto suo, pareva non essere preoccupato di questo, bensì osservava il posto per memorizzarlo e per non rischiare di trasformare una fuga ben pianificata in un tentativo maldestro che poteva condannare a morte tutti quanti.
Accertatosi che non vi fossero altri militari, quelli sulle torri a parte, scivolò nell'ombra di una baracca, seguito a ruota da Vee. Si piazzò sotto una minuscola finestrella e sbirciò all'interno, ma si voltò subito dopo, come disgustato
- La situazione è peggio di quel che pensavo- mormorò, con sdegno- neppure gli animali vengono trattati così!-
mercoledì 27 ottobre 2010
Borgo Castrum-parte 1-
Lo osservai a lungo, cercando di capire cosa lo rendesse tanto diverso da me e dalle altre persone che conoscevo... come mai avevo quella sensazione? Perchè era diverso?
Sapevo bene quanto fosse inutile domandarlo a lui, dato che non ricordava nulla della sua infanzia, tuttavia le risposte a quelle domande erano racchiuse nel suo passato: avrei dato tutto per conoscere la sua vera identità. Inoltre, cavalcava come se sapesse già farlo! Che avesse solo dimenticato di saperlo fare? Era possibile. Dovevo ammettere, però, che vedendolo su quel baio avevo iniziato a maturare la convinzione che fosse di origini nobili... sapevo fin troppo bene che andare a cavallo era un passatempo per ricchi, quindi potevo aver ragione. Il suo portamento, il suo modo di parlare, la sua grande cultura, tutto mi faceva supporre che non fosse un semplice ragazzo come me, bensì il rampollo di un illustre casato.
Se il mio ragionamento era giusto, allora cos'era accaduto? Come mai aveva perso la memoria? La sua famiglia lo stava cercando o non aveva più una famiglia? Forse erano stati proprio loro a fargli questo! Un tentato omicidio non andato molto bene... ma perchè proprio lui? Se era una persona importante, forse la sua presenza era risultata scomoda a qualcuno.
- ...a cosa pensi di così interessante?- mi domandò Ki, scendendo da cavallo
- Veramente mi chiedevo come...-
I richiami di Vee e Ran m'interruppero e ci precipitammo tutti e due fuori dal recinto.
- Che succede?- m'informai, allarmata
- Venite, andiamo dentro a parlare- disse Vee, serio
Lo seguimmo dentro la casa e aspettammo che parlasse con una certa ansia.
- Stavo parlando con la padrona del ranch e ho scoperto una cosa- raccontò- so dove si trova il campo di sterminio... a me è stato detto che non viene utilizzato da anni, ma il marito della signora sostiene di aver visto dei movimenti, recentemente e di aver sentito dei soldati parlare di una sorta di retata-
- Retata?- ripetè Ki- Quale retata?-
- Non lo so, ma dobbiamo scoprirlo- rispose Vee- ho un brutto presentimento...-
Ki assunse un'aria pensierosa e si accarezzò il mento.
- Sì, ce l'ho anche io- disse- va bene, agiremo 'sta notte. Ran, Leara, voi resterete qui, intesi?-
- Ma, io...- protestai
- Ran, proteggi Leara- gli disse Vee
- Contate su di me!-
- Non sono d'accordo- intervenni- insomma, solo voi due... è pericoloso! Possiamo essere d'aiuto anche noi-
Ki si avvicinò a me e mi appoggiò le mani sulle spalle, guardandomi dritto negli occhi.
- Lo so- mi disse- ma rischiare tutti e quattro non ha senso, lo capisci? Voi due ci servite qui, nel caso avessimo bisogno di aiuto... contiamo su di voi-
- E va bene- acconsentii- alla fine riesci sempre a convincermi...-
Cap. VII: Borgo Castrum
- Sapete cosa penso? Penso che questa sia l'idea più folle che ci sia mai venuta in mente!-
Osservando attorno a noi, ci rendemmo conto che Vee non aveva tutti i torti... Borgo Castrum era un'ex fortezza medievale, utilizzata ora come campo d'addestramento militare per i soldati imperiali. Una vera e propria guarnigione, insomma.
Le uniche persone che passeggiavano, o per meglio dire, marciavano per la città erano le reclute, incitate costantemente dalle dure e stentoree voci dei loro addestratori. L'intero borgo ospitava esclusivamente militari e le poche abitazioni civili si trovavano al limitare del deserto, sulla strada per Borgo Portus: erano perlopiù maneggi o piccoli ranch. Borgo Castrum, infatti, era sempre stato rinomato per l'allevamento dei magnifici cavalli, in particolare bai e stalloni.
- Sentite, io ancora non ho capito perchè ce ne stiamo qui come se niente fosse- parlò Ran- dal momento che questo posto pullula di militari, non sarebbe stato più saggio evitarlo e dirigerci a Borgo Portus?-
- Impossibile- rispose Ki- avremmo dovuto comunque passarci e farlo di troppa fretta avrebbe insospettito i soldati... meglio fingerci normali turisti! Comunque, per essere precisi, siamo qui anche perchè abbiamo bisogno di acqua e benzina e per verificare quel decreto-
- Già, quasi mi dimenticavo il decreto- sospirò Vee
Avevamo domandato ospitalità ai proprietari di un grazioso ranch appena fuori le mura della città, i quali avevano accettato di buon grado, dimostrandosi molto ospitali.
Mentre i ragazzi chiacchieravano sull'uscio dell'abitazione, tenendo d'occhio il continuo andare e venire dei militari, io avevo chiesto ai padroni il permesso di montare uno dei loro cavalli e stavo tranquillamente cavalcando all'interno del recinto, in sella ad un bellissimo baio sarmatico. Ki mi notò nel recinto e si avvicinò.
- Non sapevo sapessi cavalcare- mi disse, appoggiandosi allo steccato con le braccia
- Ah, Ki!- esclamai- In effetti sì, ma solo un po'! Una volta, nel mio villaggio capitavano spesso dei viaggiatori a cavallo e, quando ero piccola, un uomo m'insegnò a cavalcare-
- Sei piuttosto brava- continuò, sorridendo- è facile?-
- Abbastanza, finchè è solo una passeggiata. Tu non sai andare a cavallo?-
- No... m'insegneresti?-
Sulle prime lo guardai con aria perplessa, poi smontai da cavallo e mi avvicinai alla porta dello steccato, aprendolo.
- Vieni, ti faccio vedere- gli dissi, accompagnandolo dall'animale
Ki annuì e mi seguì senza dire una parola.
- Ah, già, lei è White Lily- aggiunsi, accarezzando il muso del cavallo- devo dire che è molto dolce! Salire sei capace, no? Basta che usi le staffe e ti tieni alla sella-
Prima di montare, Ki accarezzò dolcemente la cavalla, come per tranquillizzarla, poi mise il piede nella staffa e salì in modo quasi perfetto; White Lily non mosse un muscolo, restando pazientemente ad aspettare. Dissi a Ki come tenere le redini e gli diedi qualche consiglio, poi lo esortai a provare. L'animale si lasciò guidare da lui senza problemi, iniziando a trottare per il recinto.
- Incredibile- pensai- ha subito instaurato un rapporto di fiducia con la cavalla! Non ha bisogno che io gli dica come cavalcare, direi-
sabato 23 ottobre 2010
Le rovine di Chulak-parte 4-
Forte Thanatos, covo segreto dei ribelli.
- Agharta! Ehi, Agharta!-
Una donna dai capelli biondi, raccolti, fasciata da un'uniforme militare, uscì da una tenda e andò incontro a Tony e il gruppo di ribelli che avevamo incontrato a Chulak.
- Ah, siete tornati dalla pattuglia- disse- tutto a posto?-
- Sì, per ora tutto tranquillo... piuttosto, ho un messaggio per Zes. Dov'è?-
- Credo sia nella sua tenda, a riposare. Dopo il raid di 'sta notte era esausto! E' così importante?-
- Penso di sì-
Annuendo, la donna si allontanò, dirigendosi ad una tenda color cachi. Entrò e attese, osservando in silenzio una branda.
