martedì 8 dicembre 2009

Zero-parte 15-

Gli occhi di Sato si accesero e sul suo volto inespressivo si dipinse un sorriso. - Non preoccuparti, Zero-kun- mi disse- so come fare... prima di tutto, dobbiamo cercare di ricordare, perché può darsi che ci torni in mente come abbiamo fatto ad arrivare qui! Se scopriamo esattamente dove ci troviamo, possiamo tentare di fuggire- - Ok, mi sembra sensato- commentai- pensi che questo stanzino sia sicuro, per le nostre riunioni?- - Direi di sì... praticamente non lo usano neppure i bidelli!- - Va bene. Che altro?- - Dobbiamo fare il giro esterno dell'edificio e vedere se ci sono possibili vie di fuga! Ah, occhio alle telecamere esterne...- - Sembra di essere in una prigione di stato!- commentai - Più o meno... hai altre perplessità o altro da chiedere?- - C'è la possibilità di portare altre persone con noi?- Sato fece un'espressione contrariata. - Chi vuoi portare?- mi chiese - Sogo, Nobu e Suzuhara- risposi- non li lascio qui- - Ci penseremo, non è il caso di organizzare già la fuga, dal momento che non sappiamo neppure se ci sarà possibile scappare...- - Giusto, queste considerazioni le faremo dopo. Quindi, da questa notte inzieremo a mettere in atto il nostro piano! Sei d'accordo?- - D'accordissimo-

Zero-parte 14-

Lesson 5: Cospirazione - Non ho scelta... Sato è la mia unica speranza!- Quella notte stessa, era da poco passata l'ora di spegnere le luci, decisi di comunicare a Sato che ero disposto a seguirlo, a patto che il fine della nostra cospirazione diventasse andarcene e non scoprire la verità sul Banda; sgattaiolai fuori dalla mia stanza e scivolai rasente i muri del terzo piano, dove noi studentim avevamo il dormitorio, diretto alla mensa. Evitai le solite telecamere agli angoli di ogni corridoio ed entrai nell'enorme refettorio, dirigendomi subito all'ormai familiare bocchettone per entrare nel condotto dell'aerazione. - Odio strisciare qui dentro!- pensai, gattonando nel condotto Arrivai piuttosto velocemente nella stanza dei cancellini, dove trovai ad aspettarmi Sato, che mi aveva preceduto. - Alla fine ti sei deciso- mi disse - Sì. Avevi perfettamente ragione, ora ne ho le prove! Suzuhara non ricorda più chi era Onjo- - Lo immaginavo. Te l'ho detto, le nostre menti vengono manipolate!- - Sì, ma tu ed io...- - Tu ed io, dici? Ricordiamo tutto, è vero... può darsi che sia per il fatto che spesso siamo fuori a ricordare- Annuii e ci sedemmo entrambi al centro dello stanzino, uno di fronte all'altro. - Senti, Sato... cosa pensi di fare?- - Tu cosa vorresti fare?- - Andarmene. Voglio andarmene da qui!-

Zero-parte 13-

Erano ormai trascorse diverse settimane dalla morte di Rika Onjo e, in tutto quel tempo, mi ero adoperato con Sato, ogni notte, a cercare di ricordare il passato e a tentare di scoprire il mistero dell'istituto Banda. - Non ho ancora capito se posso fidarmi di lui o no...- pensavo continuamente - ...insomma, Hinatsu, mi stai ascoltando?!- Era una calda mattina di luglio e Suzuhara ed io ci trovavamo in biblioteca; essendo in vacanza, ma non potendo lasciare la scuola, l'unica cosa che noi studenti potevamo fare era restare in camera o studiare in biblioteca. - Evidentemente no, Suzuhara. Cosa mi stavi dicendo?- - Non lo ripeto più, basta!- - Come ti pare- All'improvviso mi venne in mente che, da quella volta in cui l'avevo vista piangere, la capoclasse non aveva più parlato di Onjo. - Senti, Suzuhara... stai meglio?- le chiesi, cercando di usare un po' di tatto - Perché, stavo male?- ribattè lei, sorpresa - Ma no, io intendevo per via del suicidio di Onjo!- - Chi?- - Come sarebbe?! La tua amica, la nostra compagna!!- - Non l'ho mai sentita... scusa, chi sarebbe?- Fu in quel preciso istante che realizzai a pieno la veridicità delle parole di Sato... la memoria di Suzuhara era stata cancellata! Era anche possibile che fosse accaduta la stessa cosa anche agli altri studenti. - Senti, sei certa di non ricordarti di lei?- insistetti - Sì, certissima. Penso che nessuno l'abbia mai sentita nominare...- Mi alzai di colpo dalla sedia e afferrai la ragazza per le spalle, scuotendola. - Invece tu sai bene chi è!- esclamai, fuori di me- Era la tua migliore amica... la chiamavi sempre Rika-chan!!- - Hinatsu, lasciami... che ti prende?- protestò lei- Ti dico che non la conosco!- - Sforzati, dai! Non ricordi il suo viso o la sua voce?- - N-no...- - Ma eravamo tutti nella stessa classe, accidenti!!- Suzuhara si guardò attorno, spaventata dal mio comportamento, ma nella sala numero 2 della biblioteca c'eravamo soltanto io e lei. - Senti, se non mi lasci, giuro che mi metto ad urlare!- mi avvertì - Perché hai dimenticato ogni cosa e io no?- continuai, fingendo di non averla udita- Hai pianto sulla mia spalla, per lei, non lo ricordi?!- - Mi stai facendo male!- Lasciai la presa e Suzuhara si divincolò, allontanandosi bruscamente da me. - Stai lontano da me... e fatti curare- sibilò, uscendo Mi lasciai cadere sulla sedia, incurante persino delle parole di spregio che la giovane mi aveva rivolto prima di andarsene. - Non è possibile... anch'io, un giorno, potrei dimenticare tutto, persino Sogo! Devo andarmene da qui al più presto-

domenica 29 novembre 2009

Zero-parte 12-

- Non speravo che saresti venuto...- - Lasciamo perdere e andiamo!- Dopo aver visto le lacrime di Suzuhara, mi ero definitivamente convinto ad aiutare Sato: volevo scoprire la verità sulla morte di Onjo. - Come vuoi- Sato uscì dal solito passaggio nel muro e io lo seguii a ruota. - Posso veramente ricordare, ora? Ne sei assolutamente certo?- mi assicurai - Ne sono sicurissimo, perché io ho già tentato e ti assicuro che non ho avuto nessun mal di testa!- Chiusi gli occhi e tentai di ritornare con la memoria alla mia vita prima di entrare nel Banda... mi parve di scorgere un centro cittadino affollato e un locale, sopra al quale stava un appartamento, al quale si accedeva tramite una scala esterna; sul balcone dell'appartamento c'era una donna dal volto sfocato, che innaffiava le piante. Riaprii subito gli occhi, frastornato. - Allora, cos'hai visto?- mi domandò Sato - H-ho visto... ho visto la mia casa e mia madre, credo- risposi- ma era tutto confuso!- - Bene, adesso mi credi?- - Eccome!! Tu cos'hai ricordato, invece?- Il ragazzo alzò lo sguardo al cielo e una folata di vento gli scompigliò i capelli corvini. - Niente...- - Come sarebbe?!- protestai - Non ho visto niente. Nel mio passato non c'è nulla- insistette - Questo è impossibile! Deve esserci qualcosa...- - Ma non c'è, ti dico- ribadì, calmo- ho visto solo il buio più totale- - Sato, ma tu... chi, o meglio, cosa diavolo sei?- - Che domanda, Zero-kun! Sono un essere umano come te, no?!- - Sinceramente, mi riesce difficile crederlo- - Perchè?- - Fidati, di umano hai veramente poco! E poi, dopo quello che mi hai detto, cosa pretendi, scusa?- Sul volto di Sato si dipinse un sorrisetto sardonico. Con calma si avvicinò a me. - E' il colore dei miei occhi?- - Sì, lo è- - Ah, capisco...- - Li ho visti, spesso appaiono rossi! Non esistono umani dagli occhi rossi. Sembrano...- - ...tinti di sangue?- Inquietudine, gelo, angoscia; Sato mi trasmetteva tutte quelle emozioni. Il suo sguardo, poi, pareva bruciarti l'anima. - ...per oggi basta così- decisi, scansandolo via- io me ne torno al dormitorio. Dovresti fare lo stesso anche tu, Sato- Il ragazzo mi osservò rientrare nello stanzino e poi si voltò verso il cielo senza stelle di quella notte. - Lo farò, stanne certo-

Zero-parte 11-

Sentii correre nel corridoio parallelo al mio, ma, immerso nei miei pensieri, non ci badai più di tanto. Non appena voltai l'angolo, qualcuno m'investì, facendomi cadere a terra. - Ahi...- gemetti, seduto sul pavimento- ehi, Suzuhara!- - Oh, scusami, Hinatsu- si scusò la ragazza, gattonando verso di me- ti sei fatto male?- - Ho solo sbattuto il sedere, tutto qui. E tu?- - Anche io...- - Posso sapere dove correvi, senza nemmeno guardare dove andavi?- - Cercavo te- Aiutai Suzuhara ad alzarsi e mi spazzai gli abiti. - Bene, mi hai trovato!- le dissi- Che c'è?- La giovane rimase in silenzio, lo sguardo basso. - Rika... Rika-chan...- singhiozzò, restando immobile - Lo so, mi dispiace, Suzuhara, davvero- le dissi- non è bello vedere nessuno soffrire così! Purtroppo, qualunque cosa io dica, sarebbe inutile... sembrerei ipocrita, perché non ho idea di come tu possa sentirti- La capoclasse alzò il volto rigato dalle lacrime per guardarmi in faccia. - Grazie... sei la prima persona che non cerca false parole di conforto- - Non credo che possano esistere parole in grado di farti sentire meglio... quando qualcuno che amiamo ci lascia, il dolore è forte e se ne va solo col tempo- Shoko annuì e, improvvisamente, mi abbracciò. - Scusami... scusami, ma non so con chi parlare!- Era la prima volta che mi capitava di dover confortare qualcuno così disperato e non sapevo bene come comportarmi; tuttavia, gli esseri umani hanno la straordinaria capacità di farsi forza a vicenda nel momento del bisogno, infatti reagii istintivamente, abbracciandola a mia volta. Era la prima volta che mi accorgevo di quando lei fosse esile. - Non hai bisogno di scusarti... se vuoi piangere, per me non ci sono problemi! Ti ho vista, 'sta mattina, mentre consolavi le compagne, sai? Hai fatto un ottimo lavoro, ma adesso devi sfogarti anche tu- - ...Rika-chan aveva ragione, tu sei una persona davvero gentile! Non avevo il diritto di venire da te, lo so...- - Lascia stare, non importa... sul serio- - Grazie...-

lunedì 23 novembre 2009

Zero-parte 10-

Lesson 4: Compagni - Vorresti farmi credere che noi non esistiamo?- - Non ricordiamo nulla del nostro passato, giusto? Chi ti dice di non essere in coma e di stare vivendo in un sogno? Potresti anche essere morto, per quel che ne sai... nessuno lo può provare e questo posto può benissimo non essere reale!- - Se... se anche ciò che dici fosse vero, a quale scopo saremmo qui, allora?- - E' per conoscere la risposta che voglio indagare, Zero-kun!!- Mi passai una mano tra i capelli, ancora non del tutto sicuro di potergli credere. - Noi, qui, veniamo manipolati- continuò Sato- ti sei mai chiesto cos'è che ti provoca l'emicrania? Potrebbero averci messo nella testa dei dispositivi per non ricordare, oppure potrebbero controllarci a distanza... pensaci, vedrai che non è fantascienza!- - Ammettendo che hai ragione, cosa vorresti fare?- - Ricordi di certo la stanza dei cancellini... torniamoci questa notte! Usciremo ancora una volta e ti mostrerò che, fuori da qui, è possibile ricordare. Deciderai tu, poi, se appoggiarmi nella mia impresa oppure no- Sato se ne andò via, lasciandomi solo nell'immenso corridoio della scuola. - Cosa devo fare?- mi chiesi- Devo credergli? Dentro di me, qualcosa mi dice che la sua idea non è poi così folle... le nostre menti potrebbero veramente essere manipolate! Se così fosse, chi le controlla? Di certo le stesse persone che ci hanno mandato qui... forse, l'intero istituto è un teatrino creato dalle persone che ci hanno fatto questo!! Può darsi che, come dice Sato, il Banda non esista e che noi non siamo noi, ma fantocci in una commedia ben orchestrata- Continuare ad arrovellarmi non mi avrebbe portato a niente, quindi decisi che, ancora una volta, avrei seguito Sato; in seguito avrei poi stabilito se continuare oppure fermarmi e lasciar perdere tutto. - Tentare un'ultima volta non mi costa nulla, dopotutto- mormorai, incamminandomi

