mercoledì 3 novembre 2010

Ciò che resta-parte 2-

Viallaggio Aka Dopo aver caricato quasi tutte le camionette disponibili con i fuggitivi del campo, l'esercito dei ribelli aveva stabilito di far rimanere con loro solo quei superstiti che non possedevano un luogo in cui tornare e di rimandare a casa tutti quelli che avevano ancora una dimora o una famiglia. Al villaggio Aka, come in molti altri, venne posta una guarnigione a protezione della popolazione dagli occhi rossi, in modo che i soldati imperiali non potessero più imprigionarli. - Grazie infinite per averci riportato a casa!- disse la nonna a Zes, quando furono in casa nostra, seduti in cucina a prendere il tè - Di niente- fece lui, facendo roteare una monetina sul tavolo- piuttosto, sei certa di voler restare qui? Abbiamo messo degli uomini di guardia, ma non è detto che siate al sicuro! Faresti meglio a restare con noi al covo segreto- - No, va benissimo- ribatté calma la nonna, sollevando il bollitore con una presina- questa è casa mia, non voglio andarmene- Zes annuì e la osservò mentre gli versava il tè bollente in una di quelle deliziose tazzine bianche smaltate d'azzurro che conosceva bene fin da bambino. Sorrise quando vide che la sua tazza era sbreccata sul manico, ricordando l'episodio che l'aveva rotta. - Fummo io e Leara a sbreccare la tazzina- disse, in tono nostalgico- non ricordo, quand'è stato? Ah, è passato troppo tempo! Però, mi ricordo che tu ci sgridasti moltissimo, perchè avevamo rischiato di tirarci sulla testa l'intero servizio che tenevi nella vetrinetta- - Già, me lo ricordo- rise la nonna- eravate due piccole pesti... non so perchè decideste di giocare in cucina, ma per poco non vi faceste davvero male! Ma che potevo farci? Eravate piccoli, non potevate capire- - Per certi versi, non capire è più semplice- - Vorresti dire che crescere è difficile! Lo so, tesoro... ma ormai siete tutti degli adulti- - Già...- Da quando le cose erano cambiate, da quando eravamo cresciuti e acchiapparello non faceva più per noi, ogni volta che riaffioravano ricordi dell'infanzia ci assaliva una certa nostalgia... come una febbre benefica e malinconica, che aiuta la mente a rimembrare il tempo in cui i giochi erano tutto ciò di cui potevamo conoscere le regole. Il mondo era difficile per tutti, ma per noi adolescenti lo era ancora di più. Tutto appariva improvvisamente piccolo, mentre prima ci sembrava così enorme da essere quasi immenso; il tempo dei giochi era ormai svanito, per lasciare il posto a quella normalissima crisi d'identità che fa parte della crescita, quando hai mille domande e nessuna risposta, quando vai alla ricerca di te stesso, quando ancora non sai cosa farai della tua vita... quando non sei più bambino, ma neppure adulto. - Hai pensato a noi almeno un pochino, in questi anni?- La domanda parve cogliere Zes alla sprovvista, nonostante avesse ben chiara in mente la risposta. - Che domande!- esclamò- Certo... non me ne sono andato per voi, questo lo sai! Dovevo solo trovare la mia strada, tutto qui- - Non ho mai pensato che tu abbia sbagliato- precisò la nonna, portandosi la tazza alle labbra- semplicemente mi domandavo come stavi, se mangiavi bene, se eri ferito...- - Insomma, ti preoccupi per me ora come quando ero bambino, giusto?- - Non sono capace di fare diversamente. Ancora adesso, mi comporto nello stesso modo con Vee, che è già un uomo! Ci vuole pazienza con gli anziani- - Credimi, sono molto contento che tu ti preoccupi per me... mi reputo una persona fortunata, perchè ho una cosa che molti non hanno- - Cosa?- - Un posto in cui tornare- Sorridendo dolcemente, la nonna si versò altro tè. - Piuttosto che parlare di me- riprese Zes, dopo qualche momento di pausa- ti saresti aspettata la fuga di Leara?- - A dire la verità, no- confessò la nonna- però, dentro di me sentivo che il suo desiderio di andare era forte... sono molto felice che sia con degli amici, soprattutto che abbia conosciuto quel ragazzo di nome Ki- Ripensando a Ki, la donna rimase immobile qualche secondo, riflettendo. - Sai, ora che ci penso bene- disse- appena l'ho visto, mi è parso di conoscerlo! So che è impossibile, dato che non mi sono mai mossa dal villaggio negli ultimi vent'anni, però... forse non ho mai conosciuto lui, ma i suoi occhi mi ricordano tanto una qualcuno- - Chi?- la incalzò Zes, incuriosito - Una persona straordinaria che ho avuto l'onore di conoscere tanto tempo fa...- - Uhm... potrebbe essere un parente, non pensi?- - Oh, sarebbe bellissimo, anche se impossibile! Magari è solo un'impressione... però, se fosse davvero chi penso, sarebbe tutto ciò che ci resta- Zes inarcò un sopracciglio. - In che senso, scusa?- le chiese, lasciando cadere la moneta sul tavolo La nonna Myto si appoggiò allo schienale della sedia, congiunse le mani ossute sul tavolo e osservò la faccia visibile della moneta lucente. - Intendo ciò che resta del nostro Primo Imperatore-

Nessun commento:

Posta un commento