- Cosa c'è, Agharta?-
- Ah, sei sveglio! Tony è rintrato e dice che ha un messaggio urgente per te-
Sospirando, un bel giovane dai capelli scuri si alzò dalla sua branda e uscì dalla tenda assieme ad Agharta.
- Che succede, Tony?- domandò al compagno che lo attendeva
- Prima, a Chulak, ho incontrato dei viaggiatori- spiegò- già questo è insolito, ma pensa che due di loro ti conoscevano! Un ragazzo alto, con il codino e una graziosa ragazza con i capelli lunghi... hanno detto di chiamarsi Vee e Leara e di venire dal tuo villaggio. Leara, poi, mi ha detto di riferirti questo: è partita anche lei per realizzare il suo sogno! E Vee ha detto che devi stare tranquillo, ci sarà lui con lei, oltre ad altre due persone di cui non so il nome-
Zes ascoltò tutto senza fiatare, poi sorrise.
- E così... quei due sono partiti e sono assieme- mormorò- incredibile! Pensavo che non li avrei mai più visti e neppure sentiti...-
- Vedo che ti sono tornati energia e buonuomore- commentò Agharta
- E' vero. Anzi, sai che ti dico? Che adesso andiamo a far saltare quel convoglio di militari che deve passare proprio per Chulak! Tony, tu vai pure a riposarti; Agharta, raduna gli uomini-
- Agli ordini-
La donna sparì e Zes alzò lo sguardo al cielo.
- Dimmi, Tony, li hai trovati bene?-
- Sì, molto bene...la tua amica Leara, poi, è davvero una ragazza carina!-
- Ottimo, sono proprio contento. Forza, ora vai a riposare, domani mi servi in forma-
- Vado subito, capo!-
Quando anche Tony fu schizzato via, Zes si mise le mani in tasca e scrollò il capo.
- Non ci posso credere- pensò- Leara e Vee... è un sollievo sapere che stanno bene! E spero tanto che anche Leara riesca a realizzare il suo sogno, come me. So che un giorno non lontano ci rincontreremo... questo è sicuro-
Le rovine di Chulak-parte 3-
- Non avevo mai visto un castello, prima d'ora!
- Immagino. Inoltre, era davvero imponente, anche se l'interno era inagibile-
- Sì, un vero peccato-
Ki e io stavamo tornando indietro dalla nostra visita al castello medievale, quando, a sbarrarci il cammino, trovammo un grosso cane grigio e nero. Aveva l'aria mansueta ed era molto smagrito, come se mangiasse poco. La bestiola agitò furiosamente la lunga coda appena ci vide e venne verso di noi; restammo immobili, aspettando che ci raggiungesse. Ki lo accarezzò sul morbido muso appena gli fu abbastanza vicino e il cane parve gradire, così allungai una mano anche io per toccarlo.
- Che ci farà qui?- pensai ad alta voce
- Non è un randagio- constatò Ki- sembra troppo abituato all'uomo...-
Proprio in quel momento, da un edificio insabbiato sbucarono quattro o cinque persone, tutte che imbracciavano un fucile. Istintivamente, Ki mi prese per un braccio e mi spostò dietro di sè.
- Ehi, tranquilli, non vogliamo farvi del male!- parlò uno del gruppo, sorridendo- Siete viaggiatori, vero? Allora non avete nulla da tenere, noi siamo dell'esercito rivoluzionario-
Il cane abbaiò gioiosamente e si precipitò verso il gruppo.
- E' vostro il cane?- chiesi
- Sì, signorina- confermò l'uomo- si chiama Stealth! A proposito, siete per caso diretti alla Capitale? Se è così sarebbe meglio che vi sbrigaste... vedete, Chulak non è un gran posto per sostare! Queste rovine sono spesso teatro di scontri tra noi e il governo e non vorrei che finiste coinvolti-
- Lo sappiamo, ma avevamo bisogno di fermarci- ribatté Ki- sono giorni che viaggiamo-
Udii la voce di Ran e vidi lui e Vee venire verso di noi.
- Che succede?- domandò Vee
- I ribelli- rispose semplicemente Ki- dicono che sarebbe meglio partire subito-
Vee annuì col capo.
- Aspettate!- intervenni- Prima devo chiederle una cosa, signor...-
- Chiamami Tony-
- Ok, Tony... devo sapere se conosci una persona! Ha gli occhi rossi come me e viene dal villaggio Aka. Il suo nome è Zes-
Tony assunse un'espressione tra il sorpreso e l'incredulo e attese qualche secondo, prima di parlare.
- Be'... certo che lo conosco- rispose- e così, vieni dal suo stesso villaggio, eh? Incredibile!-
- Io e lui- precisai, indicando Vee- siamo suoi amici! Dimmi, sta bene?-
- Tranquilla, sta benissimo-
Mi lasciai scappare un sospiro di sollievo e sorrisi.
- Allora, consegnagli un messaggio- continuai- digli che Leara e Vee sperano di vederlo presto! E riferisci anche che sono partita per inseguire il mio sogno, come lui...-
- Ah, puoi anche dirgli di non preoccuparsi per lei- intervenne Vee- ci siamo noi!-
- Va bene, riferirò tutto- ci assicurò Tony, sorridendo
Ritornammo alla jeep e ripartimmo immediatamente per Borgo Castrum. Adesso avevo il cuore più sereno...
venerdì 15 ottobre 2010
Le rovine di Chulak-parte 2-
Tornai nuovamente silenziosa, immersa nei miei pensieri, continuando a far tornare la mente a Zes. Nel frattempo, Vee era ormai entrato in città o, per meglio dire, in ciò che di esso era rimasto. Tra le dune del deserto spuntavano qua e là ruderi di edifici grigi, la maggior parte sprofondati nella sabbia per più di metà, tutti inclinati come tante torri di Pisa.
Avevo sentito dire che Chulak possedeva anche un bellissimo castello costruito in epoca medievale, miracolosamente in buono stato; avrei tanto voluto vederlo, ma non avevo la minima idea di dove fosse e non ero sicura che avessimo il tempo per una visita turistica: dovevamo raggiungere Borgo Castrum al più presto.
- Abbiamo una vasta scelta- disse Vee, guardandosi attornoo- dove volete che ci fermiamo? Temo che un rudere valga l'altro!-
- Cerchiamone uno non troppo esposto al sole- propose Ki- anche se, a occhio e croce, direi che hanno tutti il tetto crollato...-
Mentre faceva vagare lo sguardo per le rovine, Ran individuò, alla nostra destra, un vecchio palazzo dal tetto intatto e neppure troppo pendente. Lo fece vedere anche a noi e Vee fermò la jeep proprio davanti ad esso, facedoci scendere.
- Evviva, c'è una bellissima ombra, qui!- esclamò Ran, sdraiandosi a terra- La sabbia è quasi fresca...-
- Direi che potremmo anche dormire un po'- parlò Vee. sdraiandosi accanto a lui- abbiamo viaggiato tutta la notte senza chiudere occhio-
Ki, seduto vicino alla jeep assieme a me, si voltò e tentò di osservare oltre gli edifici, alla ricerca di qualcosa. Guardò il cielo con aria assorta, poi si avvicinò a Vee.
- Secondo te, dove può trovarsi un castello?- gli domandò, a bassa voce
- Un castello? Forse in un luogo sopraelevato- rispose Vee- non sono un esperto in fortificazioni medievali, ma se fossi stato un castellano avrei costruito il mio castello in un luogo alto, per poter controllare meglio la città-
- La pensiamo allo stesso modo, allora- replicò Ki- mi passi la cartina? Devo vedere se qui c'è una collina o un altopiano-
Vee prese la mappa dalla tasca dei pantaloni e la passò a Ki, che la spiegò sulla sabbia per osservare Chulak.
- Forse ho capito... penso di sapere dove potrebbe trovarsi!-
Restituì la cartina a Vee e tornò verso la jeep, a pochi passi di distanza.