domenica 22 novembre 2009

Zero-parte 9-

- Ma perchè devo prendere questa roba?- borbottai, camminando per il corridoio del primo piano Dopo l'ultima visita all'infermeria, la dottoressa mi aveva prescritto una medicina più forte di quella precedente, non essedo a conoscenza del fatto che le mie emicranie non erano vere patologie, bensì erano causate dai miei tentativi di accedere alla memoria cancellata. - Ciao, Hinatsu- Mi fermai a pochi passi dall'infermeria e vidi venire verso di me Sogo Kokubunji. - Kokubunji-senpai!- esclamai, sorpreso- Ti sei fatto male anche oggi?- - No, no... devo prendere alcune aspirine, tutto qui. E tu?- - Medicine contro il mal di testa- Il senpai sorrise ed entrambi entrammo nell'infermeria; l'infermiera, seduta alla sua scrivania, alzò la testa e ci vide. - Avete bisogno di qualcosa, ragazzi?- ci domandò gentilmente - Io devo solo prendere delle aspirine- rispose il senpai - Invece, io ho bisogno delle pastiglie scritte su questo foglio- Porsi il foglietto della dottoressa Kazama all'infermiera, che lo lesse e annuì col capo. - Non le ho qui, purtroppo- mi disse- vado un attimo in magazzino a vedere e torno, ok?- La donna si alzò dalla sedia e uscì dall'infermeria. - Se ne è andata- sospirò Kokubunji-senpai- poco male, mi servirò da solo!- L'osservai frugare nel solito armadietto dei medicinali, come rapito da ogni suo movimento... quando si mosse per aprire lo sportello, il suo profumo mi travolse letteralmente, facendomi girare la testa. - Ti serve altro, oltre alle pastiglie?- - C-come?- - Se ti serve altro, già che sono qui ti passo quello che ti serve!- - Ora che ci penso, passami il flacone blu, quello alla tua sinistra- Il giovane trovò il flacone, richiuse l'armadietto e mi passò l'oggetto; fu in quell'istante che, per la prima volta, le nostre mani si sfiorarono. - Tieni, prendi- mi disse, nel solito tono caldo e gentile - Grazie...- risposi, col cuore in gola Sorridendo, il senpai mi prese la mano prima che potessi allontanarmi troppo da lui. - Aspetta, non scappare... dimmi una cosa, Hinatsu, io ti piaccio?- - C-che? Non capisco cosa intendi!- - Perché, vedi... tu mi piaci molto. Davvero- - Ma tu, non dici sempre che non provi interesse per le persone?- - Certo, perchè gli esseri umani sono meschini e ti deludono sempre... ma tu sei diverso! Inoltre, tu per me non sei "le persone"- Ero in subbuglio a causa delle parole del senpai e mi sembrava di avere la febbre. - Non riesco bene a capire...- - Hai ragione, scusa, ti sembrerò incoerente! Le persone non m'interesessano, m'interessi tu...- Il senpai mi osservò con sguardo dolce e strinse più forte la mia mano nella sua. - Senpai...- - No, non senpai! Chiamami Sogo, ok? E poi... posso baciarti?- - Sì, che puoi...- Sogo avvicinò il suo volto al mio e le nostre labbra si unirono finalmente in un bacio. - ...non hai idea da quanto tempo aspettavo di farlo- gli dissi- è da quando ti conosco che mi piaci da morire!- - Ah, sì?! E perchè non me lo hai mai detto?- - Tu dicevi sempre che non t'interessavano le persone...- Sorridendo, Sogo annuì. - Involontariamente ti ho scoraggiato, scusa... purtroppo, adesso devo andare. Cosa ne diresti di vederci in biblioteca, dopo le lezioni?- - Volentieri. Ci troviamo davanti alla biblioteca, allora- - Benissimo, così possiamo studiare un po' insieme, Zero- Sorrisi e gli diedi un altro bacio; Sogo uscì dall'infermeria e poco dopo tornò l'infermiera con la mia medicina. La ringraziai e uscii anch'io. - ...ti ho cercato dappertutto- - Ah, Sato...- - Devo parlarti- Imbattermi in Sato all'uscita dall'infermeria era l'ultima cosa che avrei voluto che accadesse, ma non potei evitarlo. - Adesso? Non posso, ho lezione d'inglese- - Allora, dopo le lezioni- - No, non ho tempo neppure dopo. Facciamo domani- - Perchè? Cosa devi fare?- indagò - Niente che ti riguardi! E poi, non sono più sicuro che uscire sia una buona idea- - Sai bene che non si tratta solo di uscire... non vuoi scoprire la verità?- - No- ribadii, secco- forse è meglio lasciar stare, alla fine questa è la nostra vita, punto. E poi, Suzuhara ha ragione quando dice che mi sto facendo del male da solo...- - ... quel frocetto dal bel faccino ti ha rincoglionito fino a questo punto?!- Afferrai prontamente Sato per la giacca della divisa scolastica e lo sbattei contro il muro. - Non sopporto più questo tuo tono arrogante!- ringhiai, adirato- Cos'è, adesso mi spii? Ti ho detto che non sono affari tuoi, quindi vedi di piantarla, intesi?- - Stai sbagliando tutto, Zero-kun...- - E perchè, secondo te?- - Presto ti renderai conto che questo è solo un'illusione, il tuo adorato senpai compreso!!- - Ma cosa stai blaterando?!- - Guarda che, senza il nostro passato, noi siamo come morti... nessuno sa chi siamo, per il mondo non esistiamo! Davvero vuoi vivere così? Io non penso... sai che ho ragione. Non si è mai sentito di qualcuno senza passato!! Senza ieri non c'è oggi e neppure domani... dimmi, pensi che Onjo si sia suicidata oppure sia stata fatta fuori?- - Penso si sia uccisa- - Sbagliato. Era una ragazza modello, con tante amiche, buoni voti... cosa poteva renderla infelice al punto di togliersi la vita, se questo posto è perfetto e sicuro?- - Non capisco dove vuoi arrivare...- Sato si liberò dalla mia stretta, allontanandosi di qualche passo. - Zero-kun, se si è già morti non si può morire, ricordalo sempre...-

sabato 21 novembre 2009

Zero-parte 8-

Lesson 3: Morte Quando, il mattino seguente, entrai in aula, l'atmosfera era piuttosto pesante; alcune compagne piangevano e tutti avevano facce scure, da funerale... pensai subito che la notizia della morte di Onjo doveva essere arrivata alle loro orecchie. - Ehi, Zero...hai sentito?- mi domandò Nobu, venendomi incontro - Cosa?- - Onjo... è morta. Ieri notte l'hanno trovata impiccata nel cortile- Ripensai al suo cadavere e un brivido mi fece tremare. - Scherzi?- risposi, fingendomi stupito - Hanno detto che si è suicidata...- Camminai con il mio compagno fino al mio banco e appoggiai la cartella; mi guardai attorno e vidi Suzuhara mentre cercava di fare forza alle amiche. - Era la sua amica del cuore- pensai- anche se cerca di essere forte, immagno che stia soffrendo molto...- - ...cosa sta succedendo?- sbottò Nobu- Perché Onjo è morta in quel modo orribile?!- - Anche questo mondo è imperfetto, come gli altri- dissi, mettendomi a sedere - Ma, vivendo qui, noi...- - No, non siamo più al sicuro. Stare chiusi qui ci rende solo più ingenui- - Zero, tu...- - Io, cosa?- Il ragazzo mi osservò qualche secondo, l'aria malinconica. - No, niente. Solo, quando parli così, mi metti agitazione!- - Sconvolgo il tuo mondo, Nobu?- - Questo mondo è l'unico che conosco- Mentre lo guardavo andare al suo banco, pensai che si stava sbagliando, perché fuori esisteva un mondo molto più grande di quello in cui stavamo noi ora... sospirai e cercai di non pensare troppo alla notte precedente; voltandomi verso le finestre della classe, notai l'assenza di Sato. - Chissà perché non c'è- mi chiesi- da ieri non l'ho più visto! Però... ho come l'impressione che qualcosa stia cambiando e questo da quando è arrvato Sato-

mercoledì 18 novembre 2009

Zero-parte 7-

- Sei veramente sicuro che possiamo passare da qui?- - Sì, certo. Quante volte vuoi chiedermelo, ancora? Ti dico che dobbiamo passare da qui!- - Però, Sato...- Sato smise di gattonare nell'angusto corridoio di ferro e si voltò verso di me. - Cosa c'è, adesso?- - Siamo nel condotto dell'aerazione!!- Lui si limitò a stringersi nelle spalle e continuò il suo percorso; il condotto si snodava per tutto l'edificio, ma il solo modo per potersi intrufolare era passare per la sala mensa, l'unico posto in cui uno dei bocchettoni era piuttosto in basso. - Fa un gran caldo- bisbigliai, sbottonandomi la camicia della divisa - Lo so... resisti ancora un po', Zero-kun, siamo quasi arrivati- Dopo aver svoltato l'ennesimo angolo, Sato si fermò davanti ad una grata di ferro e la sfondò con un calcio. - Non era ben fissata- m'informò, uscendo dal condotto - Senti un po', lo hai fatto altre volte?- - E chi lo sa...- Lo seguii anch'io e mi ritrovai nell'oscurità più totale; che posto era? Quando i miei occhi si furono abituati al buio, intravidi alcune sagome a mi accorsi che lo stanzino in cui eravamo era angusto e disordinato. - Ma qui siamo...- - Esatto. Questo è lo stanzino dei cancellini!- - Perchè siamo qui? Non dovevamo trovare un modo per uscire?- - Abbi pazienza, Zero-kun!! Non ti ho mentito, so davvero come uscire, sai?- Sato si diresse a passo sicuro verso la parete di fondo, andando avanti a tentoni, e quando la trovò, spinse con le mani proprio al centro: il muro s'aprì come in un videogioco e un raggio di luna entrò nella stanza. - Incredibile...- commentai, stupito- e chi sapeva di questo passaggio?!- - Zitto e usciamo!- tagliò corto Sato Stavo finalmente per mettere piede all'esterno, quando si udì un vociare sommesso nel corridoio. - Che diavolo succede?- mormorò Sato, bloccandomi Avvicinammo entrambi un orecchio alla porta, cercando di sentire, ma distinguemmo solo un brusio intraducibile. - Non sento nulla- protestai- però, mi è parso di distinguere la voce della professoressa Ozawa! Cosa sarà successo?- - ...non importa, usciamo- disse all'improvviso il mio compagno, trascinandomi fuori - A-aspe...- Ci fiondammo all'esterno, sotto la luce della luna e respirammo a pieni polmoni; il cielo e le stelle mi parvero le cose più belle che avessi mai visto! Osservai le nuvole, gli alberi, l'erba e tutto ciò che mi circondava, estasiato. Udii anche lo sciabordio delle onde del mare. - Che meraviglia- commentai a bassa voce - Si sta bene, eh?- - Hai ragione! Vedere la luna dalla finestra fa tutto un altro effetto... e l'odore del mare è molto forte. Siamo vicini all'oceano?- - Per me è più probabile essere su un'isola- Mi voltai alla mia sinistra, verso un grosso albero, e vidi che, da uno dei rami, penzolava qualcosa. - Sato, cosa c'é laggiù?- Ci avvicinammo per capire di cosa potesse trattarsi e, quando lo scoprimmo, non gridai per un soffio... il cadavere di una ragazza dondolava davanti a noi; una spessa fune stringeva il suo collo, ormai livido, mentre sul volto era dipinta un'espressione raccapricciante. - ...Onjo!- esclamai, riconoscendo la mia compagna di classe - Zero-kun, arriva qualcuno- disse Sato, afferrandomi per un braccio- nascondiamoci!- Ci riparammo proprio dietro al tronco dell'albero a cui era impiccata Onjoe aspettammo di essere al sicuro; quando le voci si furono allontanate, le forze mi vennero meno. Caddi in ginocchio e mi venne da rimettere. - S-si è impiccata...- balbettai, tossendo- la sua espressione è orribile!- - Forse- ribattè freddamente Sato, indifferente al cadavere che penzolava vicino a lui- o forse è stata impiccata...- - Non ti ha fatto alcun effetto?!- scattai- Si tratta di un cadavere e per di più di una nostra compagna di classe!- - I morti sono solo morti, anche se li conosciamo- sentenziò- Stare male non ci aiuta, restano morti comunque- Una sensazione di gelo mi attraversò la schiena nel momento in cui, una delle nuvole che coprivano in parte la luna, si spostò e uno dei raggi argentei dell'astro notturno illuminò il volto impassibile di Sato... i suoi occhi erano completamente rossi, come insanguinati. - La morte non è mai bella, Zero-kun, ricordalo- continuò- fa schifo e puzza. Non è altro che uno spettacolo pietoso, un ultimo atto al quale nessuno può sfuggire-

