mercoledì 24 novembre 2010

Cap.XII: Legami

Per due giorni consecutivi, la pioggia continuò a scrosciare incessantemente sulla Capitale, piccoli dardi d'acqua che piombavano al suolo e si trasformavano in cerchi concentrici. Il cielo era talmente uggioso e cupo da far sembrare le gonfie e livide nuvole temporalesche creature immaginarie pronte ad inghiottire il cielo in un sol boccone. Non ci eravamo mossi dal motel per tutto quel tempo, anche per far calmare le acque: dopo la faccenda dell'archivio e della banca non era il caso di destare altri sospetti. La noia e l'impazienza iniziavano a divorarci, volevamo mettere il naso fuori dall'edificio e poterci recare in biblioteca per le nostre ricerche. Il terzo giorno, finalmente, il cielo smise di lacrimare e un timido sole malaticcio spuntò dietro le nubi grigiastre. Scendemmo in città con la jeep e parcheggiammo al limite della zona pedonale. - Ci sono molti più soldati in giro- osservò Ran- sapete che vi dico? Che l'incursione nell'archivio deve averli messi in allarme! I controlli sono aumentati paurosamente- - E' proprio questo il problema, non possiamo muoverci liberamente- disse Vee- sappiamo già che noi saremo i primi ad essere sospettati! E solo perchè abbiamo gli occhi rossi...- - Questo ci rallenta, è vero- ammise Ki- ma non deve fermarci- - Io credo di avere avuto un'idea- sbottai- dal momento che tre di noi non possono muoversi senza destare sospetti, mandiamo avanti Ran! Lui è un Abitante, non avrà problemi- - Giusto!- esclamò Ran- Ragazzi, fidatevi di me, ok? Andrò io! Inoltre, mi so muovere bene nelle biblioteche, anche se dovessi cercare da solo, come ogni studente che si rispetti- - Mi sembra una buona idea- sentenziò Vee - Tentiamo- assentì Ki Passai al mio amico il foglio con i disegni e lo seguii con lo sguardo mentre scendeva dalla jeep e s'incamminava tranquillamente all'entrata della biblioteca. I soldati di guardia non lo degnarono di uno sguardo. - Maledetti bastardi- imprecò Vee tra i denti, scuotendo il capo- mi fanno venire il voltastomaco, sono solo degli stronzi!- Ki annuì gravemente e io sospirai: se fosse entrato uno di noi tre, sarebbe stato perquisito e interrogato, forse addirittura con medoti pari a quelli dell'Inquisizione spagnola. - Non cambierà mai nulla- pensai

martedì 23 novembre 2010

La città sepolta-parte 4-

- Che stai facendo?- Ki si avvicinò a me, intenta a scribacchiare qualcosa su un blocco da disegno, seduta alla finestra della stanza di motel. - Faccio uno schizzò dei due stemmi- spiegai, senza togliere gli occhi dal foglio- voglio metterli a confronto e provare a ragionarci sopra!- - La trovo un'ottima idea- commentò, sbirciando il mio lavoro- accidenti, sei davvero brava!- - Oh, grazie... ma è solo uno schizzo!- - Hai un'ottima memoria visiva. Dimmi, hai già qualche teoria in proposito?- - Be', diciamo che sono quasi sicura che il drago e l'aquila siano entrambi simboli di potere... ma fino a qui ci potrebbe arrivare anche uno stupido! Voglio dire, l'aquila d'oro di Giulio Cesare, il dragone simbolo dell'impero cinese... sono tutti emblemi importanti di personaggi o nazioni potenti e rispettate. Mi segui? Detto questo, mi viene da pensare che il tuo tatuaggio sia un segno di riconoscimento- - Un marchio, vuoi dire?- - Sì, ma non di fabbrica! Scherzi a parte, io la penso così. L'altro stemma, invece, d'evessere l'araldo di un casato- - Sì, fino a qui fila... ma come sarebbero collegati, secondo te?- Prima di rispondere posai blocco e matita a terra. Ki aspettò pazientemente che proseguissi, senza fiatare. - E' interessante?- gli chiesi, sorridendo- Mi fai un sacco di domande!- - Certo- rispose- mi piace ascoltare quello che dici, quindi vorrei arrivare in fondo al tuo ragionamento- - Ok! Ecco, io penso che i due animali siano un po' la stessa cosa... mi spiego: credo che siano due modi differenti di rappresentare lo stesso concetto- - Quale concetto?- - Nobiltà- Ki osservò la pioggia scrosciare fuori dalla finestra e gli edifici annegare in essa, come scogli lambiti dalle onde del mare. - Pensi che io appartenga ad un casato nobiliare?- mi chiese - Sì. Perchè non potresti, scusa? Meglio non escludere nulla, dato che non sappiamo nulla- - Nobile, eh? Al momento sono un vagabondo!- - Nessuna delle due cose esclude per forza l'altra- All'improvviso si voltò verso di me. - Lo sai, la tua semplicità è illuminante- osservò, sorridendo - Be', pensare semplice è meglio- dissi- la gente ragiona sempre im modo troppo contorto!- - Se anche tu avessi ragione, che fine ha fatto il mio casato? E' decaduto?- Staccai il foglio con i disegni dal blocco e lo piegai in quattro. - Per questo andremo in biblioteca col disegno- dichiarai- consulteremo tutti i libri possibili! Se troviamo l'origine di questi simboli, ritroveremo anche le tue radici...-

