mercoledì 3 novembre 2010
Cap. VIII: Ciò che resta
Rovine di Chulak
- Siamo davvero sicuri che i ribelli si faranno vivi?-
Il centinaio di persone dagli occhi rossi che avevamo liberato da Borgo Castrum aveva raggiunto Chulak nel giro di qualche giorno e attendeva con ansia e scetticismo l'arrivo dell'esercito rivoluzionario.
L'unico posto sicuro in cui restare era il posto che nessuno conosceva, il luogo di cui spesso si parlava e mai si riusciva ad individuare: il covo segreto dei ribelli. Tutti lo cercavano, ma pareva che solo chi sapesse già dov'era fosse in grado di trovarlo. Ricerche continue da parte dell'esercito imperiale e ricerche a vuoto, che si erano rivelate solo uno spreco di tempo, uomini ed energie.
- Abbiate fede- disse la nonna ad alcuni giovani dall'aria impaziente- potrebbe trascorrere altro tempo prima che qualcuno arrivi... è meglio non sprecare energie-
- Però...-
Il rumore di una camionetta fece allarmare il gruppo, che balzò sull'attenti: nemici o alleati? Poteva trattarsi di un convoglio militare in ricognizione, oppure di un gruppo d'inseguitori provenienti da Borgo Castrum, o ancora potevano essere i ribelli. Non potendo sapere cosa li attendeva, rimasero immobili come statue di cera, i volti pallidi e le membra rigide; l'unico guizzo di vita erano gli occhi, scintillanti fiamme rosse un un mare di ghiaccio azzurrognolo.
La camionetta voltò l'angolo di un edificio crollato e piombò davanti ai fuggiaschi. Era di medie dimensioni e non possedeva insegne o altri segni di riconoscimento. Inchiodò e lo sportello del conducente s'aprì: una donna in uniforme color cachi scese, imbracciando un fucile nero.
- Cosa ci fanno qui tutte queste persone?- mormorò, incredula
Anche lo sportello del passeggero si spalancò e qualcun'altro scese.
- Che succede, Agharta?-
- A dire il vero non lo so... secondo te, perchè ci sono tutte queste persone?-
Il giovane che si era appena rivolto alla donna fece il giro del mezzo e si affiancò a lei. Era un ragazzo sui diciassette, con una fascia rossa tra i capelli e l'aria vispa.
- Zes!-
Il giovane cercò di riconoscere la voce che aveva appena pronunciato il suo nome e fu allora che scorse la nonna Myto.
- Myto...- sussurrò, quasi fosse una domanda- ma cosa sta succedendo?!-
- Stavamo aspettando voi- spiegò la nonna- siamo fuggiti da Borgo Castrum... ci è stato detto che restare qui ad aspettare il vostro arrivo-
- Chi ve lo ha detto?- chiese Zes
- Ce lo hanno detto Leara e i suoi amici-
Zes si appoggiò alla camionetta e fece una risata.
- Mi vuoi dire perchè ridi, adesso?- gli domandò Agharta, spazientita per il fatto che non stava capendo nulla
- Scommetto che c'è lo zampino di Vee- disse Zes, ignorando la domanda della compagna- ci hanno preceduti!-
Agharta sospirò, ormai rassegnata al fatto che Zes non le avrebbe spiegato un bel niente, e aprì il retro della camionetta.
- Ci stanno al massimo venti persone- constatò- sarà meglio mandare altri mezzi-
La donna aiutò a salire un gruppo di persone, tra cui la nonna, e disse agli altri di attendere nascosti l'arrivo di ulteriori mezzi di trasporto.
- Più tardi dovrai raccontarmi tutto- si rivolse Zes alla nonna- voglio sapere ogni cosa!-
- Va bene, lo farò- sorrise lei- ma anche tu... sono anni che non ti vedo, incoscente che non sei altro!-
Al sentire quelle familiari parole di rimprovero, Zes sorrise; erano anni, ormai, che lei non gli rivolgeva le sue materne strigliate. Certo, era cresciuto per farsi sgridare come una volta, soprattutto ora che la responsabilità dell'intero esercito di rivoltosi era sulle sue spalle. La verità era che la sua maturità era avvenuta in fretta e persino al solo guardarlo, la nonna lo aveva capito.
- Parleremo di tutto quanto- le promise- e potrai rimproverarmi quanto vorrai, va bene?-
Si voltò verso Agharta, intenta a raccomandare la massima attenzione alle persone rimaste a terra e le fece cenno d'avvicinarsi.
- Ripartiamo?- chiese lei
- Sì, ora- confermò Zes- contatta via radio Tony e digli di mandare altri mezzi-
- Subito!-
La donna schizzò sul sedile e contattò i compagni.
- Forza, andiamo!- esclamò Zes, chiudendo il retro della camionetta- Abbiamo un po' di strada da fare, quindi è meglio sbrigarsi-
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