lunedì 9 novembre 2009

Zero-parte 6-

- Ehi, Hinatsu!- Era l'ora di matematica e mi stavo addormentando, quando un compagno seduto dietro di me mi chiamò sottovoce. - Tieni, è di Sato- mi bisbigliò, passandomi furtivamente un biglietto di carta piegato Lo aprii senza farmi vedere dal professore e lessi il contenuto. - "Per questa sera ci stai, allora? Spero di sì, ho bisogno che tu ci sia... Sato. P.s: forse non te ne sei accorto, ma hai molto successo con le ragazze! In effetti, sei davvero carino..."- Accartocciai il foglietto, piuttosto irritato dall'ultima frase; voleva prendermi in giro? Lasciai perdere la cosa e decisi di cominciare a seguire un po' di lezione, partendo dal prendere appunti su quello che veniva spiegato. - Chissà se le lezioni erano così anche nella mia vecchia scuola- mi domandai Il mio cervello venne attraversato da una forte scarica e mi sentii mancare il fiato per alcuni secondi... lo avevo fatto ancora, avevo cercato di ricordare. Tentai di alzare la mano per richiamare l'attenzione dell'insegnante, ma dovetti aspettare un paio di minuti, prima che mi notasse. - Hinatsu, che succede? Ti senti male?- mi chiese, notando il mio volto pallido e sudato - Ho s-solo...- mormorai- posso andare in infermeria?- - Naturalmente. Ce la fai da solo?- Mi alzai faticosamente dalla sedia, barcollando, e m'incamminai all'uscita dell'aula. - ... professore, lo accompagno io!- disse improvvisamente Suzuhara, alzandosi dalla sua sedia - Ottima idea, capoclasse- commentò l'uomo- vai con lui e restagli vicino finché non sta un po' meglio!- La ragazza corse verso la porta e la spalancò. - Andiamo, vampiro- borbottò sottovoce- dai, appoggiati a me...- Non dissi nulla e mi limitai a fare come mi aveva detto, anche perché faticavo a stare in piedi da solo ed ero certo che non sarei riuscito a muovere neppure un passo, senza un aiuto; camminammo lentamente lungo il corridoio e scendemmo le scale, fino ad arrivare all'infermeria. Suzuhara vide che non c'era nessuno. - Forza, sdraiati qui- mi disse, facendomi sedere sul primo lettino che ci capitò - Non c'è bisogno che resti...- - Ah! Vuoi scherzare? Sono la capoclasse, io!- - E cosa centra?- - E' il peso delle mie responsabilità! Non mi aspetto che tu capisca, comunque. Piuttosto... hai fatto amicizia con Sato?- - Non direi, perché?- - Ti ha passato un bigliettino! Cosa c'era scritto?- Ripensai al piano per quella notte e anche all'irritante battuta di Sato. - Niente- mentii- non era suo- - Bugiardo!- esclamò lei, incrociando le braccia sul petto- Ad ogni modo, i maschi hanno sempre dei segreti...- - Hai una visione del mondo tutta tua, come al solito- Suzuhara non replicò, diventando improvvisamente seria. - Suzuhara... cosa c'è?- le chiesi - Ecco... devo chiederti una cosa! Per questo sono voluta venire con te- - Parla, allora- - Tu... i tuoi continui mal di testa, sono perché ti sforzi di ricordare, non è così?!- Rimasi sorpreso dalla sua domanda; anche la capoclasse, quindi, sapeva di aver dimenticato il passato? Mi pareva strano che nessuno, me e Sato esclusi, fosse minimamente consapevole che è impossibile dimenticare un'intera vita! Prima del Banda esisteva qualcosa, iniziavo ad esserne certo del tutto, ormai. - Sì, è così- confermai- tu ci hai mai provato?- - Certo che no! Però, da un po' di tempo, ho l'impressione di aver dimenticato qualcosa d'importante...- - Come la tua famiglia? O la tua casa?- - Non lo so... io non capisco bene che vuol dire- - Suzuhara, ti sei mai chiesta cosa c'era prima del Banda, dov'eravamo?- - Semmai, mi sono chiesa se c'era qualcosa... però, avevo paura e mi bloccavo da sola prima di tentare un qualunque viaggio nella memoria! Se penso al vuoto che c'è nella mia mente, mi vengono i brividi- - Noi abbiamo vissuto una vita, fuori da qui, questo è certo!!- - E anche se fosse? Adesso siamo qui e non possiamo andarcene- - Ne sei proprio sicura? Se siamo arrivati in qualche modo, potremmo anche andarcene...- - N-no, cioè, forse... mi sento confusa!- - Lo so, capita anche a me- Dopo un po' di silenzio, la ragazza controllò l'ora dal suo orologio da polso e si alzò dallo sgabello sul quale era seduta. - Vedo che stai meglio, quindi io torno in classe. Riposati ancora un po', tu- - Ok, ci vediamo dopo- Prima di aprire la porta, Suzuhara indugiò sull'uscio. - Ah, Hinatsu...- - Uh?- - ... smettila di tentare di ricordare, ti farai solo del male-

venerdì 6 novembre 2009

Zero-parte 5-

Nonostanate la loquacità di quella mattina, Sato non rivolse più la parola a nessuno per tutte le lezioni, tantomeno a me. - S-scusa, Hinatsu-kun...- A distogliermi dai miei pensieri fu la timida voce di Rika Onjo, ferma davanti al mio banco. - Ah, scusa, non ti avevo vista- le dissi, voltandomi verso di lei- volevi dirmi qualcosa?- - Be', ecco...- La giovane si voltò un momento verso la porta dell'aula, dove stavano alcune compagne, poi tornò a guardare me. - Volevo chiederti se mangi in mensa anche oggi- - Direi di sì, perché? A proposito, è già la pausa pranzo?- - In effetti, sì...- Mi alzai dal banco e chiusi la cartella. - Allora, cosa c'è?- incalzai, impaziente di andare a mangiare - ... n-no, niente- ripose- scusami, ci vediamo dopo!- Onjo schizzò verso le amiche, intente a chiacchierare sulla porta dell'aula. - Glielo hai chiesto?- - No, non ce l'ho fatta!- - Che scema che sei, Rika-chan!! Cosa sei andata da lui a fare, allora?- La giovane sospirò. - E' inutile, non ce la farò mai!- esclamò- Ogni volta che tento di parlargli, o arrossisco o balbetto...- - Perché cavolo ti piace tanto?- le domandò Suzuhara - Non lo so- rispose Onjo, arrossendo- è che è sempre così gentile! E poi è intelligente, un bravo atleta...- - Ed è figo- aggiunse una compagna- su questo siamo tutte d'accordo! Sicuramente è il più bello della classe...- - Se lo dite voi...- - Credimi, Shokko, sei l'unica che non lo pensa!- Suzuhara si voltò verso di me, intento a parlare con Kurenai e diede un morso al suo panino. - Figo, eh?- borbottò, masticando- Mah, a me sembra un vampiro...- S'accorse che ci stavamo avviando verso di loro e afferrò subito Onjo per un braccio. - Dai, ritenta!- le disse - Cheee?! Non ce la farò mai!!- - Sì, che ce la fai... devi solo chiedergli se puoi pranzare con lui, no? Ho un'idea!- Sorridendo, la capoclasse ci venne incontro e, con naturalezza, chiese a me e Kurenai se lei e Rika potevano venire in mensa con noi, dato che l'amica non aveva il pranzo con sé e lei non voleva che restasse da sola. - Per me va bene- acconsentì Kurenai- e per te, Zero?- - No problem- risposi- dispiacerebbe anche a me se Onjo restasse da sola! Ehi, Onjo, ma perché non me lo hai chiesto subito? Ti avremmo portato con noi anche se non c'era Suzuhara- La ragazza arrossì e mi ringraziò, limitandosi a dire che non voleva disturbare. - Grazie, ragazzi. Rika-chan, andiamo- Tutti e quattro uscimmo dall'aula e ci avviammo alla mensa, chiacchierando allegramente. - Visto? Te lo dicevo che era semplice!- - Grazie mille, Shokko!- - Figurati, ma la prossima volta dovrai vincere la timidezza e fare da sola, ok? Questa volta ci siamo anche Kurenai e io, di mezzo...- - Non importa, mi basta poter pranzare insieme! Per me è già tanto... non credo di poter fare più di così- Shoko osservò l'amica, lo sguardo adorante rivolto verso di me. - Secondo me fai male, a non tentare- pensò- non puoi mai sapere come andrà a finire qualcosa, se non ci provi...-

Zero-parte 4-

Lesson 2: Ghiaccio -... ti sei mai chiesto perché non ci è permesso uscire dalla scuola, soprattutto di giorno?- Mentre camminavo tranquillamente per il lucido corridoio del secondo piano, per arrivare all'aula di musica, sussultai; voltandomi, vidi alle mie spalle Sato. Perchè aveva rivolto la parola proprio a me? Forse era perché, in quel momento, nel corridoio non c'era nessun'altro. - In verità, sì- risposi, incerto su quale potesse essere la risposta adatta per restare sul vago - E cosa ti sei risposto?- incalzò Se avessi risposto di no alla sua precedente domanda, non ci avrebbe certamente creduto, era come se il suo sguardo mi leggesse dentro! Rispondere sì, però, equivaleva ad ammettere che avevo dei sospetti su come veniva gestito l'istituto. E se qualcuno ci avesse ascoltati? Sato non pareva preoccupato di poter finire nei guai, a differenza di me. - Mi sono risposto che è per questioni di sicurezza... però, è vero che questa regola pare piuttosto rigida- - La penso esattamente come te. Secondo me, non ci fanno uscire perché c'è qualcosa che non dobbiamo scoprire- - E' solo una forma di controllo un po' esagerata, tutto qui!- tagliai corto- Faremo tardi alla lezione, se non ci sbrighiamo- - Vorresti farmi credere che non vuoi sapere la verità?- - No- - E perché, scusa? Non avrai paura...- - Mi pare ovvio che è perché non voglio mettermi nei guai... in ogni caso, di giorno non si può uscire e di notte c'è la sorveglianza notturna- Sato fece un piccolo sorriso e si avvicinò al mio orecchio. - Io conosco un modo per uscire- sussurrò - Eh?!- - Troviamoci questa notte, passata la mezza, davanti alla mensa, al primo piano... ti mostrerò che non mento. Ah, occhio alle telecamere!- Prima di dire qualunque cosa, mi allontanai bruscamente da lui; quando mi aveva sussurrato all'orecchio, avevo avvertito una sgradevole sensazione di gelo. - Perché lo stai proponendo a me?- gli chiesi - Perché tu, proprio come me, vuoi sapere cos'hai dimenticato...- Sato mi sorpassò e si avviò all'aula di musica con nonchalance, come se la nostra conversazione segreta non fosse mai avvenuta. Dopo qualche secondo di attesa, lo seguii in classe, cercando di fingermi normale, anche se continuavo a chiedermi se facevo bene a dargli retta... salutai i compagni e mi sedetti al mio solito banco, in seconda fila; Sato scelse nuovamente un banco vicino alla finestra, in un punto un po' isolato della'aula e si sedette. - Anche lui sa di aver dimenticato- pensai- ma non capisco come possa sapere come uscire, dato che è qui solo da pochi giorni! O è Houdini, oppure nasconde qualcosa-

mercoledì 4 novembre 2009

Zero vocabolary

Konnichiwa! Prima di proseguire, per chi non è avvezzo al linguaggio tipico di manga e anime giapponesi, ecco alcune spiegazioni: 1) I suffissi -kun e -chan: il primo si usa x i ragazzi e, soprattutto a scuola, lo si utilizza quando non si ha confidenza, in particolare tra maschi e femmine. Il secondo è più femminile, ma va bene anche per animali e bambini, perché è un vezzeggiativo (come i nostri Saretta, Laurina, ecc) e spesso le ragazze lo usano tra loro, soprattutto se sono molto amiche; 2) Il suffisso -ko: il nome di Shoko viene modificato da Rika e diventa "Shokko", ma non è un errore! Si usa per i nomi femminili ed è anche questo un vezzeggiativo (la traduzione è difficile, ma "ko" vuol dire semplicemente ragazza); 3) I cognomi: a scuola, in Giappone, i ragazzi e le ragazze si chiamano tutti x cognome. Chiamarsi x nome tra maschi e femmine vuol dire che si sta insieme o che si è amici d'infanzia. Ci si chiama x nome solo tra amiche e solo tra amici; 4) Senpai: è un compagno più anziano a scuola o sul lavoro. Viene usato come suffisso ed è una forma di rispetto. Il contrario è "kohai", cioè compagno più giovane; Per ora, chiudiamo il piccolo seminario sul Giappone! Sayonara, Hisana-chan

Zero-parte 3-

- Oh, Hinatsu-kun! Come stai?- mi domandò subito Rika Onjo, una mia compagna di classe, quando mi presentai in aula per le lezioni pomeridiane - Bene, grazie- - Anche 'sta mattina l'emicrania, eh? Dev'essere una maledizione!!- - Già...- - ... non trattarlo sempre come se fosse il cocco di turno!- gracchiò l'odiosa voce di Shoko Suzuhara- Se sta male per così poco, vuol dire che è solo una femminuccia!!- - Dai, non essere scortese, Shokko!- esclamò Onjo - Buon pomeriggio anche a te, Suzuhara- le dissi, ignorando il suo sarcasmo- hai gli appunti della professoressa Ozawa per me?- - Sì, ovvio. Ecco, prendili- Presi gli appunti dalle mani della ragazza e me li ficcai nella cartella. - 'zie- - Non sai dire "grazie" come si deve? Che maniere!- - Suzuhara... ho già abbastanza mal di testa senza che ti ci debba mettere anche tu!!- - Non sapevo che i vampiri potessero stare male... cos'è, non hai succhiato abbastanza sangue, l'altra sera?- - Sei tremenda, capoclasse- commentò Nobu Kurenai, dal suo banco in penultima fila Suzuhara si voltò verso di lui e gli fece una linguaccia; per tutta risposta, Kurenai non la guardò neppure, continuando a leggere tranquillamente il suo libro. - Allora?- incalzò la giovane- Poco sangue o sangue cattivo?- - Risparmiami la tua pallida ironia- Mentre mi preparavo ad un'altra stoccatina di Shoko, la mia attenzione venne attirata da un ragazzo appena entrato in aula. - Scusate... chi è?- domandai - E' il nuovo arrivato- rispose Kurenai, avvicinandosi a noi - Attento, è un tipo strano!- aggiunse Suzuhara - Perché?- le chiesi, incuriosito dalla sua affermazione - Da quando è arrivato non ha ancora aperto bocca, se ne sta sempre al suo banco, tutto solo... e poi, hai visto il colore dei suoi occhi? Inquietante è l'unico commento!! Facci caso, noterai che sembrano quelli di un Oni- Sicuramente, la capoclasse stava esagerando, però, quel ragazzo aveva attorno a sé un alone di mistero, questo era sicuro; per quanto assurdo, la sensazione che provai mi parve molto familiare, nonostante non lo avessi mai visto prima. - Per me è molto carino!- commentò Onjo- Però è vero, mette soggezione...- - Per me non sei normale, Rika-chan- ribatté Suzuhara, scuotendo il capo- a te piacciono sempre i tipi più assurdi!- Mi alzai di scatto dal mio banco e andai verso di lui, che sedeva vicino ad una delle finestre dell'aula. - Piacere, sono Zero Hinatsu- mi presentai Lui si voltò verso di me e, per un attimo, ebbi l'impressione che i suoi occhi fossero color rubino... mi accorsi subito che doveva essere colpa della luce, perché, in realtà, erano di un normalissimo nocciola. - ... sono Sato- disse, senza troppo entusiasmo - E non hai un nome?- - Ha importanza?- - Be', sì... tutti hanno un nome!- - E' solo un nome, dopotutto... non dice niente- - Dice chi sei- - Ah, sì? E chi sono, allora?- - Se non lo sai tu...- - Un nome è solo qualcosa di temporaneo, come il nostro corpo... un involucro che, alla nostra morte, perde valore, se non si riesce a scolpirlo nella roccia. E' cenere... tutto diventa cenere e la gente dimentica...- - (...)-