venerdì 19 novembre 2010

La città sepolta-parte 3-

- Bleah, mi sento un topo di fogna!- borbottai, entrando in camera - Siamo in due, allora- mi disse Ki, sedendosi sul bordo del letto Mi sedetti vicino a lui e mi tolsi gli stivali, appoggiandoli in un angolo, poi mi levai maglia e giacca, gettandole a terra: era tutto da buttare. - E' tutto da gettare via- sbuffai - Sì, anche la mia roba- assentì Ki, gettando via la sua t-shirt- domani compreremo altri abiti! Adesso siamo ricchi, no?- - Ricchi? Magari! Siamo dei ladri e dei truffatori...- - Di questi tempi è la stessa cosa- Mi voltai verso di lui e notai qualcosa... gattonai sul letto, avvicinandomi per vedere meglio. - Cosa c'è?- mi chiese - Hai un tatuaggio- risposi, indicando il tuo torace con una mano- ma cos'è?- Scesi dal letto e andai di fronte a lui, seduto con gli avambracci appoggiati sulle cosce. - Non ne ho idea- ammise - Come al solito!- esclamai, ridendo- Tu non sai mai niente... ehi, fammi vedere bene, dai, mettiti dritto con la schiena!- Ki obbedì e io mi misi in ginocchio, osservando con attenzione il tatuaggio che aveva vicino all'ombelico, sul lato destro. Piegai la testa di lato, cercando di focalizzarlo: era piccolo, ma non sbagliavo pensando che fosse lo stesso disegno dello stemma; l'unica differenza riguardava l'aquila, sostituita da un drago con scaglie similia a foglie. - Uhm...- feci, pensierosa- assomiglia allo stemma!- - Già. Allora, secondo te cos'è?- - E' ovvio il collegamento, ma...- - Ehi, ragazzi!- Ran entrò nella stanza spalancando la porta, fecendomi sussultare. Mi alzai in piedi e lo guardai. - Sì, cosa c'è?- gli chiesi Lui sbattè le palpebre velocemente. - Leara, puoi usare il nostro bagno- mi comunicò- ma, per curiosità, che stavate facendo?- - E' una storia lunga- semplificò Ki, mentre io raccoglievo le mie cose- ve la spiegheremo dopo- Uscii dalla stanza con Ran ed entrai nella sua, salutando Vee, che se ne stava sdraiato sul letto a zappingare annoiatamente. - Grazie del bagno!- conguettai - Figurati- ribattè Vee - ...dai, mi dici di che parlavate prima?- sbottò Ran- Cosa facevi? Lo sai che sono curioso come una scimmia!- - Eh? Ma niente, stavo solo cercando di capire se il suo tatuaggio e lo stemma erano identici!- spiegai - Cosa? Cosa?- intervenne Vee, l'aria divertita- Di che parlate?- - Quale tatuaggio?- chiese Ran - Oh, insomma, mi lasciate lavare? Ve lo dirò dopo!- Mi chiusi in bagno e lasciai i miei due amici con quel piccolo mistero insoluto. - Deve stare attenta a quello che fa- borbottò Ran- può dare strane impressioni, alla gente...- Vee scoppiò a ridere, mettendosi a sedere. - Che c'è da ridere?- - Scusa, scusa... ma lo sai che sei uno spasso? Ad ogni modo, di quale tatuaggio parlavate?- - Non lo so, io non l'ho visto- rispose Ran, sedendosi sul letto a gambe incrociate - Mah... sarà l'ennesimo indizio- Ran annuì. - Ho una domanda- confessò- vorrei la tua opinione riguardo Ki e la sua vera identità!- Vee assunse un'espressione decisamente pensierosa e si sdraiò, osservando distrattamente il soffitto intonacato della stanza, nei cui angoli spuntava un'ombra di muffa. - Leara potrebbe aver ragione- rispose- se fosse un nobile, si spiegherebbero molte cose! Tuttavia, non mi è chiaro il suo vuoto di memoria... come fa a non ricordare nulla dei primi quindici anni della sua vita? Non è una semplice amnesia da trauma- - Spiegati- lo incalzò Ran - Sai, nei casi di shock con amnesia, di solito si perde la memoria a breve termine... cioè, si dimentica il fatto che ha provocato il trauma. Sicuramente è accaduto qualcosa, ma non è stato quello a fargli dimenticare tutto! La sua è un'amnesia insolita, non naturale, direi indotta da qualcuno- Ran non parlò, aspettando che Vee terminasse il suo ragionamento. - In poche parole, gli è stata volutamente cancellata la memoria- concluse - Ma da chi? E perchè?- - Questo è quello che stiamo cercando di scoprire, no? Ad ogni modo, se sapessimo chi è sarebbe tutto più semplice! Per il movente, intendo- - Fosse semplice- pensò Ran

giovedì 18 novembre 2010

La città sepolta-parte 2-

- Come hai fatto a notarla?- - Quando siamo caduti qui sotto, la torcia mi è uscita dalla tasca e si è accidentalmente accesa, puntando in questa direzione... quando l'ho raccolta ho visto la scala appesa al muro- Prima di farmi salire, Ki si assicurò che i pioli reggessero, poi mi lasciò passare e si arrampicò dopo di me. In cima alla scala stava un'apertura circolare, dalla quale sbucai... un tanfo tremendo mi punse le narici, costringedomi a mettermi una mano sul naso per non inalare quell'odore nauseabondo. - Che schifo!- esclamai - Cosa c'è adesso?- mi domandò Ki, che pazientemente attendeva che mi decidessi a salire - Credo che sia una fogna!- - Lo immaginavo, sai? La rete fognaria è sopra le rovine, svolge il ruolo d'intercapedine tra questo posto e la città... forse è un modo per tenere tutto nascosto. Ora, però, ti dispiacerebbe salire? Dobbiamo muoverci- Obbedii con riluttanza e anche Ki respirò quell'odore tremendo. - Dannazione, è insopportabile- protestò, facendo una smorfia - Già. Capisco che le fogne non profumino, però...- - Mi domando che diavolo scarichino quaggiù per provocare questa puzza!- Trattenendo il respiro per via di quegli effluvi tremendi, avanzammo rasenti i muro marcescenti, attraversando parecchie gallerie, mentre le putride acque che scorrevano vicino ai nostri piedi gorgogliavano vivacemente. Se Ki aveva ragione, prima o poi avremmo raggiunto in punto per salire in superficie e così fu: questa volta salì prima lui sulla scala, per spostare il tombino... con cautela, Kilo scostò appena, sbirciando fuori, poi lo spostò di lato e uscì con un balzo, aiutando anche me; intravidi il cielo ancora arrossato dall'aurora. Non appena fummo fuori (e la fogna richiusa), respirai a pieni polmoni l'aria pulita. - Ci è andata bene- osservò Ki, spazzandosi i jeans- questo vicolo è deserto...- - Puoi dirlo- confermai- A proposito, Vee e Ran ci staranno aspettando!- - Sbagliato, eravamo qui a goderci lo spettacolo di voi due che uscite da una fogna puzzolente!- Udendo l'inconfondibile tono canzonatorio di Vee ci voltammo e individuammo lui e Ran alle nostre spalle. - Abbiamo visto il tombino sollevarsi- spiegò Ran- non pensavamo foste voi! State bene?- - Abbastanza- risposi, togliendomi il basco e e scuotendolo energicamente, spargendo un po' di polvere sul lastrico - Accidenti, puzzate da far schifo!- esclamò Vee, avvicinandosi a Ki - Be', eravamo in una fogna... non al centro benessere- ribattè Ki, togliendosi il giubbotto umido e sporco - Ah, di sicuro è un odore persistente! Piuttosto, che avete scoperto? Perchè dovete aver fatto qualcosa di utile, altrimenti vi ammazzo tutti e due...- - Abbiamo trovato le fondamenta di una città misteriosa- dissi- inoltre, abbiamo visto lo stesso stemma della collana di Ki su una colonna! Ah, niente annali, però- - In biblioteca dobbiamo sempre andarci?- intervenne Ran- Perchè sarebbe meglio domani! Oggi avete creato troppo trambusto... sono tutti in allerta- - Sì, hai ragione tu- sospirò Ki- inoltre... devo levarmi di dosso questa puzza ad ogni costo!-