- Senti, Leara, hai voglia di fare due passi?- mi domandò
- Perchè no! E dove?-
- Se la cosa t'interessa, pensavo di andare a vedere il castello...-
Sorrisi e annuii. Incredibile, mi aveva letto nel pensiero! Visitare il castello era esattamente ciò che volevo.
- M'interessa eccome!- risposi, balzando in piedi- Andiamo?-
Annuendo, Ki si voltò verso Vee e si scambiarono un sorriso.
- Non perdetevi- si raccomandò Vee- io non vengo a riprendervi!-
- Leara, portami un souvenir- mi disse Ran- tipo un pezzo del castello... anche piccolo va bene-
Annuii e m'incamminai assieme a Ki alla ricerca del tanto agognato castello, impaziente di poterlo ammirare da vicino.
- Incredibile- borbottò Vee, tornando a sdraiarsi
- Cosa?- gli chiese Ran
- Ki ha voluto andare al castello per tirare su di morale Leara- rispose- e, non so come, ha azzeccato esattamente quello che lei voleva!-
- Forse è telepatico... o forse, semplicemente ha imparato in fretta a conoscerla!-
giovedì 14 ottobre 2010
Le rovine di Chulak-parte 1-
Per un motivo o per un altro, quasi tutti i giovani del villaggio Aka erano deceduti o scomparsi mentre andavano in cerca di fortuna... tra i pochi bambini rimasti vi eravamo Zes e io. Zes era sempre stato un ragazzino vivace e dal carattere ribelle e indipendente, amava cacciarsi nei guai e non aveva paura di niente; come me aveva perduto la famiglia durante la Guerra Delle Lune e non era rimasto nessun parente ad occuparsi di lui e della sorella minore Olvia, una bambina cagionevole di salute che morì quando avevo sei anni...
La decisione di unirsi all'esercito di rivoltosi gli venne in mente quasi per caso, una notte in cui, durante una delle sue fughe in città, incontrò un uomo ferito che gli disse di far parte dei ribelli e che, leggendo qualcosa di speciale nei suoi occhi, gli affidò il suo fucile e tutte le sue speranze. Zes non riuscì a salvare l'uomo gravemente ferito, ma prese l'importante decisione di onorare la sua memoria e il suo ultimo desiderio, unendosi ai rivoltosi. Tornò di corsa al villaggio, comunicò la sua decisione a me, Vee e la nonna e, imbracciando la sua preziosa arma, disse che avrebbe raggiunto il punto di raccolta più vicino, come gli aveva suggerito quell'uomo incontrato in città.
Cosa lesse quell'uomo nei suoi occhi, nessuno di noi lo seppe mai... io ero certissima, però, che il suo innato senso di giustizia e la sua propensione alle fughe veloci lo avrebbero portato alla meta, nonostante le difficoltà. Se non altro lo speravo con tutta me stessa.
- ...potremmo anche incontrarlo proprio a Chulak- sbottai- tu che ne pensi, Vee?-
- Sì, è possibile. Tuttavia, fossi in te non ci spererei troppo... non sappiamo neppure se è mai davvero diventato uno dei ribelli-
- Hai ragione...-
Cap. VI: Le rovine di Chulak
Prima di arrivare a Borgo Castrum o a Nuova Babilonia, c'era ancora una tappa: Chulak. Un tempo, questa era stata una città, mentre ora non era che un cumulo di rovine, uno dei posti ideali per nascondersi.
Volendo, Chulak poteva anche essere saltata a piè pari, ma una sosta ci voleva, dato che l'avevamo raggiunta viaggiando dall'Oasi Perduta senza incontrare città o punti di sosta per i traffici carovanieri. A questo proposito, proprio una carovana di mercanti che veniva dalla direzione opposta alla nostra ci avea indicato la strada giusta per le rovine di Chulak, raccomandandosi di fare attenzione ai ribelli.
In un momento di grave crisi interna e d'instabilità politica come questo, un gruppo di rivoltosi aveva alzato la voce contro la tirannia di Kairone, formando un vero esercito e scatenando un'accesa guerriglia contro i militari imperiali. Nessuna aveva idea di dove fosse il loro covo e nessuno, almeno fino a quel momento, aveva visto in faccia il loro leader, sempre che ce ne fosse uno... secondo i funzionari governativi, i ribelli non erano che una cricca disorganizzata di delinquenti senza un vero scopo, che si era formata solo per creare scompiglio, senza avere nemmeno la vaga idea del termine "giustizia"; per la gente comune, oppressa dal dispotismo di Kairone, i ribelli avevano sempre rappresentato una piccola speranza per uscire dalla situazione disastrosa in cui versavano. Era altresì vero, però, che questo esercito rivoluzionario e anarchico era nato da poco, o meglio, solo da pochi anni aveva iniziato a fare sul serio, iniziando a reclutare sempre più volontari e lanciando forti segnali al governo, con piccoli attentati nei punti nevralgici di controllo statale.
Tra i tanti giovani che si erano arruolati, desiderosi di cambiare il mondo, vi era anche un mio carissimo amico d'infanzia, del quale non avevo notizie da ben quattro anni.
- Quanto manca a Chulak?- domandò Ran, impaziente- Non ce la faccio più a stare seduto in macchina!-
- Penso non molto- rispose Ki- iniziano già ad intravedersi dei ruderi all'orizzonte-
Ran si alzò in piedi e osservò oltre il parabrezza crivellato e crepato della jeep, cercando di non rimanere abbacinato dal sole.
- Scemo, siediti!- gli disse Vee, tirandolo giù con una mano- Se prendiamo una buca o mi vedo costretto a frenare di colpo, finisci catapultato fuori!-
- Lo so, ma volevo scollare il fondoschiena dal sedile per due secondi...- ribattè
- Di che ti lamenti, scusa? Prima stavi sempre dietro, poi Ki ti ha ceduto il posto davanti, quindi hai cambiato postazione-
- Sì, ma resta il fatto che sono sempre seduto-
Vee rise e Ran cercò di trovare una posizione che non gli facesse dolere i muscoli. Dopo tanti giorni di viaggio inziavamo tutti ad anelare una sosta.
- Leara, qualcosa non va?- mi chiese Ki, notando il mio silenzio
- Eh? Oh, no, no...- risposi, sorridendo- è solo che mi è tornata in mente una cosa!-
- Sei diventata pensierosa da quando abbiamo incontrato i mercanti, un'ora fa- continuò
- Lo so, ma sentir parlare dei ribelli mi ha fatto pensare a una persona...-
Vee mi sbirciò dallo specchietto retrovisore.
- Stai pensando a Zes, non è così?- mi disse- Ci stavo giusto pensando anch'io!-
- Chi è Zes?- intervenne Ran
- Un nostro amico d'infanzia- rispose Vee- ha esattamente la tua età, Ran... circa quattro anni fa si è unito ai ribelli e da allora non abbiamo più avuto sue notizie-
martedì 12 ottobre 2010
Verso la Capitale-parte 3-
Corremmo a nasconderci dietro le palme, per trovare riparo, e qui accadde ciò che non sarebbe dovuto accadere: mentre correvo all'impazzata, impaurita, inciampai e caddi nella sabbia, alla mercè dei soldati. Ran, che correva accanto a me, frenò bruscamente e mi aiutò ad alzarmi, rimanendo indietro con me.
- Dove sono Vee e Ki?- gli chiesi
- Non lo so, non li vedo... presto, buttiamoci dietro quella duna davanti a noi!-
Annuii e ci lanciammo entrambi dietro la grossa gobba di sabbia, momentaneamente al sicuro dagli spari.
- Dannazione, ci siamo separati!- imprecò Ran- Piuttosto, stai bene, Leara?-
- Più o meno- risposi- e ora che facciamo?-
- Magari lo sapessi! Non ho dimestichezza con queste situazioni...-
- Neppure io...-
Ci appiattimo il più possibile contro la duna, stringendoci forte uno all'altra. L'unica speranza era che i ragazzi riuscissero a prendere la jeep per tornare a recuperarci. Mentre noi ce ne stavamo in attesa, i nostri due amici stavano fortunatamente mettendo a punto una strategia...