Zero-parte 2-

Lesson 1: Cenere - Oh, ti sei ripreso, Hinatsu! Va meglio, ora?- Guardai il volto della professoressa Ozawa e annuii. - Meno male- sospirò, sorridendo- ultimamente, la tua emicrania è peggiorata...- - N-no, sto bene- ribattei, mettendomi a sedere nel letto- non si preoccupi per me!- - Sicuro? D'accordo, vado in aula. Quando te la senti, torna in camera e riposati, mi raccomando! Ti consiglio di saltare il resto delle lezioni mattutine e di riposare, così potrai venire a quelle del pomeriggio e non rimarrai indietro!!- - Penso che farò come ha detto- - Perfetto! Lascerò gli appunti della lezione alla capoclasse, quindi recuperali da lei, ok?- - Dovrò chiedere gli appunti a Suzuhara- pensai- se c'è una cosa che non sopporto, è proprio la sua vocetta stridula...- Osservai la professoressa uscire dall'infermeria e tornai a sdraiarmi, fissando il bianco soffitto della stanza. - Devo smetterla di sforzarmi di ricordare- mormorai, appoggiandomi una mano sugli occhi- nel giro di una settimana sono finito in infermeria già quattro volte... prima o poi mi si fonderà il cervello!- La porta scorrevole dell'infermeria s'aprì in quell'istante ed entrò qualcuno. - Anche oggi qui, vedo...- - Oh, Kokubunji-senpai! Anche tu stai male?- - Direi di sì, ma per un motivo diverso- Vidi che aveva un taglio piuttosto profondo alla mano sinistra e pensai che si fosse fatto male giocando a calcio, come al solito; fare il portiere distrugge le mani, spesso. - Come vedi, riesco sempre a farmi male!- continuò, notando che fissavo la sua ferita- Sono un vero disastro, eh?!- - Capita a tutti i portieri, immagino- replicai, sorridendo- piuttosto, l'infermiera era uscita e non è ancora tornata. Vuoi aspettarla o sei di fretta?- - No, mi disinfetto da solo e torno in classe, ho un'interrogazione- Il ragazzo prese del disinfettante e del cotone dall'armadietto in vetro dei medicinali, si sedette sul lettino accanto al mio e iniziò a medicarsi la mano. - Il senpai è veramente bello- pensai- ed è anche molto intelligente... vorrei tanto avere il coraggio di dirgli che mi piace!- - A proposito, Hinatsu...- - Si?- - Mi hanno detto che nella tua classe è arrivato un nuovo studente, questa mattina- - Proprio mentre io sono bloccato qui...- - A quanto sembra, lo conoscerai nel pomeriggio!- - E... non sai altro?- Kokubunji-senpai rise. - No, mi dispiace- rispose- non ho chiesto altro. Sai che le persone non m'interessano...-

martedì 3 novembre 2009

Zero-parte 1-

Prologo "Chi sono realmente io? Da dove vengo? Perché ho dimenticato persino il volto di mia madre? Sono queste le domande che mi assillano da quando sono entrato al collegio privato Banda, circa tre mesi fa... com'è possibile che io non riesca a ricordare cosa facevo prima?! Per circa 15 anni ho vissuto da qualche parte, con la mia famiglia e i miei amici; credo. E ora? Anche se sono sicuro di aver vissuto fuori da questa scuola, in passato, ogni volta che tento di far affiorare i miei ricordi mi prende una terribile emicrania... a volte, il dolore è così forte che perdo i sensi. Chissà se fanno questi pensieri anche gli altri studenti! Sembrano tutti così vuoti, così presi dallo studio e da questa assurda vita, da non aver tempo per prendere in considerazione il resto... forse, semplicemente accettano il fatto di non ricordare o non sanno di aver dimenticato. Allora, solo io ho la certezza di aver scordato? Possibile che soltanto io creda che tutto questo non abbia alcun senso?"

Arrideverci, KV55... Benvenuto, Zero!

Anche se KV55 è finito, le avventure di Alira, Richard e i loro amici non sono terminate! Il seguito di KV55 sarà "La piramide incompiuta": trascorsi 2 anni dalla precendente avventura nella Valle dei Re, ritroveremo Alira e compagni all'università e Richard farà finalmente ritorno in Egitto! Questa volta, niente medaglioni magici e divinità feline, ma inquietanti presenze all'ombra della famosa e misteriosa piramide "incompiuta" di Djedefra, figlio di Cheope e figura molto controversa dell'antichità... cosa si cela dietro le ragioni di questa piramide non finita? Chi era realmente questo faraone? E quale messaggio arcano porta la terrificante bambina che appare alle rovine del monumento? Toccherà nuovamente ai nostri due protagonisti svelare il segreto, aiutati dagli amici di sempre! Ma prima di questo... salutiamo l'Egitto e diamo il benvenuto al Giappone. Siccome devo ancora scrivere "la piramide incompiuta", riempirò lo spazio del blognovel con un racconto abbastanza inquietante e un po' cervellotico, dal sapore vagamente "infernale": ZERO (in realtà sarebbe scritto come allo specchio e con la "o" barrata). "Zero Hinatsu è, apparentemente, un brillante quanto normalissimo studente del prestigioso istituto privato Banda, situato su un'isola del Mar del Giappone, ma la sua vita ha qualcosa che non va... perché non riesce a ricordare nulla della sua vita prima di entrare in quella scuola? Le emicranie che lo colpiscono, sono solo mal di testa o sono indotte da qualcuno, per far in modo che i suoi ricordi non affiorino? Quando Zero inizia a capire che si cela qualcosa dietro a quell'istituto simile ad un carcere, progetta l'evasione; sarà in questo frangente che si troverà a collaborare col misterioso Sato, un nuovo studente che sembra conoscere a fondo i segreti del Banda..." Hisana-Chan

KV55-parte ventinovesima-

La serata organizzata da Richard si rivelò un successo e tutti si divertirono moltissimo! Persino la signora Nadja, lusingata di essere stata invitata, s'integrò tanto bene da sembrare una ragazzina... avevano cenato nello stesso locale in cui Richard aveva portato Alira qualche sera prima e poi erano tornati a casa a piedi, ridendo e scherzando; quella era l'ultima volta che potevano stare tutti assieme. Alira ci aveva riflettuto molto, ma aveva preso la decisione più difficile: non avrebbe detto niente a Richard dei suoi sentimenti. Dirglielo poco prima della partenza sarebbe stato assurdo, secondo lei e, anche se fosse stata ricambiata, non si sarebbero visto per chissà quanto. - Domani verremo a salutarti all'aeroporto- disse Kadija, prima che tutti si congedassero - Grazie, ma non preoccupatevi- ribattè Richard- se ce la fate bene, altrimenti nessun problema! Partirò presto, per questo non volevo scomodarvi domani- - A che ora hai il volo?- s'informò Mohammed - Alle sette di mattina, più o meno- rispose il giovane- ma so già che sarò in aeroporto dalle cinque e mezza, almeno!- Mohammed si voltò verso Michel. - Domani ho la macchina- disse il giovane, intuendo la richiesta- vi posso accompagnare tutti io, se volete...- Kadija sorrise, annuendo, mentre Alira ringraziò l'amico. - Allora... i saluti finali a domani?- domandò Alira, che non voleva che quel momento arrivasse - Va bene, a domani i saluti finali- assentì Richard - Quando tornerai? L'anno prossimo?- - Lo spero! Ma ci terremo in contatto e te lo dirò, va bene?- Per un secondo, i due giovani, rimasti un po' isolati dal gruppo, si guardarono negli occhi: un bacio ci sarebbe stato perfettamente! Ma Alira pensò che non era il caso e, forse, anche Richard. Da molto vicini quali erano si allontanarono un po' e si congedarono. Una volta rientrata, Nadja chiese alla nipote il perché del suo comportamento. - Non lo so... non vorrei dirgli addio, ma sarà così. Chissà quando tornerà! Se io gli avessi detto tutto, se prima ci fossimo baciati... sarebbe stato peggio- - Ho capito, ho capito. Ora vai a dormire, va bene?- Osservò la giovane salire tristemente le scale e poi notò una sagoma nera che la seguiva; sorrise e afferrò Luxor con le sue mani ossute. - Non preoccuparti, starà bene- disse- so che anche tu sei triste, perché Alira è giù e Richard va via... ma l'inizio e la fine delle cose sono spesso collegati, no? E tu dovresti saperlo meglio di me, amico mio!- Luxor la fissò intensamente. - Hai fatto del tuo meglio- continuò- e io stessa ho faticato a riconoscerti! Ma sei stato bravo... li hai aiutati tanto, anche se quella sciocchina di mia nipote dice che non le rispondi quando ti fa una domanda!! Ma perdonala, è ancora immatura per queste cose... del resto, è anche un po' colpa tua, no? Sotto forma di gatto! Temo si sia scordata che i gatti sono i guardiani dell'oltretomba...- - Manca molto?- - Guarda il navigatore, se vuoi saperlo...- Kadija sbucò con la testa tra i due sedili e osservò il navigatore satellitare. - Ci siamo, ormai- disse- ma non puoi andare più veloce?- Michel sospirò. - C'è un traffico infernale- le fece notare- non posso mica mettermi a fare lo slalom tra le auto e invadere l'altra corsia...- - Se fosse per lei, lo dovresti fare- intervenne Mohammed Alira, seduta accanto all'amica del cuore, fissava il finestrino; Michel la sbirciò dallo specchietto retrovisore. - Arriveremo in orario- la rassicurò - Lo so, ti ringrazio...- Kadija tornò a sedersi e l'abbracciò. - Ce la facciamo- disse anche lei- vedrai che ce la facciamo...- Dopo una decina di minuti, il traffico congestionato iniziò a sciogliersi e Michel potè premere sull'acceleratore; arrivarono davanti all'aeroporto di Luxor, ma non c'era parcheggio libero. - Scendi, Alira- le disse Michel- noi ti raggiungiamo dopo!- - Ok, grazie- Aira schizzò giù dall'auto e si fiondò dentro l'aeroporto; si fece largo tra la gente a fatica, cercando con lo sguardo Richard e la sua equipe... finalmente lo vide: era all'imbarco. Si fermò a qualche metro di distanza, indecisa se chiamarlo o no. Fortunatamente, il professor Harrison la vide. - Anderson- disse- credo ci sia qualcuno che è venuto a salutarla...- Richard si voltò e la vide: bellissima, nonostante i capelli in disordine e il fiatone per la corsa pazzesca. Le andò incontro e si abbracciarono. - Buon viaggio- - Grazie... e grazie di essere venuta!- Alle loro spalle comparvero gli amici di Alira, che salutarono il giovane con un gesto della mano. - Non dovevate disturbarvi tanto! Ma sono contento che siate venuti- - Non potevamo mancare... allora, arrivederci- Per un attimo, Richard parve indeciso... i richiami dei colleghi, però, lo convinsero a lasciare la ragazza e a raggiungerli. Quando lo vide allontanarsi, Alira sentì che stava per venirle da piangere e cercò di fermare le lacrime, stropicciandosi gli occhi; dopo meno di un minuto, vide Richard tornare indietro. Corse nuovamente da lei e l'abbracciò forte. - Prometto che la prossima volta lo faccio!- le disse- Ma se ti baciassi adesso, non avrei più il coraggio di partire... tornerò al più presto e ci sentiremo ogni giorno, promesso- - Sì, lo so che sarà così... e so anche che mi mancherai! La prossima volta mi aspetto il bacio che mi hai promesso, intesi?- Richard sorrise, le accarezzò il viso e poi fu costretto a lasciarla di nuovo, e questa volta non tornò indietro; Kadija abbracciò l'amica alle spalle. - Non piangere- le disse dolcemente- sono certa che vi rivedrete presto!- - Ka ha ragione, Al- le fece eco Mohammed Alira annuì e cercò di non piangere. - Anche se questa è la fine di un'avventura, non significa che l'inizio della prossima non sia meglio- parlò Michel- non pensi anche tu? La fine di qualcosa segna sempre l'inizio di un'altra, spesso più bella...- Sorprendendolo, Alira lo abbracciò. - Hai ragione- ammise, sorridendo- la prossima avventura sarà bellissima!- E mentre lo diceva, pensava a Nefertiri. E a Tut.
=FINE=