La città sepolta-parte 1-

Ki si fermò e, anche se non vedevo chiaramente il suo volto, sapevo che stava pensando. - Ci stavo pensando anch'io- ammise- potrebbe essere!- - Sarebbe fantastico, ma ammetto che la cosa mi deluderebbe anche- continuai- inosomma, tutto ciò che resta è questo? Pensi sia stato Kairone a nascondere le rovine?- - Non mi stupirebbe. C'è chi dice che Gandara fosse la capitale del Primo Imperatore, anche se non possiamo essere sicu...- Si bloccò di colpo, come se avesse dimenticato le parole, ma ben presto m'accorsi che stava fissando qualcosa: una snella colonna scanalata in stile ionico, con una delle eleganti volute ancora intatta, l'ovulo perfetto e armonioso. Lo zoccolo su cui poggiava era sgretolato quasi interamente e il raffinato capitello indistinguibile, benchè i triglifi e le metope dell'architrave fossero ancora in parte visibili. Al centro del fusto, in rilievo, vi era scolpito qualcosa che rassomigliava ad uno stemma. - E' uno stemma nobiliare?- domandai- Di che casato?- - Non vedo bene da qui. Avviciniamoci di più- Avanzammo in direzione della colonna e Ki puntò la luce della pila elettrica sullo stemma: un'aquila reale ad ali spiegate che reggeva negli artigli due sfere, mentre rovi intricati s'inerpicavano alle sue spalle. Era familiare, dove lo avevo già visto? Mentre mi sforzavo di ricordare, Ki prese tra le mani la sua croce. - Lo stesso stemma della croce...- mormorai - Sì, infatti- confermò lui- cosa significherà?- - Non lo so, nemmeno sappiamo cosa sia realmente questo posto! Forse è davvero il caso di cercare in biblioteca, no? Mi stai ascoltando?- Quando lo vidi ancora immobile a fissare la colonna, capii che non aveva sentito una sola parola di ciò che avevo appena detto. Riuscivo a capire come doveva sentirsi, un altro indizio che lo portava un passo più vicino alla verità; tutto ciò, però, non faceva che rafforzare in me la convinzione che Ki fosse di origni nobili e che quello fosse lo stemma del suo casato. - L'aquila che regge due sfere- riflettei mentalmente- l'aquila è un simbolo molto comune, ma non capisco cosa rappresentano le sfere... perchè due? E i rovi? Ah, potrei lambiccarmi il cervello per settimane!- Dal soffitto piovve sulla mia testa una leggerissima sabbiolina e si staccò una falda d'intonaco, che si sbriciolò prima di toccare terra. Alzai lo sguardo e mi parve di sentir vibrare tutto, come se mi trovassi sotto al ponte di una ferrovia. I rumori esterni, anche se attutiti, arrivavano alle mie orecchie: persone che parlavano, mezzi pubblici in movimento. - Ki, penso sia meglio uscire- suggerii- lo senti? Inizia ad esserci gente per le strade, devono essere come minimo le sei del mattino!- - Sì, hai ragione- assentì lui- ma dici che abbiamo fatto venire già le sei?- - Non so da quanto siamo qui...- Un rumore molto più forte ci fece sussultare: il portone dell'archivio era stato aperto e ben presto si sarebbero accorti dei segni di effrazione che avevamo lasciato. Senza fiatare, Ki mi afferrò per un braccio e mi trascinò con lui. - Aspetta, come usciamo se non possiamo risalire?- domandai, arrancando per stare al suo passo - Sono già dentro, tra poco scopriranno la voragine- rispose Ki- sono certo di aver visto una scala di ferro, quando siamo precipitati- - Ne sei certo? O speri sia così?- Ki non rispose. Sospirai e lo seguii, fidandomi di lui, dato che io non avevo visto assolutamente nulla... superata nuovamente la voragine, vidi la scala a pochi metri di distanza. - Eccola- bisbigliò Ki, illuminando i pioli arrugginiti

venerdì 12 novembre 2010

Cap. XI: La città sepolta

Stava ormai albeggiando quando Ran attraversò di corsa il parcheggio dietro il motel per raggiungere Vee, che da poco aveva parcheggiato la jeep dopo quasi due ore di ricerche a vuoto per Nuova Babilonia. - Finalmente sei tornato!- gli disse - Già... a mani vuote, però- ribattè lui, massaggiandosi il collo- è stato un giro a vuoto! Dov'è Leara?- - Veramente ha capito dov'era Ki ed è andata da lui- rispose il ragazzo- mi ha detto di aspettarti e poi di raggiungerli all'archivio- - Aspetta, quale archivio?- - L'edifcio adiacente la biblioteca. Lo abbiamo anche visto, ricordi? Leara è sicura che Ki sia andato laggiù per cercare gli annali bellici... ci ha preceduti per aiutarlo- - ...quando li trovo, giuro che li strozzo tutti e due! Sali, andiamo anche noi- Ran assentì col capo e salì in auto, ma rimase a fissare Vee con la cintura tra le mani. - Che c'è?- - Non sei stanco di guidare? Vuoi che ti dia il cambio?- - Tu sai guidare?!- - Ehi, non stupirti a quel modo! Sì che lo so fare, ho imparato a sedici anni come tutti...- Vee rise e mise in moto la jeep. - Scordatelo- gli disse- la mia jeep non la guida nessuno!- - Non la faresti guidare neppure a me?- insistette Ran - A te potrei lasciar fare qualunque cosa... tranne guidare la jeep- rispose Vee, sorridendo- chiaro il concetto? Lascia stare e partiamo- - Qualunque altra cosa, eh?- riflettè Ran, fantasticando sul significato della frase- Ci penserò sopra, stanne certo- - Ah! Che schifo, un topo mi è passato sul piede...- Mi strinsi di più a Ki, cercando di essergli più vicina della sua stessa ombra, poichè quel posto sotterraneo era buio, polveroso e maleodorante, inoltre ospitava colonie di ratti dal pelo ispido e gli occhi luciferini. Il terreno era cosparso di macerie e sabbia ma vi erano punti in cui l'acqua piovana, filtrando dalle fratture dell'edificio soprastante o approfittando della porosità della roccia, aveva bagnato il suolo, rendendolo umido e ammuffito. Di quell'antico edificio non erano rimasti che pochi frammenti scrostati, erosi dal tempo, intaccati dalla sabbia e imputriditi dall'acqua, e qualche pilastro scheggiato, con i raffinati capitelli e le architravi ormai ridotti ad anonime pietre grezze sbozzate come se appena uscite dalle cave. Forse nessuno sapeva che era esistita un'altra città, ora sepolta sotto Nuova Babilonia, e mi riusciva difficile immaginare di che città si trattasse... la cosa non mi sorprendeva più di tanto, però: Kairone aveva cercato d'insabbiare ogni questione losca sul suo conto e si era preoccupato soprattutto di cancellare le tracce del passato e dei suoi predecessori, accanendosi sul Primo Imperatore con una vera e propria damnatio memoriae. Questo era uno dei motivi per cui, molti giovani come me, non avevano idea dell'ubicazione della precedente capitale o della dimora della famiglia reale; non un minimo particolare degli eventi posteriori alla salita al trono di Kairone era stato risparmiato. Forse, quei resti addormentati che giacevano sotto la Capitale erano appartenuti alla città del Primo Imperatore! O forse erano solo precedenti edifici, inghiottiti dai terremoti o rasi al suolo dai bombardamenti della recente guerra... d'un tratto, nella mia mente si materializzò un'idea. - Ki...- sussurrai, afferrandogli un braccio - Qualcosa non va? Sei stanca di camminare?- - No, no! Volevo farti una domanda: è possibile che questi siano i resti di Gandara?-

