lunedì 31 maggio 2010

Assassin's Creed-parte 4-

"Black Museum", secondo piano di Whitehall. - Sono qui, sensei!- Il vecchio Tadao Nakamura si voltò verso Gabriel appena lo sentì arrivare. - La Setta ha una missione per te- annunciò- il nome della persona che devi eliminare è Michael Miller. E' un giornalista... molto scomodo a Sua Maestà- Passò al giovane un fascicolo e si mise a camminare per la stanza, le mani dietro la schiena. - Ok- fece semplicemente Gabriel, che si sentiva esplodere la testa - Gabriel... hai l'aria stanca- osservò Nakamura - Non ho dormito- ammise il giovane- ma posso farcela!- - Non dubito delle tue capacità- precisò l'anziano- era solo un'osservazione. Devi avere sempre la mente lucida, Gabriel...- - Tranquillo, non fallirò- ripetè Gabriel, mentre le tempie gli pulsavano in modo innaturale- Miller sarà morto entro domani mattina- London Eye, ore 00:35. - Michael Miller, presumo- Il giovane reporter sussultò e la macchina fotografica gli cadde a terra; si voltò e, tra il buio e la nebbia fitta, scorse una figura. Aguzzò la vista e quando gli occhi si furono abituati alle tenebre, lo vide e rabbrividì: davanti a lui, in piedi, c'era una figura maschile, incappucciata, che indossava una mantella scura. Sulle prime gli parve uno spettro. - Tu, chi...- farfugliò Con uno scatto fulmineo degno di un felino, Gabriel s'arrampicò sulla gigantesca ruota panoramica, inaugurata nel 2000. Michael alzò gli occhi al cielo, sperando di seguire i movimenti agili del giovane, ma non ci riuscì. - Merda!- imprecò Si chinò per raccogliere frettolosamente la sua digitale e immortalare quella sorta di Batman londinese, ma Gabriel fu più lesto e balzò giù dalla ruota, alle spalle del giornalista, senza farsi udire; s'avvicinò con passo felpato, un piede davanti all'altro, quasi stesse camminando su una fune sospesa nel vuoto... estrasse la fedele lama, che scintillò sinistramente nella notte, si avventò sull'uomo come un leone sulla preda e gli trapassò la gola, recidendogli la carotide. Miller, stramazzato a terra supino, rantolò pochi istanti, cercando di portarsi le mani alla gola ferita, poi spirò. - ...che incredibile precisione, Assassino!- Repentinamente, Gabriel scattò sull'attenti come un soldato, portando la lama sporca di sangue davanti a sè. - Vieni fuori, oppure ti farò uscire io, a modo mio- intimò Dall'oscurità emerse un giovane, un tipo allampanato e magro, con le mani affondate nelle tasche del cappotto. - Chi sei?- - Un ammiratore- scherzò il giovane - Non mi va di giocare- ribatté Gabriel, seccato- ti ho chiesto chi sei!- - Damon. Tu sei Gabriel Pike, no? A vederti adesso, non sembreresti un sedicenne...- - Damon?- ripetè Gabriel- E un cognome non ce l'hai?- - Ha poca importanza, una volta entrato nelle schiere dei Templari...- I Templari... Gabriel capì subito di avere di fronte un nemico. Da secoli, dall'epoca delle Crociate, gli Assassini e i Templari erano avversari; Gabriel ricordava bene gli insegnamenti ricevuti, così come i racconti di suo nonno, Antonio Auditore. Perchè un Templare doveva voler parlare con lui? - Cosa vuoi da me?- - Teoricamente sarei qui per ucciderti... in pratica voglio aiutarti- Gabriel lo fissò. - Sei un presuntuoso- lo ammonì Damon rise di gusto. - Lo so- ammise- ma non l'ho detto perchè sono certo di batterti, al contrario, Assassino! Tu sei molto più forte di me... ma non sono io, quello da cui ti devi guardare- - Non riesco a capire...- - Il mio Maestro, il capo dei Templari... è da lui che ti devi guardare-

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