KV55-parte ventottesima-

Serekh XI: La fine e l'inizio Alira stava fissando distrattamente l'entrata della KV55, quando Richard le si affiancò; il vento portò in faccia alla giovane una ciocca di capelli, mentre l'equipe americana smontava il campo e finiva di portare via le ultime cose dal sito. - Quando partite?- domandò, spostandosi i capelli dietro le orecchie - Dopodomani- ripose Richard- il professor Harrison ha delle lezioni all'università, il mese prossimo, e non può mancare- - Anche tu devi tornare all'università?- - Sì. Essendo il suo assistente, mi toccherà nuovamente seguire dei laureandi che hanno bisogno di consigli per la tesi!- Alire sorrise. - Pare noioso, detto così- commentò - Abbastanza, se hai almeno venti studenti al giorno...- confermò Richard- ma devo anche finire delle ricerche per alcune riviste universitarie, oltre a dover preparare una lezione speciale di epigrafia egiziana per il master in egittologia- - Insegnerai anche tu?- - Sì... sarà la mia prima esperienza. Ammetto che la cosa mi spaventa un po'! Ma avrò l'aiuto del professore, ovviamente- La giovane si voltò verso l'americano. - Ci ho pensato molto- disse- ma ancora non riesco a capire che cosa significa la frase di Tut...- - Prova a pensare ad una tua teoria- le suggerì Richard- cosa ne pensi, di tutta la faccenda?- - Penso che Tut sia stato assassinato e che la cosa è stata mascherata da incidente e penso che Nefertiri si sia trovata nel posto sbagliato, al momento sbagliato... penso anche che volesse evitare la stessa fine anche alla regina, ma è stata tolta di mezzo perché sapeva troppo- Richard annuì. - Esatto. Se tu conosci la risposta, significa che la tua teoria è giusta, no? Anche io la vedo così... quello che, secondo me, Tutankhamon cercava di dirti era che le nostre teorie erano fondate, quindi, la risposta tu la conoscevi già- - E Nefertiri? Perché mi faceva avere quelle visioni?- - Magari voleva solo giustizia per se e per Tut...- Dopo un attimo di silenzio, Alira chiese: - Se tu dovessi scrivere un articolo, cosa scriveresti?- - Domanda interessante! Direi che Nefertiri era certamente una dama di compagnia o un'ancella della regina, quindi doveva essere imparentata con qualche fedele suddito di Akhenaton... direi anche che è sbagliata la teoria, secondo la quale, Tutankhamon non ha avuto spose secondarie o concubine; lei poteva anche essere l'unica, ma c'era. Inoltre, la poverina ha assistito all'omicidio e ha cercato di farlo sapere alla regina, anche per salvarla! Insieme hanno architettato la lettera agli Hittiti, ma il principe dev'essere stato fatto fuori... a quel punto, Ay, secondo me il fautore di tutto, ha pensato bene di togliere di mezzo Nefertiri e Ankhesenpaamon è stata costretta a sposare l'uomo che aveva ucciso il re... forse, il corpo di Nefertiri è stato occultato o gettato nel Nilo o chissà mai cos'altro! Alla morte di Ay, la regina era divenuta scomoda e quasi certamente, Horemeb l'ha eliminata, così da avere il trono- - Suona bene! Ma non abbiamo prove valide...- - Già, per ora no. Comunque, pensandoci, se Nefertiri fosse vissuta qualche anno più di Tut, potrebbe essere la mummia più giovane della KV55... dico potrebbe, perché ci sarebbero molte prove che affonderebbero questa teoria! Non ho intenzione di arrendermi e, tornato in America, inizierò a cercare tracce del corpo di Nefertiri: se la troviamo, nessuno potrà dire che non è mai esistita- - Sì, hai ragione. Allora, lei era quella che oggi definiremmo "amante"? Sinceramente non mi piace! Preferisco pensare che fossero realmente innamorati- - Di certo è più romantico, ma non per questo errato. Voglio dire, Ankhesenpaamon era parecchio più grande di Tut ed era anche sua sorellastra... l'amore non centra, qui, si parla di matrimoni politici! Forse, il loro era affetto fraterno, ecco perché la regina non aveva da ridire su Nefertiri, che non era una concubina ufficiale- - Già, mi piace pensarla in questo modo- - ...senti, pensavo di fare una cosa, domani sera- - Cioè?- - Vorrei salutarvi tutti, quindi che ne dici di uscire a cena? Io, te, Mohammed, Kadija, tua nonna e anche Michel- - Ottima idea! Penso che ne saranno tutti felici...-

domenica 1 novembre 2009

KV55-parte ventisettesima-

- Davvero? Ne sei sicura?- incalzò Richard - Sì, direi di sì- confermò Alira- è strano, però... ho chiesto un indizio, ma nessuno mi ha risposto- Nadja, dopo aver acceso la luce, andò alla finestra per spostare le tende, quando vide che sul vetro si era formata una spessa condensa e stavano comparendo dei simboli. - Venite qui, presto!- esclamò Richard e Alira osservarono le scritte: erano nuovamente geroglifici. - Cosa dice?- chiese Alira, guardando Richard - Allora... "tu conosci la"... soluzione? No, non soluzione. La verità? No, non è neppure questo! Accidenti a quel maledetto simbolo... ah, la risposta, ma certo!! La frase dice "tu conosci la risposta"- Richard e la nonna di Alira si misero a fissare la giovane. - Io?!- si stupì Alira- Ma io, non...- - Non credo che sia stata la tua amica- intervenne l'anziana donna- lei comunica con te attraverso le visioni, no? Ti aveva mai parlato così?- - No, no, è la prima volta- - Penso che sia stato Tut a darti un indizio! Avevi fatto una domanda, no?- - M-ma- ribatté Alira- che razza di risposta sarebbe? Insomma, è come se avesse girato la domanda a me!- - Lo ha fatto, in effetti- confermò Richard - ... non si risponde ad una domanda con un'altra domanda!- protestò la giovane Nadja Ishtar scoppiò a ridere. - Ali, il mondo dell'aldilà è complesso ed enigmatico- le disse- non sempre gli indizi sono capibili subito! Anche tu mi hai detto che ci avete messo mesi a interpretare le tue visioni, no? I morti parlano per enigmi, ecco tutto- - Se io conosco la risposta- insistette Alira- vuol dire che ho ragione? La KV55 era destinata a Nefertiri, in origine? Ma questo non spiega nulla! Come lo proviamo?- - Non possiamo- rispose Richard- non ancora, almeno... non credo che il mondo sia pronto per questo! Dovremo accontentarci di saperlo noi- - E chi l'ha ucciso, il povero Tut?- incalzò Alira - Non lo sapremo mai, Alira... e, sinceramente, inizio a credere che sia meglio così- Mentre si voltava, Alira sussultò nel trovarsi Luxor davanti. - Quando ti sei infilato qui?- gli chiese- Impiccione!- Nadja osservò di sottecchi il gatto e fece un piccolo sorriso compiaciuto. - Adesso ho capito...- pensò

KV55-parte ventiseiesima-

Richard suonò il campanello di casa Ishtar verso le nove di sera: Alira gli aveva detto di venire a quell'ora, poiché in casa ci sarebbero state solo lei e sua nonna, dato che i genitori erano usciti a cena con alcuni amici. - Ciao, entra- gli disse Alira, aprendo la porta - Grazie. Sono davvero curioso di conoscere tua nonna, sai?- - Oh, anche lei non vedeva l'ora di vederti!- Salirono in camera della ragazza e, sul letto, trovarono seduta Nadja Ishtar; il pavimento era stato cosparso di candele e le tende era state tirate. - Nonna, lui è Richard Anderson. Richard, lei è mia nonna Nadja- li presentò Alira - Piacere- disse cortesemente Richard - Il piacere è mio- rispose la donna, sorridendo- allora... mia nipote dice che, come lei, sei scettico su queste cose- - In effetti... ma sarei ben felice di essere contraddetto- Annuendo, Nadja si alzò in piedi. - Ali, tesoro, vuoi gentilmente sdraiarti a terra, in mezzo alle candele?- Alira si sciolse i capelli, legati in una morbida treccia, e fece come richiesto dalla nonna. - Ora, rilassati e chiudi gli occhi- continuò- non pensare a niente di complicato, ma fissati su qualcosa di preciso e pensa solo a quello! Intanto, Richard, puoi sederti qui, vicino a lei?- Richard obbedì, sedendosi vicino ad Alira. - Mi sento scema- gli bisbigliò la ragazza, tenendo gli occhi chiusi - Anche io, se può consolarti- sorrise lui L'anziana medium trafficò con alcune ciotole, che aveva in precedenza preparato sul comodino di Alira e poi si voltò verso i ragazzi. - Adesso, Richard, prendi la mano di Alira- disse- quando si va nel regno dei morti, è sempre bene avere un contatto con la realtà! Sarai il suo filo di Arianna per ricondurla da noi- - Va bene- assentì l'americano, prendendo la mano della giovane e stringendola nella sua - Perefetto. Ali, tu adesso prendi un respiro profondo e concentrati sulla tua amica egiziana... pensala intensamente, come se volessi davvero parlare con lei! Visualizzala, toccala, parlale e non aprire mai gli occhi- Mentre Alira si concentrava, Nadja prese una delle ciotole e iniziò a spargere per la stanza della polvere che odorava di incenso. - Noi invochiamo gli spiriti dei morti e degli antenati- cantilenò, con voce chiara e ferma- chiediamo loro di comunicare con noi, di mostrarci un segno della loro presenza... rendiamo loro offerte di benvenuto- Gettò la polvere sulle candele e poi posò sul comodino la scodella. - Purifichiamo dal male- continuò- e chiediamo perdono ai guardiani dell'oltretomba! Io invoco il potere dell'aldilà, affinché ci guidi fino a ciò che cerchiamo...- S'inginocchiò accanto a Richard e rimase in religioso silenzio. Dopo istanti che parvero ore interminabili, una folata di vento spense tutte le candele. - Apri gli occhi, tesoro- Alira sbatté le palpebre nella più completa oscurità, tanto da provare smarrimento, ma sentiva la stretta salda e sicura di Richard. - Le finestre sono sigillate- mormorò Richard- questo vuol dire che il vento...- - Proviene dall'aldilà- spiegò la sensitiva- se ci fai caso, è un vento più freddo, quasi inquietante... se abbiamo sentito la folata, significa che le porte sono state spalancate. Ora siamo in contatto con il regno dei morti- Alira rabbrividì. - Hai paura?- le chiese Richard - Un po'- ammise la ragazza- e tu?- - Più di un po'...- ripose Attesero parecchi minuti, ma non accadde assolutamente nulla. - Nonna... qui non succede nulla- protestò Alira - Ci vuole pazienza, nipote mia, molta pazienza- ribattè la nonna, serafica La giovane egiziana, che iniziava a dare segni d'impazienza, sospirò e tentò di concentrarsi, chiudendo nuovamente gli occhi, quando una strana sensazione l'assalì; aveva il chiaro sentore che ci fosse qualcuno alle sue spalle, ma questo non era possibile, dato che era sdraiata a terra! Rimase immobile, quasi paralizzata, in attesa... sussultò nell'istante in cui percepì chiaramente una mano appoggiarsi sulla sua spalla. - Nonna, Richard- chiamò, con la voce simile ad uno squittio- dove siete? Anzi, dove sono io!- Era come se fosse certa di essere in piedi, eppure non poteva voltarsi. - Nefertiri?- disse, con voce tremante Una luce familiare, quella che l'avvolgeva spesso durante le visioni, l'abbracciò e si ritrovò ad osservare i lavori di una tomba nella Valle dei Re; poteva quasi essere certa del fatto che, la persona con le isegne reali, fosse proprio Tutankhamon. Accanto a lui, quella che certamente doveva essere la regina, una donna attraente e di una dignità senza pari e poi, alla sua sinistra, una fanciulla: era graziosa, esile, con un viso da bambina. Nefertiri? Allora, davvero era un membro dell'entourage della famiglia reale! Osservava con curiosità ed interesse gli uomini al lavoro, i suoi occhi tradivano una certa impazienza. - Vuoi vedere che la tomba era davvero per lei?- pensò Alira Il flash iniziò a sfumare e Alira capì che il viaggio era terminato. - Aspetta!- gridò- Fammi capire, dammi un indizio!!- Quasi l'avesse sentita, il giovane faraone si voltò indietro... prima che potesse vedere bene il suo viso, la ragazza si ritrovò a fissare il buio. Si drizzò a sedere di scatto, stringendo forte la mano di Richard. - Alira, stai bene?- le chiese l'archeologo - Ho visto Nefertiri...- mormorò lei, nemmeno l'avesse sentito- la KV55 era per lei!-

KV55-parte venticinquesima-

Serekh X: L'indizio di Tut - Tutto questo è incredibile... ma non ci aiuta a collegarla alla KV55 o a scoprire la sua identità! Voglio dire, ancora stiamo ipotizzando- - Lo so, lo so... ma è meglio di niente, no? E poi, hai dimenticato che non sappiamo chi è l'assassino- Alira sospirò e trangugiò un altro boccone di cus cus. - Hai avuto qualche idea?- chiese - No, perché temo che, questa volta, siamo davvero al capolinea- rispose lui- tu non hai più avuto visioni?- - Mia nonna dice che le visioni non sempre funzionano- spiegò Alira- lei è una medium e sa comunicare con i morti, ma dice che, a volte, siamo noi a dover parlare con loro e non dobbiamo aspettare che ci contattino!- - Cosa propone, allora? Una seduta spiritica?- - Non proprio... lei dice che devo andare in trance, così la visione me la indurrà lei, ma io ho un po' paura! Secondo te, ne vale la pena?- - Vorrei dirti di sì, ma non sono io che devo farlo, devi decidere tu. Se vorrai, però, ci sarò anch'io! Non credo molto a queste cose, ma dopo gli ultimi mesi sono disposto a cambiare idea- - Ok, se ci sei tu mi sento più tranquilla- Mentre diceva quella frase, Alira era sincera, non erano le classiche parole stereotipate che si dicono in quelle situazioni; sapere che c'era lui, la tranquillizzava. Ma lui lo aveva capito? Non era sicura che avesse inteso la frase nel modo giusto... ormai, il cibo non andava più giù, lo stomaco era troppo agitato! A salvare la situazione fu l'improvviso calo delle luci, seguito dal diffondersi per la sala di un ritmo orientale accattivante: la ballerina stava iniziando il suo spettacolo. Era una donna molto bella, dai lunghi capelli corvini, vestita con colori brillanti, quali l'azzurro e il blu cobalto; i veli che teneva nelle mani parevano fluttuare nell'aria a ritmo di musica. - Hai mai visto prima uno spettacolo come questo?- chiese a Richard - No, mai. E tu?- - Qualche volta. Ma questa ragazza è molto più brava di tutte le altre che ho visto...- - Secondo me è bravissima, ma non sono un esperto! Tu sai ballare?- - Un po', ma è meglio che lasciamo perdere... non sono certo alla sua altezza- - Non so perché, ma penso che saresti brava...- Alira arrossì senza poterlo evitare e fece un sorriso imbarazzato, cercando subito di nascondere il rossore del volto dietro il bicchiere, ma era troppo tardi; tutta la sala avrebbe potuto dire benissimo che era avvampata... finse indifferenza e continuò a fissare i movimenti sinuosi della ballerina, mentre la testa le girava; eppure non aveva bevuto alcolici! Le lampade da parete multicolori sembravano sfocate e le fiamme delle candele formavano un unico, serpeggiante filo di fuoco. Nonostante stesse bevendo, la gola le sembrava arida come il deserto... si risvegliò da quel torpore quando vide la ballerina sorridere proprio a Richard, quasi volesse invitarlo da lei. - Tsk, che sfacciata- pensò- la sala è piena di persone e lei fa la civetta solo con lui... be', forse perchè è il più bel ragazzo del locale, 'sta sera- - Grazie della serata, il posto era molto bello e lo spettacolo è stato fantastico!- - Grazie a te di aver accettato!- - Non potevo certo rifiutare... però, com'è che mi hai chiesto di venire a cena con te? E' la prima volta che lo fai- Richard la guardò qualche istante. - Accidenti, mi fai una domanda difficile! Non lo so, mi andava... finora ce ne sono capitate di tutti i colori, per una volta sarebbe stato bello parlare senza fretta- - Sì, hai ragione... a-allora, buona notte, ci sentiamo domani- Rimasero fermi come due ebeti per qualche secondo, poi si decisero a separarsi e Alira rientrò in casa; appena fu nell'ngresso, si tolse i sandali con il tacco a spillo che indossava: aveva un terribile male ai piedi! Si sedette sul primo gradino delle scale, le scarpe in mano. - Per un attimo... ci ho sperato davvero- pensò, ancora agitata- ma, forse, è meglio così, no? Vorrei dirlo, ma non è quello che penso! Avrei davvero voluto che lo facesse...-