L'arrivo nella Capitale-parte 3-

Con pazienza, Ki mi illustrò dettagliatamente il suo piano (compreso l'abile furto della pianta dell'interno dell'archivio da una vecchia cartoleria) ed evidenziò la strada da percorrere nel condotto, per non che mi smarrissi. Osservando la strada colorata, mi accorsi di quanti cambi di direzione avrei dovuto effettuare. - Solo una cosa non mi è chiara- dissi- se non posso toccare il pavimento, allora come faccio a scendere? Per arrivare agli allarmi, devo comunque attraversara una sala, da quel che vedo sulla carta- Ki sorrise ed estrasse un piccolo oggetto quadrato dalla tasca dei pantaloni. - Questo è un piccolo frammento di C-4 artigianale- spiegò - Una bomba al plastico?- mi stupii- Vuoi far esplodere tutto?- - Ma no, sciocca! Questo farà a malapena rumore... come vedi gli ho applicato del velcro, perchè l'interno della sala dove c'è il quadro di controllò ha la tappezzeria. Tu dovrai solo lanciarlo il più vicino possibile al quadro, ci siamo? Ho anche un piccolo detonatore, che tu dovrai premere per attivare la bomba, che è a tempo- - E se manco il bersaglio?- - Suonerà l'allarme, ovvio- - Ottimo...- - Vuoi rinunciare?- Presi dalle sue mani la bomba e osservai il timer. - No. Piuttosto, su quanti secondi è tarato il timer?- - Esploderà dopo cinque secondi- - Va bene, allora vado!- Annuendo, Ki mi raccomandò la massima attenzione e mi aiutò ad entrare nel condotto di aerazione. Il metallo del rivestimento rendeva le pareti lisce e al tempo stesso provocava attrito con i miei vestiti, rendendomi difficile gattonare. Presi dalla tasca un torcia in minuatura (datami da Ki) e la misi in bocca, illuminando la piantina con il percorso. - Ok, vediamo come me la cavo- pensai, iniziando a sudare per il gran caldo del tunnel Dovetti procedere lentamente e cambiare direzione almeno una dozzina di volte, ma finalmente vidi l'altra grata che si affacciava sull'ingresso del palazzo. Dal momento che svitarla era impossibile, Ki mi aveva fornita anche di un paio di tronchesi, con le quali armeggiai per tranciare le sottili sbarre di metallo; la mia fortuna fu che la grata era di una lamina molto sottile, che si piegava anche solo con le mani. - Ecco, ci sono- sospirai- vedo il quadro!- Mi feci coraggio e, quasi senza pensarci, lanciai il quadratino di C-4 contro la parete di fronte a me... la bomba s'attaccò alla tappezzeria senza problemi, molto vicino al pannello degli allarmi. Feci qualche passo indietro e premetti il detonatore... il boato fu quasi nullo e il fumo minimo. - Che puzza di fili bruciati!- protestai Il pannello si era quasi carbonizzato e i fili ancora lanciavano in aria qualche scintilla; l'allarme non era scattato, quindi era filato tutto liscio. Tolsi del tutto la grata e scesi delicatamente dal condotto, posando a terra con prudenza le punte dei piedi, dopodichè appoggiai l'intera pianta e corsi immediatamente all'entrata, per aprire la porta a Ki. - Bravissima- si complimentò - Grazie! Siamo una bella squadra, eh?- Ci chiudemmo silenziosamente la porta alle spalle e iniziammo la ricerca: l'archivio era a dir poco immenso, tanto che i volumi erano catalogati in scaffali che arrivavano fino al soffitto. Presi una delle scale appoggiate alle scansie e osservai le copertine. - AL...AM...- lessi, facendo scorrere le mani sui volumi- AN...ah, eccolo!- Il posto di quel volume era vuoto. - Ki- lo chiamai- ho trovato la fila giusta! Ma il volume non c'è- - Ne sei certa?- mi chiese, avvicinandosi - Purtroppo, sì- confermai- forse è fuori per consultazione o per essere aggiornato. Che facciamo?- - Per ora ce ne andiamo... scendi, coraggio- Balzai giù dalla scala di legno in un attimo, delusa per la fatica inutile che avevamo fatto, quando mi parve di udire dei preoccupanti scricchiolii. - Ehm, Ki... hai sentito?- - No. Cosa dovevo sentire?- Anche lui fece un passo e il pavimento sotto di noi scricchiolò di nuovo. Il legno era solo per bellezza, sotto doveva esserci il cemento, perchè mai allora sentivamo quel rumore? Non ci fu il tempo per capirlo, perchè nel pavimento si aprì una voragine e precipitammo entrambi in una sorta di tunnel discendente... quando il tunnel terminò, piombammo malamente su un suolo duro, freddo e ricoperto di polvere e sabbia. - Leara, stai bene?- - Penso di sì... ma dove siamo finiti?- Ci mettemmo a sedere e attendemmo che gli occhi si abituassero a quella fitta oscurità: parevano le fondamenta di un edificio preesistente. - Non lo so con certezza- disse Ki- ma certamente siamo sotto la Capitale-

L'arrivo nella Capitale-parte 2-

Archivio Nazionale di Nuova Babilonia Una cupa oscurità ammantava l'alto palazzo che ospitava l'archivio della Capitale come un nero sudario e l'assordante silenzio che proveniva dalle strade faceva da cornice. Non una luce fendeva le tenebre, non un rumore alterava quel silenzio: tutto era immobile e muto. L'edificio grigio si stagliava nella notte come un faro su una scogliera e bucava un cielo senza stelle né luna, mentre una leggera e umida nebbiolina accarezzava i piani inferiori e il terreno. Qualcosa, però, si muoveva con cautela in quella foschia: era Ki, che prudentemente si avvicinava al palazzo. Quando fu certo di essere solo, uscì dall'ombra di alcuni esercizi e osservò l'edificio, alzando lo sguardo più che potè; era alto ben dodici piani e ognuno conteneva una sezione dell'archivio. Dal momento che ogni piano ospitava documenti catalogati per nome, in ordine alfabetico, era molto probabile che gli annali bellici si trovassero al piano terra, nella scansia dei volumi inizianti con la lettera "A". Non era sicuro di questo, ma era il ragionamento più logico che chiunque avrebbe potuto fare. Non vi era modo di penetrare nell'archivio, se non disattivando il sistema di sorveglianza computerizzato. Il quadro di controllo si trovava all'interno dell'edificio e per raggiungerlo bisognava prima riuscire ad entrare... farlo senza essere scoperti, tuttavia, era piuttosto semplice: l'archivio era stato ricavato da un antico palazzo, uno dei pochi della Capitale, ed aveva ancora la griglia del condotto di aerazione. Passando per quel condotto si poteva entrare senza far scattare l'allarme, ma, una volta dentro, era necessario disattivare i sistemi di sorveglianza il più in fretta possibile. - Penso che Leara mi perdonerà, per averle preso questa- mormorò Ki, tirando fuori dalla tasca dei jeans una delle mie mollette per capelli La utilizzò per svitare le quattro viti che tenevano inchiodata al muro la grata del condotto, la quale venne poi appoggiata con delicatezza a terra. Sbirciò nel buio del tunnel di rame e gli scappò un'imprecazione. - Maledizione!- ringhiò- E' troppo stretto per passarci...- - ...forse è la punizione per avermi fatto preoccupare!- Ki sussultò e si voltò di scatto, trovandosi me alle spalle, le mani sui fianchi e un'espressione imbronciata sul viso. - Leara...- - Leara un accidente! Lo sai quanto mi sono spaventata? E non solo io...- - Scusami, hai ragione ad essere arrabbiata con me. Ma che ci fai qui?- - Speravo che fossi qui. Ran è rimasto al motel ad aspettare Vee, che era venuto a cercarti! Gli ho detto di raggiungerci. Allora, il passaggio è troppo stretto?- Sbirciai il condotto e mi accorsi che, in effetti, una persona di altezza e corporatura medie come Ki non ci sarebbe mai passata. - Dovrò rivedere la mia strategia- disse, pensieroso - No, perchè?- ribattei- Io dovrei passarci! Entro e poi ti apro- - Leara, è troppo pericoloso... non sai neppure come disattivare gli allarmi!- - Ma tu ci avrai pensato, no? Dimmi come fare, seguirò le tue istruzioni- - E va bene. Tieni, prendi con te la piantina dell'edificio-

