martedì 9 novembre 2010

L'arrivo nella Capitale-parte 4-

Entrai con tranquillità apparente in banca, ma dentro mi sentivo agitata come le onde del mare durante una burrasca. Ki mi seguì con altrettanta, misurata indifferenza. Un'impiegata alzò lo sguardo su di noi e mi sorrise gentilmente. - Spero vada tutto bene- mi augurai, ricambiando il sorriso Ki si avvicinò alla donna e finse di essere interessato ad aprire un conto, iniziando una conversazione molto gradita alla bancaria, che con incredibile zelo spiegò tutte le informazioni a sua disposizione. Io rimasi indietro, aspettando il segnale... mi sistemai su alcune poltrone vicino all'entrata e sfogliai una rivista. Approfittando di una distrazione momentanea della donna, Ki si voltò verso di me: era il mio momento. Posai la rivista, mi portai una mano alla bocca dello stomaco e iniziai a lamentare dei dolori lancinanti, finendo sdraiata scompostamente sulla poltrona. I pochi impiegati rimasti in banca corsero per vedere cosa stava succedendo, lasciando le loro postazioni. Con una rapidità degna di un rapinatore, Ki scavalcò il bancone di legno e si piazzò alla postazione computer della bancaria, iniziando a trafficare con il mouse; facendo attenzione alle telecamere, stampò qualcosa e poi infilò il foglio in una strana e rumorosa macchinetta, dalla quale uscirono parecchie banconote di grosso e medio taglio. Terminato il lavoro (che non durò più di due minuti), scavalcò di nuovo il bancone con agilità e venne da me. - Non preoccupatevi, penso io a lei- disse, prendendomi in braccio- è mia sorella... la porto in ospedale- La donna con cui Ki aveva parlato prima annuì, l'aria preoccupata e ci osservò uscire dall'edificio e sparire dietro l'angolo. - Bel lavoro- si complimentò Ki, posandomi a terra - Grazie... a te com'è andata?- - Bene. Temo che qualche riccone si troverà decurtato di un paio di milioncini, ma sinceramente la cosa non mi preoccupa!- Spalancai gli occhi, sorpresa. - Milioni?- ripetei- Pensavo avresti preso lo stretto idispensabile!- - Spendere questi soldi nella Capitale è cosa da poco, visto il costo della vita. Meglio avere un bel po' di contante, non si sa mai- - Sì, forse hai ragioni... ma li hai ficcati tutti in tasca del giubbotto?- - Già, e iniziano a pesare- Ci pensai un istante, poi lo afferrai per una maica e lo portai in un vicolo isolato, dove gli proposi di consegnarmene la metà: li avrei messi nel mio zaino e, in caso di rapina, avremmo potuto salvarne almeno la metà. Ci dividemmo furtivamente le banconote e tornammo con passo svelto al punto d'incontro con Vee e Ran; l'ora stabilita era passata da un pezzo. Come avevamo immaginato, i nostri compagni ci aspettavano da un po' e avevano trovato il posto adatto, un anonimo motel fuori città con un grande parcheggio sul retro e gestori assolutamente insignificanti. Avevamo sperato in una camera quadrupla, per non doverci dividere, ma le stanze erano esclusivamente doppie. - Visto che non abbiamo scelta, meglio dividerci in modo da bilanciare le forze- disse Vee - Giuto- assentii- allora, io e Ki alla 102 e tu e Ran alla 104?- - Perfetto!- Lanciai un'occhiata a Ran e sorrisi: avevo immaginato che volesse restare in camera con Vee. Prendemmo le chiavi alla reception e, dopo aver pagato in anticipo, salimmo le scale per accedere alle nostre stanze: non erano molto spaziose, ma decisamente pulite. Avevo sempre sentito dire cose poco piacevoli sui motel, che venivano definiti posti squallidi per camionisti, gente al verde o coppie in cerca d'intimità, ma le stanze erano ordinate e discretamente arredate. - Ah, certo, avrei dovuto aspettarmelo- borbottai, notando il letto matrimoniale - Che hai detto?- - Niente, parlavo tra me e me! Non è male, vero? C'è una finestra minuscola, niente tv e radio, però è tutto pulito...- - Be', è comunque un motel- - Già... c'è solo una cosa che mi lascia poco convinta- Ki seguì il mio sguardo e osservò il letto. - Ah, no no, non quello- dissi- il bagno! Potresti fare un'ispezione? Non vorrei ritrovarmi addosso scarafaggi o altre bestiacce!- Ki rise, ma andò ugualmente a guardare in tutti gli angolini della stanza da bagno. - Niente pericoli- annunciò- penso che tu possa stare tranquilla!-

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