KV55-parte ventiquattresima-

Sentendo il campanello trillare, Alira corse alla porta e rimase sorpresa nel trovarsi davanti Mohammed e Richard. - Ragazzi...- iniziò, ma poi si bloccò, poiché Richard le aveva fatto un gesto con la mano - Prima che tu dica qualunque cosa, devo parlarti- disse- hai tempo?- - Ehm, sì, anche se non ora- rispose Alira- è urgente?- - Abbastanza. Ho scoperto il messaggio di Nefertiri... qusta sera a cena?- - S-sì, va bene- - Perfetto, allora passo a prenderti alle otto...- - Dove andiamo?- - In un posto... non so ancora di preciso, ma non ha molto importanza, no?- Alira annuì e Mohammed le strizzò l'occhio. - Andiamo?- chiese a Richard- Temo che Michel non abbia più voglia di aspettarci...- I ragazzi salutarono l'amica e si dileguarono. - Che succede?- le chiese la nonna, arrivandole alle spalle - Non lo so... ma credo di aver appena rimediato un invito a cena- Quando scese dall'auto di Richard, Alira osservò l'edificio che le stava davanti: era sicuramente nuovo e il ristorante all'interno aperto da poco, considerando il fatto che lei si ricordava un posto malandato, che ospitava un negozio di biciclette. Gentilmente, Richard le aprì la porta e poi la precedette su per una piccola scalinata di cotto, con il corrimano verniciato di fresco; ogni cinque o sei gradini stava una lampada di terracotta accesa. Terminata la scala, un'altra porta conduceva in un locale tipicamente orientale, con un bancone ornato da lampade simili a quelle di Aladino e uno splendido narghilé color bronzo dorato. Un elegante cameriere li condusse al loro tavolo, in una sala che non ne conteneva più di quindici, tutti con una bella candela al centro, sorretta da un piccolo e pesante candelabro a forma di cobra. Il soffitto era splendido, con il suo tendone damascato color amaranto e oro, al centro del quale dondolava impercettibilmente una lampada ad olio dai colori vivaci! Due bianche colonne, decorate con sagome di minareti color turchese, nascondevano proprio il tavolo dei due ragazzi, vicino alla fontana di marmo blu che zampillava allegramente quasi al centro della sala, lasciato libero per gli spettacoli di danza del ventre. Con zelo impeccabile, il cameriere spostò la sedia per far accomodare Alira, la quale si pentì di aver messo una gonna tanto corta da mostrare più del dovuto se si fosse seduta; l'uomo accese la candela al centro del tavolo e consegnò loro i menù. - Non sapevo che qui ci fosse un locale- disse Alira, aprendo il menù - Credimi, io l'ho scoperto per caso qualche tempo fa- ribattè Richard- è carino, vero? Mi piace molto l'atmosfera! Inoltre, non è mai particolarmente affollato- Annuendo, Alira osservò Richard attraverso la fiamma della candela; quella poteva sembrare una situazione molto romantica... scacciò quel pensiero non appena sentì il cuore a mille e cercò di concentrarsi su Nefertiri. - Vuoi dirmi tutto?- - Certo. Sai, ci sono rimasto malissimo, quando l'ho tradotta... insomma, è una frase davvero terrificante, se si conosce la storia successiva! La traduzione letterale è "so chi ha ucciso il re. Ho visto tutto"...- Alira rimase in silenzio, mentre la candela danzava elegantemente e gettava ombre sulla bianca tovaglia. - Ne sono sicuro, ho controllato bene- si affrettò ad aggiungere il giovane- per evitare di essere superficiale ho consultato alcune grammatiche... è l'unica traduzione possibile- - Lei ha assistito... ecco perché è stata assassinata!- realizzò Alira- Ma il messaggio per chi è?- - Anche questo è curioso- rispose Richard- sembra che la calligrafia corrisponda a quella della famosa lettera agli Hittiti della regina Ankhesenpaamon...- - Quindi, la lettera l'ha scritta lei?- - Già... se è così, significa che è stata la regina a chiederle di farlo, forse era la sua dama di compagnia! Ma questo può anche voler dire che il messaggio è proprio per Ankhesenpaamon!! Forse, Nefertiri voleva che il colpevole fosse punito o, molto più probabilmente, stava cercando di mettere in guardia la sua sovrana-

giovedì 29 ottobre 2009

KV55-parte ventitreesima-

- Cos...- Mentre Alira rivedeva finalmente l'adorata nonna, Richard, nella sua stanza d'hotel, faceva una scoperta agghiacciante. - No, sicuramente mi sbaglio- pensò, rileggendo il foglio che teneva in mano- non può essere... se quello che ho tradotto è giusto, significa che molti studiosi, anzi, la maggior parte di essi si è sempre sbagliato di grosso!!- Appoggiò il foglio sulla scrivania e iniziò a camminare in su e in giù, come una belva in gabbia; prese il cellulare, poi ci ripensò, poi lo riprese in mano e compose il numero di Alira, ma il telefono della ragazza era ancora spento. - Sarà ancora a dormire, dato che non sono neppure le nove- si disse- ed è anche domenica... ma se non lo dico a qualcuno scoppio!- Andò alla finestra e osservò distrattamente la strada: c'era un vociare abbastanza sommesso, poco distante. Si sporse per osservare meglio e vide due ragazzi che stavano trafficando con alcuni rottami; accanto a loro stava una bella moto, nera metallizzata, a cui mancava una ruota. Da dove stava, Richard non riusciva bene a vedere, ma uno dei due ragazzi alzò la testa verso di lui. - Ehi, 'giorno, Richard!- Dopo un secondo o due, Richard capì che si trattava di Mohammed. - Ciao- lo salutò- cosa combinate?- - La mia moto ha perso una ruota, nel senso letterale del termine... la stiamo rimettendo a posto! A proposito, ci capisci qualcosa di moto?- - Non molto, ma so cambiare una ruota, se è questo che intedi- - Ottimo! Verresti giù ad aiutarci?- Richard annuì e si spostò dalla finestra; si mise un po' in ordine e scese in strada, raggiungendo Mohammed e un altro ragazzo dai capelli lunghi, legati in un piccolo codino. Non sembrava arabo, anzi, Richard era quasi sicuro che fosse occidentale! Il giovane, che a vederlo pareva un ragazzino di quindici o sedici anni, aveva due incredibili occhi blu. - Grazie dell'aiuto- disse Mohammed- ma io non so neppure da che parte si comincia e credo che Michel non sia molto meglio di me... ah, già! Michel, lui è Richard- - Ciao, piacere- disse Michel, in un arabo perfetto - Ciao- rispose Richard- ehm... come posso aiutarvi?- - Non abbiamo crick- spiegò Mohammed- e dobbiamo rovesciare la moto, ma per sollevarla ci vuole forza... mi aiuti? Michel non ha forza e non ci riesce- Il giovane aggrottò le sopracciglia. - Non prendertela- gli disse filosoficamente Mohammed- è la verità...- - Grazie- ribattè Michel- ma non è mica tutto, la forza!- Richard e Mohammed, con fatica, riuscirono nell'impresa e con l'aiuto di Michel montarono una ruota nuova, riportando la moto al suo stato originario. - Ottimo lavoro- si complimentò Mohammed- sei stato gentile!- - Figurati! Non avevo nulla da fare...- - Noi andiamo a fare colazione. Ti unisci a noi?- Richard si voltò un momento verso Michel, che si puliva le mani sporche di grasso in uno straccio bianco e incontrò il suo sguardo; aveva l'impressione che il suo arrivo avesse improvvisamente zittito il giovane. - Be'...- iniziò, un po' indeciso- senti, credo che Michel preferirebbe di no. Ho l'impressione che la mia presenza lo metta a disagio...- Mohammed sorrise. - Qualunque cosa lo mette a disagio- rettificò- se ci sono più di due persone, lui perde la parola, è fatto così! Ma non devi pensare che sia colpa tua, è questione di carattere e non solo...- - Che vuoi dire?- - Suo padre è un meccanico, ma prima era anche un sub... è stato azzannato da uno squalo e ha perso la gamba e il braccio destro- Il giovane spalancò gli occhi. - Michel era con lui- continuò Mohammed- e lo shock ha fatto questo... già era di carattere chiuso e difficile, pensa poi il trauma cos'ha fatto!- - Accidenti... poveretto, che sfortuna. Ma sembra che con te si trovi bene!- - Lo spero!- - Scusa, ma... quanti anni ha?- Mohammed rise. - Me lo chiedono tutti!- esclamò- Quanti gliene daresti? Quindici, sedici? Sbagliato. Ne ha quasi 22- - Ma sembra un ragazzino!!- - Già, perchè non è molto alto ed è di costituzione fragile, ma lui già lavora e ha la macchina- - Mai giudicare le cose o le persone dalle apparenze, eh?- Mohammed lo guardò qualche istante. - Quanto resterai in Egitto?- - Non lo so, ma penso fino alla fine del mese... poi si vederà, perchè temo di dover rientrare in America- - Capisco. Perché ho la sensazione che tu non lo abbia detto ad Al?- - Perché è vero...- All'improvviso, Richard si ricordò della scoperta. - Mohammed, devo assolutamente parlare con Alira- disse- ho scoperto il significato del messaggio nascosto!- - Davvero? Bene, allora andiamo a prenderla, no? E' una super scoperta, immagino- - Super? Io la definirei agghiacciante...- Mohammed inarcò un sopracciglio. - Wow... è una cosa terribile? O peggio?- - Non saprei dire, ma è meglio che io le dica tutto-

KV55-parte ventiduesima-

Serekh X: Le agghiaccianti parole di Nefertiri Quella mattina, era domenica, Alira udì un po' di confusione al piano di sotto; alzò la testa, e i capelli spettinati le ricaddero a ciocche davanti al viso. Perché i genitori facevano tanto rumore? Cos'era quel chiacchiericcio così allegro? Tra le voci ne riconobbe una familiare, ma che non sentiva da tempo. - ...nonna!- esclamò, levandosi di dosso le coperte Con quella mossa rischiò di lanciare per aria il povero Luxor, che dormiva in fondo al letto, ma non se ne curò e si precipitò in cucina. - Nonna!- disse, appena vide l'anziana donna - Oh, Alira, tesoro!- esclamò la donna, abbracciandola- Ti ho svegliata? Scusami!- - Non importa, è bello averti qui. Quanto ti fermi? Spero un bel po'...- - Tranquilla, resterà per almeno due settimane- la rassicurò la madre- ce lo ha promesso- - Io dico che potresti restare anche un mese, mamma- intervenne il padre di Alira- non ti vediamo mai!- La nonna di Alira, Nadja Ishatar, era un'energica signora sui 65 anni, molto indipendente e arzilla, che viveva da sola, in una casa enorme e un po' antiquata, alla periferia di Alessandria. - E' vero- ammise- sono sei mesi che non ci vediamo...- Alira sorrise e l'abbracciò ancora. - Dimmi, sei abbastanza sveglia?- le bisbigliò la nonna all'orecchio- Vorrei che mi raccontassi meglio quello che mi hai scritto per lettera in questi ultimi mesi...- - Certo, lo farò. Vuoi salire?- Le due salirono in camera di Alira e subito, Nadja si mise a fare le feste a Luxor. - Ma come sei diventato bello- gli disse, accarezzandolo- sembri proprio una statua della dea Bastet!- Alira rise e aprì le ante della sua fienstra. - Ah, Ali- le si rivolse la nonna con il suo "Ali", un vezzeggiativo che solo lei usava- ho un regalino per te! Ma te lo darò dopo. Prima, raccontami- - Forse ci siamo, nonna- annunciò la nipote- sembra che Richard abbia fatto una scoperta incredibile! Potremmo aver trovato un messaggio segreto di secoli e secoli fa... magari è stata Nefertiri a scriverlo, oppure Tut- - Uhm... davvero intrigante. A proposito, potrò finalmente conoscere il tuo amico americano?- - Penso di sì...- Nadja si sedette sul bordo del letto, aspettando che la ragazza continuasse; dal canto suo, Alira sapeva bene cosa stava aspettando sua nonna. Sorrise e corse a sedersi accanto a lei. - Ok, va bene- disse- te lo dico, contenta?- - Forza, dimmi, dimmi- incalzò l'anziana donna, sorridendo - ...sì, Richard mi piace. Intendo, come persona, ma anche che... che mi sono presa una bella cotta!-

