lunedì 20 settembre 2010

Cap.II: Fuga nella notte

E così, una notte, mentre tutti dormivano, presi la decisione che avrebbe cambiato per sempre la mia vita... non sapevo dove cercare, non sapevo da dove cominciare, ma ero ben decisa a non arrendermi prima di averci provato. Gandara, la città perduta delle leggende, poteva essere ovunque, oppure poteva trattarsi solo di un mucchio di rovine; del resto, dopo la Guerra delle Lune, molte città erano state completamente rase al suolo o sfollate, quindi esistevano parecchie possibilità che Gandara fosse solo un cumulo di pietre vecchie, per non parlare dell'eventualità che potesse essere sprofondata nel terreno o nell'oceano, o che un'altra città fosse stata eretta sopra le sue macerie. Avevo messo in conto tutto questo, ma il mio innato ottimismo m'impediva di vedere le cose con la giusta razionalità, una pecca d'ingenuità nel mio carattere che avrebbe anche potuto portarmi fuoristrada... avere quindici anni e decidere di lasciare il proprio villaggio natio, la propria gente e la sicurezza delle mura domestiche, può rivelarsi un passo falso oltremodo letale. Pur sapendo bene di non conoscere a sufficienza ciò che mi attendeva fuori dal deserto e pur essendo consapevole della pericolosità del mio gesto avventato, io avevo deciso: non sarei tornata indietro nemmeno ammettendo di essermi sbagliata sull'esistenza di Gandara. Avrei cercato la mia strada altrove, perchè, dopo una simile fuga, tornare indietro sarebbe stato un fallimento decisamente maggiore. Scelsi una notte grigia e oscurata dalle nuvole, più buia del solito, soprattutto perchè non brillava una sola stella nel firmamento e la luna non era ancora sorta; era il momento favorevole per una fuga, poichè avrei potuto approfittare di quella fitta oscurità per eludere la sorveglianza dei militari al soldo del governo che pattugliavano zelantemente il cuore della città. Feci di fretta lo zaino, riempiendolo solo delle cose che ritenni indispensabili, come i vestiti, qualche provvista per il viaggio e i risparmi lasciati dai miei genitori: tutto ciò che mi parve pesante o superfluo lo lasciai a casa, anche se a malincuore. - Nonna... spero che tu possa perdonarmi, un giorno!-

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