L'arrivo nella Capitale-parte 1-

Vee annuì e si voltò indietro, dicendo a Ran di svegliarsi; il giovane, prima di alzarsi dal letto, fece udire una serie di brontolii, ma alla fine si decise a venire con noi. - Adesso, con calma, dimmi cos'è successo- mi disse Vee, una volta nel parcheggio del motel - Ecco, mi sono svegliata per uno strano sogno che ho fatto- raccontai- e così mi sono resa conto che Ki era sparito...- - Fantastico! Chissà da quanto tempo se ne è andato...- - Cosa facciamo?- domandò Ran- Cercarlo a notte fonda è una pessima idea...- Vee si passò una mano tra i capelli, rifelttendo su quale potesse essere la mossa migliore. Ran non aveva tutti i torti, il buio era un ostacolo, inoltre non eravamo pratici della zona e c'era quindi il rischio di girare a vuoto per tutta la notte... - Farò un giro qui attorno con la jeep- decise infine- terrò accesi solo gli antinebbia, vorrei evitare guai! Voi due restate qui, nel caso torni- - Sì, ma non sparire anche tu- si raccomandò Ran- io non saprei come venire a cercarti!- Vee annuì e sorrise; prese l'auto e iniziò il suo giro di ricognizione dei dintorni. - Chissà dove accidenti è finito- si chiese Ran - Non ne ho idea- sospirai- non so nemmeno perchè abbia voluto andare via da solo!- - Vallo a capire... la sua testa è una specie di mistero, un archivio segreto- Le parole di Ran accesero una luce nel mio cervello. - Idiota!- esclamai, dandomi una pacchettina sulla fronte con la mano - Chi?- - Io! Perchè non ci ho pensato subito? Dovevo immaginarlo... Ran, forse so dov'è Ki- Ran aggrottò le sopracciglia e piegò leggermente la testa, osservandomi. - Dov'è?- mi chiese - E' all'Archivio Nazionale- dichiarai Tornammo in camera mia e presi la mappa di Nuova Babilonia, segnando un punto con il dito. - Ma perchè dovrebbe essere lì?- - Ieri sera abbiamo parlato degli annali bellici e del fatto che potrebbero trovarsi lì dentro! Ora che ci penso, è logico supporre che sia proprio così- - Va bene, ma non dovevamo andare in biblioteca?- - Certo, ma credo che anche l'archivio posso fornirci delle indicazioni- - Indicazioni di cosa?- Ripiegai la mappa e ripensai al discorso di Ki sulla sua catenina e sul simbolo che la ornava, forse l'unico vero indizio che possedeva sul suo passato. - Indicazioni su cose accadute otto anni fa- risposi- un evento bellico, intendo! Pensaci, non è logico?- - No, visto che la guerra è finita dieci anni fa! Otto anni fa, cosa sarà mai accaduto?- - Penso sia quello che vuole scoprire-

Cap. X: L'arrivo nella Capitale (parte seconda)

Quella notte feci un sogno stranissimo: sognai di galleggiare in un luogo senza tempo, uno spazio completamente avvolto dall'oscurità, all'interno del quale fluttuavano miriadi di orologi di ogni foggia e colore. Pendole, quandranti senza alcuna cornice paricolare, orologi da taschino, meridiane... tutti mi circondavano, deformati come se li guardassi attraverso uno specchio d'acqua. Erano differenti, ma le lancette segnavano tutte la stessa ora: le tre e trentatrè del mattino. Mi avvicinai ad uno di quegli orologi per toccarlo e le lancette inziarono a girare vorticosamente, fino a quando non tornarono a segnare quell'ora. Mi svegliai di soprassalto, sbarrando gli occhi nel buio della stanza; avevo il cuore in subbuglio, la fronte sudata e una sensazione strana addosso, che mi provocava un fastidioso formicolio in tutto il corpo, come quando la pelle pizzica a causa delle febbre. Non appena i miei occhi si furono abituati all'oscurità, riuscii a distinguere la sagoma di un comodino vicino a me e capii di essere voltata verso la porta. Istintivamente cercai la sveglia con una mano e me la portai vicino al viso, per leggere l'ora... le 3:33 del mattino. - Strano...- pensai Ancora più strano, però, mi parve il fatto di non udire alcun rumore, tantomeno quello del respiro di Ki accanto a me... immediatamente accesi la luce e mi accorsi di essere sola. Scesi dal letto e mi guardai attorno, presa dal panico; dove poteva essere finito? Quando il mio cervello tornò a funzionare, mi venne l'idea di chiamare Ran e Vee. Infilatami gli stivali, uscii dalla stanza, venendo inghiottita dalle tenebre del corridoio. C'era qualcosa di angosciante in tutta quella oscurità. Cercai di non farmi assalire dalla paura e bussai alla porta di fronte con una certa veemenza, per essere certa di venire udita. Fortunatamente, Vee aprì la porta in pochi secondi. - Leara, che succede?- mi chiese - Ki è scomparso- risposi, agitata- dobbiamo trovarlo!-

martedì 9 novembre 2010

L'arrivo nella Capitale-parte 5-

Mi chiusi in bagno e inziai a svestirmi, mentre la vasca da bagno smaltata si riempiva di acqua bollente. - Ki... sei ancora lì?- - Sì, dove vuoi che vada?- - Non lo so, ma resta qui! Non si sa mai- Il giovane si sedette dietro la porta, appoggiandosi ad essa con la schiena. - Secondo te troverò qualcosa nella biblioteca?- mi chiese - A proposito di Gandara o del tuo passato?- - Tutte e due le cose- - Be', su Gandara ho seri dubbi... ma per quel che riguarda te, potresti iniziare le ricerche basandoti sulla tua catenina, no?- - Ci stavo pensando anch'io. Ma come faccio ad essere sicuro che sia mia?- - Non puoi! Ma sarebbe comunque un indizio, no? Certo, però se non è tua... come ci è finita al tuo collo? Ah, ma potresti anche dare un'occhiata agli annali bellici di otto anni fa- - Gli annali?- - Sì, certo. Io ne ho sentito parlare dalla nonna: mi ha detto che, a partire dal Grande Terremoto, ogni imperatore ha fatto compilare questi diari di guerra, che anno per anno segnano i momenti più importanti dei conflitti! Credo che derivino dai registri che si usavano all'epoca dell'Impero Romano- - Qualcosa ho sentito, a proposito- - Comunque è solo un'idea, perchè sinceramente non so se otto anni fa è successo qualcosa di particolare- - La guerra è terminata da dieci anni, perchè tenere dei diari simili?- - Be', sai anche tu che la pace è solo di facciata! Forse, gli annali tengono conto delle schermaglie con i ribelli- - Sì, ma Kairone terrebbe simili registri? Anche se fosse obbligato...- - Hai ragione, però non so se può distruggerli, sai? O potrebbe scrivere quello che pare e piace a lui...- - No, entrerebbe in collisione con l'opinione pubblica e non può permetterselo. Rischierebbe una battaglia diplomatica lunga e difficile, forse una guerra fredda... senza l'appoggio dei nobili, poi, finirebbe deposto dai rappresentanti del popolo- - Lucida riflessione- commentai- degna di te!- - Ma l'idea è stata tua, no?- Sorrisi e sollevai un po' di schiuma con le mani, lasciandola ricadere dolcemente nell'acqua calda in cui ero immersa. - A volte riesco a farmi venire buone idee- dissi Ki sorrise. - Lo so...-