L'idea, fornita da Ki, era di attirare l'attenzione dei soldati su di lui, per permettere a Vee di andare a prendere l'auto. Una volta stabilito il piano, Ki si lanciò verso i militari, saettando tra le palme e approfittando del buio per nascondersi, intanto che il compagno scivolava silenziosamente alla sua jeep, metteva in moto e tornava verso di lui. Nel giro di pochi minuti, Vee piombò sui soldati a piedi, fece salire Ki e ripartì a tavoletta verso il nascondiglio mio e di Ran.
- Leara, hai sentito?-
- Sì, era l'inconfondibile rombo del motore della jeep di Vee!-
Alzammo gli occhi giusto in tempo per vedere la jeep schizzare sulle dune, sollevando nuvole di sabbia, e frenare bruscamente davanti a noi.
- Forza, salite!- ci disse Ki
Ran ed io ci buttammo letteralmente dentro l'auto e Vee spinse tutto l'acceleratore, sperando di seminare i militari. Guardando dallo specchietto retrovisore notò il cannone del carroarmato ruotare pesantemente e puntare su di noi.
- Oh, no, avevo scordato quello!- ringhiò
- Tranquillo, non ci colpirà- lo rassicurò Ki, pacato
- Come lo sai, scusa?-
Il giovane estrasse qualcosa dall'interno del giubbotto, accese una piccola miccia con l'accendino che Vee teneva sempre nel cruscotto, si voltò e lo lancià dritto all'interno della lunga canna metallica. Una tremenda esplosione scaraventò in avanti la jeep e Vee per poco non perse il controllo del mezzo... inchiodò e tutti ci voltammo indietro per vedere l'enorme mezzo militare in fiamme.
- Le bombe fatte in casa non sono difficili- parlò Ki, osservando con indifferenza l'incendio- meno male che ho centrato il cannone del pachiderma... ma ora siamo al sicuro-
- Scusa... ma quando l'hai fabbricata?- gli domandò Vee, sconvolto
- Mentre voi dormivate- rispose lui- ho pensato che potesse servirci-
- Hai la soluzi0ne per tutto, come sempre!- sorrisi
Ran si limitò ad annuire con ammirazione.
- Incredibile- pensò Vee- questo ragazzo è un genio, sa fare praticamente tutto! E sono convinto che non ci abbia ancora mostrato tutto...-
Verso la Capitale-parte 2-
L'idea era di partire dopo qualche giorno di riposo, per riprendere le forze e organizzare il nostro piano d'azione nei minimi dettagli, senza lasciare nulla al caso. Purtroppo per noi, però, un imprevisto ci avrebbe costretto ad anticipare la partenza a quella stessa notte...
Ran e io stavamo saporitamente dormendo dentro la nostra tenda, avvolti nelle calde coperte che i beduini ci avevano gentilmente prestato, quando Vee e Ki vennero a svegliarci.
- Che succede?- mormorai, stropicciandomi gli occhi
- Dobbiamo levare le tende, ora- disse Vee- i soldati imperiali sono qui!-
Al pensiero che i militari fossero venuti per i miei amici, balzai in piedi, completamente sveglia. Ran, accanto a me, fece più fatica a connettere, ma ci pensai io a svegliarlo, scuotendolo con energia. Prendemmo le nostre cose e osservarmmo la situazione nascosti.
- Maledizione, sono ovunque!- sibilò Vee
- Credo stessero ancora seguendo voi- gli disse Ki- anche se, probabilmente, qualcuno seguiva noi...-
Una figura si avvicinò alla tenda, mettendoci in allarme.
- Tranquilli, sono qui per aiutarvi- parlò il beduino dal turbante azzurro- venite con me-
L'uomo ci fece sgattaiolare dietro le tende e le palme, mentre le donne distraevano i militari offrendo loro dell'acqua. Quando fummo al limite dell'oasi, il beduino ci augurò buona fortuna e tornò dai suoi compagni.
- Come faremo per la jeep?- chiese Ran
- Non lo so, ma dobbiamo riprenderla- rispose Vee- Tenterò di recuperarla io, voi però allontanatevi ancora un po', è meglio-
Stavamo giusto per obbedire quando, con la coda dell'occhio, notai delle piccole colonnine di luce rossa puntare verso di noi; seguii con lo sguardo uno dei fasci, che andò a fermarsi su Vee, dritto all'altezza del petto.
- Infrarossi!- esclamai- Hanno armi agli infrarossi, ci hanno visti!-
I soldati iniziarono infatti a spararci addosso e ad avvicinarsi pericolosamente, alcuni a piedi e altri a bordo di un mezzo cingolato.
- Presto, via di qui!- gridò Vee- Andiamo, andiamo!-
lunedì 11 ottobre 2010
Verso la Capitale-parte 1-
- Pensi che sia troppo rischioso?-
- A dire la verità, al momento attuale è pericoloso anche restare fermi nello stesso posto per molto tempo... ma, stando a quello che hai detto, non possiamo lasciare quei prigionieri a marcire nel campo di Borgo Castrum!-
Vee annuì e diede un rapido sguardo alla cartina: purtroppo, la via era obbligata. Dall'Oasi Perduta ad arrivare alla Capitale c'era solo deserto e, se da un lato questo poteva rivelarsi un vantaggio, dall'altro ci lasciava piuttosto scoperti, senza possibilità di un rifugio.
I ragazzi avevano deciso di recarsi a Borgo Castrum per liberare i prigionieri, dopo che Vee parlato a Ki del decreto di Kairone. In un campo di sterminio non avrebbero resistito a lungo.
- Ve bene, vorrà dire che dovremo fare molta più attenzione!- concluse Vee, sospirando
- Hai ragione. Sarà pericoloso, ma avendo un mezzo di trasporto sarà più facile scappare, non credi? Direi che è stata una vera fortuna incontrarvi-
- Oh, anche per noi, fidati! Quattro teste funzionano meglio di due... e poi, tu sai muoverti molto meglio di noi, è comodo averti in squadra. A proposito, sono indiscreto se ti chiedo come hai fatto ad avere questa cartina? Credevo che le mappe dell Quattro Terre fossero introvabili-
- L'ho fatta io... ci ho messo circa otto anni per completarla-
Vee rimase interdetto per qualche secondo.
- Vuoi dire che hai girato tutti i continenti?-
- Più o meno, sì. Non sono mai stato nei grandi centri urbani, ho girato prevalentemente la costa-
- Da questo deduco che tu sia un apolide...-
- Infatti-
- Capisco... Leara mi ha detto che non sai da dove vieni, anzi, che soffri di amnesia-
- E' così, non ho memoria dei primi quindici anni della mia vita... in verità, non ricordo neppure il mio nome! Leara, però, me ne ha dato uno-
- Allora, il nome che porti te lo ha dato lei?-
Ki sorrise, facendo tornare la memoria al nostro primo incontro, a quando avevo deciso che avrei trovato un nome per lui.
- Sì- confermò- sono mesi che uso questo nome e devo dire di essermici abituato. Fino a quando non ho incontrato lei, non avevo mai dato importanza alla cosa-
- Immagino ti abbia detto che tutti devono avere un nome o una cosa simile. Dopotutto, il tuo nome dice chi sei ed è così che le persone si ricordano di te-
- Lo so. Per alcuni, il nome resta solo un nome, ma per me... avere di nuovo un nome è stato come ritornare alla vita. In un certo senso, è stata Leara a farmi riemergere, restituendomi qualcosa d'importante-
- Avere Leara come amica è bello, a volte è un po' ingenua, ma sicuramente sa ascoltare! Ne ha passate tante, ma il fatto che sia rimasta un po' infantile è un segno positivo, non ha perso quella parte importante dell'infanzia... inoltre, ha buon occhio per le persone, sai? Inizio a capire perchè si fida di te-
- Be', ti ringrazio... è la prima volta che conosco così tante persone! Sempre merito di Leara, è davvero il mio portafortuna, non credi? Lei è stata la mia prima amica... e ora ho incontrato anche voi-
- Puoi star certo che diventeremo tutti ottimi amici!-
domenica 10 ottobre 2010
Cap. V: Verso la Capitale
Avremmo proseguito il viaggio tutti assieme, questo stabilimmo poche ore dopo il nostro incontro fortuito all'Oasi Perduta. Ciò mi rendeva felice, ovviamente!
