venerdì 6 novembre 2009

Zero-parte 4-

Lesson 2: Ghiaccio -... ti sei mai chiesto perché non ci è permesso uscire dalla scuola, soprattutto di giorno?- Mentre camminavo tranquillamente per il lucido corridoio del secondo piano, per arrivare all'aula di musica, sussultai; voltandomi, vidi alle mie spalle Sato. Perchè aveva rivolto la parola proprio a me? Forse era perché, in quel momento, nel corridoio non c'era nessun'altro. - In verità, sì- risposi, incerto su quale potesse essere la risposta adatta per restare sul vago - E cosa ti sei risposto?- incalzò Se avessi risposto di no alla sua precedente domanda, non ci avrebbe certamente creduto, era come se il suo sguardo mi leggesse dentro! Rispondere sì, però, equivaleva ad ammettere che avevo dei sospetti su come veniva gestito l'istituto. E se qualcuno ci avesse ascoltati? Sato non pareva preoccupato di poter finire nei guai, a differenza di me. - Mi sono risposto che è per questioni di sicurezza... però, è vero che questa regola pare piuttosto rigida- - La penso esattamente come te. Secondo me, non ci fanno uscire perché c'è qualcosa che non dobbiamo scoprire- - E' solo una forma di controllo un po' esagerata, tutto qui!- tagliai corto- Faremo tardi alla lezione, se non ci sbrighiamo- - Vorresti farmi credere che non vuoi sapere la verità?- - No- - E perché, scusa? Non avrai paura...- - Mi pare ovvio che è perché non voglio mettermi nei guai... in ogni caso, di giorno non si può uscire e di notte c'è la sorveglianza notturna- Sato fece un piccolo sorriso e si avvicinò al mio orecchio. - Io conosco un modo per uscire- sussurrò - Eh?!- - Troviamoci questa notte, passata la mezza, davanti alla mensa, al primo piano... ti mostrerò che non mento. Ah, occhio alle telecamere!- Prima di dire qualunque cosa, mi allontanai bruscamente da lui; quando mi aveva sussurrato all'orecchio, avevo avvertito una sgradevole sensazione di gelo. - Perché lo stai proponendo a me?- gli chiesi - Perché tu, proprio come me, vuoi sapere cos'hai dimenticato...- Sato mi sorpassò e si avviò all'aula di musica con nonchalance, come se la nostra conversazione segreta non fosse mai avvenuta. Dopo qualche secondo di attesa, lo seguii in classe, cercando di fingermi normale, anche se continuavo a chiedermi se facevo bene a dargli retta... salutai i compagni e mi sedetti al mio solito banco, in seconda fila; Sato scelse nuovamente un banco vicino alla finestra, in un punto un po' isolato della'aula e si sedette. - Anche lui sa di aver dimenticato- pensai- ma non capisco come possa sapere come uscire, dato che è qui solo da pochi giorni! O è Houdini, oppure nasconde qualcosa-

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