martedì 14 dicembre 2010

James Ford conosce Steave Butler

- Ford... non so ancora per quanto mi tratterrò dallo strangolarti!- - Vediamo, vediamo... almeno finchè non l'avrò aiutata a pagare tutti i suoi debiti, dico bene? Ah, ho degli arretrati che vorrei vedere nella mia prossima busta paga, grazie- Calistus Gordon sospirò, massaggiandosi le tempie. - A proposito- riprese James- non ho mai capito perchè nel mio ufficio ci sono due scrivanie, se il suo è nell'altra stanza- - Prima che tu arrivassi qui, otto mesi fa, pensavo di assumere almeno due dipendenti- spiegò Gordon - Ha una valenza simbolica il due? Oppure è il massimo di persone che può permettersi di pagare?- - La seconda...- - Be', allora meglio uno solo! Lavoro quasi non ce n'è, al momento non potrebbe permettersi un altro stipendio, no?- - Hai ragione, in effetti, ma continuo comunque a sperare nella ripresa e nell'arrivo di un altro membro della squadra- - In ogni caso è solo una speranza. E poi, chi è il pazzo, o il disperato, che verrebbe a lavorare qui?- Si udirono dei passi sulle scale scricchiolanti e poi un bussare alla porta: ecco la risposta alla domanda di James, forse. Gordon andò ad aprire e gli comparve davanti un giovanotto dai capelli rossicci, occhi verdi incredibilmente tranquilli e un paio di occhiali da vista. Indossava abiti modesti ma di buona fattura, un po' eleganti. - Buongiorno- lo salutò cortesemente, con un vago accento irlandese- è lei Calistus Gordon?- - In persona- rispose l'uomo- prego, accomodati, ragazzo!- Fece entrare il suo giovane ospite, la cui attenzione venne immediatamente catturata dall'altra persona presente nella stanza. - Lui è il mio collega, James Ford- James si alzò dalla scrivania e andò a stringere la mano al ragazzo. - Piacere, sono Steave Butler- si presentò, sorridendo timidamente - Cosa possiamo fare per te?- intervenne Gordon - Ho letto sul quotidiano che cercate dipendenti per un lavoro e così...- - Scusami- gli si rivolse James- sei pazzo o disperato?- Gordon avvertì un istinto omicida pervadere il suo corpo, ma Steave non parve offendersi per la domanda, al contrario, si mise a ridere. - Direi disperato- ammise- ho assolutamente bisogno di un lavoro!- - Allora, direi che sei la persona giusta, al posto giusto e nel momento giusto- dichiarò James- che altri lavori hai fatto, prima?- - Ero una specie di factotum... ho fatto il cameriere, ho lavorato all'ufficio del catasto di Plymouth, il supplente di matematica in una scuola media e così via. Il mio ultimo lavoro è stato come fattorino per una ditta locale- - E cosa saresti tu, invece?- - Sono diplomato... geometra- - Un geometra che ne può sapere di paranormale?- si chiese Gordon - Hai fatto anche il laapiatti?- incalzò James - Sì, anche quello- - Ma che diavolo centra?- pensò Gordon, sconvolto dall'apparente insensatezza delle domande di James - Anch'io!- esclamò James- Alle superiori ho lavorato un annetto da Reynold's, vicino a Trafalgar Square- - Ma è dove ho lavorato io fino a sei mesi fa!- - Strana coincidenza, eh?- - Ah-ahm- Calistus Gordon si schiarì la voce, attirando l'attenzione dei due giovani. - Dolente d'interrompervi- disse- ma penso sia il caso di parlare di lavoro!- - Sì- assentì Steave - Signor Butler, con tutta sincerità non penso che questo sia il lavoro per un giovane come te- proseguì Gordon- qui abbiamo a che fare con il paranormale... questioni occulte, esoteriche e forse favolistiche! E c'è da rischiare la pelle, a volte- Steave deglutì rumorosamente. - Non sono d'accordo- sbottò James- deve decidere lui!- - Come vuoi- sospirò Gordon - Ancora una domanda, Steave. Come te la cavi col quadrato magico?- - Oh, bene, soprattutto quello con i numeri! Ho molta pazienza per i rompicapi e la logica- Sorridendo, James Ford schioccò le dita, compiaciuto. - Assunto- decise - Come?- esclamò Gordon- Non puoi decidere tu!- - Ma io voglio che sia lui il mio collega- insistette James- è perfetto, direi complementare! Il compagno di lavoro ideale- Steave, lusingato da quei complimenti, arrossì. - Si fidi di me, Gordon... è quello giusto- - In fondo ci dovrai lavorare tu, Ford, quindi... andata. Allora, Steave Butler, accetti il lavoro?- Steave Butler, irlandese naturalizzato inglese, mai avrebbe pensato che un giorno la sua vita monotona sarebbe cambiata in quel modo... certo, il lavoro lo intrigava, ma era più il suo bisogno di novità, di uscire dalla routine a guidarlo, oltre che la sua curiosità verso James Ford. Voleva conoscere quella persona fuori dal comune, pensava gli avrebbe portato qualcosa di buono; aveva sentito un'affinità fin da subito: forse era lui la persona di cui aveva bisogno, ciò che cercava da tempo. - Accetto- rispose

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