La sera stessa del nostro incontro, dopo aver chiacchierato del tempo trascorso separatamente, decidemmo di mettere a punto un buon piano per raggiungere la Capitale senza intoppi; sarebbe stata un'ardua impresa, dato che chilometri e chilometri ci separavano da Nuova Babilonia, ma non eravamo disposti ad arrenderci prima di averci provato.
Studiare mappe ed escogitare strategie vincenti erano questioni noiose per una ragazza, così decisi di lasciar fare a Vee e Ki e ne approfittai per conversare un po' con Ran e conoscerlo meglio. Non potei fare a meno di nutrire subito una certa simpatia per quel ragazzo di città, era davvero gentile e spiritoso. Inoltre, avevamo interessi affini, avendo più o meno la stessa età, nonostante le nostre vite fossero totalmente diverse.
- Lo sai, Leara, io t'invidio molto-
- Perchè?-
- Bè, sei stata coraggiosa a partire da sola! Io, al posto tuo, non so se ci sarei riuscito...-
- Sinceramente, all'inizio non ero certa che fosse una buona idea... però, quando ho incontrato Ki, ho iniziato ad essere più fiduciosa. Credimi, da sola non averei fatto molta strada-
- Lo immagino! Pensa a me, allora... sarei già stecchito nel deserto, trasformato in una di quelle carcasse di animali che si vedono in giro!-
- Ah ah ah... scusa, perchè sei partito, allora?-
Ran fece un mezzo sorriso e giocherellò con i cordini del cappuccio della sua felpa.
- Ci sono due ragioni- spiegò- una è i continui constrasti con mio padre e l'altra...-
- ...ah, ho capito!- esclamai, sorridendo- Lo hai fatto per seguire Vee, giusto?-
- Esattamente-
- Suppongo che per te siano state ragioni più che valide per lasciar perdere tutto...- commentai, osservando il cielo stellato- però, se le cose stanno così, hai avuto coraggio anche tu, secondo me-
- Tu dici? Non lo so! Ormai l'ho fatto... per ora non sono pentito, comunque. Viaggiare è bello, anche se in questo caso non è come fare il turista-
- No, dicisamente noi non siamo turisti!-
- Piuttosto, tu hai conosciuto Ki da poco, da quel che ho capito. Non hai mai pensato che fidarti di lui possa essere stato un azzardo?-
- In che senso? Perchè gli ho dato fiducia fin da subito?-
- Sì, certo. Insomma, poteva anche non essere una brava persona! E poi, io mi sarei sentito un po' strano... incontri qualcuno e dopo poche ore già condividi tutto-
La domanda di Ran mi fece riflettere: mi ero mai posta simili domande? No, in verità non ci avevo mai pensato. Avevo capito il ragionamento di Ran, in fondo eravamo pur sempre due estranei, tuttavia la cosa non mi aveva frenata. La mia solita ingenuità? Forse era che avevo sentito di potermi fidare di Ki dal primo momento che lo avevo incontrato.
- Sarò sincera, non ho mai dato peso a queste cose-
- Accidenti!-
- Sicuramente hai ragione tu, Ran... chiunque avrebbe dovuto pensarci! Ma io no, era come se fossi certa di tutto, pur non sapendo niente-
- Lui dev'essere molto speciale, allora! Uno fuori dal comune-
- Sì, decisamente... a volte sento come se fosse diverso da noi!-
- Tutto è possibile! Esisteranno anche gli alieni, no?-
Risi e voltai lo sguardo verso la nostra tenda, nella quale i ragazzi erano intenti a studiare un piano.
- Non in quel senso- rettificai- intendo... un gradino sopra a noi-
- Dato che ha perso la memoria, potrebbe essere chiunque, dico bene?-
- Aha. Vorrei tanto scoprire questo mistero...-
- Perchè ci tieni tanto?-
- E' difficile da spiegare. Vedi, io mi sono fidata completamente sempre e solo di Vee... sono rimasta colpita da me stessa, da quando ho incontrato Ki! Sento che qualcosa è cambiato-
giovedì 7 ottobre 2010
Ricongiungimento-parte 6-
Non appena lo raggiunsi gli gettai le braccia al collo con veemenza, tanto da farlo barcollare.
Ancora una volta, il destino si era ritagliato un ruolo fondamentale nella storia, favorendo l'incontro, o per meglio dire, il ricongiungimento di due amici d'infanzia.
Mai avrei pensato di rincontrare Vee all'Oasi Perduta... eravamo partiti verso due direzioni opposte, lui a sud e io a nord, eppure eravamo lì, assieme, abbracciati.
- Ma cosa ci fai qui?- mi chiese Vee
- E' una storia lunga...- risposi, sorridendo- ma dimmi di te. Non eri a Curtain Fall?-
- Putroppo non era un posto sicuro! Ma anche la mia è una storia lunga e te la racconterò più tardi. A proposito, ma sei qui da sola?-
- No, ho trovato un compagno di viaggio-
Chiamai Ki e gli feci cenno di avvicinarsi, mentre Vee fece lo stesso con Ran, ancora sulla riva dell'oasi.
- Ki, devo presentarti una persona! Lui è Vee, viene dal mio villaggio ed è un carissimo amico d'infanzia-
- Piacere di conoscerti- disse Vee, tendendogli una mano
- Il piacere è mio- rispose Ki, stringendola
- Ah, già, lui è Ran, viaggia con me da quando sono andato via da Curtain Fall!-
- Piacere, io sono Leara- mi presentai, sorridendo
- Ciao- mi salutò lui, ricambiando il sorriso
- Io sono Ki, lieto di conoscerti-
Per la prima volta, Ki si era presentato con il nome che gli avevo dato io e la cose mi fece uno stranissimo effetto. Anche per lui dovette essere la stessa cosa, perchè subito si voltò verso di me e ci scambiammo un sorriso.
- Leara, ma non mi dirai che te ne sei andata per cercare Gandara!- mi disse Vee
- Naturalmente- confermai- sono testarda, lo sai! Però, devo ammettere che sono stata molto fortunata ad incontrare Ki ad Aquariol... senza di lui sarei sicuramente tornata indietro o finita nei guai-
Vee annuì, poi spostò lo sguardo su Ki e sorrise.
- Be', allora ti sono debitore- disse
- No, è stata lei ad aiutare me- ribattè Ki- la vera fortuna è stata mia...-
Ricongiungimento-parte 5-
- Uhm... potrei affermare con una certa sicurezza che siamo arrivati! Ehi, svegliati, Ran-
Vee fermò la sua jeep a pochi metri dall'Oasi Perduta, certo che fossero proprio nel posto giusto; Ran dormiva tranquillamente, accoccolato sul sedile del passeggero e pareva non essersi accorto che era arrivato il momento di scendere. Vee lo riscosse delicatamente, sperando che si svegliasse.
- ...siamo arrivati?- mormorò il ragazzo, con voce ancora impastata dal sonno
- Sì- rispose Vee, scendendo dall'auto- dai, alzati, dormiglione! Potrai pure lavarti la faccia come si deve, 'sta mattina!-
L'idea di poter sentire sul viso l'acqua fresca, dopo settimane di deserto, parve essere la sveglia giusta per Ran, che si stiracchiò e scese dalla jeep di volata.
