venerdì 12 novembre 2010
Cap. X: L'arrivo nella Capitale (parte seconda)
Quella notte feci un sogno stranissimo: sognai di galleggiare in un luogo senza tempo, uno spazio completamente avvolto dall'oscurità, all'interno del quale fluttuavano miriadi di orologi di ogni foggia e colore. Pendole, quandranti senza alcuna cornice paricolare, orologi da taschino, meridiane... tutti mi circondavano, deformati come se li guardassi attraverso uno specchio d'acqua. Erano differenti, ma le lancette segnavano tutte la stessa ora: le tre e trentatrè del mattino. Mi avvicinai ad uno di quegli orologi per toccarlo e le lancette inziarono a girare vorticosamente, fino a quando non tornarono a segnare quell'ora.
Mi svegliai di soprassalto, sbarrando gli occhi nel buio della stanza; avevo il cuore in subbuglio, la fronte sudata e una sensazione strana addosso, che mi provocava un fastidioso formicolio in tutto il corpo, come quando la pelle pizzica a causa delle febbre. Non appena i miei occhi si furono abituati all'oscurità, riuscii a distinguere la sagoma di un comodino vicino a me e capii di essere voltata verso la porta. Istintivamente cercai la sveglia con una mano e me la portai vicino al viso, per leggere l'ora... le 3:33 del mattino.
- Strano...- pensai
Ancora più strano, però, mi parve il fatto di non udire alcun rumore, tantomeno quello del respiro di Ki accanto a me... immediatamente accesi la luce e mi accorsi di essere sola. Scesi dal letto e mi guardai attorno, presa dal panico; dove poteva essere finito? Quando il mio cervello tornò a funzionare, mi venne l'idea di chiamare Ran e Vee.
Infilatami gli stivali, uscii dalla stanza, venendo inghiottita dalle tenebre del corridoio. C'era qualcosa di angosciante in tutta quella oscurità. Cercai di non farmi assalire dalla paura e bussai alla porta di fronte con una certa veemenza, per essere certa di venire udita. Fortunatamente, Vee aprì la porta in pochi secondi.
- Leara, che succede?- mi chiese
- Ki è scomparso- risposi, agitata- dobbiamo trovarlo!-
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