L'arrivo nella Capitale-parte 4-

Entrai con tranquillità apparente in banca, ma dentro mi sentivo agitata come le onde del mare durante una burrasca. Ki mi seguì con altrettanta, misurata indifferenza. Un'impiegata alzò lo sguardo su di noi e mi sorrise gentilmente. - Spero vada tutto bene- mi augurai, ricambiando il sorriso Ki si avvicinò alla donna e finse di essere interessato ad aprire un conto, iniziando una conversazione molto gradita alla bancaria, che con incredibile zelo spiegò tutte le informazioni a sua disposizione. Io rimasi indietro, aspettando il segnale... mi sistemai su alcune poltrone vicino all'entrata e sfogliai una rivista. Approfittando di una distrazione momentanea della donna, Ki si voltò verso di me: era il mio momento. Posai la rivista, mi portai una mano alla bocca dello stomaco e iniziai a lamentare dei dolori lancinanti, finendo sdraiata scompostamente sulla poltrona. I pochi impiegati rimasti in banca corsero per vedere cosa stava succedendo, lasciando le loro postazioni. Con una rapidità degna di un rapinatore, Ki scavalcò il bancone di legno e si piazzò alla postazione computer della bancaria, iniziando a trafficare con il mouse; facendo attenzione alle telecamere, stampò qualcosa e poi infilò il foglio in una strana e rumorosa macchinetta, dalla quale uscirono parecchie banconote di grosso e medio taglio. Terminato il lavoro (che non durò più di due minuti), scavalcò di nuovo il bancone con agilità e venne da me. - Non preoccupatevi, penso io a lei- disse, prendendomi in braccio- è mia sorella... la porto in ospedale- La donna con cui Ki aveva parlato prima annuì, l'aria preoccupata e ci osservò uscire dall'edificio e sparire dietro l'angolo. - Bel lavoro- si complimentò Ki, posandomi a terra - Grazie... a te com'è andata?- - Bene. Temo che qualche riccone si troverà decurtato di un paio di milioncini, ma sinceramente la cosa non mi preoccupa!- Spalancai gli occhi, sorpresa. - Milioni?- ripetei- Pensavo avresti preso lo stretto idispensabile!- - Spendere questi soldi nella Capitale è cosa da poco, visto il costo della vita. Meglio avere un bel po' di contante, non si sa mai- - Sì, forse hai ragioni... ma li hai ficcati tutti in tasca del giubbotto?- - Già, e iniziano a pesare- Ci pensai un istante, poi lo afferrai per una maica e lo portai in un vicolo isolato, dove gli proposi di consegnarmene la metà: li avrei messi nel mio zaino e, in caso di rapina, avremmo potuto salvarne almeno la metà. Ci dividemmo furtivamente le banconote e tornammo con passo svelto al punto d'incontro con Vee e Ran; l'ora stabilita era passata da un pezzo. Come avevamo immaginato, i nostri compagni ci aspettavano da un po' e avevano trovato il posto adatto, un anonimo motel fuori città con un grande parcheggio sul retro e gestori assolutamente insignificanti. Avevamo sperato in una camera quadrupla, per non doverci dividere, ma le stanze erano esclusivamente doppie. - Visto che non abbiamo scelta, meglio dividerci in modo da bilanciare le forze- disse Vee - Giuto- assentii- allora, io e Ki alla 102 e tu e Ran alla 104?- - Perfetto!- Lanciai un'occhiata a Ran e sorrisi: avevo immaginato che volesse restare in camera con Vee. Prendemmo le chiavi alla reception e, dopo aver pagato in anticipo, salimmo le scale per accedere alle nostre stanze: non erano molto spaziose, ma decisamente pulite. Avevo sempre sentito dire cose poco piacevoli sui motel, che venivano definiti posti squallidi per camionisti, gente al verde o coppie in cerca d'intimità, ma le stanze erano ordinate e discretamente arredate. - Ah, certo, avrei dovuto aspettarmelo- borbottai, notando il letto matrimoniale - Che hai detto?- - Niente, parlavo tra me e me! Non è male, vero? C'è una finestra minuscola, niente tv e radio, però è tutto pulito...- - Be', è comunque un motel- - Già... c'è solo una cosa che mi lascia poco convinta- Ki seguì il mio sguardo e osservò il letto. - Ah, no no, non quello- dissi- il bagno! Potresti fare un'ispezione? Non vorrei ritrovarmi addosso scarafaggi o altre bestiacce!- Ki rise, ma andò ugualmente a guardare in tutti gli angolini della stanza da bagno. - Niente pericoli- annunciò- penso che tu possa stare tranquilla!-

lunedì 8 novembre 2010

L'arrivo nella Capitale-parte 3-

Mentre io e Ki pianificavamo la rapina alla banca, Ran vagava per la città alla ricerca di un negozio di souvenir o di una bancarella che vendesse cartoline e mappe di Nuova Babilonia. Quando giunse nella piazza principale, da tutti chiamata "Piazza della Libertà", trovò un anziano signore davanti alla sua bottega, intento a spazzare l'entrata e decise di domandare a lui qualche informazione. - Mi scusi, potrebbe dirmi dove posso comprare una piantina della città?- - Oh, è facile, la vendono praticamente dappertutto! La vedi quella stradina alla tua destra? In fondo, sempre sulla destra, c'è un negozio di prodotti tipici che le vende. Non puoi sbagliarti- - Quella sulla destra...- - Esatto. La riconoscerai, è una strada piena di artisti che mettono in mostra la loro mercanzia- - La ringrazio molto- Ran fece un piccolo inchino e s'incamminò verso la strada indicatagli da quell'uomo, scoprendo che era un posto veramente suggestivo: su una via aciottolata, formata da larghi e piatti gradini, decine e decine di dipinti, oggetti d'antiquariato, in ferro battuto fatti a mano e molto altro ne occupavano i lati, a volte rendendo poco agevole il passaggio. Sorridendo, scese la gradinata, raggiungendo il negozietto che cercava. Entrò, facendo tintinnare dolcemente un campanellino sopra la porta e si diresse ad uno scaffale pieno di mappe e carte geografiche; trovò quella che gli serviva, pagò (non senza aver sentito un brivido per il costo di un misero pezzo di carta stampato) e uscì, tornando da Vee. - Trovata?- - Aha. Sai che questa roba costa una follia? Neanche fosse d'oro zecchino! Quanto spreco di denaro... ad ogni modo, ho dato un'occhiata e ho visto che la biblioteca si trova nel cuore del centro storico, dove noi non possiamo arrivare con la jeep- - C'era da immaginarselo! Dai, salta su, dobbiamo cercare un alloggio- Ran obbedì e salì sulla jeep. - A proposito- riprese, dopo un attimo di pausa- sai cosa doveva fare Ki?- - Non ne ho la minima idea- rispose Vee, mettendo in moto- e ti dirò di più: non voglio nemmeno saperlo!- - Non sarà nulla di pericoloso, immagino, ha coinvolto Leara!- - Pericoloso, no, ma di sicuro illegale...-

