- Accidenti a questo vecchio treno!- brontolò Ren, cercando di entrare nella locomotiva- Il portello del tetto è arrugginito!!-
Cercò di girare il pesante maniglione di ferro con tutte le sue forze, invano.
- Perché tocca sempre a me?!-
Si tolse guanti, giaccone e sciarpa e si arrotolò le maniche della felpa.
- A noi due- mormorò
Tentò nuovamente di far girare il maniglione circolare per aprire il portello, questa volta mettendoci ancora più forza di prima, tanto che ebbe la sensazione che le vene potessero esplodergli da un momento all’altro… udì un fastidioso cigolio e, di colpo, la maniglia girò con un potente scatto.
- Yatta[1]!- pensò, sorridendo
Si rivestì e scese nella locomotiva, tenendosi una mano sulla bocca per non respirare quei fumi densi e malsani.
- Motoventilatori- riflettè- dove aveva detto Ivan che si trovavano?-
Alzò lo sguardo e li vide, esattamente sopra la sua testa: grosse eliche, impossibili da confondere. Pensando, allora, che il serbatoio fosse sotto di lui, s’inginocchiò e cercò una botola o un’apertura. Dopo alcuni minuti di ricerca, trasalì.
- Non c’è, maledizione…- mormorò- non c’è un bel niente che assomigli ad un portello! Il metallo è troppo spesso, come bucherò il serbatoio?-
Non sapendo come gestire simili situazioni, si lasciò sopraffare dal panico; solo quando alla mente gli riaffiorò la promessa fatta a suo zio, riprese il controllo.
- Devo calmarmi- pensò- se mi metto a pensare, anche il mio cervello impolverato funzionerà e qualcosa mi verrà in mente! Sono su un treno… un treno…-
Mentre rifletteva, gli venne in mente che battuta avrebbe sicuramente fatto la sorella nel vederlo compiere quelle azioni, sicuramente avrebbe riso del suo ruolo di agente segreto un po’ sgangherato. Si mise a fissare il serbatoio, come incantato, ma in realtà stava macchinando qualcosa.
- …a proposito di film!- esclamò, dandosi una pacca leggera sulla fronte- Di solito, nelle pellicole di spionaggio dove ci sono dei treni, per fermarli o deviarne il corso si opta sempre per la rottura della leva del cambio binari… potrei mettere fuori uso la sala comandi e vedere se trovo un attrezzo per rompere il metallo! Ci sarà di certo una cassetta per gli attrezzi, lì-
Attraversò senza indugio i complicati meccanismi del treno e giunse alla cabina di pilotaggio; trovò la porta aperta e, quando fu dentro, non poté non notare il sangue schizzato sul vetro di fronte a lui e anche sui comandi. Deglutì e fece per avanzare, ma trovò un ostacolo che lo fece inciampare: il cadavere del macchinista. Notando il foro di proiettile sulla fronte, gli occhi sbarrati e una pozza di sangue sotto il corpo, Ren indietreggiò.
- Lo hanno freddato- pensò, sentendo il proprio stomaco rivoltarsi
Capì immediatamente che non c’era tempo, doveva fare alla svelta, se non voleva che lui o qualcuno dei suoi amici facesse la fine di quell’uomo… nonostante la nausea e l’orrore per quel corpo insanguinato ai suoi piedi, si mise a frugare convulsamente in ogni angolo, sperando di trovare la sospirata cassetta degli attrezzi; notò un armadietto sigillato con un pesante lucchetto, addossato alla parete alla sua destra e tentò di aprirlo, senza risultato. Si voltò per cercare un piede di porco o qualcosa per far leva, ma l’unico oggetto utile che vide furono un paio di cesoie, che spuntavano da una tasca della tuta insanguinata del macchinista.
- Ren, sei veramente uno sfigato- si disse, avvicinandosi con riluttanza al cadavere a terra
Sfilò le cesoie quasi ad occhi chiusi, avvicinando le dita lentamente e poi afferrando l’oggetto con una velocità degna di un borseggiatore. Si ritirò con altrettanta velocità, ansimando, e le cesoie gli caddero a terra, facendo un po’ di fracasso.
- Baka[2]!- imprecò, raccogliendole- ho le mani sudate, lo sento persino attraverso i guanti…-
Prese un bel respiro, saltò il corpo imbrattato di sangue e si avvicinò alla leva del cambio.
- E’ fissata a terra con delle viti- osservò- con che cosa diavolo le svito?!-
Dovette accontentarsi di una molletta per capelli della sorella, recuperata in tasca del giaccone; per la prima volta in vita sua, fu felice del fatto che En avesse lasciato in giro le sue cose.
Iniziò con pazienza a svitarle, cercando di fare in fretta, ma anche di non esagerare, per evitare di rompere la molletta; quando ebbe finito, tranciò qualche cavo e spostò la sua attenzione sui comandi. Afferrò le grosse cesoie con entrambe le mani, le sollevò in alto e, con tutta la forza di cui indicatori di pressione e di calore.
- Spero che sia sufficiente- si augurò
Guardò il suo orologio da polso e si accorse che, da quando era entrato nella sala macchine, non erano trascorsi più di dieci minuti, mentre a lui era parsa un’eternità.
- Ottimo, ci ho messo davvero poco! Adesso non mi rimane altro che quel maledetto serbatoio… spero che queste cesoie trancino anche la lamina di metallo-
Tornò sotto i motoventilatori e tentò di bucare con le cesoie il metallo che ricopriva il serbatoio; colpì il punto che gli parve più sottile e insistette senza arrendersi, finché non riuscì a provocare un foro del diametro di qualche centimetro. A quel punto usò le cesoie per tranciare il metallo e sollevarlo. Finalmente intravide il liquido del serbatoio e, a quel punto, immerse una mano, nella quale teneva saldamente le cesoie, tentando di creare un altro foro.
- Ancora uno sforzo e ci siamo- sbuffò, grondando sudore
Capì che aveva bucato il metallo, quando vide il livello del carburante diminuire lentamente, riversandosi sulle rotaie sotto di lui.
Senza perdere tempo, ritrasse la mano e uscì dalla locomotiva, risalendo da dove era arrivato, ma venne costretto a fermarsi a pochi passi dalla carrozza in cui si trovavano Yelina e gli altri; si appiattì sul tetto e sbirciò di sotto: il vagone brulicavano di militari.
- Merda!- imprecò tra i denti- Come faccio a tornare dagli altri? Se mi muovo, mi sentiranno!-
Si spostò leggermente e sentì il peso delle cesoie in tasca del giaccone… certo, le cesoie! Con estrema delicatezza, si alzò in piedi, prese l’oggetto dalla tasca e lo scagliò sul tetto metallico di qualche vagone più indietro; attirati dal rumore, i militari si precipitarono in quella direzione. Soddisfatto del lavoro, Ren si spostò sul vagone successivo e, invece di scendere per il portello, rischiando di fare rumore, osservò con interesse il finestrino.
- Sicuro! M’infilerò dal finestrino, dato che è aperto-

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