- Ahi, che male… cos’è successo?-
Quando riaprì gli occhi, Ren si ritrovò bocconi sull’erba; era stato sbalzato fuori dal treno. Aveva dolori dappertutto e gli sembrava di non sentire più il suo corpo. Di colpo, il suo pensiero andò a Yelina, En e tutti gli altri compagni.
- Devono essere vivi anche loro!- esclamò, alzandosi in piedi
Si guardò attorno ed individuò Yelina, a pochi passi da lui. Era sdraiata a terra, un po’ scomposta, ma pareva illesa.
- Yelina, mi senti?-
- …Ren?-
- Meno male, stai bene! Riesci ad alzarti?-
- Credo di sì. Gli altri?-
La giovane si alzò con l’aiuto di Ren, ma subito faticò a restare in piedi.
- Io non li vedo, Yelina…-
- Neppure io. Dove saranno? Che siano rimasti sul treno?-
- …fratellino, siamo qui!!-
Udendo la voce argentina della sorella, Ren si sentì sollevato… ma da dove proveniva? Vide En, Mik e gli altri uscire dal vagone ribaltato: erano un po’ emaciati, ma vivi. Corse ad abbracciare la gemella, sollevato.
- Per fortuna state tutti bene!- disse
- Più o meno- rettificò Ivan, sorridendo- i militari non si vedono… spero siano tutti morti-
Olga trafficò in tasca e prese tra le mani tremanti e sporche di terra il cellulare.
- Non c’è campo- annunciò- e ho anche una strana sensazione…-
Yelina tornò a guardare il treno e fece il giro del vagone; quando arrivò dall’altra parte, trasalì.
- Ren…-
I compagni la raggiunsero e videro anche loro ciò che aveva shockato la ragazza: distesi a terra, privi di vita, vi erano i loro corpi.
- Siamo… morti?!- si stupì Olga
- Questa dev’essere quella che si definisce “esperienza extracorporea”- commentò Ivan, fissando i cadaveri
- Allora, non siamo sopravvissuti al deragliamento?- domandò En, sapendo già la risposta
- Esatto- confermò mestamente Mik- siamo morti tutti…-
- Ma…- intervenne Irina- adesso? Scusatemi, i morti non vanno nell’aldilà? Perché siamo ancora qui? Cosa siamo?-
- Già, cosa siamo?- le fece eco En, sconvolta
- Spiriti legati alla terra, come quelli delle nostre leggende popolari- spiegò Ivan- siamo diventati come le creature…-
Yelina distolse lo sguardo.
- Forse, abbiamo qualcosa da fare, qui- azzardò Ren
- Tipo?- chiese Mik
Ren lo guardò e sorrise.
- Non possiamo più morire, giusto? In questo caso, le creature non devono più farci paura! Torniamo a Covasna ad aiutare le nostre famiglie-
- Speriamo di fare in tempo- sospirò Olga- anche se la cosa mi suona ancora strana… è tutto così assurdo e raccapricciante!!-
- Ren ha ragione- disse Ivan- non abbiamo nulla da perdere, ora-
Irina si asciugò le lacrime e annuì; En guardò il gemello e riprese un po’ della sua vitalità.
- Andiamo, allora!- esclamò, alzando un braccio in alto- saremo degli spiriti, ma siamo pur sempre noi, giusto?-
Yelina strinse la mano di Ren nella sua e sorrise.
- Sì, torniamo a Covasna…-
EPILOGO
- Non ci posso credere! È veramente uno schifo!!-
- Oh, scusa… è che i muffin sbriciolano moltissimo!-
- Ma no, non dicevo a te! Leggevo questo misero articolo di giornale… parla dell’incendio che ha letteralmente distrutto la città di Covasna e del deragliamento del treno su cui viaggiavano i ragazzi del posto, che sono morti tutti-
- Sì, lo ricordo. Cos’ha che non va?-
- Possibile che non esista una vera spiegazione? Insomma, un incendio sospetto, direi! E la storia del treno? Perché quei ragazzi erano tutti a bordo, da cosa scappavano? Temo che il governo rumeno abbia insabbiato tutto per qualche ragione politica…-
- Ti stupisce? Lo sai che il governo fa i suoi sporchi interessi-
- Un’intera città completamente cancellata dalle fiamme e i suoi abitanti deceduti… nessuno si domanda come mai?-
- Forse, la gente, vuole evitare di porre domande scomode…-
- Già… oh, ferma l’auto, ci siamo!-
La vecchia Mercedes nera frenò vicino ai resti carbonizzati di quelle che, fino a pochi mesi prima, erano state le abitazioni di Covasna. Una donna dai capelli biondi scese dall’auto, seguita da un uomo con un lungo impermeabile beige.
- Che diavolo sarà successo?- borbottò
- Guarda, Ingrid!- esclamò il compagno- Hai letto questo cartello? Hanno intenzione di radere al suolo tutto e costruire nuove case e un centro commerciale!-
La donna corrugò la fronte e osservò il desolato panorama.
- Ironico- commentò- un villaggio residenziale sorgerà sulle rovine di una città bruciata misteriosamente… è come voler mettere a tacere anche i morti-
- Sono in parte d’accordo, sai? Questo posto è tetro…-
- Saranno gli spiriti degli abitanti- scherzò Ingrid- la sai una cosa, Costantinov? Ho preso una decisione!-
- Cosa?-
- Da brava giornalista quale sono, svelerò a tutti ciò che è successo qui! Dovessi metterci tutta la vita, lo farò-
- Me lo aspettavo. Naturalmente, io sono con te!-
- Lo so, sei un ottimo assistente-
Costantinov sorrise e diede un calcio ad una pietra fuligginosa.
- Io ti seguo sempre, ma ora possiamo andare? Mi sento a disagio-
- Va bene-
I due giornalisti risalirono in macchina e Costantinov mise in moto.
- Torniamo a Bucarest?- domandò alla collega
- No, andiamo a Costanza- rispose Ingrid- voglio interrogare le autorità! Loro hanno scoperto tutto e loro mi diranno ciò che sanno, dato che gli abitanti non possono più parlare-
- Ricevuto. Hai già pensato al tipo di articolo?-
- Più o meno… intanto è meglio raccogliere prove! Ma ho già delle idee interessanti… dai, accelera, voglio arrivare prima di domani-
Ingrid accartocciò il foglio di giornale con l’articolo sull’incendio e lo gettò fuori dal finestrino, osservandolo volare via, mentre l’auto schizzava veloce sulla strada, allontanandosi da Covasna.
=Fine=

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