mercoledì 3 novembre 2010

L'arrivo nella Capitale-parte 2-

- A piedi è pericoloso- disse Ki- dovremmo almeno essere sicuri di trovare un posto per la notte, dato che si sta già facendo buio- - Ci sono un mucchio di alberghi- intervenne Ran- l'unico problema è che costano troppo!- - In ogni caso non ci farebbero entrare- sospirai- non hai visto? E' pieno solo di Abitanti come te, Ran- Ran annuì e si guardò attorno, osservando la gente ben vestita che passeggiava. - Nemmeno nella mia città ho mai visto tanti nobili- mormorò Rimanemmo tutti in silenzio a riflettere, ma le nostre meningi non ci aiutavano ad avere buone idee... quando ormai pensavamo di tornare indietro, Ki scese di colpo dall'auto. - Credo di aver avuto un'idea- disse, a bassa voce- ma dobbiamo dividerci i compiti- Io e Ran dovemmo avvicinarci di più e tendere le orecchie per sentire quello che diceva, tanto il suo tono di voce era flebile. - Ran, ho bisogno che tu vada in un qualsiasi negozio di souvenir e che acquisti una pianta della città- continuò- sei l'unico che può farlo senza problemi. Vee, tu aspettalo e, quando sarà tornato, cercate un piccolo hotel in periferia... anche un affittacamere o un motel vanno bene! Guardate che ci sia un ampio parcheggio, possibilmente sul retro. Leara, tu verrai con me, ho bisogno del tuo aiuto per fare una cosa- - Va bene- acconsentì Ran- ma a che ci serve la cartina?- - Per sapere esattamente dov'è ubicata la biblioteca- rispose Ki - E per l'hotel?- intervenne Vee- Anche se lo troviamo, per quanto squallido, dubito che avremo soldi a sufficienza per permettercelo!- - A questo penseremo io e Leara. Ci ritroviamo qui tra un'ora- Anche se non avevo capito le intenzioni di Ki, lo seguii in città senza troppe domande. Mentre ci mescolavamo alla folla, mi accorsi che stavo rimanendo indietro. Tutte quelle persone spingevano e mi urtavano... volevo chiamare Ki e dirgli di aspettarmi, ma lui, quasi se ne fosse accorto benchè non avesse girato lo sguardo indietro, rallentò e mi afferrò la mano. - Grazie- gli dissi - Non lasciare la mia mano, non dobbiamo separarci- si raccomandò - Va bene. Senti, cos'è che dobbiamo fare?- - Ho visto una banca, qui vicino... andiamo a prelevare soldi- - Ma... come, scusa? Nessuno di noi ha un conto!- - Lo so, infatti non useremo i metodi tradizionali- Giungemmo alla banca in pochi minuti e lessi il cartello all'entrata: l'orario di chiusura era ormai prossimo, mancavano pochi minuti. L'interno era vuoto e gli impiegati stavano già iniziando a chiudere gli sportelli. - Ascoltami, adesso dovrai fare una cosa per me- mi disse Ki, parlando sempre pianissimo - Cosa?- gli chiesi - Sei capace di fingere di star male?- - Eh? Penso di sì... perchè? Devo farlo?- - Esatto. Ora entreremo... quando te lo dirò, gettati a terra e fingi di sentirti male, intesi? Distrai i bancari per un po', finchè non mi vedi tornare- Lo fissai un momento, seria. - Rapiniamo la banca?- domandai in tono tranquillo, come se fosse una domanda qualsiasi - Sì, esatto- confermò

Cap. IX: L'arrivo nella Capitale (parte prima)

Quando giungemmo nella Capitale, erano ormai trascorsi più di tre mesi dalla nostra partenza da Aquariol. Osservammo con stupore sempre più crescente, man mano che ci addentravamo in città, i maestosi e altissimi edifici che svettavano oltre le nuvole; uno sfarzo a dir poco esagerato, se confrontato alla povertà e alla miseria della maggior parte dei piccoli centri cittadini! Non vi era nulla, a Nuova Babilonia, che facesse pensare alla crisi in cui versava l'intera Terra Principale: le strade erano larghe, perfettamente lastricate e nuove, tanto da odorare ancora di catrame, gli edifici erano torri che bucavano il cielo, con i loro innumerevoli piani, le loro facciate a specchio che riflettevano i raggi del sole, con un riverbero accecante. Auto lussuose s'incanalavano pigramente per le strade, guidate da alti dignitari, ambasciatori, nobili e rappresentanti governativi; le ville nobiliari erano ancora più mastodontiche e ricche di quelle che avevo scorto ad Aquariol. Tutto profumava di nuovo e moderno e la tecnologia, il progresso e la ricchezza camminavano a braccetto per il centro, attorniati dal lusso sfrenato dell'edilizia urbana... milioni di persone venivano vomitate in strada da quei meravigliosi eppure freddi edifici, in un frenetico via vai di umanità che faceva girare la testa. La cosa che mi fece ridestare da quello stupore così incantevole e ammaliante, fu il realizzare che non un abitante dagli occhi rossi passeggiava in città: soltanto gli Abitanti popolavano la Capotale. La nostra jeep polverosa e vecchia sfigurava, in mezzo a tutta quella bellezza, ma riuscivo a rendermi conto di quanto tutto quello che appariva ai miei occhi fosse artificioso e illusorio; uno specchio per le allodole magistralmente architettato. Era come trovarsi sul palco di un rinomato teatro durante uno spettacolo di marionette: tutti noi eravamo le marionette, i cui fili venivano tirati da colui che aveva orchestrato tutto quanto, il burattinaio: Kairone. Saliva il sangue alle tempie a pensarci! Anche chi pensava di essere libero d'agire e pensare, in verità era manovrato da chi stava più in alto di tutti, ovvero l'imperatore in persona. Ci tenemmo sempre sulla via principale, sia per non perderci, sia per non destare troppa attenzione nella popolazione, intenta ad interpretare i prioprio ruolo quotidiano. Decine e decine di splendidi negozi sfilavano lungo il corso, con le loro vetrine abilmente allestite, alternate a ristoranti di altissimo livello, hotel a cinque stelle, locali notturni dai nomi originali e accattivanti, eleganti caffè e bar, dai quali provenivano squisite fragranze e un vociare allegro... chiunque, arrivando in città, avrebbe pensato che quello fosse il paradiso, mentre era solo un inferno camuffato. Sapendo di dover giungere alla biblioteca di Nuova Babilonia, cercammo di arrivare il più vicino possibile con la macchina, per non dover fare troppa strada a piedi. Ad un tratto, però, alcuni cartelli ci bloccarono la strada, vietandoci l'accesso al centro storico. - La corsa finisce qui- dichiarò Vee- da questo punto in poi, c'è il divieto di circolazione per le auto... che si fa?-

