giovedì 13 gennaio 2011

Covasna

"... quando il cielo si squarcerà e saranno dispersi gli astri e confonderanno le loro acque e i mari e saranno sconvolti i sepolcri, ogni anima conoscerà quel che avrà fatto e quel che avrà trascurato!" Corano, Sura LXXXII, AL-Infitar (Lo Squarciarsi) Novembre 2006, Covasna (Romania) - Ancora non capisco perchè gli zii siano venuti ad abitare qui...- disse En, stringendosi nel cappotto - Lavoro- borbottò distrattamente il fratello, levandosi gli occhiali da sole per vedere meglio la piantina della città - Dove siamo?- chiese En, cambiando discorso - Di preciso non lo so, ma dovremmo essere vicini alla piazza- rispose Ren, seguendo con lo sguardo una strada sulla carta- vuoi vedere il centro storico?- La sorella aggrottò le sopracciglia, osservando il fiato che si condensava nell'aria. Altro che visitare il centro storico, En voleva solo tornare a casa! Quella cittadina aveva qualcosa di sinistro, inoltre era spoglia e antiquata, ma soprattutto lontana dal Giappone migliaia di chilometri. - Com'è che si chiama, 'sto posto?- - Dovrebbe pronunciarsi "Covasna"...- - Va bene, va bene. Hai detto che siamo vicini alla piazza, no? Vediamo se in centro ci sono dei negozi decenti, anche se dubito, visto il mortorio che è questo posto...- Ren si ficcò la piantina nella tasca posteriore dei jeans e con la sorella s'incamminò per una stradina che, secondo la carta, li avrebbe condotti in centro senza troppi cambi di direzione. Una volta giunti a destinazione, il giovane si rese conto che la sorella aveva visto giusto: il fantomatico "centro storico" non era molto più grande di un parcheggio e consisteva in botteghe dalle lugubri insegne in legno, vecchie e tristi, alternate a qualche negozio dalle dimensioni di un bugigattolo e un solo bar, solitario e buio; non vi erano vetrine accattivanti e colorate e la statua barocca nel centro della piazza intimoriva, più che un angelo nell'atto di scoccare una freccia pareva un demone appena uscito dall'inferno. Forse a causa del freddo, la fontana sulla quale poggiava la scultura non zampillava d'acqua. I ciottoli piatti e consumati della piazza erano bagnati dall'umidità e un po' scivolosi, ma estremamente ordinati e puliti. Nè una cartaccia nè un mozzicone erano abbandonati a terra con maleducazione. L'insieme dava un senso di antico, come se Covasna fosse stata costruita in un tempo ancestrale, ma a parte l'interesse storico, era estremamente desolante. - Ma qui non c'è niente!- ptotestò En- Rimpiango i negozietti alla moda a 500 yen delle vie di Shibuya...- - Già, pare che non ci sia molta vita- ammise Ren, guardandosi attorno- sorellina, laggiù c'è un bar! Vuoi fermarti a bere qualcosa?- - Perchè no, mi era giusto venuta sete-

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