Uno come lui, abituato alle comodità di casa, faceva più fatica di chiunque altro ad abituarsi ad un genere di vita che costringeva a campare alla giornata, senza sapere cosa sarebbe successo l'indomani... all'inizio può anche essere eccitante, come tutte le novità, ma alla lunga può risultare una vita decisamente insopportabile, per un abitante di città. Niente acqua potabile, niente acqua calda per un bel bagno, niente pasti sicuri o banchetti luculliani, niente toilette, niente letti comodi e lenzuola pulite, nessuna possibilità di cambiarsi i vestiti tutti i giorni, insetti fastidiosi, sabbia ovunque, polvere, sporco, caldo asfissiante, sete... niente agi, insomma.
La fortuna del giovane Ran era quella di avere un carattere sempre ottimista e allegro, ma soprattutto, adattabile: riusciva a star bene in qualunque situazione. Da piccolo, ad esempio, odiava il campeggio, ma i suoi genitori ce lo portavano ogni anno; per cercare qualche nota positiva, Ran si fingeva un esploratore o un entomologo a caccia di insetti rari e letali, oppure faceva amicizia con tutti i bambini delle tende vicine. Non amava le scomodità della tenda, l'umidità, i bagni in comune e i rumori notturni, però riusciva a divertirsi, trasformando una vacanza infernale in una divertente avventura.
Da quando era partito da Curtain Fall, aveva applicato lo stesso principio: il deserto era un luogo inospitale, ma gli bastava pensare a quali fantastiche avventure lo attendevano, alle persone che avrebbe incontrato, oppure al fatto di essere insieme a Vee, per dimenticare tutti i risvolti negativi e affrontare le giornate con un sorriso.
Senza neppure aspettare il compagno, Ran si diresse velocemente alla riva dell'oasi, immergendo le mani nell'acqua cristallina. Una sensazione piacevole lo pervase e lo fece sorridere. Raccolse un po' d'acqua e se la portò al viso, sciacquandosi a lungo.
- Adesso va molto meglio!- pensò, scrollando la testa e osservando le goccioline d'acqua scendere dal suo viso e posarsi nello specchio azzurro, creando piccole increspature
Quando alzò la testa notò un gruppo di donne vestite con colori vivaci e, in mezzo a loro, due persone che non parevano assolutamente dei beduini.
- Saranno sicuramente viaggiatore come noi- borbottò
Mentre camminavo in mezzo a quell'esplosione di voci e colori, notai un ragazzo più o meno della mia età chino sulla riva, intento a rinfrescarsi. Pensai anch'io che dovesse essere un viaggiatore come me e Ki e sorrisi nel constatare che non ero stata la sola a buttarsi l'acqua sul viso appena arrivata. Stavo per voltarmi dall'altra parte, quando udii una voce a me molto familiare e riconobbi immediatamente la persona che aveva raggiunto quel ragazzo... era Vee.
- Vee!- gridai, mettendomi a correre verso di lui senza preavviso
Quando sentì la mia voce, il mio amico si guardò attorno incredulo e si meravigliò nel vedermi correre verso di lui.
- ...non posso crederci, Leara?!- esclamò
Ricongiungimento-parte 4-
- Senti, Ki, quanto tempo resteremo?-
- Almeno due o tre giorni, penso. Abbiamo bisogno di riposare e rifocillarci-
- Hai ragione. Inoltre, la Capitale non scappa, giusto?-
- Perdonatemi- intervenn l'uomo dal turbante turchino- vi andrebbe di dividere con noi il pasto? Ne saremmo onorati-
- Grazie per la gentilezza- rispose Ki- accettiamo con piacere!-
- Oh, per carità!- esclamò l'uomo, sorridendo- Noi lo facciamo con piacere, siamo tutti compagni di viaggio! A proposito, se lo desiderate abbiamo la possibilità di scaldare l'acqua per un bagno-
- Sul serio?- mi stupii
- Certo, siamo attrezzati. Andate dalle donne, loro v'indicheranno la tenda-
La sensazione dell'acqua calda sul corpo era qualcosa che credevo di aver dimenticato. La sabbia era diventata una seconda pelle, in quasi due mesi di vagabondaggi e i vestiti avevano bisogno di una rassettata.
- Io direi di non perdere altro tempo- sbottai- che ne dici, andiamo a sentire come funziona?-
- Certamente-
Raggiungemmo le donne, raggruppate tutte vicino ad una tenda, e domandai loro l'ubicazione del "bagno caldo"; un corpulento donnone dai capelli neri indicò con un dito grassoccio una tenda dalla forma quadrata, proprio dietro ad una palma. Mi domandò anche se volevo aiuto, ma rifiutai cortesemente e, afferrato Ki per un braccio, mi diressi alla tenda.
- Che avranno da ridere?- pensai, sentendo un allegro chiacchiericcio alla mie spalle
Arrivata davanti alla tenda, entrai: era spaziosa e praticamente vuota, se non fosse stato per un curioso aggeggio che stava appeso in alto. Era una sorta di enorme cilindro di rame bucherellato che ricordava uno scolapasta. La corda che lo teneva sollevato era legata alla palma dietro la tenda, mentre vicino all'entrata era sistemata una piccola pompa di legno, con un tubo che partiva da una cisterna anch'essa di rame, un po' arrugginita; la toccai e constatai che era bollente. Sotto la cisterna ardeva un fuoco. Un altro grosso tubo partiva dalla cisterna e andava a finire dentro il cilindro con i fori.
- E' una doccia rudimentale!- esclamai- Ma serve qualcuno che pompi l'acqua-
- Scusa la domanda, Leara, ma non era meglio accettare il loro aiuto?- mi chiese Ki
- No, preferisco che sia tu ad aiutarmi- risposi
Tornando a guardare la pentola di rame, notai un filo appesso poco più in basso.
- Ah, lo sapevo che c'era... Ki, mi faresti un favore? Ho bisogno di un telo-
- Va bene, torno subito-
Ki uscì alla ricerca di un telo e tornò pochi minuti dopo con quanto avevo chiesto. Mi aiutò a sistemarlo sul filo, così da creare un vero box doccia.
- Perfetto- commentai- Ancora un favore... resta con me mentre faccio la doccia e svolgi due funzioni vitali: funzione uno, mi fai arrivare acqua calda, funzione due, fai la guardia-
- Non c'è problema. Vorrà dire che, quando toccherà a me, sarai tu a mandarmi l'acqua calda-
Stavo per andare dietro il telo, quando vidi con la coda dell'occhio alcune donne sbirciare, scambiarsi qualche parola e ridere. Mi voltai verso di loro e feci un sorriso di circostanza.
- Mi sa che hanno capito male...-
Ricongiungimento-parte 3-
Quando la vidi, per poco non balzai giù dal cammello: l'Oasi Perduta, un posto semplicemente fantastico, ricco di alberi da frutta, animali e, soprattutto, di acqua. Ancora eravamo distanti, ma già vedevo brillare la superficie dell'acqua sotto i caldi raggi del sole. Un diamante non avrebbe potuto risplendere di più! Man mano che ci avvicinavamo all'oasi, lo specchio d'acqua riluceva dei colori dell'arcobaleno, creando effetti incredibili. Mi voltai indietro verso Ki, lo sguardo raggiante, e indicati l'oasi con un cenno del capo; lui annuì e spronò delicatamente il cammello, facendogli aumentare l'andatura.
Forse non sembra, ma i cammelli sono animali piuttosto veloci e, nel deserto, possono correre più spediti dei migliori cavalli da corsa.
L'animale procedette con aria annoiata, seguendo la carovana, masticando imperterrito la sua saliva. Rapiti sallo spettacolo dei giochi di luce offerto dalle acque cristalline dell'oasi, Ki e io ci dimenticammo per un momento di stare in groppa ad un cammello e la cosa parve irritare l'animale... improvvisamente diede un potente strattone e partì a razzo verso la cima del piccolo convoglio. A nulla valsero i tentativi di Ki di rallentarlo. Quando fummo a pochi metri dall'acqua, l'animale rallentò da solo, per poi inchiodare proprio sulla riva, chinare il lungo collo ricurvo e bere avidamente.
