venerdì 23 dicembre 2011

Covasna-parte 25-

La reazione dei ragazzi alla notizia di dover lasciare Covasna fu, ovviamente, tutt'altro che positiva. Nessuno voleva restare, ma il pensiero di andare in un posto sicuro mentre i genitori restavano, non piacque per nulla ai ragazzi... tuttavia, con mano ferma, gli adulti convinsero o quasi costrinsero, i figli a lasciare la città nel giro di pochi giorni, prima dell'arrivo dell'ONU a complicare la situazione già difficile.
A Ren, Mik e Ivan, sicuramente i più affidabili, il sindaco Tereshenko affidò la vita di tutti i compagni, anche per responsabilizzarli, dato che da quel momento avrebbero dovuto cavarsela da soli per un po'; erano giorvani, intraprendenti e tutti coraggiosi, si poteva contare su di loro.
E così, pian piano, Covasna iniziò a svuotarsi dei suoi abitanti...

Quando il primo, timido raggio di sole bucò il cielo plumbeo e il vecchio campanile rintoccò le sei del mattino, tutti i ragazzi di Covasna uscirono silenziosamente dalle loro abitazioni, dirigendosi alla stazione. Erano nemmeno una ventina, tutti tra i 16 e i 18 anni, tra loro vi erano anche Ren e la sorella, Mik, Yelina, Olga, Ivan e Irina. I più piccoli avevano già lasciato la città il giorno prima.
Erano davvero pochi, ma ciò li avrebbe avvantaggiati, perchè sarebbero stati veloci e di certo avrebbero dato meno nell'occhio di una carovana di centinaia di persone.
- Accidenti, la stazione ferroviaria di prima mattina è spettrale!- rabbrividì Irina, strofinandosi le braccia
- Se avevi tanta paura, dovevi andare coi bambini- la prese in giro Ivan
Irina gli fece una linguaccia e tentò di colpirlo con un calcio allo stinco, che ovviamente il ragazzo schivò con facilità, tuttavia dentro di sè lo ringraziò: stava solo cercando di aiutarla a stare più tranquilla.
Gli altri compagni di scuola risero a quella divertente scenetta, ma Yelina si accorse dell'espressione seria e corrucciata di Mik.
- Mik, perchè quella faccia?- chiese
- Niente, ho solo una brutta sensazione...- rispose lui, in tono stranamente preoccupato
- Che intendi?-
- Mi sembra tutto troppo facile! Insomma, sono riusciti tutti a filarsela senza problemi e sembra che le cose vadano bene anche per noi... vuoi farmi credere che non hai pensato anche tu che, in realtà, dei militari erano già appostati fuori città?-
Yelina abbassò lo sguardo: sì, ci aveva pensato eccome, probabilmente Mik aveva dato voce alle paure di tutti i presenti, che divennero pensierosi.
- Ragazzi, arriva il treno- annunciò Ren, spezzando il silenzio che si era creato
En e Olga voltarono lo sguardo in direzione del vecchio orologio della stazione. Esattamente una manciata di secondi dopo, il treno annunciò il suo arrivo con un fischio acuto e si fermò con un assordante stridio, avvolgendo i giovani di un denso fumo biancastro.
- Anche il treno è antiquato, qui- brontolò En, salendo a bordo, ripensando ai tecnologici e modernissimi treni giapponesi dello Shinkansen che abitualmente utilizzava a Tokyo
Yelina, proprio dietro di lei, esitò un momento, volgendo gli occhi azzurri all'indietro.
- Va tutto bene?- le domandò Ren
- Sì, solo... andrà davvero tutto bene?-
- Lo spero, Yelina...-
Annuendo, la giovane si fece coraggio e salì a bordo con il resto dei compagni.

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