KV55-parte ventunesima-

- Dove stiamo andando?- - Al laboratorio sul campo che abbiamo istallato con la mia equipe- rispose Richard, continuando a guardare la strada- in realtà non dovrei andarci a quest'ora, ma... devo assolutamente farvi vedere quello che ho trovato!- - Cioè?- incalzò Kadija, la cui virtù principale non era di certo la pazienza - Parlando con la direttrice del museo, che tra l'altro ormai mi odierà, visto quanto le ho rotto le scatole di recente, ho scoperto che esiste una copia cartacea del documento... è un papiro ben conservato che risale, ovviamente, all'epoca di Tutankhamon- Kadija e Alira si scambiarono un'occhiata eccitata. - Hai il documento?- s'informò Mohammed - No, ma l'ho esaminato due giorni fa, al Cairo- rispose Richard- non potevo portarlo fuori dal museo... tuttavia, i risultati li ho lasciati nel mio laboratorio- - Hai fatto tutto in quattro giorni? Accidenti, ti sarai dovuto fare in quattro!- Richard sorrise e annuì. - Un po'- ammise- ma ero già al Cairo per altri motivi, quindi non è stato poi un grosso problema, credimi- La jeep di Richard frenò sulla sabbia della Valle dei Re, che pareva una distesa nero pece, nella notte; il gruppetto scese dalla vettura e seguì l'archeologo verso un'enorme tenda bianca, sigillata all'entrata. - Venite- disse loro l'americano, aprendo la tenda e accendendo una luce fioca- non c'è molta luce, ma ci vedremo lo stesso!- Si avvicinò ad un enorme tavolo bianco, al centro della tenda: tutt'attorno stavano tavoloni pieni di cocci, tutti etichettati o ancora da lavare, immersi in enormi vasche. - Fate qui il lavaggio e la catalogazione dei materiali?- chiese Alira - Esatto. Ah, eccolo! Guardate, questa è la copia del papiro di cui vi parlavo- I ragazzi osservarono il foglio, disteso sul tavolo e protetto da una sottile lastra vitrea. - Cosa dice?- chiese Mohammed - Niente di particolarmente rilevante per noi- disse Richard- però, quando l'ho visto, ho ripensato alle parole di Adam riguardo l'inchiostro simpatico...- Alira alzò lo sguardo su Richard. - Pensi a delle scritte invisibili?- - Sì! I raggi x non hanno evidenziato nulla, allora ho pensato che potesse essere qualcosa scritto sul retro o sotto l'attuale documento, come i cifrari Ottendorff- - Come nel film di Nicolas Cage!!- esclamò Kadija - Più o meno... io l'ho detto per farvi capire, ma non è la stessa cosa! Comunque, ho provato ad usare alcune sostanze chimiche non troppo invasive e sono saltati fuori dei geroglifici che non si vedevano. Ecco, guardate, li ho annotati sul retro del foglio- - Sai cosa vogliono dire?- chiese Alira - Ci sto lavorando, ma non è semplice, perché molti erano lacunosi... ho fatto delle foto con la digitale e le sto studiando, ma al momento non so dirti di più- - Quanto pensi ti ci vorrà per capirci qualcosa?- incalzò Kadija - Dipende dal mio tempo- rispose il giovane- questo non è lavoro, quindi devo farlo nel mio tempo libero, che è poco... comunque, penso di riuscire a capirci qualcosa entro domani o dopodomani al massimo- - Non essere impaziente, Ka- l'ammonì Mohammed- lascialo respirare! Non far caso a lei, mettici pure tutto il tempo che ti serve- - Ok, grazie- Dopo essere usciti dal laboratorio, Richard riaccompagnò i ragazzi fino all'hotel. - Porto io le ragazze a casa- si offrì Mohammed- tu sei già arrivato, non ha senso fare della strada in più!- - Mi sa che hai ragione- sorrise Richard - Mi fai sapere tu, quando scopri qualcosa?- intervenne Alira, rivolta a Richard - Certo, ti chiamo io. Buona notte- - Anche a te...- Mentre s'incamminavano, Kadija prese sotto braccio Alira. - Buona notte, eh?- disse, sorridendo- Forse volevi dire, "dormirei meglio se ci fossi tu con me"!- - Smettila, non è vero!- sbuffò Alira, un po' imbarazzata - Piantala, Ka- sospirò Mohammed- lasciala stare! Non vedi che l'hai messa in imbarazzo?- - Secondo te perché?- - Ma è ovvio, perché Richard le piace!- I due amici iniziarono a ridere e Alira fece loro una linguaccia. - Malelingue...- borbottò la ragazza, arrossendo

lunedì 26 ottobre 2009

KV55-parte ventesima-

Dovettero trascorrere almeno quattro giorni prima che Richard potesse convocare i ragazzi e riferire loro cos'aveva scoperto e l'attesa rese il mistero ancora più intrigante; aveva contattato subito la direttrice del museo, ma i suoi inderogabili impegni di archeologo lo avevano costretto ad aspettare. Dopo quattro giorni, però, era riuscito a chiamare Alira e si erano accordati per trovarsi la sera stessa, davanti all'hotel di Richard e la sua equipe. - Sono proprio curioso di sapere cos'ha scoperto- disse Mohammed, mentre con le amiche attendeva l'arrivo di Richard - Già- assentì Kadija- non posso ancora credere che in questi tre mesi siamo rimasti allo scuro di tutto!- Alira fece un sorriso di circostanza; Kadija aveva ragione, tenere loro nascosto tutto non era stato carino, da parte sua. Mohammed vide l'espressione di Alira e disse: - Che importa? Dopotutto, se me lo avesse detto, forse non le avrei creduto! Ma col fatto che sono in due a sostenerlo... o sono matti o dicono il vero- - Grazie- pensò Alira- sei sempre il migliore, Mo!- L'amico aveva la straordinaria capacità di intuire i pensieri della gente e la sensibilità di dire sempre la cosa giusta al momento giusto; era davvero molto comprensivo! Mentre chiacchieravano, il rumore dei freni di una bici li fece voltare. - Che fate al buio, davanti ad un hotel?- I tre amici riconobbero la voce di Michel Lamotte, il ragazzo di origini francesi che abitava in fondo alla strada e che lavorava nella carrozzeria in cui aveva fatto la stagione estiva Mohammed. - Ciao, Michel- lo salutò Mohammed- Tu cosa fai in giro?- - Ho finito di lavorare ora- spiegò il giovane- stavo tornando a casa...- Kadija e Alira si scambiarono un'occhiata perplessa: perché girava al buio, senza fanali nella bicicletta? Era davvero un tipo strano. - Ma riesci a vedere dove vai?- sbottò Kadija, non riuscendo a trattenersi - Più o meno... ma so a memoria la strada! Ah, già... Mohammed, mio padre dice che quando vuoi venire a prendere la moto, l'ha già verniciata- - Bene, perfetto!- esclamò Mohammed- Grazie... passerò appena posso- Michel rimase un momento in silenzio, pareva indeciso su cosa dire o fare. - ...ok- disse, infine- magari chiamami prima, altrimenti rischi che non trovi nessuno. Ciao- Ripartì sulla sua mountain bike e scomparve nell'oscurità, allontanandosi dalle luci dell'hotel. - Ma è proprio strano!- commentò Kadija - Non riesco a inquadrarlo- disse Alira- insomma, è gentile, saluta sempre, è educato... ma è un po' strano, sì!- - Ha un carattere particolare- confermò Mohammed- è molto chiuso, non è facile comunicare con lui... però, se lo conosci, è uno in gamba- Alira riflettè qualche secondo sulle parole dell'amico; pareva conoscerlo bene! O, molto semplicemente, la sua capacità di entrare in sintonia con tutti aveva colpito nel segno anche con Michel. - Mo... posso farti una domanda? Cosa pensi di Richard?- - Cosa penso? Be'... lo conosco da una settimana o poco più, quindi non è che posso dare giudizi affrettati! Però, penso che sia un tipo interessante. Caratterialmente mi piace- Alira annuì. - Tu cosa pensi?- le chiese il ragazzo - Be', io lo conosco da più tempo...- tergiversò Alira, presa alla sprovvista- insomma, hai ragione, è una persona interessante!- Mohammed sorrise e si mise le mani in tasca. - Ho capito- disse- ho capito perfettamente, Al...-

KV55-parte diciannovesima-

- Scusate il ritardo! Non pensavo di metterci tanto...- Richard raggiunse Alira, Mohammed e Kadija alla pasticceria di Alì e si sedette con loro. - Trovato nulla?- gli chiese Alira - Diciamo che ho trovato l'ennesima risposta errata da scartare- rispose lui - A forza di scartare, prima o poi resterà solo la risposta giusta, no?- intervenne Kadija - E' quello che mi auguro- sospirò Richard- ad ogni modo, sono stato alla KV35... mi sono ricordato che in quella tomba sono state trovate due mummie femminili, così ho pensato di fare un tentativo!- - Non ho mai sentito questa storia- ammise Mohammed - Be', la faccenda è, come sempre, complicata... comunque, la KV35 è quella che si trova a qualche centinaio di metro dalla KV55! Le due mummie che sono state ritrovate potevano aiutarmi, ho creduto... all'inizio, gli archeologi hanno pensato che una delle due potesse essere Nefertiti, più precisamente quella di sinistra, di età più giovane, ma hanno scartato l'ipotesi quando hanno visto che il braccio fratturato vicino a lei, in posizione regale, non le apparteneva. L'altra era troppo vecchia, ma quella di sinistra, come età, poteva starci: tra i 22 e i 40 anni. Inoltre, Nefertiti ha avuto 6 figlie, e quella mummia presentava i segni di parecchie gravidanze, ma non era lei comunque- - Ma con la nostra ricerca?- continuò Alira - Pensavo che quella mummia più giovane potesse essere Nefertiri, ma l'età è troppo alta, non corrisponde... 22 anni è già troppo, temo- Kadija sbuffò e mescolò il suo te freddo con la cannuccia colorata. - Niente Nefertiri, ancora...- borbottò Mohammed - A questo punto, c'è solo una possibile spiegazione- disse Richard- sono arrivato a questa conclusione perché non ho più idee! Il fatto che lei non sia menzionata in nessun testo o documento non significa per forza che non era una persona di rilievo, bensì temo sia la conseguenza di una damnatio memoriae, come sosteneva Carter- - Una damnatio?- ripetè Kadija- Cioè, una cancellazione totale del suo ricordo?- - Esatto. Alcuni faraoni la subirono: Hatshepsut, Akhenaton, pesino Tutankhamon- - Perchè anche Tut?- domandò Mohammed- Non è lui che ha fatto tornare le cose alla normalità dopo il periodo di Amarna?- - Sì, ma era comunque un discendente del faraone eretico... fu Horemeb a cancellare dai monumenti da lui eretti a Karnak il suo nome. Secondo me, Nefertiri ha subito la stessa sorte- Dopo un attimo di silenzio, Kadija si mise a ridere. - Scusate- disse- mi viene da ridere, perché mi sembra di essere in una puntata di quel cartone animato giapponese che guardavamo tempo fa... com'era? Ah, "Yu-Gi-Oh!"- - Non ti seguo- le disse Mohammed, esprimendo il pensiero di tutti - Non ricordi? Il faraone senza memoria, il nome sconosciuto, la stele al museo...- - Già, la stele!- esclamò di colpo Alira- Ka, sei un genio, sai?!- - Quale stele?- s'informò Richard, che aveva faticato a seguire il discorso, dato che Kadija aveva parlato in fretta e in arabo stretto - Ricordo che nel cartone animato, i protagonisti scoprivano una stele egiziana che narrava le vicende del faraone senza memoria e vi era anche il suo nome, benché eraso... per associazione di idee mi è venuta in mente la "stele della restaurazione" di Tutankhamon- - Ora ci sono. Si trova al museo del Cairo, ma a cosa potrebbe servirci?- - Non lo so, era una cosa estemporanea, la mia...- - Possiamo consultarlo, se vuoi. Chiederò alla direttrice del museo di farmi avere una copia dell'iscrizione-