- Doveva avere molta sete...- dissi, togliendomi i capelli dalla faccia
Il beduino con il turbante azzurro si avvicinò a noi per sincerarsi che non ci fossimo fatti nulla.
- E' tutto a posto- lo rassicurò Ki- è stato solo un piccolo spavento-
Annuendo, l'uomo si allontanò, raggiungendo il resto del gruppo: l'intera oasi, per tutta la sua estensione, era costellata di piccole tende, distribuite a gruppi; probabilmente erano divise per famiglie. Ki smontò dal cammello, si stiracchiò qualche secondo e poi mi aiutò a scendere. Ero davvero felice di rimettere i piedi a terra! Mi stirai anch'io, flettendo le ginocchia, che sentivo formicolare in modo fastidioso: avevo le membra doloranti, per non parlare del fondoschiena. Una donna vestita di arancione, seguita da un'altra più anziana, venne verso di noi, porgendoci una metà di noce di cocco riempita d'acqua fresca.
Per gli uomini del deserto, non c'è bene più prezioso dell'acqua. Non danno valore al denaro o all'oro, poichè nel deserto è l'acqua la risorsa più rara e preziosa. Anche per il mio villaggio l'acqua aveva sempre rappresentato un bene d'inestimabile valore: ogni giorno, gli uomini si recavano presso l'unico pozzo situato a qualche chilometro dal villaggio, rifornito mensilmente dal governo. Naturalmente, il costo dell'acqua è sempre stato elevato... sfruttando il fatto che vicino a noi non scorrevano corsi d'acqua, il governo aveva sempre fatto pagare a caro prezzo questa risorsa importantissima. Razionare l'acqua, nei periodi più duri, è sempre stato necessario, per noi del villaggio.
lunedì 4 ottobre 2010
Ricongiungimento-parte 2-
- Che caldo...- mormorai, chiudendo gli occhi
Sentii delle goccioline fresche cadermi sul viso e sbattei lei palpebre, sorpresa.
- Ah, sei tornato-
- Sì, scusa il ritardo. Tieni, bevi-
Ki mi porse un pezzo di cactus appena staccati dalka pianta alle mie spalle. Il succo dei cactus è molto dissetante.
- Attenta alle spine, non sono riuscito a levarle tutte- si raccomandò
- Va bene. Senti, andando in avanscoperta che hai visto? Siamo ancora molto distanti dall'Oasi Perduta?-
- No, in un paio di giorni di cammino dovremmo esserci. Poco fa ho visto una carovana di beduini e ho chiesto loro se si stavano recando all'oasi... hanno detto che possiamo unirci a loro! Hanno cibo, acqua e coperte, quindi sarebbe bene accettare la loro gentilezza-
Mi alzai da terra, mi spazzai gli abiti dalla sabbia e seguii Ki fino ad una grossa duna, dietro la quale stava un gruppo di sei o sette persone, tutte a bordo di un cammello. Un uomo con un grosso turbante turchino scambiò due parole con Ki e scese dalla sua goffa cavalcatura, porgendo al mio compagno le briglie dell'animale.
- Possiamo usarlo noi?- mi stupii
- Sicuro, signorina- confermò il beduino, sorridendo- in due non è molto comodo, ma credo che resisterete!-
Feci un piccolo inchino in segno di ringraziamento e accarezzai il muso del cammello. Anche Ki ringraziò l'uomo, che in risposta si limitò a sorridere gentilmente. Quello che si racconta sulle tribù nomadi del deserto è vero: persone squisite e pronte ad aiutare qualunque viaggiatore in difficoltà. Ki mi sollevò di peso e mi aiutò a mettermi in sella all'animale, poi salì dietro di me e prese in mano le redini.
- Sei comoda?- mi domandò
- Più o meno- risposi, cercando di sistemarmi- diciamo che resisterò! E tu?-
- Proprio comodo, no- disse lui, sorridendo- credo che, quando scenderemo, avrò perso la capacità di camminare!-
Ridemmo tutti e due e partimmo assieme alla carovana. Nonostante la scomodità ero entusiasta, perchè viaggiare a bordo di un cammello era un'esperienza nuova, per me... inoltre, ero contenta che anche Ki trovasse quella situazione divertente, tanto che per la prima volta lo avevo visto ridere.
- Dovrebbe ridere più spesso- pensai- sarebbe molto più carino! Ma, soprattutto, più rilassato...-
- A cosa pensi?-
- Be', è la prima volta che ti vedo ridere! Credevo di essere l'unica a sentirmi ridicola, in groppa a questo coso con le gobbe... tu avevi mai viaggiato su una nave del deserto?-
- No, è la prima volta anche per me. In ogni caso, mi sento ridicolo anch'io ed è scomodissimo!-
- Per non parlare del fatto che puzza e sputa... è tutto assurdo e divertente, non trovi?-
Ki fece un sorriso e annuì.
- Lo sai, era da molto tempo che non mi divertivo- ammise- non so neppure quand'è stata l'ultima volta che ho parlato con qualcuno... per me è stata una fortuna incontrarti-
- Ne sono felice- dissi- anche perchè non è bello stare soli! Almeno un amico bisogna averlo-
- Un amico, dici? Sì, hai ragione... e credo che tu sia la mia prima amica, Leara-
Cap. IV: Ricongiungimento
Il Grande Deserto, un'immensa distesa di sabbia che copre praticamente tutto il territorio della Terra Principale, è un luogo considerato infido e pericoloso per svariate ragioni: di giorno, un caldo torrido e soffocante opprime i viaggiatori, di notte le temperature scendono così vertiginosamente da credere di essere finiti in un ghiacciaio! Inoltre, senza contare l'insidia rappresentata dai miraggi, sono veramente poche le oasi che si possono trovare. Un tempo ve ne erano moltissime, ora l'unica grande oasi rimasta è l'Oasi Perduta, punto principale di raccolta per i carovanieri e i beduini nomadi del deserto.
Prima dell'Impatto, il pianeta non era la grande distesa desertica vhe è ora... più del novanta percento del territorio della Terra Principale si è desertificato e lo stesso è accaduto alla Terra della Notte, totalmente inaridita; la Terra della Luce, invece, è divenuta un'enorme distesa di ghiaccio in cui vivere è praticamente impossibile a causa delle temperature siderali. Solo la Terra della Rinascita è rimasta un luogo verde, ricco di acqua e vegetazione rigogliosa e lussureggiante.
Eppure, nonostante il deserto rappresenti uno dei luoghi più inospitali del pianeta, io continuo ad amarlo con tutta me stessa.
- ...oh, no, maledizione!-
Sbuffando, mi tolsi uno stivale. Quando lo capovolsi, dall'interno uscì moltissima sabbia.
- Non ci posso credere- brontolai, rimettendomi la calzatura- e pensare che mi ero messa gli stivali proprio per evitare la sabbia dentro le scarpe!-
Alzai lo sguardo al cielo e rimasi abbagliata dal sole cocente.
- Spero che Ki non si sia perso- mi augurai, sedendomi all'ombra di un cactus enorme
Mi tolsi il basco dalla testa e lo sventolai per farmi aria. Faceva un caldo infernale, ma per esperienza sapevo che restare vestiti era la cosa migliore da fare.
