mercoledì 21 luglio 2010
Cap. 2: L'enigma di Stonehenge
Il cliente che quella mattina si era presentato all'agenzia di Calistus Gordon era sicuramente l'ultima persona che James Ford si sarebbe atteso. L'uomo alto, vestito di tweed color pulce, dagli occhi neri e sottili come spilli e duri come la roccia era nientemeno che l'ispettore Michael Edrington, di Scotland Yard.
- Cosa ci fa qui un "bobby"?- chiese James Ford, in tono aspro
- So bene che, in passato, io e lei abbiamo avuto degli scontri, signor Ford- parlò l'uomo, pacato- ma avrei bisogno della sua collaborazione-
- Per cosa?-
- Una misteriosa simbologia a Stonehenge-
- Non sono un esperto di simboli, tantomeno pagani...-
Edrington rimase immobile e impassibile come una statua di marmo.
- Sarò sincero, signor Ford- proseguì il poliziotto- non sono certo di credere alle creature a cui lei e i suoi colleghi date la caccia, tuttavia... credo a ciò che vedo. Mi dia retta, questo è un lavoro più adatto a lei che a me. La sua consulenza mi sarebbe preziosa-
- Cosa centra Scotland Yard, allora? Non ha parlato di un "caso"?-
- Un omicidio, per essere esatti-
Steave e Gordon si scambiarono una lunga occhiata.
- Lei è il solo che può svelarci cos'è accaduto- insistette l'ispettore- abbiamo trovato il cadavere di un uomo sulla quarantina, con il cranio fracassato, proprio al centro del complesso megalitico. Il suo sangue è stato usato per disegnare dei simboli sul suo torace-
James riflettè qualche secondo.
- Un rituale- disse- ma non saprei dire quale, devo prima vedere il posto e le foto del cadavere!-
- Quindi mi accompagnerà sul posto?- domandò Edrington, speranzoso
Sospirando, James Ford si alzò dalla sua scrivania.
- Andiamo, Steave- disse semplicemente
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