giovedì 18 novembre 2010

La città sepolta-parte 1-

Ki si fermò e, anche se non vedevo chiaramente il suo volto, sapevo che stava pensando. - Ci stavo pensando anch'io- ammise- potrebbe essere!- - Sarebbe fantastico, ma ammetto che la cosa mi deluderebbe anche- continuai- inosomma, tutto ciò che resta è questo? Pensi sia stato Kairone a nascondere le rovine?- - Non mi stupirebbe. C'è chi dice che Gandara fosse la capitale del Primo Imperatore, anche se non possiamo essere sicu...- Si bloccò di colpo, come se avesse dimenticato le parole, ma ben presto m'accorsi che stava fissando qualcosa: una snella colonna scanalata in stile ionico, con una delle eleganti volute ancora intatta, l'ovulo perfetto e armonioso. Lo zoccolo su cui poggiava era sgretolato quasi interamente e il raffinato capitello indistinguibile, benchè i triglifi e le metope dell'architrave fossero ancora in parte visibili. Al centro del fusto, in rilievo, vi era scolpito qualcosa che rassomigliava ad uno stemma. - E' uno stemma nobiliare?- domandai- Di che casato?- - Non vedo bene da qui. Avviciniamoci di più- Avanzammo in direzione della colonna e Ki puntò la luce della pila elettrica sullo stemma: un'aquila reale ad ali spiegate che reggeva negli artigli due sfere, mentre rovi intricati s'inerpicavano alle sue spalle. Era familiare, dove lo avevo già visto? Mentre mi sforzavo di ricordare, Ki prese tra le mani la sua croce. - Lo stesso stemma della croce...- mormorai - Sì, infatti- confermò lui- cosa significherà?- - Non lo so, nemmeno sappiamo cosa sia realmente questo posto! Forse è davvero il caso di cercare in biblioteca, no? Mi stai ascoltando?- Quando lo vidi ancora immobile a fissare la colonna, capii che non aveva sentito una sola parola di ciò che avevo appena detto. Riuscivo a capire come doveva sentirsi, un altro indizio che lo portava un passo più vicino alla verità; tutto ciò, però, non faceva che rafforzare in me la convinzione che Ki fosse di origni nobili e che quello fosse lo stemma del suo casato. - L'aquila che regge due sfere- riflettei mentalmente- l'aquila è un simbolo molto comune, ma non capisco cosa rappresentano le sfere... perchè due? E i rovi? Ah, potrei lambiccarmi il cervello per settimane!- Dal soffitto piovve sulla mia testa una leggerissima sabbiolina e si staccò una falda d'intonaco, che si sbriciolò prima di toccare terra. Alzai lo sguardo e mi parve di sentir vibrare tutto, come se mi trovassi sotto al ponte di una ferrovia. I rumori esterni, anche se attutiti, arrivavano alle mie orecchie: persone che parlavano, mezzi pubblici in movimento. - Ki, penso sia meglio uscire- suggerii- lo senti? Inizia ad esserci gente per le strade, devono essere come minimo le sei del mattino!- - Sì, hai ragione- assentì lui- ma dici che abbiamo fatto venire già le sei?- - Non so da quanto siamo qui...- Un rumore molto più forte ci fece sussultare: il portone dell'archivio era stato aperto e ben presto si sarebbero accorti dei segni di effrazione che avevamo lasciato. Senza fiatare, Ki mi afferrò per un braccio e mi trascinò con lui. - Aspetta, come usciamo se non possiamo risalire?- domandai, arrancando per stare al suo passo - Sono già dentro, tra poco scopriranno la voragine- rispose Ki- sono certo di aver visto una scala di ferro, quando siamo precipitati- - Ne sei certo? O speri sia così?- Ki non rispose. Sospirai e lo seguii, fidandomi di lui, dato che io non avevo visto assolutamente nulla... superata nuovamente la voragine, vidi la scala a pochi metri di distanza. - Eccola- bisbigliò Ki, illuminando i pioli arrugginiti

Nessun commento:

Posta un commento