Ripensando alla strada percorsa dal villaggio fino a dove mi trovavo, constatai di essere arrivata molto più lontano di quello che avrei sperato; era tutto merito di Ki, perchè sapeva sempre come muoversi. Erano giorni che mi chiedevo se anche lui, come me, era nato e cresciuto nel deserto, vista la facilità con cui si orientava e come sopportava bene la calura... tante domande mi affollavano la mente, domande su chi potesse essere realmente, quale fosse il suo vero nome, da dove provenisse. Lo avrei mai saputo? Ogni volta che capitava l'occasione, tentavo di domandargli qualcosa, per stimolare la sua memoria, ma per quanti sforzi facesse sembrava che ogni ricordo della sua infanzia fosse stato cancellato. Ricordava solo quando, un giorno di circa otto anni prima, si era risvegliato su una zattera che galleggiava al largo delle coste dell'Arcipelago Cesariano; da allora aveva disperatamente cercato di ritrovare il suo passato, senza fortuna, però. Come fosse poi capitato proprio ad Aquariol, questo lo ignoravo totalmente... l'unico indizio sul suo passato era una catenina con un ciondolo a forma di croce, d'argento, che portava al collo quando si era ritrovato su quella zattera in mezzo al mare. Magari era un ricordo di famiglia, ma nonostante tutti questi anni alla ricerca della verità, non aveva trovato che enigmi insolubili e vaghi indizi che non portavano a niente di fatto.
domenica 3 ottobre 2010
Curtain Fall-parte 13-
- Questo è assolutamente fuori discussione. Hai pensato alle conseguenze?- protestò Vee- Io sono un fuggitivo, non sto andando in vacanza... e poi, non pensi alla tua famiglia?-
- ...non me ne importa nulla dei miei genitori!- esclamò Ran, i pugni serrati- Io a casa non ci torno... e poi, m'importa molto più di te! Se te ne vai, mi dimenticherai di sicuro e io non voglio-
- Ran, ascoltami, stai sragionando, davvero...-
Vee s'interruppe: Ran aveva l'espressione più seria e convinta che avesse mai visto.
- L'unica persona con cui sto bene sei tu- incalzò il giovane
La sola ragione per la quale Ran aveva deciso di andare, era che si era innamorato di Vee dal primo giorno in cui era arrivato in città. Non poteva certamente sapere cosa pensasse di lui il giovane, ma questa era una questione che avrebbe affrontato in seguito. Magari gli avrebbe concesso di restare, dopotutto.
In fin dei conti, Ran non era poi tanto diverso da me. Anche lui, per seguire i suoi sogni, aveva lasciato i suoi cari ed era partito verso l'ignoto... l'unica differenza era che io avevo incontrato Ki per un caso voluto dal destino, mentre Ran aveva già stabilito che Vee sarebbe stato la ragione della sua partenza.
- Non tornerò indietro, a meno che tu non decida di lasciarmi davvero qui...-
Vee sorrise e gli appoggiò affettuosamente il pugno sulla testa.
- Sei una testaccia dura- gli disse- ma come accidenti faccio a lasciarti qui da solo, eh? Non è che io non ti voglia come compagno di viaggio, lo dicevo per te... ma se davvero è questo quello che vuoi, va bene. Ricordati, però, che se proverai a lamentarti ti lascerò nel deserto, intesi?-
- Sono pronto! E poi, ci sei tu ad aiutarmi, no? Non mi lamenterò-
- Lo prendo come un "lo prometto". Coraggio, è meglio ripartire,voglio raggiungere l'Oasi Perduta-
- Non ci sono mai stato... va bene, allora andiamo!-
Curtain Fall-parte 12-
- Ma sei solo un ragazzo... cosa fai qui? Non lo sai che c'è il coprifuoco?-
- Stavo giusto tornando a casa- mentì Ran, sperando che intrattenere il soldato desse modo a Vee di raggiungere la jeep
Il militare lo squadrò con occhi indagatori, poi lo afferrò per il cappuccio della felpa.
- Ehi, mi lasci andare!- protestò Ran, tentando di divincolarsi- Si può sapere che ho fatto?-
- Mi credi stupido?- ribatté l'uomo- Stai mentendo! Chi si nasconde qui?-
Nonostante ci avesse messo tutta la sua forza, Ran non riuscì a liberarsi dalla stretta di quel grosso soldato. L'unica consolazione era la certezza che Vee fosse riuscito a svignarsela, dato che il suo inseguitore era impegnato. Proprio mentre l'uomo tentava di trascinare il ragazzo fuori dalla fabbrica, per torchiarlo e farlo confessare, due fari gialli bucarono l'oscurità, accecandolo: costretto a coprirsi il volto con le mani, lasciò la presa. Ran, finito carponi, udì un'auto sgasare e poi il grido del soldato, che dovette buttarsi di lato per non essere investito.
- Sali, Ran!- gridò Vee, fermando la jeep a pochi passi da lui
Il giovane si rimise in piedi e saltò velocemente nell'auto, che sgommò fuori dall'edificio a tutto gas, travolgendo senza troppi complimenti i detriti che intralciavano la strada... quando furono abbastanza lontani per vedere solo la sagoma indistinta della buia fabbrica abbandonata, Ran voltò la testa all'indietro per controllare che non fossero inseguiti.
- Ce l'abbiamo fatta!- esultò- Non posso ancora crederci... è stata l'avventura più mitica di tutta la mia vita!-
- Se lo dici tu... ad ogni modo, tu devi tornare indietro, lo sai?- gli disse Vee- Devo lasciarti qui, mi dispiace-
- Non puoi- obiettò Ran- mi hanno visto, se torno indietro mi cattureranno e mi faranno dire dove sei diretto! Vorrà dire che verrò inieme a te-
- Cosa?!-
Vee inchiodò senza preavviso, rischiando di mandare il povero Ran contro il parabrezza crepato.
- Ehi, non frenare così, è pericoloso!- brontolò il giovane, scrollando la testa
- Senti un po', non è che questo era il tuo piano fin dall'inizio?-
- Non capisco...-
- Tu non hai mai avuto nessuna intenzione di tornare indietro! O mi sbaglio?-
Ran rimase in silenzio qualche istante, gli occhi bassi.
- Esatto- sbottò poi, alzando di scatto la testa- io voglio venire insieme a te, Vee!-
venerdì 1 ottobre 2010
Curtain Fall-parte 11-
I resti metallici della vecchia fabbrica luccicavano alla luce della luna, che si specchiava nelle pozzanghere disseminate sul terreno. Tra le fredde travi arrugginite, i detriti sparsi e i tubi gocciolanti di acqua piovana, due figure stavano correndo alla ricerca di un passaggio sufficientemente grande per un'auto: erano Vee e Ran. Quell'intricato labirinto di lamiere sembrava essere inespugnabile, ad ogni passo la strada era ostruita da detriti igombranti. Nel buio del luogo, Ran guidava Vee alla ricerca di una strada non bloccata, arrampicandosi sui resti e scavalcando grossi blocchi di cemento.
- Forse ho trovato un passaggio- annunciò il ragazzo, spostando con la mano un tubo rotto che penzolava dal soffitto- ah, eccolo!-
Vee si affiancò a lui e vide nuovamente la luce della luna filtrare all'interno del mulino abbandonato.
- Sì, la jeep dovrebbe passarci- constatò, misurando lo spazio a occhio- e, comunque, non mi rimane molta scelta, temo!-
- Torniamo indietro a prendere la tua macchina?- bisbigliò Ran
Vee fece un gesto d'assenso con il capo e i due fecero marcia indietro per andare a recuperare la Jeep, parcheggiata proprio all'entrata, seminascosta da alcune lamiere. Nel silenzio assordante, l'unico rumore era il rimbombo dei loro passi sulle travi metalliche... scendendo da una di esse, Ran finì dritto in una pozzanghera.
- Che schifo!- esclamò, osservandosi scarpe e pantaloni schizzati di fango
- E' perchè non guardi dove vai!- ridacchiò Vee
Mentre erano fermi, Vee udì distintamente un rumore di passi che si avvicinava; fece segno a Ran di non fiatare e si nascosero dietro un muro semicrollato.
- Soldati- pensò, riconoscendo l'inconfondibile suono di un caricatore
Stette ancora in ascolto, per cercare di capire i quanti fossero: uno, forse due. Lanciò uno sguardo e eloquente a Ran per farsi seguire e tentò di sgattaiolare tra i tubi e le sbarre, in modo da non farsi vedere. Mente cercava di passare sotto un grosso tubo grigio, Ran scivolò sul bagnato, facendo un gran fracasso.
- Ehi, tu, vieni fuori!- intimò il soldato
Non vedendo più Vee davanti a sè, a Ran non rimase che uscire allo scoperto, le mani alzate in segno di resa.
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