domenica 11 luglio 2010
Cap.1: il mastino di Londra
James Ford era sempre il primo ad arrivare in ufficio la mattina e l'ultimo ad andarsene la sera: per un motivo o per un altro, il più delle volte finiva per passare la nottè lì.
Da buon collezionista, Gordon amava i libri e si era creato una modesta quanto rispettabile biblioteca privata nel suo ufficio, attiguo a quello di James e Steave; volumi rilegati di filosofia, matematica, storia, astronomia e grandi classici: da Platone a Newton, fino a Conan Doyle e oltre.
Quel pomeriggio, James si era immerso nella lettura di un trattato di astronomia di Isaac Newton e si era accorto, solo dopo averlo ormai terminato, dell'orario che si era fatto: le otto di sera passate. Dopo aver udito la pendola di quercia rintoccare, ripose il volume e tornò nel suo ufficio, per recuperare la sua giacca. Strano a dirsi, pioveva e il cielo plumbeo oscurava Londra come in piena notte.
- Tempo ideale per una passeggiata- ironizzò
Uscì dall'ufficio al secondo piano del numero civico 2 di Baker Street, un edificio vittoriano dall'aspetto austero, con le finestre sporgenti dai ballatoi in legno, vetuste e antiquate; scese le scale di legno cigolanti e giunse in strada. In portone d'entrata, in legno scrostato e dalle vetrate appannate, ancora era spalancato. Lo accostò e si strinse nella giacca, alzando il bavero: niente ombrello e niente cappello, doveva quindi prepararsi ad una doccia fuori programma.
Il marciapiede lucido rifletteva gli edifici e i lampioni gettavano fioche luci sulla strada, in quel momento deserta. Oltretutto, soffiava un fastidioso vento gelido.
Sospirando, il giovane cercò di pensare al calduccio della stufa che lo attendeva nel suo appartamento, unito ad un buon bicchiere di wisky doppio malto: niente di meglio per riscaldarsi dopo una simile giornata.
Un'ombra gli scivolò alle spalle senza troppo rumore.
- James!-
James Ford sussultò e si voltò, trovandosi ad osservare il volto allegro di Chloe Butler, incorniciato dai soliti capelli biondi, mossi, semi coperti da un berretto nero alla moda. Le labbra cremisi erano distese in un sorriso e in mano teneva un grosso ombrello.
- Ah, Chloe... mi hai spaventato-
- Che ci fai ancora in ufficio?-
- Lavoro arretrato. Tu come mai sei a Londra?-
- Per lavoro... ma, scusami, non hai un ombrello?-
Il giovane si strinse nelle spalle.
- Vuoi un passaggio sotto il mio?- propose la ragazza- Ho anche la macchina, se vuoi ti do uno strappo a casa!-
- No, grazie, sono solo due passi- rifiutò James
- Ma ti bagnerai!- protestò lei- Prendi almeno il mio ombrello, no? Me lo riporti la prossima volta che ci vediamo... così sono sicura di rivederti presto-
James la guardò con esasperazione.
- Chloe...- fece, scuotendo il capo
- Lo so- lo interruppe lei, facendo un sorriso colpevole- non c'è niente da fare con te, vero?-
- Mi pareva di essere stato chiaro- ribattè lui- sai che non amo ripetermi! Non lo sono stato, forse?-
Chloe abbassò gli occhi e si spostò una ciocca di capelli dietro l'orecchio.
- Direi trasparente...-
Un'auto passò accanto a loro, sollevando qualche schizzò d'acqua piovana sul marciapiede e James notò, dall'altra parte della strada, qualcosa nascosto in un vicolo; aveva occhi fiammeggianti.
- ... devi scusarmi, ma ora ho proprio fretta! Ci si vede-
Si mise a correre sotto la pioggia, allontanadosi sempre di più dalla ragazza.
- Fantastico- sospirò Chloe
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Innanzitutto COMPLIMENTI dottoressa!!!!!!!!!!!!!Che questo sia solo l'inizio di un brillante futuro!!!!!!!!!!!
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