domenica 1 agosto 2010

Cap.5: Il manoscritto Voynich

- Bentornati- Gordon era insolitamente di ottimo umore, quella mattina, forse perchè i ragazzi erano appena tornati da una missione ed era il momento di dividere il compenso. - Ah, sì, eccolo- disse James, in tono incolore Passò al datore di lavoro una busta gialla ben sigillata, pensante e rigonfia: le banconote che costituivano la parcella per il lavoro portato a termine. - Bene, a fine mese faremo i conti- borbottò l'uomo, mettendo la preziosa busta al sicuro nella tasca interna della sua giacca- cambiando discorso, Ford... conosci un certo Wilfrid Voynich?- - Mai sentito- confessò il giovane, stringendosi nelle spalle - Mi ha telefonato ieri sera, prima del vostro ritorno, dicendo che oggi sarebbe passato... mi è parso molto agitato! Ha blaterato di un libro maledetto o una cosa del genere- - Questo lavoro è assurdo- intervenne Steave, scuotendo il capo- passiamo mesi a trastullarci e poi il lavoro ci piove addosso in poche settimane!- James fece spallucce e toccò col gomito il collega, in piedi accanto a lui; Steave si chinò su di lui e James gli bisbigliò all'orecchio. - Ho tenuto da parte qualcosa... Gordon è troppo tirchio!- - Spero non se ne accorga...- - Basta farlo sparire in fretta, no?- - Come?- - Non volevi andare a trovare la tua famiglia in Irlanda? Il viaggio in treno è costoso, ma con questi soldi puoi farcela senza pesare su di loro!- Steave s'illuminò. - Ti bacerei ma non posso- mormorò, sorridendo Gordon si voltò verso di loro. - Cosa state complottando?- chiese, guardingo I ragazzi sfoderarono i loro migliori e falsi sorrisi innocenti. Prima che Gordon potesse brontolare sulla loro irriverenza giovanile, un uomo piuttosto curioso comparve sulla soglia dell'ufficio: aveva un aspetto dignitoso, che constrastava con i capelli in disordine e gli occhi cerchiati; aveva l'aria di una persona facoltosa. Reggeva tra le mani tremolanti un libro. - Buongiorno- disse, con cortesia- sono Wilfrid Voynich, sono americano... faccio l'antiquario. Ho telefonato ieri- - Calistus Gordon, ci siamo parlati al telefono- si presentò l'inglese- loro sono James Ford e Steave Butler- Gli occhi stralunati di Voynich si posarono su James, seduto alla sua scrivania. - La sua fama la precede, signor Ford- disse- nei corridoi di Harvard si parla ancora di lei e del suo famoso acume- - Davvero?- fece il giovane, fintamente sorpreso per sembrare modesto- Lei è di Harvard?- - No, ma ho molti amici tra i docenti- rispose- posso chiamarla James? Odio le formalità! Mi ascolti, ho disperatamente bisogno del suo aiuto-

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