Ciò che resta-parte 2-

Viallaggio Aka Dopo aver caricato quasi tutte le camionette disponibili con i fuggitivi del campo, l'esercito dei ribelli aveva stabilito di far rimanere con loro solo quei superstiti che non possedevano un luogo in cui tornare e di rimandare a casa tutti quelli che avevano ancora una dimora o una famiglia. Al villaggio Aka, come in molti altri, venne posta una guarnigione a protezione della popolazione dagli occhi rossi, in modo che i soldati imperiali non potessero più imprigionarli. - Grazie infinite per averci riportato a casa!- disse la nonna a Zes, quando furono in casa nostra, seduti in cucina a prendere il tè - Di niente- fece lui, facendo roteare una monetina sul tavolo- piuttosto, sei certa di voler restare qui? Abbiamo messo degli uomini di guardia, ma non è detto che siate al sicuro! Faresti meglio a restare con noi al covo segreto- - No, va benissimo- ribatté calma la nonna, sollevando il bollitore con una presina- questa è casa mia, non voglio andarmene- Zes annuì e la osservò mentre gli versava il tè bollente in una di quelle deliziose tazzine bianche smaltate d'azzurro che conosceva bene fin da bambino. Sorrise quando vide che la sua tazza era sbreccata sul manico, ricordando l'episodio che l'aveva rotta. - Fummo io e Leara a sbreccare la tazzina- disse, in tono nostalgico- non ricordo, quand'è stato? Ah, è passato troppo tempo! Però, mi ricordo che tu ci sgridasti moltissimo, perchè avevamo rischiato di tirarci sulla testa l'intero servizio che tenevi nella vetrinetta- - Già, me lo ricordo- rise la nonna- eravate due piccole pesti... non so perchè decideste di giocare in cucina, ma per poco non vi faceste davvero male! Ma che potevo farci? Eravate piccoli, non potevate capire- - Per certi versi, non capire è più semplice- - Vorresti dire che crescere è difficile! Lo so, tesoro... ma ormai siete tutti degli adulti- - Già...- Da quando le cose erano cambiate, da quando eravamo cresciuti e acchiapparello non faceva più per noi, ogni volta che riaffioravano ricordi dell'infanzia ci assaliva una certa nostalgia... come una febbre benefica e malinconica, che aiuta la mente a rimembrare il tempo in cui i giochi erano tutto ciò di cui potevamo conoscere le regole. Il mondo era difficile per tutti, ma per noi adolescenti lo era ancora di più. Tutto appariva improvvisamente piccolo, mentre prima ci sembrava così enorme da essere quasi immenso; il tempo dei giochi era ormai svanito, per lasciare il posto a quella normalissima crisi d'identità che fa parte della crescita, quando hai mille domande e nessuna risposta, quando vai alla ricerca di te stesso, quando ancora non sai cosa farai della tua vita... quando non sei più bambino, ma neppure adulto. - Hai pensato a noi almeno un pochino, in questi anni?- La domanda parve cogliere Zes alla sprovvista, nonostante avesse ben chiara in mente la risposta. - Che domande!- esclamò- Certo... non me ne sono andato per voi, questo lo sai! Dovevo solo trovare la mia strada, tutto qui- - Non ho mai pensato che tu abbia sbagliato- precisò la nonna, portandosi la tazza alle labbra- semplicemente mi domandavo come stavi, se mangiavi bene, se eri ferito...- - Insomma, ti preoccupi per me ora come quando ero bambino, giusto?- - Non sono capace di fare diversamente. Ancora adesso, mi comporto nello stesso modo con Vee, che è già un uomo! Ci vuole pazienza con gli anziani- - Credimi, sono molto contento che tu ti preoccupi per me... mi reputo una persona fortunata, perchè ho una cosa che molti non hanno- - Cosa?- - Un posto in cui tornare- Sorridendo dolcemente, la nonna si versò altro tè. - Piuttosto che parlare di me- riprese Zes, dopo qualche momento di pausa- ti saresti aspettata la fuga di Leara?- - A dire la verità, no- confessò la nonna- però, dentro di me sentivo che il suo desiderio di andare era forte... sono molto felice che sia con degli amici, soprattutto che abbia conosciuto quel ragazzo di nome Ki- Ripensando a Ki, la donna rimase immobile qualche secondo, riflettendo. - Sai, ora che ci penso bene- disse- appena l'ho visto, mi è parso di conoscerlo! So che è impossibile, dato che non mi sono mai mossa dal villaggio negli ultimi vent'anni, però... forse non ho mai conosciuto lui, ma i suoi occhi mi ricordano tanto una qualcuno- - Chi?- la incalzò Zes, incuriosito - Una persona straordinaria che ho avuto l'onore di conoscere tanto tempo fa...- - Uhm... potrebbe essere un parente, non pensi?- - Oh, sarebbe bellissimo, anche se impossibile! Magari è solo un'impressione... però, se fosse davvero chi penso, sarebbe tutto ciò che ci resta- Zes inarcò un sopracciglio. - In che senso, scusa?- le chiese, lasciando cadere la moneta sul tavolo La nonna Myto si appoggiò allo schienale della sedia, congiunse le mani ossute sul tavolo e osservò la faccia visibile della moneta lucente. - Intendo ciò che resta del nostro Primo Imperatore-

Cap. VIII: Ciò che resta

Rovine di Chulak - Siamo davvero sicuri che i ribelli si faranno vivi?- Il centinaio di persone dagli occhi rossi che avevamo liberato da Borgo Castrum aveva raggiunto Chulak nel giro di qualche giorno e attendeva con ansia e scetticismo l'arrivo dell'esercito rivoluzionario. L'unico posto sicuro in cui restare era il posto che nessuno conosceva, il luogo di cui spesso si parlava e mai si riusciva ad individuare: il covo segreto dei ribelli. Tutti lo cercavano, ma pareva che solo chi sapesse già dov'era fosse in grado di trovarlo. Ricerche continue da parte dell'esercito imperiale e ricerche a vuoto, che si erano rivelate solo uno spreco di tempo, uomini ed energie. - Abbiate fede- disse la nonna ad alcuni giovani dall'aria impaziente- potrebbe trascorrere altro tempo prima che qualcuno arrivi... è meglio non sprecare energie- - Però...- Il rumore di una camionetta fece allarmare il gruppo, che balzò sull'attenti: nemici o alleati? Poteva trattarsi di un convoglio militare in ricognizione, oppure di un gruppo d'inseguitori provenienti da Borgo Castrum, o ancora potevano essere i ribelli. Non potendo sapere cosa li attendeva, rimasero immobili come statue di cera, i volti pallidi e le membra rigide; l'unico guizzo di vita erano gli occhi, scintillanti fiamme rosse un un mare di ghiaccio azzurrognolo. La camionetta voltò l'angolo di un edificio crollato e piombò davanti ai fuggiaschi. Era di medie dimensioni e non possedeva insegne o altri segni di riconoscimento. Inchiodò e lo sportello del conducente s'aprì: una donna in uniforme color cachi scese, imbracciando un fucile nero. - Cosa ci fanno qui tutte queste persone?- mormorò, incredula Anche lo sportello del passeggero si spalancò e qualcun'altro scese. - Che succede, Agharta?- - A dire il vero non lo so... secondo te, perchè ci sono tutte queste persone?- Il giovane che si era appena rivolto alla donna fece il giro del mezzo e si affiancò a lei. Era un ragazzo sui diciassette, con una fascia rossa tra i capelli e l'aria vispa. - Zes!- Il giovane cercò di riconoscere la voce che aveva appena pronunciato il suo nome e fu allora che scorse la nonna Myto. - Myto...- sussurrò, quasi fosse una domanda- ma cosa sta succedendo?!- - Stavamo aspettando voi- spiegò la nonna- siamo fuggiti da Borgo Castrum... ci è stato detto che restare qui ad aspettare il vostro arrivo- - Chi ve lo ha detto?- chiese Zes - Ce lo hanno detto Leara e i suoi amici- Zes si appoggiò alla camionetta e fece una risata. - Mi vuoi dire perchè ridi, adesso?- gli domandò Agharta, spazientita per il fatto che non stava capendo nulla - Scommetto che c'è lo zampino di Vee- disse Zes, ignorando la domanda della compagna- ci hanno preceduti!- Agharta sospirò, ormai rassegnata al fatto che Zes non le avrebbe spiegato un bel niente, e aprì il retro della camionetta. - Ci stanno al massimo venti persone- constatò- sarà meglio mandare altri mezzi- La donna aiutò a salire un gruppo di persone, tra cui la nonna, e disse agli altri di attendere nascosti l'arrivo di ulteriori mezzi di trasporto. - Più tardi dovrai raccontarmi tutto- si rivolse Zes alla nonna- voglio sapere ogni cosa!- - Va bene, lo farò- sorrise lei- ma anche tu... sono anni che non ti vedo, incoscente che non sei altro!- Al sentire quelle familiari parole di rimprovero, Zes sorrise; erano anni, ormai, che lei non gli rivolgeva le sue materne strigliate. Certo, era cresciuto per farsi sgridare come una volta, soprattutto ora che la responsabilità dell'intero esercito di rivoltosi era sulle sue spalle. La verità era che la sua maturità era avvenuta in fretta e persino al solo guardarlo, la nonna lo aveva capito. - Parleremo di tutto quanto- le promise- e potrai rimproverarmi quanto vorrai, va bene?- Si voltò verso Agharta, intenta a raccomandare la massima attenzione alle persone rimaste a terra e le fece cenno d'avvicinarsi. - Ripartiamo?- chiese lei - Sì, ora- confermò Zes- contatta via radio Tony e digli di mandare altri mezzi- - Subito!- La donna schizzò sul sedile e contattò i compagni. - Forza, andiamo!- esclamò Zes, chiudendo il retro della camionetta- Abbiamo un po' di strada da fare, quindi è meglio sbrigarsi-