giovedì 9 dicembre 2010

Cap. XIV: Il destino di un re

Gli stretti e lunghissimi corridoi del palazzo formavano un dedalo intricatissimo che pareva un labirinto. A volte dovevamo cambiare bruscamente percorso o nasconderci, il che ci rallentava e rendeva la nostra fuga alquanto difficoltosa. Come se non fossimo già nei guai, non riuscivamo bene ad orientarci e Ran faticava a starci dietro a causa del dolore alla ferita. - Vee, fermiamoci un attimo, Ran non ce la fa!- Vee si assicurò che non ci fossero soldati nei paraggi e annuì. - Mi dispiace, vi rallento- ansimò Ran, appoggiato al muro- ma ho la testa che gira e mi sembra di essere pesantissimo!- - Non preoccuparti, non è per colpa tua se ci siamo persi- lo rassicurò Vee- accidenti a Ki! Lo avevo lasciato all'entrata, dove può essere finito?- Mi sporsi con cautela dalla finestra accanto a Ran e guardai di sotto: il corridoio dava su un magnifico giardino pensile che mi fece pensare alla descrizione dei leggendari giardini pensili di Babilonia. Gli alberi e le piante erano rigogliosi, i fiori lussureggianti e policromatici scintillavano come gemme preziose su un tappeto verde brillante e vitale. Vi erano rampicanti di forme e colori stranissimi! Tutta quell'abbondanza di cromatismo e natura era dolcemente accarezzata dalla rugiada, che riluceva qua e là sulle foglie vigorose o sui delicati petali dei fiori. Ciò che attirò maggiormente la mia attenzione, però, fu un movimento tra quel fogliame; qualcuno correva tra gli alberi e i cespugli. Mi sporsi ulteriormente, per cercare di mettere a fuoco, ma l'altezza a cui mi trovavo m'impediva di distinguere chiaramente le forme... aguzzai la vista, strizzando gli occhi modo innaturale e doloroso, fino a capire di che si trattava: era Ki. Dietro di lui, pistola alla mano, correva Kairone. - Sono nel giardino!- esclamai, voltandomi verso Vee Vee si affiancò subito a me. - E come ci sono arrivati?- brontolò- Maledizione, dobbiamo trovare il modo di scendere...- Mi accorsi che una robusta e nodosa liana s'inerpicava lungo la parete accanto alla finestra, proprio a pochi centimetri dal davanzale. Pareva piuttosto resistente. - Io scendo da qui- dichiarai, salendo in piedi sul davanzale- la liana qui accanto è bella grossa e dovrebbe reggere il mio peso!- - Aspetta, sei matta?- protestò Ran- E se invece non tiene e cadi di sotto? Rischi di romperti l'osso del collo...- Guardai in basso e provai una leggera vertigine. - Potrebbe anche essere- ammisi- ma se non ci provo, non lo saprò mai!- - Leara, aspetta un attimo- intervenne Vee- troviamo il modo d'incontrarci nel cortile! Noi torneremo a guardare la planimetria e cercheremo il modo di scendere, ma tu fai attenzione, capito? Niente gesti avventati e reggiti bene- Annuii e mi voltai, dando le spalle al vuoto, allungai la mano destra per afferrare la liana, che sentivo bagnata sotto le palme delle mani, mi aggrappai e mi preparai scendere. Puntellai i piedi contro il muro per aiutarmi e iniziai la mia impervia discesa.

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