giovedì 22 ottobre 2009

KV55-parte diciottesima-

Serekh IX: Damnatio Memoriae Il buio in cui si trovava immersa Alira era incredibilmente fitto, quasi entrava nelle ossa... anche se avesse gridato, nessuno l'avrebbe udita, pareva che quell'oscurità facesse da ovatta per le pareti di una stanza. - Devo uscire da qui- era l'unico pensiero della giovane D'un tratto, il buio venne squarciato e s'intravide qualcosa: la KV62. Senza neppure chiedersi perché proprio quella tomba fosse apparsa, Alira si precipitò all'interno; corse fino alla stanza del sarcofago, lo scavalcò con un balzo e si nascose lì dietro. Da cosa scappava, però? Dalle tenebre? Se lo domandò anche lei... nella sua mente turbinavano mille pensieri, ma quello principale era Richard. - Perchè sono preoccupata per lui?- si chiese- Si trova nei guai?- Un rumore proveniente dalla teca del sarcofago la fece sobbalzare; si voltò e, sul vetro, vide Luxor. - Luxor!- esclamò- Cosa fai qui?- Il felino nero miagolò in modo inconsueto e la teca iniziò a muoversi, mostrando sotto di essa una buia e lunga scala che scendeva nel sottosuolo. - Cosa...- Il gatto balzò sui gradini e iniziò a scenderli. Alira si gettò al suo inseguimento senza pensarci due volte. - Luxor, dove sei?- chiamò, sentendo l'eco della propria voce- Luxor, sei qui?- Alzò le braccia e le stese in avanti, temendo di andare a sbattere contro una parete... le sue mani, infatti, toccarono qualcosa di freddo che poteva sembrare un muro. - Cos'è?- chiese- Se solo potessi vedere...- Di colpo, l'oscurità si dissipò e la ragazza si ritrovò sdraiata, prona, tanto da poter vedere distintamente il soffitto della tomba di Tutankhamon; alzò una mano e la picchiò contro una spessa lastra di vetro. Si guardò freneticamente attorno, ma capì subito che si trovava al posto della mummia! Sotto di lei erano sparse centinaia di bende lacere e ingrigite. - No...- pensò, sentendo il terrore crescere Iniziò a strillare come un'ossessa, sbattendo disperatamente le mani e i piedi contro il vetro, nel tentativo di sfondarlo, quando Luxor saltò sopra di lei, osservandola attraverso la teca. - Aiutami, Luxor!- gridò, le lacrime agli occhi Il gatto la fissava con occhi sottili come spilli, pareva studiarla... iniziò a fare le fusa e si acciambellò lì dov'era, senza curarsi delle grida della padrona. - L-Luxor!- lo chiamò ancora Alira- Non dormire, aiutami!! Sei pesante... pesante?- La giovane chiuse gli occhi e li sgranò nell'oscurità, che questa volta era meno avvolgente; riconobbe perfettamente quel baldacchino, era il suo! Sentiva ancora un peso sullo stomaco e guardò sulle coperte: Luxor le dormiva proprio addosso. - Oh, per la miseria...- mormorò- era solo un sogno!- Si voltò su di un fianco, facendo scivolare il gatto di lato e sospirò. - Luxor, grazie per avermi svegliata- gli disse, accarezzandolo Chiuse gli occhi, rilassandosi, ma una sensazione sgradevole la pervase; li riaprì immediatamente e sentì il vento sferzarle il volto: era in strada. - Non era un sogno- si disse- era una visione... forse, Nefertiri voleva farmi capire qualcosa!- Guardandosi attorno, si rese conto di conoscere bene quella strada, così come la casa con il garages che le stava davanti. - Ma quella è casa di Mohammed!- esclamò Se la visione l'aveva portata lì, significava qualcosa, ne era certa. - Forse... devo chiedere un aiuto a lui? Come può aiutarci nella ricerca, però?- Solo in quel momento rammentò che il padre dell'amico era un ispettore di polizia e capì che il suo aiuto avrebbe liberato lei e Richard dall'ombra dei contrabbandieri; corse fino alla porta del garages e iniziò a bussare con insistenza. - Dai, svegliati- pensò La porta s'aprì dopo qualche minuto e sull'uscio comparve Mohammed, l'aria assonnata. - Alira...?- si stupì, sbadigliando- Hai idea di che ore sono?! E poi... cosa fai in strada in pigiama, scusa?- - Non ho tempo di spiegarti, ora, fammi entrare- tagliò corto la ragazza Il giovane la fece entrare e richiuse la porta. - Lo hai sistemato meglio- osservò Alira, riferendosi al garages, che, ormai da un anno, era diventato la stanza dell'amico - Grazie- rispose lui, sedendosi sul letto- mi dici che succede?- - Ho bisogno del tuo aiuto e, a questo punto, anche di quello di Kadija- Mohammed si svegliò del tutto e guardò l'amica. - Ti ascolto- disse - Ho una lunga storia da raccontare...-

KV55-parte diciassettesima-

Nonostante le rassicurazioni di Richard, Alira non riuscì a chiudere occhio, quella notte. Nella sua mente prendevano forma strampalate fantasticherie, che subito sfumavano in incubi agghiaccianti; si rigirò nel letto più volte, ma il sonno non arrivava, o forse, visti gli incubi, era lei che non lo faceva sopraggiungere. Mentre tentava per l'ennesima volta di prendere sonno, si accorse che Richard si era alzato; evidentemente nemmeno lui dormiva... stranamente, però, uscì dalla stanza. - Forse voleva fare due passi- pensò la ragazza, mettendosi a sedere nel letto Guardò l'ora e vide che erano quasi le due del mattino; guidata più dalla curiosità che dal buon senso, dimenticò la promessa fatta e si vestì in fretta. Corse giù nella hall e vide il giovane uscire, dopo aver scambiato due parole con un assonnato portiere notturno. Per non farsi notare, scivolò al di sotto del banco del front office e uscì, sgattaiolando alle spalle di Richard. - Dove sta andando?- si domandò- Sembra avere una meta, non è certo uscito a fare una passeggiata...- Continuò a seguirlo in silenzio e a debita distanza, finchè non lo vide avvicinarsi ad una figura che stava appoggiata alla parete di una abitazione; si nascose dietro un grosso bidone pubblico per l'immondizia e cercò di tendere le orecchie. - Guarda chi si vede!- esclamò la figura, in un arabo perfetto - Taci- lo rimbeccò immediatamente Richard, in tono brusco- che accidenti pensavate di fare, eh?- - Scusami, non volevamo spaventare così la tua deliziosa amichetta... non pensavo mi avrebbe visto- - Crsito, Alì!- imprecò Richard, prendendolo per la maglia e sbattendolo contro il muro- Vi avevo già detto che sono fuori dal giro da qualche anno o sbaglio? Non c'è niente per voi, non sono a caccia di tesori, ma di risposte- - Può darsi... ma cosa cercavi al mercato, ieri?- - Informazioni, te l'ho appena detto! Non siamo qui per qualche affare, non piazzo più roba da anni... stiamo cercando indizi sulla KV55, contento?- Alì spostò Richard e si sistemò la maglia. - Va bene, ti credo- disse- anche perché non ha senso mentire, sai cosa ti succederebbe, vero?- - Le tue minacce non mi spaventano. Fatti vedere ancora e giuro che la polizia sarà tua grande amica!- L'uomo lo fissò con aria di sfida. - Davvero?- lo provocò, facendo un sorrisetto canzonatorio Richard lo afferrò con tutte e due le mani, lo sbattè violentemente a terra e gli puntò alla gola il suo coltellino tascabile. - Non ho voglia di giocare- sibilò- quindi vedi di piantarla, ok? Se ti vedo ancora qui attorno o se Alira mi dice ancora che qualcuno ci segue, sarai tu a finire male... so dove cercarti. Verrò da te e conoscerai il significato del termine "sedersi su di un paletto appuntito", ci siamo capiti? Puoi riferire ai tuoi illustri colleghi che io sono definitivamente fuori- Dopo quel discorsetto, Alì smise di sorridere e se la diede a gambe piuttosto velocemente; Richard ripose il coltello in tasca e si appoggiò al muro, sospirando. - Cristo!- imprecò, dando un pugno alla parete di mattoni Facendo attenzione a non far rumore, Richard rientò in camera, ma non appena mise piede nella stanza, la luce s'accese e il giovane trovò Alira ad aspettarlo, in piedi. - Alira...- - Mi devi delle spiegazioni- esordì la ragazza, seria- ti ho seguito... e ho visto e sentito tutto! Adesso non puoi dirmi di farmi i fatti miei, perchè hai coinvolto anche me!! Conosci l'uomo che ci segue? Chi è? E cosa significa che sei fuori dal giro?- Richard si sedette sul bordo del letto. - L'uomo che hai visto è un contrabbandiere- spiegò- piazza oggetti rubati dagli scavi sul mercato nero egiziano... ci seguiva perchè pensava fossimo a caccia di tesori- - Perché ti conosce così bene?- insistette Alira - Questa non è la prima volta che vengo in Egitto... ci sono già stato un anno fa e, prima ancora, tre anni fa. La prima volta avevo appena finito gli esami del terzo anno ed era uno dei miei primi scavi... mi lasciai coinvolgere da Alì e il suo gruppo, finendo nel giro del mercato nero antiquario. Quando trovavo sullo scavo oggetti piccoli ma preziosi, li rubavo e poi, con il loro aiuto, li vendevo illegalmente a collezionisti che pagavo cifre astronomiche per averli! Il professor Harrison se ne accorse dopo soli due mesi... avrebbe potuto denunciarmi, ma non lo fece, anzi, cercò di aiutarmi a sganciarmi da loro... quando tornai, un anno fa, Alì mi contattò ancora, ma gli dissi che non lo avrei più aiutato, che avevo chiuso e che se mi chiamava ancora lo avrei denunciato alle autorità locali. Dal momento che eravamo coinvolti fino al collo tutti quanti, nessuno ha denunciato l'altro, per non finire a fondo con lui- Alira ascoltò tutta la storia con interesse e senza interromperlo. - Mi tengono d'occhio- proseguì Richard- lo sapevo già, è ovvio... ma non pensavo che Alì arrivasse al punto di spaventarti! Mi dispiace, davvero, non sai quanto. Adesso, però, sai perchè non volevo farti sapere certe cose... come puoi fidarti ancora di me?- Sorridendo, Alira si sedette accanto a lui. - Meno male!- esclamò, sollevata- Adesso che so la verità, mi sento meglio, sai? Le avevo pensate tutte... ma dovevo saperlo che tu sei una brava persona, altrimenti non avresti cercato di proteggermi e ora non saresti stato sincero! Mi fido più di prima, se questo può farti sentire tranquillo. Le persone sincere sono quelle che preferisco!! Inoltre...- Si fermò un momento e guardò il giovane dritto negli occhi. - Tutti sbagliamo- disse- è normale... e non sono certo le nostre azioni a dire chi siamo veramente, ma le nostre scelte! Tu hai scelto di dare un taglio al passato e, secondo me, questo è fantastico. Chi sbaglia e ammette l'errore, ponendovi rimedio, è più ammirevole di chi cerca di non sbagliare mai- Un po' sorpreso, Richard fece un sorriso imbarazzato. - Mi hai lasciato senza parole- ammise- non so cosa dire... sei davvero unica, questo è certo! Ma ti ringrazio- - Fammi solo una promessa: che non mi nasconderai più nulla, ok? Io farò lo stesso! Lo so che andare troppo sul personale non ti andava, però...- - Veramente, l'ho detto perché non volevo che tu sapessi questa storia... dal momento che non ho più nulla da nascondere, non ho ragione di preoccuparmi- - Ottimo! E, parlando di confessioni... scusa se ti ho seguito- Richard rise e Alira si sentì decisamente meglio: era tornato quello di sempre! La faccenda del contrabbando l'aveva un po' affascinata, anche se non era una bella cosa, ma, soprattutto, aveva visto un Richard diverso dal solito... un Richard decisamente interessante; adesso capiva e condivideva i pensieri di Kadija...

mercoledì 21 ottobre 2009

KV55-parte sedicesima-

- Ahh... che meraviglia!- Mentre Richard continuva un po' le ricerche su Nefertiri, Alira si era chiusa nel bagno e si stava godendo un rilassantissimo bagno caldo, in una bella vasca grande e pulita. - Non mi ero resa conto di essere così stanca- si disse, passandosi la schiuma sulle braccia D'un tratto, le parve di vedere Luxor appollaiato sul water. - L-Luxor!- esclamò- Cosa fai qui? Quando sei entrato?- La porta era chiusa e lei era al Cairo, non a casa... come poteva essere lì, il gatto? Eppure, sembrava davvero lui e la fissava con uno sguardo penetrante. Scese poi dal water e salì sul bordo della vasca da bagno. - Non puoi essere qui- mormorò Alira- e cosa ti prende?- Luxor miagolò e fissò la piccola finestra della stanza, proprio sopra la testa della ragazza; ancora incredula, Alira si alzò appena dall'acqua e l'aprì un po': di nuovo quella figura in strada. Richiuse la finestra e tornò in acqua, il cuore a mille. - Quello mi stava spiando...- pensò Si guardò attorno, ma Luxor non c'era più; iniziò quindi a pensare di averlo sognato. - Certo, sono solo stressata- si disse, cercando di calmarsi- è solo stress...- Mentre si autoconvinceva di aver immaginato tutto, qualcosa cozzò contro il vetro della finestrella... un'ombra apparve dall'altra parte del vetro, terrorizzando la ragazza, che gridò. - Alira, che succede?!- esclamò Richard, udendo le sue grida Senza pensarci due volte, Alira balzò fuori dall'acqua, si buttò addosso l'accappatoio e aprì la porta, gettandosi tra le braccia del ragazzo. - Non ho sognato, è ancora lì!- disse, spaventata- Era davanti alla finestra...- Richard guardò dalla finestra e vide distintamente un uomo correre per la strada; l'hotel non era molto alto e, usando come appoggio i balconi al piano di sotto, chiunque avrebbe potuto arrampicarsi fino a dove erano loro. - Dannazione- pensò- questo proprio non l'avevo previsto...- Tornò immediatamente dalla ragazza, che tremava come una foglia e cercò di rassicurarla. - Calmati, adesso, non c'è più- le disse con dolcezza- lo hai visto in faccia?- - N-no...- - Fa lo stesso, l'importante è che non ti abbia fatto niente! Accidenti, ma sei ancora bagnata?! Asciugati, o ti ammalerai- Alira annuì e prese i suoi vestiti da sopra il letto. - Richard...- - Dimmi- - Voltati, grazie- - Eh? Ah, certo, scusami! Immagino tu non voglia certo tornare in bagno...- - Non ci penso proprio!!- - Vuoi che cambiamo stanza?- - No, tanto domani ripartiamo, giusto? Meno male che non c'erano singole disponibili! Di dormire da sola proprio non mi va...- - (...)-